L’ITALIA A COLORI : STORIE DI PANDEMIA
Redazione- Il post su Facebook condivide un articolo di Eleonora Falci del 19 agosto 2021 apparso su Il Capoluogo .it e testualmente riportava una dichiarazione del dott. Franco Marinangeli primario di terapia intensiva alo San Salvatore di L’Aquila: “ In Abruzzo, su 11 ricoverati in Terapia Intensiva, 10 non sono vaccinati. Un dato eloquente, fornito dal primario del reparto di Terapia intensiva dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, che fotografa bene la situazione Covid nella nostra regione.“La quarta ondata è arrivata” dice Marinangeli, che aggiunge: “Grazie a chi non ha capito la portata di questo disastro e che ha favorito con un comportamento irresponsabile quanto sta accadendo. Su 11 malati in Terapia intensiva oggi in Abruzzo 10 non sono vaccinati. Una è vaccinata ma molto fragile” “I numeri sono numeri: non c’e’ più spazio per gli opinionisti” sottolinea, laconico, Franco Marinangeli. Sono stati 143 i nuovi casi positivi registrati nella giornata di ieri in Abruzzo. Quali le conseguenze? “Se si andrà in zona gialla” prosegue Marinangeli “il danno sarà di nuovo anche per l’economia, già fortemente provata. A pagare il conto saremo tutti, non solo i malati di covid. È un effetto domino non più accettabile, non in una nazione che voglia definirsi civile.”
Sul post appaiono sulla pagina Facebook due commenti diametralmente opposti . Quello di Mauro Ciotti : “La cosa disarmante è che si continui a disquisire sul concetto di libertà in una situazione in cui non ci possiamo più permettere alcuno spazio di irresponsabilità. Sono stufo di sentire le teorie più strampalate da parte di chi, solo indirettamente ha vissuto e sta vivendo questo disastro solo in forma marginale. Non servono le evidenze dei fatti le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle in varie forme il dramma della malattia, le esperienze di chi ancora una volta è in prima linea a combattere con il virus; non servono le “morti” degli altri, le sofferenze e i disagi di chi non si può curare per altre patologie perché il Covid mette in ginocchio le strutture ospedaliere… Le opinioni di alcuni sono al di sopra di tutto purtroppo. Questo è un paese “libero” e abbiamo la possibilità di scegliere, è sacrosanto… Ma almeno ognuno si prenda le proprie responsabilità. Io non esprimo più giudizi, il mio dovere l’ho fatto e continuerò a farlo. Sono tempi di guerra questi ma non vogliamo capirlo finché a combatterla sono “altri”.”
E quello di Katia Salvatore : “ Ma perché non capite che la 4 ondata è arrivata perché viviamo nel paese dellel contraddizioni !? Niente mascherine all aperto e tutti assembrati,consumo caffè al tavolo non possibile senza greenpass, dove ci sarebbe un minimo di distanza ma,va bene “sputare “alla tazzetta di quello accanto sul bancone,dove peraltro i dipendenti non hanno alcun obbligo vaccinale,manifestazioni in cui seduti ci vuole greenpass e vaccino al di là della transenna il covid non esiste più e faccio come voglio…….ridicoli ridicoli ridicoli e ignoranti. Con quale faccia continuate a parlare
L’articolo poi in chiusura diceva : “ Durissima la chiusura del messaggio del professor Marinangeli: “Chi ne farà la spese? Lascio la risposta agli opinionisti del web… a quelli che sostengono l’ipotetico e remoto danno da vaccino a fronte del reale danno da polmonite da covid: danno che stiamo già subendo tutti, malati e sanitari. Una mano sulla coscienza prima di prendere decisioni che hanno un impatto così disastroso sull’intera comunità. Non è giusto ciò che sta accadendo, non è morale. Così non si esce dal tunnel”.
Ho voluto riportare la dichiarazione di un sanitario e gli opposti commenti sulla situazione relativa ai contagi anche alla luce di alcune ipotesi avanzate sui giornali e nei notiziari tv sulla possibilità che alcune regioni tornino in zona gialla , in particolare la Sicilia e la Sardegna .
L’Italia a colori durante la Pandemia da Covid 19 è il risultato di un algoritmo che sta alla base delle decisioni politiche in merito a tutte quelle indicazioni che vanno rispettate per evitare l’aumento dei contagi e la pressione sui reparti di rianimazione che sono uno dei punti deboli della struttura sanitaria chiamata a far fronte ,dal punto di vista sanitario, a questa situazione . In sostanza le decisioni politiche sono determinate dallo sguardo soprattutto all’indicatore Rt che appunto indica il livello di contagio e quindi la trasmissione del virus. Con un andamento del tipo : se Rt supera la soglia dell’unità, l’epidemia cresce,al di sotto recede.
Purtroppo l’algoritmo è un modello matematico che non “ sa tenere conto” del fatto che non è vero che il parametro Rt una volta avviato verso un trend continui a mantenere quella traiettoria . E fortunatamente viene da dire. Perché in caso di trend negativo basta introdurre misure per esempio restrittive per modificarne l’andamento . In presenza di allentamento di quelle restrizioni però non è detto che il trend continui a calare. E la stessa cosa al contrario.
Ci vogliono per così dire cambiamenti “ strutturali” e quindi sostanziali nel controllo del virus come rafforzamento dei test e tracciamenti, screening di massa ,riduzione dell’affollamento sui mezzi di trasporto pubblici e nelle scuole perché gli allentamenti delle restrizioni portino alla risalita di Rt.
Significa abbracciare il proprio destino di essere costretti a scendere nell’inferno dei dannati della terra. Quelli che entrano nel tunnel della malattia fisica sapendo che esistono poche probabilità di continuare a vivere ma anche che il percorso che porta alla morte è un percorso duro di alienazione del proprio corpo e di abdicazione agli affetti. E’ quello che accade in questo momento nella sanità pubblica di questo paese ridotta a constatare l’incapacità di garantire il diritto alla salute e quindi alla vita ( con tutto il peso che un’aspettativa di vita infranta ha ) e l’incapacità di accompagnare quanti lasciano il mondo in modo rispettoso delle esigenze fisiche ,psicofisiche e quindi totalmente umane.
L’assistenza sanitaria pubblica che ammette limiti e fragilità si trova in questo momento a perdere di vista il destino dei pazienti come esseri umani perché si dibatte tra una impotenza strutturale determinata da decenni di provvedimenti di riduzione dei suoi strumenti e la necessità di far fronte non solo alla normalità ma anche, in questo momento, alla straordinaria contingenza di una pandemia . Che ha assorbito tutte le risorse che erano già limitate e che rischiano di non bastare per tutti.
Perché agli effetti pandemici del covid 19 che ad oggi nel nostro paese ha fatto 90 mila vittime senza contare lo sconquasso economico che ha arrecato alla vita delle imprese , delle famiglie e dei gruppi di interesse ,presto se ne aggiungeranno molte altre . E’ il risultato della impossibilità di provvedere a curare tutte quelle patologie che possono essere definite “ ordinarie” dove per ordinarie si intende tutta quella gamma di malattie di cui può essere affetta una popolazione a secondo delle fasce di età e dello stato sociale . A cominciare dai malati oncologici e quelli affetti da malattie cardiache. Sono delle malattie che hanno una certa frequenza e se non curate o curate male portano alla morte .
Secondo il I Registro tumori che sono strutture impegnate nella raccolta di informazioni sui malati di cancro residenti in un determinato territorio le cui informazioni sono consultabili sul sito dell’Associazione italiana registri tumori. Ogni giorno in Italia si scoprono circa 1.000 nuovi casi di cancro. Le cifre presentate dall’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) parlano di una malattia socialmente importante. Nel corso dell’anno 2020 ci sono state circa 377.000 nuove diagnosi di tumore, di cui 195.000 fra gli uomini e 182.000 fra le donne. Dalla statistica sono esclusi i tumori della cute non melanomi. I dati sono stati raccolti grazie alla collaborazione tra AIOM (Associazione italiana di oncologia medica), AIRTUM (Associazione italiana registri tumori), Fondazione AIOM e PASSI (Progressi nelle aziende sanitarie per la salute in Italia, che sottolineano come, tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione, l’incidenza dei tumori nel periodo 2008-2016 sia in aumento tra le donne (+1,3 per cento per anno dal 2008) e sostanzialmente stabile tra gli uomini. In definitiva sono 2 milioni e 250 mila gli italiani che vivono con una diagnosi di tumore (il 4% dell’intera popolazione). La maggior parte sono donne (1 milione e 250 mila) e anziani.
Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte nel nostro paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi. In particolare la cardiopatia ischemica è la prima causa di morte in Italia, rendendo conto del 28% di tutte le morti, mentre gli accidenti cerebrovascolari sono al terzo posto con il 13%, dopo i tumori.
Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico. La malattia modifica la qualità della vita e comporta notevoli costi economici per la società. In Italia la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4,4 per mille (dati Istat). Il 23,5% della spesa farmaceutica italiana (pari all’1,34 del prodotto interno lordo), è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare (Relazione sullo stato di salute del Paese, 2000).
Sulle pagine del sito del Progetto cuore è possibile consultare le carte di rischio cardiovascolare e il punteggio individuale, due strumenti utili per valutare la probabilità di ammalare di malattie cardiovascolari in un intervallo di tempo definito. Sono inoltre disponibili i dati relativi alla distribuzione dei fattori di rischio e alla frequenza delle malattie cardiovascolari negli uomini e nelle donne di età media, raccolti nell’atlante delle malattie cardiovascolari. (1) Sono un milione e mezzo gli italiani affetti da patologie cardiovascolari nel 2020.
Questi dati fanno ritenere che la differenza statistica tra i decessi accertati di virus e l’aumento delle morti rispetto agli anni passati possa avere anche questa causa: la carenza di diagnosi e cure, da mesi, per tutte le altre malattie.
Perché non è vero che ci si ammala meno . E’ che a causa della forte pressione sulle strutture sanitarie per fronteggiare l’epidemia alcune malattie vengono scoperte e curate di meno .Come pure gli esami strumentali e gli interventi chirurgici hanno un forte ritardo nelle tabelle di prenotazioni che in tempi normali potevano dirsi quasi di routine. Secondo un questionario realizzato da Codice Viola, un’associazione che si batte per la qualità della vita degli affetti da cancro del pancreas e condotto su un campione di quasi 500 malati, l’81 per cento ha avuto notizia della cancellazione di visite, terapie e operazioni senza che gli venisse prospettata un’altra modalità. L’11 per cento si è visto annullare la seduta chemioterapica.
Senza tener conto poi di tutti gli aspetti psicologici di pazienti a cui è precluso l’ingresso in ospedale o per lo meno è sconsigliato nel momento in cui accusano sintomi che in altri tempi venivano immediatamente affrontati attraverso l’accesso ai pronto soccorsi e quindi ai necessari esami strumentali .E quello che è peggio non mancano pazienti che entrati in ospedale per altre patologie sono stati infettati e hanno perso la vita .
Non resta ora che provare a immaginare il ritorno alla normalità, se arriverà. «Quando la fase radicale della pandemia sarà terminata, avremo davanti a noi le macerie che si sarà lasciato alle spalle. Con tutti gli strascichi legati al pensiero del pericolo corso e superato, all’elaborazione dei lutti dei parenti, degli amici e dei conoscenti, alle drammatiche conseguenze economiche, finanziarie, lavorative e sociali da affrontare». (2)
Immaginare il ritorno alla normalità dunque attraverso la matematica. La matematica degli algoritmi . In fondo poi che cos’è un algoritmo. Tutti abbiamo imparato a fare le moltiplicazioni in colonna fin dai tempi delle scuole elementari . Quello è un algoritmo. Tutti mangiamo le torte fatte dalla mamma che nel suo quaderno un po’ sbrindellato e malmesso conserva le ricette. Una ricetta non è altro che un algoritmo . Il problema è che quando lo maneggiamo noi un algoritmo non ci crea problemi. Ce ne crea quando viene maneggiato da una macchina . Allora la matematica diventa una cosa seria.
Anche se poi in definitiva la matematica è politica .Lo dice Chiara Valerio in un libro dallo stesso titolo pubblicato da Einaudi . “La matematica è stata il mio apprendistato alla rivoluzione, perché mi ha insegnato a diffidare di verità assolute e autorità indiscutibili. Democrazia e matematica, da un punto di vista politico, si somigliano: come tutti i processi creativi non sopportano di non cambiare mai.” Infatti : “La matematica rivista come prassi politica, e non solo come teoria, è un formidabile esercizio di democrazia: come la democrazia si fonda su un sistema di regole, crea comunità e lavora sulle relazioni. Come la democrazia, la matematica amplia ma non nega. Studiando matematica si capiscono molte cose sulla verità. Per esempio che le verità sono partecipate e pertanto i principî di autorità non esistono; che le verità sono tutte assolute ma tutte transitorie perché dipendono dall’insieme di definizione e dalle condizioni al contorno. Svolgere un problema matematico è un esercizio di democrazia perché chi non accetta l’errore e non si esercita nell’intenzione di capire il mondo non riesce né a cambiarlo né a governarlo. Chiara Valerio tesse in un pamphlet polemico un parallelo tra matematica e democrazia, due aree che non subiscono la dittatura dell’urgenza.”
Ecco dunque il tema dell’urgenza che si coniuga in questo momento di pandemia con quello che democraticamente il sistema sanitario nazionale dovrebbe essere .
Ma come diceva il dott. Franco Marinangeli responsabile terapia intensiva del San Salvatore di L’Aquila si esce dal tunnel con la vaccinazione di massa ? Ma soprattutto si esce dalla pandemia continuando a discutere fino alla esasperazione e contrapponendosi gli uni agli altri ovvero contrapponendo fino allo stremo opinioni a favore e contro la vaccinazione? E se ne esce ricorrendo all’invocazione di una libertà che si ritiene attaccata e mutilata fino a dimostrazioni di piazza? Quante energie che vengono usate per combattere questa battaglia e che potrebbero essere impiegate per una concorde cooperazione derivante da un passo indietro di tutti e dalla sincera ricerca di un incontro proficuo . I pareri anche qui sono contrastanti . Tanto che per esempio bisogna registrare una opinione diciamo così ante litteram del 2020 quella della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, ( datata appunto 21.12.2020). Quasi una esortazione a vaccinarsi che comunque ,malgrado l’autorevolezza della fonte si scontra con tesi opposte .
La Commissione afferma :” La questione dell’uso dei vaccini, in generale, è spesso al centro di insistenti dibattiti nell’opinione pubblica. In questi ultimi mesi, sono pervenute a questa Congregazione diverse richieste di un parere sull’uso di alcuni vaccini contro il virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19, sviluppati facendo ricorso, nel processo di ricerca e produzione, a linee cellulari che provengono da tessuti ottenuti da due aborti avvenuti nel secolo scorso. Nello stesso tempo, vi sono stati differenti pronunciamenti sui mass media di Vescovi, Associazioni cattoliche ed Esperti, fra loro diversificati e talvolta contraddittori, che hanno anche sollevato dei dubbi riguardo alla moralità dell’uso di questi vaccini. ( 3 )
Poiché sono già a disposizione, per la distribuzione in diversi Paesi e la relativa somministrazione, i primi vaccini contro il Covid-19, questa Congregazione vuole offrire alcune indicazioni per un chiarimento in materia. Non si intende giudicare la sicurezza ed efficacia (…)ma soltanto riflettere sull’aspetto morale dell’uso di quei vaccini contro il Covid-19.”
In sostanza la Commissione ritiene moralmente accettabile l’uso dei vaccini per varie motivazioni tra le quali la terza dell’elenco per esempio : “. La ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l’uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota. Il dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave:[3] in questo caso, la diffusione pandemica del virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19. è perciò da ritenere che in tale caso si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti. É da sottolineare tuttavia che l’utilizzo moralmente lecito di questi tipi di vaccini, per le particolari condizioni che lo rendono tale, non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell’aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso.”
Al di là delle polemiche, delle discussioni e delle opposte opinioni va tenuto conto di una prospettiva. Sergio Dompé intervenuto insieme al Co-Chair Werner Baumann, CEO Bayer, all’evento “After the pandemic: health security and multilateralism at work”, promosso dall’European Council on Foreign Relations, sintetizzando la visione della task force da lui guidata nell’ambito del B20, l’engagement group del G20 guidato da Confindustria, espressione del mondo delle imprese che ha l’obiettivo di fornire ai governi linee di indirizzo strategico in settori chiave, tra cui quello sanitario afferma in definitiva : “”La stagione post-pandemica nella quale stiamo entrando – ha aggiunto Sergio Dompé – con Next Generation EU e pacchetti di stimolo in tutto il mondo, rappresenta un’occasione forse unica per innescare un cambiamento e accelerare la transizione verso sistemi sanitari più sostenibili e resilienti. Ma è necessario che imprese e governi lavorino in sinergia e in modo multilaterale. Chiediamo ai leader del G20 di dialogare con l’industria per rendere permanente l’accelerazione nello sviluppo di nuove soluzioni come è successo durante il Covid.”
Tanto che : “Per fronteggiare il rischio di nuove pandemie, non solo quelle legate a virus come è stato per l’epidemia di Covid-19, ma quelle relative a molte malattie che rischiano di innescare crisi sanitarie ed economiche ancora più devastanti (solo in Europa, secondo l’European Cancer Organization, nell’ultimo anno si sono accumulati un milione di casi di tumore non diagnosticati) è necessario impostare un nuovo modello di salute post – pandemico, in cui l’innovazione avrà un ruolo centrale.”
Il 45% delle patologie mondiali è curabile con le soluzioni già oggi presenti, soprattutto in ambito biotech, e la capacità di affrontare le crisi sanitarie future passa anche dalla condivisione dei dati e dall’utilizzo di tecnologie digitali in grado di accelerare la prevenzione e la diagnosi. Il rapido sviluppo e diffusione dei vaccini rappresentano solo il primo passo, ma sarà necessario sviluppare nuovi quadri regolatori per andare incontro alle nuove sfide della Ricerca & Sviluppo, fatti di accesso rapido alle sperimentazioni, condivisione dei dati in digitale, liberalizzazione delle supply chain e programmazione globale delle produzioni strategiche, chiarezza sulla proprietà intellettuale e riorganizzazione dei sistemi sanitari.
Al centro deve essere posto il valore per il paziente – secondo il concetto chiave di Value Based Healthcare- misurato come qualità delle cure e delle performance, anche nei Paesi del Sud del mondo. Grazie all’e-health e alla telemedicina, ad esempio, la diagnosi da remoto di pazienti HIV in Zimbabwe è aumentata del 700% durante la pandemia e in India le consultazioni in telemedicina hanno raggiunto un milione di pazienti a un mese dal lancio. ( 4)
(1) https://www.epicentro.iss.it/cardiovascolare/
(2) Il coronavirus uccide anche chi non ce l’ha: così vengono abbandonati gli altri malati di Maurizio Di Fazio su L’Espresso 7 maggio 2020 https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/05/05/news/coronavirus-altri-malati-1.347763
( 3 ) Su questo argomento già vi è un importante pronunciamento della Pontificia Accademia per la Vita, dal titolo “Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti” (5 giugno 2005). Quindi, in materia si è espressa questa Congregazione con l’Istruzione Dignitas Personae (8 settembre 2008) (cfr. nn. 34 e 35). Nel 2017, la Pontificia Accademia per la Vita è ritornata sul tema con una Nota. Questi documenti offrono già alcuni criteri generali dirimenti.
(4)https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/imprese-e-mercato/2021-05-19/covid-dompe-maggio-22-miliardi-dosi-vaccino-che-10-mesi-fa-non-esisteva-184822.php?refresh_ce=1&uuid=AEwAhUK&fbclid=IwAR3xQz0KNguzmUnvaler-HvVlWE3mzGcUKhEcMpZPvE24aU1JdSJBiXlkPY
