” FINO A QUANDO ” DI VALTER MARCONE
Dal libro del profeta Abacuc:
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».
( Ab 1.2-3:2.2-4)
Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore.
Mai come in questo momento storico questa frase di Stefano Benni risulta attuale.
In mezzo mondo, nel nome di qualche Dio, a sua insaputa e malgrado le sue possibili volontà, ci si scanna come bestie feroci. Le comunità si impoveriscono a causa dell’egoismo di pochi nella difesa di un benessere che si alimenta voracemente di ogni briciola di risorsa .
Si, forse è inconcepibile pensare ad un Dio che guarda. Probabilmente sta guardando da tutt’altra parte ,lontano dallo scenario di questo pianeta. E allora con queste premesse meglio dubitare della sua esistenza, lasciando l’uomo a confrontarsi con le sue miserie e con la sua arroganza.Meglio accettare il suo silenzio .Maliziosamente potremmo dire che forse non gli conviene ad esistere perchè ahimè , se questo uomo è fatto a sua immagine e somiglianza allora i conti tornano. O tornano completamente se sempre con la stessa malizia siamo costretti a dire che forse si pente di aver creato l’uomo. Certo queste ipotesi ed affermazioni sono blasfeme sicuramente perchè, ristabiliamo una verità essenziale , Dio ama la sua creatura e tanto la ama che le ha regalato il libero arbistrio , perchè non doveva essere “ schiavo” ma artefice del suo destino.
Da un po’ di tempo la voce di un intellettuale visionario come Stefano Benni si era spenta per colpa della malattia . E oggi definitivamente con la morte che appiana ogni distopia.Quello che è certo è che siamo più poveri di uno scrittore impegnato, un maestro di fantasia, di un inventore di mondi dove era piacevole perdersi prima con gli occhi e poi con i pensieri.
Abbiamo parlato del “silenzio di Dio che indica l’esperienza della mancanza di una risposta divina diretta e tangibile di fronte alla sofferenza umana e ai misteri della storia, come espresso in testi biblici e riflessioni teologiche. Sembra che questo Dio sia silenzioso , in realtà non è proprio così. Proprio guardando a quei testi biblici e alle riflessioni teologiche su quei testi Dio ha parlato eccome. Ha parlato da lunghissimo tempo e conntinua a parlare proprio attraverso i suoi profeti di ieri e i profeti di oggi. Basta solo riuscire ad ascoltarli quellik di ieri e a capire quali sono quelli di oggi.
Un Dio che ha parlato con una metafora poderosa , quella della vigna che in queste domeniche del tempo ordinario la Chiesa ci ripropone nella liturgia eucaristica per bocca di Isaia e di Matteo.
Nella liturgia della ventisettesima domenica del tempo ordinario ci sono le letture dell’antico e Nuovo testamento che parlano della vigna ,parabole e segno che già da qualche domenica ci rimandano appunto la metafora della vigna.
Dice Isaia 5,1-7: “Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi. “
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? . Isaia la descrive come oggetto intriso di attenzione ed amore. Egli la pianta su un colle fertile, la vanga, la libera dai sassi, la arricchisce con vitigni pregiati, costruisce una torre ed installa un torchio.Dopo tanta fatica si aspetta che produca ottima uva, invece, con somma delusione, la sua dedizione viene ripagata con uva marcia.
Ecco appunto. Il risultato “ mutatis mutandis” di quello che questa umanità è riuscita a fare con la vigna che le era stata affidata da un Dio molto previdente. Potremmo prendere nello scenario del nostro pianeta molti esempi ma quello che più colpisce in questo momento è lo scenario del Medio Oriente dove Israele con le vesti di vignaiolo vuole uccidere anche l’erede del padrone per divenire unico padrone di un territorio, tornando alla realtà geopolitica che non è suo . Distruggendo un altro popolo ( i palestinesi di Gaza e della Cis Giordania) per costruire un grande Israele. E prendiamo l’esempio di Israele perchè ha disumanizzato una legittima risposta ,una umana risposta ad un’aggressione , quella di Hamas del 7 ottobre. Sia per la mancanza di proporzione sia per aver affidato all’AI la scelta degli obiettivi che in definitiva sono diventati collaterali , ovvero hanno distrutto non un esercito, l’esercito di Hamas ma un intero popolo.
La realtà. Il sette ottobre Hamas ha aggredito Israele causando morti e prigionieri .Con l’operazione “Alluvione Al-Aqsa”, nel giro di venti minuti furono lanciati su Israele 5.000 razzi 5.000 razzi dalla Striscia di Gaza . Militanti armati di Hamas, molti dei quali in motocicletta o penetrati in Israele con velivoli artigianali, sparano contro civili e compiono massacri nei kibbutzim vicini al confine, prendono in ostaggio cittadini israeliani e li portano oltre il confine di Gaza; tra le prime vittime di Hamas ci sono i partecipanti a un festival musicale vicino al confine israeliano con Gaza: molti vengono uccisi mentre tentano la fuga. Il bilancio totale 1.200 morti e 251 persone rapite e portate nei tunnel della Striscia.
Lo statuto di Hamas rifiuta l’esistenza dello Stato di Israele e persegue la sua distruzione tramite la lotta armata. L’attacco mirava a sabotare i negoziati di normalizzazione dei rapporti tra Israele e l’Arabia Saudita mediati dagli Stati Uniti, marginalizzando ulteriormente la causa palestinese . Hamas ha cercato di affermare la propria leadership all’interno del panorama palestinese, superando la rivalità con l’Autorità Palestinese in Cisgiordania e la Jihad Islamica.
Israele continuerà nel masssacro del popolo palestinese fino a quando non riuscirà a disarmare Hamas e fino a quando non riuscirà ad annettersi tutti i territori da Gaza alla Cis Giordania.per costruire il grande Israele. Un Israele che si sente forte perchè armata dalle lobby statunitensi ,con l’appoggio di Donald Trump. A differenza del suo inizio quando gli ebrei che tornarono in patria, per così dire, in quel territorio arabo ricavato dalle potenze con un accordo e un trattato stavano per essere gettati in mare dagli arabi. Fu Stalin a quel tempo a inviare armi per la difesa.
La risposta è stata tremenda. Ad oggi, le vittime registrate nella Striscia di Gaza dall’inizio del conflitto il 7 ottobre 2023 superano i 71.000-72.000 morti ufficiali, 170 mila feriti accertati dalle autorità sanitarie locali, stime parziali e considerate a loro volta sottostimate da diversi studi scientifici e internazionali.Tra le vittime decine di migliaia di donne e bambini.
Tanto che si può dire che la solidarietà per Israele è durata dal sette all’otto ottobre. Dopo di che lo sterminio del popolo palesinese di Gaza desta sconcerto, orrorre , e lo hanno dimostrato i delegati presenti all’ultima Assemblea dell’Onu che al momento in cui Netanyahu ha iniziato a parlare hanno abbandonato l’aula.
E tutto questo può essere commentato con la considerazione che questo è un mondo in cui l’uomo è lasciato a confrontarsi con le sue miserie e con la sua arroganza. Mentre cade in una trappola . La trappola di Tucidide che afferma per bocca degli ambasciatori ateniesi aigli abitanti di Milo che non intendevano combattere a fianco degli ateniesi contro Sparta : “ Noi crediamo infatti che per necessità di natura chi è più forte comandi . Non è così e lo dimostra il caso della guerra Russia Ucraina , dell’aggressione di Russia nei confronti dell’Ucraina , che per il solo fatto che non sia capitolata ha sicuramente vinto .
Infatti se cambiamo scenario troviamo un Xi jn Pin che racconta a Donald Trump, The Donald, per ben due volte, in entrambe le visite reciproche a Pechino e a Washington Tucicide quando parla dell’incontro degli ateniesi con gli ambasciatori di Milo .Glielo aveva già detto l’Europa ma The Donald ha fatto orecchie da mercante . Forse con Xi Jn Pin terrà in considerazione quella lezione . Anche perchè Xi Jn Pin sa che la Cina è un paese emergente e quindi non va disturbato.
Nel V libro della Guerra del Peloponneso, dedicato alle vicende del lungo conflitto che oppose Sparta ad Atene alla fine del V secolo, Tucidide racconta che gli Ateniesi, i quali dominavano i mari con la loro flotta, misero sotto assedio l’isola di Melo. I Melii erano coloni spartani, ma avrebbero preferito rimanere neutrali. Gli Ateniesi non potevano tollerare che un’isola indipendente interrompesse la continuità e indebolisse la reputazione delle loro egemonia marittima.
Gli strateghi ateniesi, prima di cominciare a combattere, inviarono ambasciatori per intavolare trattative. Essendo l’isola di Melo un’oligarchia, gli ambasciatori non furono condotti davanti al popolo, ma davanti ai magistrati e agli oligarchi. L’assenza del popolo rende credibili le argomentazioni crude e dirette che Tucidide mette in bocca – come è solito fare – ai rappresentanti ateniesi, per esprimere, per così dire, le leggi non scritte della politica. I protagonisti del dialogo, infatti, sono i delegati di una grande potenza, che impongono di scegliere fra la sottomissione e l’annientamento, e degli oligarchi che prendono le loro decisioni per conto di un popolo assente. Il colloquio riservato fra Ateniesi e Melii è una sede adatta a mettere in scena gli arcana imperii.
“La Cina e gli Stati Uniti possono superare la trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma di relazioni tra grandi Paesi?” si è domandato lo stesso Xi Jn Pin. Il riferimento diretto è all’espressione diventata ormai celebre grazie al politologo di Harvard, Graham Allison per indicare il rischio che il confronto tra una potenza in ascesa ed una che già domina la scena mondiale possa degenerare in un conflitto armato.
Secondo lo storico greco, è stata “l’ascesa di Atene e il timore che questa ispirò a Sparta” a rendere la guerra di fatto inevitabile. Allison ha utilizzato questa chiave di lettura legandola al rapporto tra Stati Uniti e Cina, anvanzando la teoria che la crescita economica, tecnologica e militare cinese possa essere ineluttabilmente causa di attriti con l’ordine internazionale guidato dagli Usa.
Probabilmente lo spauracchio delle conseguenze della legge di Tucidide funzionerà nei rapporti tra Cina e Stati Uniti d’America.
Non funziona se applichiamo questa legge ad Israele,perchè , tornando al nostro scenario, dobbiamo dire, ed è certo , che ha già perso, malgrado i massacri compiuti a Gaza, l’attacco ad altri paesi , le distruzioni sulla striscia di confine con il Libano ,tutte le battaglie .Perde Israele e continuando nella metafora della vigna saranno aperte brecce nella cinta di Israele ,ne farà vendemmia ogni passante, la devasterà ogni cinghiale del bosco e vi pascoleranno le bestie della campagna. Il silenzio di Dio è il silenzio del Dio degli eserciti che non tornerà perchè la sua vigna è stata devastata da chi ne doveva tenere cura, fino ad ucciderne gli eredi.Sono immagini che vogliono dire la perdita di credibilità di un paese e di un primo ministro che ha continuato imperterrito per ragioni personali una guerra persa. Perchè è persa la propria immagine .
Molti osservatori sottolineano che Israele, pur vincendo sul piano tattico-militare le singole operazioni, rischia una sconfitta strategica a lungo termine a causa del forte deterioramento della propria immagine globale, della perdita di consenso tra le nuove generazioni occidentali e delle tensioni diplomatiche crescenti, incluse le iniziative della Corte Penale Internazionale (CPI) contro i vertici dello Stato israeliano.
Israele ha perso . Lo raccontano le testimonianze e le confessioni di 24 membri dell’intelligence e dell’esercito israeliano (tra cui l’Unit 8200) ripresi di notte sui tetti di Tel Aviv. Vengono svelati i meccanismi di un software basato sull’intelligenza artificiale e le metodologie di calcolo del “Naza” (acronimo per i danni collaterali e i civili colpiti durante le operazioni militari a Gaza). Il genocidio ( l’ha definito così anche la Commissione indipendente d’inchiesta dellOnu )è affidato all’IA, a un software che individua telefoni “simili” a quelli dei membri di Hamas, ovvero con gli stessi “comportamenti digitali”.
È un sistema congegnato ben prima del 7 ottobre 2023 che monitora decine di migliaia di telefoni e colpisce quando in determinate condizioni, ovvero quando per esempio da un apparecchio telefonico si sente una bambina dire alla madre :” sì papà è tornato” A quel punto parte il missile . Naza èuna sigla fredda , deumanizzante . Naza è una sigla fredda, deumanizzante, che indica i “danni collaterali”, gli innocenti, i civili di un intero popolo quello palestinese della striscia di Gaza.- che indica i danni collaterali, quelli che hanno sterminato un popolo , quello palestinese nella striscia di Gaza.
Israele ha perso perchè la sua risposta sproporzionata all’aggressione del 7 ottobre da parte di Hamas ha prodotto un progressivo deterioramento del consenso globale verso lo Stato ebraico, come confermato da autorevoli istituti di ricerca. Ma soprattutto ha perso perchè ha disumanizzato una reazione umana , quella di una risposta ad un attacco che doveva essere proporzionata e tale da rendere la reazione uno strumento di recupero di una possibilità di incontro di due popoli.
Tornando alla metafora della vigna ricordiamo che nella tradizione biblica e letteraria, la vigna del Signore è storicamente il simbolo del popolo eletto, della terra e dell’umanità intera, affidata alle cure degli uomini affinché la custodiscano e la facciano fruttificare. .Che ne ha fatto il popolo eletto della vigna del Signore? Un dono prezioso che, invece di essere protetto, viene depredato, dove i custodi dimenticano il Creatore e arrivano a distruggere la vigna stessa e chi la abita. E tornandi ad Abacuc premesso che nel dibattito contemporaneo su pace ed ecologia, la metafora della vigna e dei suoi vignaioli è diventata un pilastro culturale e teologico, utilizzata per descrivere il passaggio distruttivo dell’uomo da custode a padrone assoluto, la domanda fino a quando diventa essenziale. Saprà l’uomo rinsavire e tornare alla vigna per averne cura ?
