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” ALCUNE TV E IL TRIONFO DEL NOIR ” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

Un tempo … Cogito, ergo Sum Oggi giorno … Appareo, ergo sum

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Redazione-  L’apparenza, il vacuo, l’effimero, l’artificio in tutte le sue declinazioni, il macabro avanzano e stanno trasformando il mondo, a cui di umano è rimasto molto poco.

Tanti anni fa, quando la televisione e i social andavano diffondendosi, qualche studioso scrisse, predisse che i messaggi subliminali di certe canzoni, di certa pubblicità e di vari programmi trasmessi nascondevano qualcosa di diabolico che avrebbe finito per nuocere in particolare ai giovani, agli adolescenti: i più fragili poiché in una particolare fase dell’età evolutiva.

Dati i tempi e gli avvenimenti, cui assistiamo impotenti, possiamo affermare che quella predizione stia attuandosi o già si sia avverata.

E molto hanno concorso i media, a partire dalla televisione per poi arrivare ai social, dove l’ignoranza, la perfidia, la follia hanno trovato la loro massima espressione.

E che cosa ci si poteva aspettare? Che nascessero i santi, le eminenze grigie? Come avrebbe potuto accadere ciò, se i modelli imperanti sono persone artificiali? Visi artefatti, che sembrano di scimmie, labbra gonfie come canotti salvagente (salveranno uomini naufragati e/o smarriti?), sguardi anonimi senza anima, sorrisi taglienti, bianchissimi e falsissimi che competono e si comprendono solo tra loro.

E dell’umanità che cosa è rimasto? Di umano sono rimasti gli ultimi, i reietti, i poveri, gli onesti che ora più che mai compiono fatiche immani per sopravvivere in un mondo avido e macabro, poiché diabolico, mentre le tv mandano in onda scene di fame, di disperazione e morte e, come se non bastasse il resoconto quotidiano del numero delle morti causate dai sanguinosi conflitti in corso: “due bambini …”, oppure “anche cinque bambini …”

Alcune sere fa il direttore Mentana al TG di La7 tv ha detto: ” Questa sera non vi parleremo né di Garlasco , né di Villa Panphili ma del delitto di Liliana Resinovich …”. Il trionfo della morte. Riducono il mondo alla cronaca nera. Perché non entrano con le telecamere nelle case dei lavoratori e testimoniano il loro trend di vita, che va impoverendosi sempre di più?

Sarebbe ora che si levassero più voci al fine di dissuadere in particolare gli editori e i direttori dei contenuti di certe tv a propinarci certa tv spazzatura, certa tv elargitrice di morte. Basta.

Certe televisioni, anche quelle più accreditate, ci ingozzano di particolari svilenti che nulla hanno a che fare con una corretta informazione. Sicché mi sorge una domanda: qual è il fine di narrazioni e resoconti così truculenti? Esiste forse un target/ascolto da osservare? Mi permetto allora di suggerire la creazione di un Tg di cronaca nera. In tal modo non tutti gli spettatori saranno obbligati a vedere le proprie case inondate di sangue e morti e altre notizie orrende.

Sarebbe ora che le tv smettessero con tale diabolico e infame filone. “Cultura della morte …”, come continuava a ripetere papa Giovanni Paolo II, arrivata al suo massimo compimento con gli eccidi premeditati, pretestuosi, orrendi ed infami in Medio Oriente.

Fra le emittenti televisive odierne si distingue Tv2000 del Vaticano per lo stile sobrio, per i messaggi costruttivi, positivi e propositivi che trasmette, anche attraverso la scelta di film significativi, per le corrette comunicazione ed informazione.

Il direttore è Vincenzo Morgante. Oltre ad essere direttore di rete, è anche direttore dell’informazione e dirige il telegiornale di TV2000. Vincenzo Morgante è un giornalista italiano, nato a Palermo. È anche direttore di Radio InBlu, controllata dalla Conferenza Episcopale Italiana. Morgante dirige sia l’emittente televisiva sia quella radiofonica della Conferenza Episcopale Italiana ed è responsabile della redazione e dei contenuti informativi della TV.

Dunque a lui, al direttore Morgante, va il merito di una televisione che trasmette oltre che contenuti prettamente religiosi, anche tematiche di rilevanza sociale, attraverso cui si può evincere ancora una volta come la Chiesa sia sensibilissima a questioni verso le quali lo Stato è ormai sordo da tempo, asservito com’è ai poteri finanziari.

Qualche settimana fa, dopo il flop dei quesiti referendari, Tv2000 ha trasmesso film di valore, come Due giorni, una notte (Deux jours, une nuit), film francese del 2014, diretto da Jean-Pier e Luc Dardenne, sulle ingiustizie che si perpetuano in certi ambienti lavorativi. Successivamente è stato trasmesso “Tutto il giorno davanti”, film tutto italiano diretto da Luciano Manuzzi, sulle immigrazioni, ispirato a fatti realmente accaduti.

Secondo Karl Popper (filosofo, politico di eccezionale caratura, nemico di ogni forma di totalitarismo, difensore della democrazia e degli ideali di libertà), il quale non ha mai amato certa TV, la civiltà è  lotta contro la violenza.

Egli sosteneva che c’è progresso civile solo se c’è lotta alla violenza in nome della pace fra le nazioni, all’interno delle nazioni e, prima di tutto, all’interno delle nostre case. Secondo Popper purtroppo la televisione costituisce una minaccia ai principi da lui strenuamente difesi, poiché le esperienze da lui maturate negli ambienti televisivi gli insegnarono che i professionisti della TV “non sanno ciò che fanno”.

Karl Popper riteneva che la televisione (considerata da molti una delle tante nuove “agenzie educative”) costituisse un ostacolo all’educazione alla non-violenza, dato che le garanzie che preservano lo stato di diritto e le libertà elementari, la sicurezza dei cittadini e la possibilità di criticare il potere (ovvero le basi della civiltà liberale) sono affidate, in primo luogo, ai processi educativi. E l’educazione è il mezzo principale che consente di mantenere la violenza al di sotto della soglia di pericolo, quella oltre la quale viene minacciata la sopravvivenza della società aperta. Educare vuol dire prima di tutto educare alla non-violenza.

La TV ha contribuito a molti dei cambiamenti sociali e politici, cambiamenti cui abbiamo assistito e continuiamo ad assistere con inquietudine, come ad esempio il declino costante della partecipazione al voto, la perdita di presa delle argomentazioni razionali nei dibattiti politici.

Il fenomeno della ossessione televisiva, e oggi soprattutto dei social, è stato descritto bene dallo storico e uomo politico polacco Bronislaw Geremek, il quale osservò nelle democrazie di tutto il mondo “l’indebolimento di una certa morale politica, quella morale che vieta l’impiego della più bassa demagogia”.

Bronislaw Geremek spiegò anche che il dilagante attuale populismo, diffuso un po’ ovunque nel mondo, si sia radicato proprio nella specificità della situazione postcomunista, sia perché la trasformazione globale dell’economia, della politica e della cultura, indispensabile, ha comportato costi umani elevati, delusioni, e malcontento che si sono prestati all’azione dei demagoghi; sia perché il crollo del vecchio regime ha lasciato un vuoto di istituzioni intermedie, ancora più propizio ai venditori di miracoli attraverso la televisione.

Così si spiegano i grandi successi della propaganda populistica e i fondati timori di tentazioni autoritarie nei paesi postcomunisti.

Frattanto con la televisione il cittadino è stato privato del suo diritto di cittadinanza in uno Stato democratico. Egli non è più cittadino. E’ divenuto spettatore, unidimensionale. Spettatore delle fictions … poiché in TV è tutto fiction, anche la comunicazione politica. In essa non è più possibile distinguere realtà e finzione. La mente del “cittadino”, che prima si formava nella rete dei partiti, dei sindacati e anche delle parrocchie, era un ‘soggetto pensante’ nel contrasto delle idee e delle identità sociali.

Con la TV  quella mente ha subìto l’influsso dei media nei processi di socializzazione… E’ omologata. Ha bisogno di audience e di like. Bisogna piacere per forza: costi quel che costi, anche rinunciare a se stessi, alla propria identità! … Di qui la menzogna.

Si rifletta su che cosa sta accadendo negli U.S.A., da sempre ritenuto paese democratico, difensore dei diritti e delle libertà, dove attualmente presidenti, autorità politiche mentono spudoratamente ai cittadini che li hanno eletti, al Paese che rappresentano.

Negli ultimi anni della propria esistenza Popper si occupò principalmente di televisione poiché le attribuì una notevole influenza sulla società. Egli era certo che la televisione, attraverso immagini e suoni, stesse “educando” i bambini americani alla violenza. Oggi ne vediamo i risultati: continue sparatorie all’interno dei college.

Popper sostenne che occorreva interrompere al più presto quel ferale e satanico processo. Nel 1992 il “Journal of the American Medical Association” pubblicò la ricerca di Brandon Centerwall secondo la quale l’introduzione della televisione negli Stati Uniti intorno agli anni cinquanta aveva provocato il raddoppio del tasso di omicidi.

Il primo giugno del 1999 lo stesso presidente Bill Clinton affermò che i bambini statunitensi erano stati “nutriti” quotidianamente dalla televisione con una dose tossica di violenza e che trent’anni di studi avevano dimostrato quanto e come la TV avesse desensibilizzato i bambini alla violenza e alle sue conseguenze.

Il Presidente statunitense aggiunse: “Adesso sappiamo che al momento in cui un tipico ragazzo americano raggiunge l’età di diciotto anni, ha visto 200 mila scene di violenza, 40 mila di omicidio … I ragazzi ne sono attratti…non deve stupire che metà dei videogiochi che finiscono nelle mani di un dodicenne siano violenti… Gli studi dimostrano che il confine tra la violenza di fantasia e quella reale, che è una linea molto chiara per la maggior parte degli adulti, può diventare molto confusa per bambini… per questo ho fatto pressione con forza sull’industria dell’intrattenimento perché consideri le conseguenze di quello che crea e del modo in cui lo reclamizza…

Da quelle parole, da quella “pressione” esercitata con forza, nulla è cambiato anzi si assiste ad un peggioramento delle circostanze.

Karl Popper si preoccupò dell’infanzia ma anche degli adulti e soprattutto si preoccupò della società, volendo egli affermare una società del diritto, una società civile. Egli si prefisse lo scopo di eliminare la violenza dalla vita sociale poiché riteneva che solo dall’assenza della violenza potessero nascere lo stato di diritto e il lungo cammino di civilizzazione e di rispetto di regole e patti senza i quali non ha senso parlare di libero mercato e di civiltà.

Nella TV, pur apprezzandone molti effetti positivi, Popper vide l’inganno della TV “cornucopia” attraverso cui sono stati favoriti l’edonismo di massa e le migrazioni di quei popoli che, esclusi dalla ricchezza e libertà occidentali, hanno sognato “la terra promessa”.

Popper era scoraggiato dal fatto che i dirigenti televisivi decidessero di realizzare programmi noiosi, scadenti e osceni, piuttosto che attraenti programmi di valore.

Negli Stati Uniti dal 1950 ad oggi ci sono state migliaia di ricerche, dedicate agli effetti della violenza dei media sulla popolazione. La correlazione tra le due variabili, ossia l’esposizione alla violenza in TV e i comportamenti aggressivi nel breve e nel lungo periodo, è emersa con una chiarezza paragonabile a quella tra il fumo e il cancro al polmone.

In Italia gli effetti positivi dell’arrivo della televisione nelle case degli Italiani si ebbero con il Maestro Manzi e la sua trasmissione “Non è mai troppo tardi” con cui, possiamo scrivere, fu “alfabetizzato” il Paese. Era quello il tempo degli esordi, della “prima televisione”, i cui dirigenti, di indiscussa formazione cattolica, si preoccuparono di usare quel potente mezzo, la televisione, con finalità educative, didattiche, pedagogiche. I lettori, miei coetanei, ricorderanno certamente le miniserie televisive per adulti e per ragazzi: capolavori della letteratura, trasposti sullo schermo. Lì fu creato il legame fra l’intrattenimento, l’arte e la pedagogia.

Oggi invece la violenza è ormai una presenza fissa in televisione: violenza verbale, di immagini, di suoni. Eppure è stato scientificamente acclarato che la ripetitiva esposizione a immagini brutali o crudeli, in tv, su internet oppure nei videogame, può generare un disturbo mentale che rappresenta una variante moderna del disturbo post-traumatico da stress.

La ripetitiva esposizione a immagini violente, in ogni forma di media format (dalla TV ai social, ai video games) porterebbe, secondo alcuni studi scientifici, a una forma di postmodern stress disorder(una nuova categoria diagnostica, una variante moderna del disturbo post-traumatico da stress), che causa una sovra-stimolazione dell’amigdala (la nostra centrale operativa emotiva) e una riduzione della normale funzione inibitoria, regolatoria, della corteccia orbitofrontale cingolata (quella deputata alla comprensione delle emozioni). Si tratterebbe di micro traumi che produrrebbero effetti devastanti proprio come quelli di coloro che hanno vissuto il Vietnam e altre guerre. Un ulteriore elemento caratterizzante tale disturbo sembrerebbe essere lo sviluppo di idee fisse, quasi deliranti: credersi vittima di bullismo, perseguitato in qualche modo, oppresso, la ricerca smodata di una legittima autodifesa con armi, e cosa ancora più grave il cocktail esplosivo di alterazioni psico-biologiche, la perdita del controllo degli impulsi. Alcuni autori suggeriscono che siano queste caratteristiche a spiegare certi omicidi e suicidi altrimenti inspiegabili.

Dopo aver studiato attentamente l’attività cerebrale umana nel momento in cui si guarda la televisione, gli scienziati hanno potuto affermare che in appena un minuto il cervello passa da “onde beta” a “onde alfa”. Le “onde beta” si producono quando il nostro cervello mantiene attive tutte le sue funzioni, mentre le “onde alfa” corrispondono ad uno stato di fantasia, simile all’ipnosi, in cui le operazioni logiche, la comprensione, la creatività e l’associazione vengono trattenute. 

Ciò significa che nel momento in cui guardiamo la televisione, il nostro cervello funziona appena e, in tale stato,  la coscienza è molto più manipolabile.

I pubblicitari conoscono molto bene le funzioni cerebrali e vedono nella televisione il loro principale mezzo di vendita.

Sotto uno stato di quasi ipnosi, la gente è molto più influenzabile: la capacità critica è “addormentata”. Per questo desidera comprare di più, anche quando non ne ha bisogno. A lungo termine, la conseguenza principale è un deterioramento della capacità di attenzione poiché il cervello si abitua ad una specie di letargo che non gli consente la concentrazione e la focalizzazione su qualcosa.

La TV tuttavia non è sola nel delicato ruolo di influencer sulle menti di noi fruitori, adulti o giovani o piccoli. Ci sono i giornali, per non parlare dei cosiddetti “social” in cui tanta barbarie si legge. Tali media sono tutti partecipi dell’attuale involuzione dei comportamenti sociali, e, se attraverso essi passano nuove forme di pensiero, allora ne consegue che i media sono corresponsabili dei mutamenti che si verificano in una società. Sono corresponsabili dell’imbarbarimento dei comportamenti sociali attuali.

Quando andavo a scuola e il professore di Lettere insegnava Dante Alighieri insisteva molto sul carattere didascalico, oltreché allegorico, delle sue opere, in particolare la “Divina Commedia”. L’Alighieri riteneva che compito delle Lettere fosse quello di “educare”, di “insegnare”.

“Insegnare” deriva da “ in signum”, ovvero “incidere, imprimere dei segni” (nella mente). Anche l’arte raffigurativa espletava tale compito.

Nel Medioevo, quando l’analfabetismo era molto diffuso, l’arte figurativa svolse il compito di raffigurare scene di biblica memoria onde insegnare passaggi importanti dell’Antico e del Nuovo Testamento a persone che non sapevano leggere.

Sempre Dante, per intraprendere il difficile viaggio “ché la diritta via era smarrita” …, ebbe bisogno della guida di più di un méntore: Virgilio, Santa Lucia, Beatrice …

Oggi il méntore, la guida di tutti noi è internet, dove non si sa chi si incontra e a quali rischi ci si espone. E se Dante Alighieri mirò e si innalzò al Divino, alle Stelle, oggi si punta all’Inferno, al baratro.

La mente umana funziona per tutti con gli stessi “processi mentali” e con le stesse funzioni cognitive. Ognuno di noi può sperimentare come, dopo il loro ascolto, “riecheggiano” nella nostra mente suoni, melodie, musiche anche a nostra insaputa. Così come certe immagini “allietano” la vista e il cuore oppure opprimono, tormentano, alimentando altre “visioni”, peggiori. E allora perché negare che immagini e suoni incidono e si imprimono nella nostra mente? Perché persistere nella promozione di film, canzoni, shows, siti dove immagini e suoni tendono a “ledere” piuttosto che ad “edificare” la nostra psiche, le nostre funzioni cognitive?

I pontefici del primo Novecento conoscevano bene la potenza dei nuovi mezzi di comunicazione che a quel tempo si profilava all’orizzonte dell’umanità. Infatti già allora era ben chiaro che i nuovi mezzi tecnologici avrebbero esercitato un “potente influsso” sul modo di pensare e di agire degli individui e delle comunità … La Chiesa tuttavia accolse comunque e fin dall’inizio con entusiasmo le nuove tecnologie sebbene rimase “con materna ansia e vigilante sollecitudine” a proteggere da ogni pericolo i suoi figli, ormai avviati sulla strada del progresso.

Mi chiedo: allora perché i potenti, i politici, i governanti non sono riusciti a “limitare” le dannose scelte di registi, sceneggiatori, produttori etc..?

In ogni scelta che operiamo, tutto dipende dalle iniziali intenzioni; tutto dipende dall’uso (benevolo o malevolo) che si fa di un mezzo, di uno strumento.

Ad oggi non possiamo non constatare che la TV ha modificato il nostro rapporto con il tempo, ha cambiato i nostri passatempi, divenendo essa stessa strumento di svago. E poiché è un media, relativamente nuovo, ha influito sul clima culturale della società odierna, soprattutto di quella occidentale. Della TV si è fatto un cattivo uso (“perfida matrigna”) soprattutto nell’ultimo trentennio del secolo scorso, quando la “follia delle immagini” (come ebbe a scrivere lo psichiatra Vittorino Andreoli nel suo saggio “Giovani” ), violente e oscene, ha rovinato la psiche di molti giovani e adulti diffondendo l’illusione di una vita da vivere secondo l’edonismo più pagano, osceno e disinibito, che ha distrutto i valori della civiltà storicamente da noi ereditata… I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La “perfida matrigna”, ossia la TV cornucopia, non ha mantenuto “ciò che ha promesso allor” (scrisse Leopardi sulla natura e sulla giovinezza) e i suoi “fans”, ovvero i suoi fruitori, delusi dall’inganno, si ritrovano a dovere fare ora i conti con una realtà ostile, complessa, difficile da affrontare, che mal tollerano, che respingono con sentimenti e atti di ribellione e di insubordinazione che vanno ribollendo e già si manifestano attraverso condotte e costumi del tutto istintivi e primitivi.

Non temo di scrivere ed affermare che l’umanità attraverso l’influsso delle nuove tecnologie della comunicazione (male usate) ha riscoperto la versione più primitiva ed arcaica di sé. La causa? Ciò che è stato propinato finora via cavo, attraverso l’etere e la carta stampata!

Se un boccone avvelenato conduce il corpo alla morte, il “veleno”, “somministrato” finora dai media, sta causando la morte dell’anima, ovvero della psiche, dell’umanità, mentre le guerre che ci circondano ricordano all’uomo il desiderio catartico del dolore al fine di una rigenerazione.

Molti sono i giovani di oggi che, come Marinetti, vedono nella guerra il “reset” di un mondo che non piace, che è putrido, che ammorba.

F.to Gabriella Toritto

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