DISCALCULIA OLTRE I NUMERI: COMPRENDERE LE DIFFICOLTÀ, RICONOSCERE LE RISORSE
Riflessioni ed esperienze nel dialogo professionale tra Rossella Di Meco e Assunta Di Basilico
Redazione- La discalculia riguarda l’elaborazione del numero e alcuni processi del calcolo, mentre lascia integre molte altre dimensioni dell’intelligenza e dell’apprendimento. Tra gli alunni interessati vi sono anche profili ad alto potenziale, con capacità linguistiche, creative, musicali, visive o progettuali particolarmente sviluppate. Una difficoltà numerica isolata, pertanto, non rende attendibile una classificazione sommaria della persona come “soggetto con DSA”: occorrono osservazione, potenziamento didattico e, quando gli indicatori persistono, una valutazione specialistica rigorosa. Anche in presenza di una diagnosi corretta, la sigla descrive un’area specifica di funzionamento e non il valore cognitivo complessivo dell’alunno.
Una difficoltà specifica, un profilo cognitivo molto più ampio
Il termine discalculia indica un disturbo circoscritto che può interessare il senso del numero, il recupero dei fatti aritmetici, l’accuratezza e la rapidità del calcolo o l’organizzazione delle procedure. L’apprendimento generale può risultare pienamente adeguato. Alcuni studenti mostrano inoltre risorse superiori alla media in altri domini: costruiscono argomentazioni complesse, producono testi originali, colgono relazioni visive, compongono musica, elaborano soluzioni creative o manifestano notevoli capacità relazionali e progettuali.
Questa eterogeneità impone una distinzione essenziale. Una difficoltà temporanea o dipendente dal metodo didattico non equivale automaticamente a un DSA. La discalculia diagnosticata secondo criteri clinici rientra invece nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento riconosciuti dalla Legge 170/2010. Plusdotazione e DSA possono coesistere nello stesso profilo: è la cosiddetta doppia eccezionalità. La diagnosi conserva la propria validità quando è formulata correttamente; ciò che perde attendibilità è la pretesa di utilizzare quella diagnosi come definizione globale dell’intelligenza, delle possibilità e dell’identità della persona.
I numeri italiani: 354.569 studenti con DSA certificato
Il Focus del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativo all’anno scolastico 2022/2023 registra 354.569 alunni con certificazione DSA negli ultimi tre anni della primaria e nelle scuole secondarie: il 6,0% dei 5.909.071 studenti considerati. Gli alunni con discalculia censiti sono 121.918, pari all’1,8% della popolazione scolastica osservata. Le percentuali salgono dallo 0,5% nella primaria al 2,2% nella secondaria di primo grado e al 2,7% nella secondaria di secondo grado. Il totale delle singole diagnosi supera quello degli studenti, poiché più disturbi possono coesistere nella stessa persona.
Il dato territoriale invita alla prudenza: nel complesso dei DSA il Nord-Ovest raggiunge il 7,9%, il Nord-Est il 6,7%, il Centro il 6,1% e il Mezzogiorno il 2,8%. Differenze così ampie possono riflettere accesso diseguale ai servizi, tempi diagnostici, sensibilità delle scuole e capacità delle reti territoriali. La statistica descrive le certificazioni raccolte dal sistema scolastico; non coincide automaticamente con la prevalenza clinica nella popolazione.
Quando una difficoltà con i numeri diventa discalculia?
Rossella Di Meco — La continuità della difficoltà merita ascolto, documentazione e confronto tra scuola, famiglia e servizi. Un risultato basso, preso da solo, racconta troppo poco. Occorre ricostruire il percorso: quali consegne sono state comprese, quali strategie sono state tentate, quale peso hanno avuto il tempo, l’ansia, la lingua, l’esperienza scolastica e il contesto sociale. La protezione della persona comincia dalla qualità dell’osservazione.
Assunta Di Basilico — La discalculia è un DSA specifico dell’area numerica e del calcolo; la diagnosi compete ai professionisti sanitari abilitati e segue criteri rigorosi. La difficoltà didattica, invece, può dipendere da prerequisiti fragili, metodo, discontinuità scolastica, fattori emotivi o tempi di maturazione. Prima dell’etichetta serve una didattica intenzionale, con interventi di potenziamento e verifica della risposta. Se la fragilità persiste, la scuola documenta il percorso e orienta la famiglia verso l’approfondimento specialistico.
Si rischia di chiamare DSA ciò che richiede soprattutto una strategia diversa?
Di Basilico — Può accadere che una difficoltà venga interpretata troppo rapidamente come disturbo. È altrettanto rischioso minimizzare un DSA reale. La strada professionale sta nella distinzione: osservazione sistematica, proposte didattiche diversificate, potenziamento mirato e valutazione specialistica quando gli indicatori persistono. Le strategie educative aiutano ogni alunno; per chi possiede una certificazione, diventano parte di un progetto personalizzato tutelato dalla Legge 170 del 2010.
Di Meco — Il sostegno efficace evita due estremi: trasformare ogni fatica in diagnosi e lasciare la persona sola di fronte a una difficoltà stabile. La rete deve garantire ascolto, accesso equo ai servizi e continuità. Nelle aree in cui le certificazioni risultano molto inferiori alla media nazionale, il problema può essere anche il mancato riconoscimento e la distanza dai percorsi di valutazione.
Tre situazioni concrete: stessa difficoltà apparente, bisogni diversi
Primo caso: un bambino comprende il problema, ma sbaglia l’incolonnamento. Che cosa osservate?
Di Meco — La comprensione del testo e la scelta dell’operazione sono già competenze. L’errore riguarda l’organizzazione del procedimento. Una griglia per unità, decine e centinaia, il colore come riferimento, il materiale concreto e la verbalizzazione dei passaggi consentono di capire se il bambino consolida rapidamente l’abilità oppure se la fragilità resta significativa.
Di Basilico — In questo caso l’apprendimento concettuale può essere del tutto adeguato. La griglia, la tavola pitagorica o la calcolatrice non impoveriscono il pensiero: alleggeriscono il carico esecutivo e rendono visibile la sequenza. Il traguardo è l’autonomia, cioè sapere quale strumento scegliere, perché utilizzarlo e come controllare il risultato.
Secondo caso: un’adolescente argomenta con ricchezza, ma perde i passaggi durante una verifica a tempo.
Di Basilico — Rapidità, comprensione e intelligenza sono dimensioni diverse. Una mappa procedurale, un formulario, tempi congrui e la suddivisione del compito in fasi possono restituire una misurazione più fedele delle competenze. La metacognizione le permette di riconoscere il punto fragile e attivare un controllo consapevole.
Di Meco — La valutazione scolastica acquista precisione quando osserva il processo. La pressione può amplificare l’errore e generare evitamento. Un ambiente che riconosce lo sforzo e rende legittimo l’uso degli strumenti costruisce partecipazione, fiducia e responsabilità.
Terzo caso: un ragazzo fatica nel calcolo, eppure eccelle nella scrittura creativa e nella progettazione visiva.
Di Meco — Il profilo umano non coincide con una singola prestazione. La difficoltà numerica può convivere con capacità linguistiche, artistiche, musicali, relazionali o pratiche molto elevate. Valorizzarle cambia l’immagine che il ragazzo costruisce di sé e protegge il diritto a un progetto di vita fondato sulle competenze.
Di Basilico — DSA e plusdotazione sono condizioni distinte e possono coesistere: in letteratura si parla anche di doppia eccezionalità. Un alunno può mostrare elevato ragionamento verbale, creatività, memoria narrativa, pensiero divergente, talento musicale o notevole capacità di problem solving, insieme a una fragilità specifica nel calcolo. La presenza di un DSA presuppone abilità cognitive generali adeguate; l’alto potenziale richiede una valutazione propria. Strategie e strumenti consentono al talento di emergere, evitando che l’insuccesso in un’area oscuri l’intero profilo.
Come vengono sostenuti gli studenti
La Legge 170/2010 riconosce dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia e garantisce una didattica individualizzata e personalizzata. Le Linee guida ministeriali prevedono strumenti compensativi e misure dispensative calibrati sul profilo: calcolatrice, tavola pitagorica, formulari, schemi, mappe procedurali, supporti digitali, tempi aggiuntivi, modalità di verifica coerenti e criteri di valutazione attenti ai contenuti appresi.
Il Piano didattico personalizzato organizza obiettivi, strategie, strumenti, modalità di verifica e patto con la famiglia. La qualità dell’attuazione varia tra territori e istituti: disponibilità dei servizi, formazione docente, tempestività della certificazione e dialogo tra i soggetti determinano la concretezza del sostegno. I dati MIM mostrano il riconoscimento amministrativo; la reale efficacia dell’inclusione si misura nella quotidianità delle classi.
Qual è, allora, la forma più alta di aiuto?
Di Meco — Costruire una rete che renda accessibili opportunità e servizi, ascolti la famiglia e accompagni la persona nei passaggi scolastici e sociali. Ogni esperienza riuscita produce un riferimento interno: ‘posso affrontare questo compito e so come farlo’. È una conquista educativa e civile.
Di Basilico — Offrire strategie prima che la fatica diventi identità. Una didattica flessibile sostiene l’intera classe; la valutazione specialistica chiarisce i profili persistenti; il percorso personalizzato tutela chi possiede un DSA. L’apprendimento resta pieno e significativo quando la scuola riconosce la via attraverso cui ciascuno comprende, organizza e restituisce il sapere.
Oltre l’etichetta, la geografia delle possibilità
Il dialogo tra Rossella Di Meco e Assunta Di Basilico consegna alla scuola una responsabilità precisa: distinguere, accompagnare, personalizzare. Il numero può rappresentare un ostacolo circoscritto e, nello stesso tempo, convivere con intuizione, linguaggio, creatività, sensibilità artistica e capacità progettuale. La competenza professionale rende leggibile questa complessità. La strategia giusta apre l’accesso al compito; la rete competente trasforma l’accesso in autonomia; uno sguardo educativo maturo permette alla persona di riconoscersi nelle proprie possibilità.
Fonti essenziali
- Ministero dell’Istruzione e del Merito, I principali dati relativi agli alunni con DSA, aa.ss. 2021/2022 e 2022/2023, pubblicato il 21 gennaio 2025.
- Legge 8 ottobre 2010, n. 170, Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico.
- D.M. 12 luglio 2011, n. 5669 e Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con DSA.
Autrici del dialogo
Rossella Di Meco — Dottoressa in Scienze Sociali e assistente sociale; consulente esperta in Giustizia minorile, Servizi sociali e Servizi sanitari; già responsabile della Vicepresidenza del Consiglio regionale dell’Abruzzo. Ha maturato esperienza nella tutela delle donne abusate e dei minori vittime di violenza.
Dott.ssa Assunta Di Basilico — Educatrice socio-pedagogica L-19; Pedagogista LM-85; laureata magistrale in Psicologia LM-51; mediatrice familiare e scolastica; Presidente dell’Associazione Essere Oltre ETS.
Nota redazionale: i tre casi sono ricostruzioni composite e anonimizzate, elaborate a fini divulgativi. Le informazioni non sostituiscono la valutazione clinica o il progetto educativo individuale.
