” IL MONDO CAMBIA” DI VALTER MARCONE
Redazione- Le cronache di questi giorni raccontano la visita di Marco Rubio, Segretario di Stato del governo americano , in Italia per incontrare Papa Leone XIV e il capo del governo italiano Giorgia Meloni.Una visita commentata a distanza da Donald Trump con i suoi post su Truth che certamente non hanno agevolato quel lavoro di ricomposizione dei rapporti che Marco Rubio probabilmente si prefiggeva dopo che lo stesso Donald Trump aveva, nelle settimane scorse criticato sia il Papa, sia il Presidente del Consiglio dei ministri italiano .
Cronache avare di particolari se non quelle delle evidenze dell’ufficialità. Tuttavia per quello che si riferisce all’incontro con il capo del governo italiano, dalle dichiarazioni dei protagonisti e soprattutto della stessa presidente del Consiglio,viene fortemente evidenziato che alla base delle distanze con gli Usa ci sono i diversi «interessi nazionali». «Dialogo franco tra alleati che difendono gli interessi nazionali» può essere la sintesi di un colloquio che è stato preceduto nelle scorse settimane dagli attacchi di Trump a Meloni, che hanno fatto calare il gelo tra Roma e Washington.
Una esaltazione degli interessi nazionali dunque che rimane la strada per raccogliere consensi e giungere o mantenere il potere . Una visione che contraddice ,in questo momento, in cui il mondo sta veramente cambiando, quello che dovrebbe essere l’obiettivo più importante. Ossia mettere da parte proprio gli interessi nazionali per guardare alla realizzazione di un bene comune, internazionale e quindi in definitiva a favore di tutta l’umanità.
Scrive Albert Camus: “Ogni generazione senza dubbio si crede destinata a rifare il mondo ma sa che non lo rifarà.Il suo compito è forse più grande : consiste nell’impedire che il mondo si distrugga”.
Ecco appunto, il mondo per non distruggersi deve cambiare. Sembra che sia già cambiato , in peggio naturalemnte, stando alla logica del potere che sembra prevalere. Anche se in un mondo in cui sembra prevalere la logica del più forte ,la guerra in Iran e in Ucraina fanno pensare perchè sta dimostrando che i più forti non riescono a battere i più deboli. E non è un incipit . E’ una Storia che
aiuta a superare lutti e dolori e che ci dice che esistono margini di recupero quando ascoltiamo le testimonianze per esempio di soldati israeliani impegnati nel conflitto contro Hamas sul territorio di Gaza. Ebbene quelle testimonianze raccontano come quei sondati si sentano scioccati dalla convinzione di essere diventati criminali perchè hanno ucciso bambini che sorpassavano una linea nel tentativo di prendere un poco di cibo e di acqua che veniva distribuito in condizioni precarie di affollamento e confusione. Una profonda ferita della psiche che diventa dolente per sempre soprattutto quando si pensi che sono stati uccisi esseri umani perchè hanno sorpassato una linea .Oppure soldati sempre israeliani che raccontano come in quel conflitto la guerra sia diventato un demonio che si è impossessato delle anime e della volontà per cui alla fine ognuno ha fatto quello che voleva e spesso le cose poiù truci in difformità delle regole di ingaggio .
Ed è proprio il mondo che cambia allora che ci pone delle domande e ci induce a comportamenti nuovi. Nella convinzione che purtroppo le regole e le idee con le quali abbiamo convissuto e che sono il frutto dell’Illuminismo hanno visto già da tempo la loro sconfitta quando in età moderna si è instaurata l’era della ragione. Fino a farci dire che la ragione non può essere l’ultimo orizzonte di senso. Deve esserci qualcosa che va al di là,perchè noi assistiamo anche al fallimento della ragione e quindi all’impossibilità di far funzionare un sistema per l’esistenza.
Tolta la ragione che sembrava il massimo dei risultati raggiunti dal pensiero moderno rimane ben poco , forse niente. A che cosa fare appello allora. Ai precetti religiosi. Quelli che una volta improntavano le nsotre azioni. Anche quei precetti morali sono decaduti al di sotto della funzionalità del sistema. Perchè l’età della tecnica ci induce a pensare in un altro modo. Ovvero noi non dobbiamo pensare che un comportamento è morale ma solo se un comportamento è adeguato e consono alla funzionalità del sistema. Noi dobbiamo far funzionare il sistema. Se poi questo sistema è come quello dei campi di sterminio nazisti , questo non ci deve interessare. Ecco perchè i soldati israeliani a Gaza devono far funzionare il sistema e non si devono porre la domanda se , quello sterminio di un popolo, è morale. Quando si pongono questa domnada è troppo tardi per dissentire e quindi sentono sulla propia pelle e sulla propria psiche una ferita profonda che provoca loro dolore.
A che cosa fare appello allora per comportarsi correttamente quando vengono meno la ragione, la morale perchè crollano i precetti religiosi. In un orizzonte di disperazione probabilmente a niente .Un orizzonte che è solamente quello della tecnica .questo baluardo che per molti anni ha retto le sorti del nostro mondo fino a quando si è arrivati al punto che la tecnica risponde solo a se stessa. Ecco appunto il problema l’instabilità di un mondo che prima dipendeva dagli uomini oggi dipende dalla tecnica. Per esempio la tecnica applicata alla guerra che sembra aiutare ,nella Storia del nostro passato, il cambiamento. In realtà la guerra è una “ rottura” specialmente in un momento in cui la devastazione della Terra potrebbe essere possibile stanto agli arsenali atomici. Per i quali la tecnica chiede per esempio sempre più il perfezionameto dell’arma atomica in un contesto in cui le bombe di Hiroshima e Nagasaki sono delle antenate un poco rudimentali. Uno scenario raccontato per esempio dal fisico Carlo Rovelli nel suo ultimo libro “La cattiva coscienza dei fisici “ Feltrinelli editore.
Senza considerare ,in questo scenario, l’ingresso di un nuovo protagonista , l’intelligenza artifciale che potreebbe avere effetti ancora più devastanti dell’arma atomica se non regolamentata. L’arma atomica, detto per inciso, che viene spacciata per deterrenza ma che in realtà significa solo riarmo incondizionato pronto alla guerra che prima o poi si farà considerate appunto le premesse. Perchè mentre l’arma atomica viene controllata da poche persone con protocolli ben precisi e pulsanti da azionare solo a determinate condizioni, quindi in un regime di regole, l’intelligenza artificiale viene usata da tutti con i risultati che cominciamo a sperimentare. Una intromissione in ogni sfera della nostra vita che significherà prima o poi una sopraffazione inevitabile.
Un tempo il signore era contro il servo, poi il padrone contro l’operaio , oggi signore e servo, padrone e operaio sono contro il mercato. La tecica e il mercato rompono la stabilità del mondo che viviamo facendo finta proprio di stabilizzarlo. Ed ecco perchè le spinte di cambiamento devono essere più forti della tecnica e del mercato . Le spinte al cambiamento sono possibili però quando “l’io” diventa “ noi” . Solo allora si può guardare in faccia il problema perchè così non si spera, non si proclama ma si fa. Per un futuro diverso.
Ogni cosa diventa dunque immediatamente passato se non riusciamo a cogliere i semi del futuro, Sono quei semi che la “buona novella” , le parole irrinunciabili ed eterne del Vangelo raccontano così :”Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti “
Un racconto che sembra spingere a preparare il “terreno buono” da mettere in aternativa ad altri terreni. Papa Francesco nel suo magistero aveva invitato a non stancarsi di seminare bene e fede, guarire col dialogo e far fruttificare la Parola . Perchè quella semina non è rivolta solo alla terra ma anche agli uomini che abitano quella terra : “Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Il mondo cambia ma ha bisogno di semi da spargere per il futuro e della “ memoria “ del passato. . Una memoria in cui forse La Somme incointra Blade Runner . Il confronto tra il più grande massacro della Prima Guerra Mondiale e i replicanti di Blade Runner che lottano disperatamente per non far svanire i propri ricordi, sebbene siano stati impiantati artificialmente . Entrambi i temi sono profondamente legati alla memoria, al dolore e a ciò che definisce l’essere umano.
A Le Somme fu combattuta nel 1916, sul fronte occidentale, una delle battaglie più sanguinose della storia. Solo il primo giorno di offensive costò all’esercito britannico circa sessantamila vittime, segnando l’inizio della logorante guerra di trincea .Blade Runner (diretto da Ridley Scott nel 1982 dal romanzo Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick,un romanzo di fantascienza cyberpunk ) è il recconto delle indagini di Rick Deckard per rintracciare un gruppo di androidi ribelli che non vogliuono essere soppressi , ovvero ritirati dalle loro mansioni nello scenario di una Los Angeles in cui il film è ambientato.
Ciò che unisce questi due mondi apparentemente opposti è proprio la percezione della memoria. I soldati nella Somme combattevano per difendere ideali e per lasciare una traccia, mentre i replicanti di Blade Runner lottano disperatamente per non far svanire i propri ricordi, sebbene siano stati impiantati artificialmente .
Ecco allora il mondo può cambiare in meglio se rimane salda la memoria .Perchè mantenere salda la memoria significa orientare le scelte per il presente e per il futuro. Alla memoria dunque bisogna aggrapparsi nel momento in cui tutto sembra crolllare.
“Vita mortuorum in memoria est posita vivorum” (la vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi) scriveva Cicerone . Ed è proprio questo legame tra i morti e i vivi che la memoria conserva. Perchè dal punto di vista personale come scriveva Jorge Luis Borges “La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé.” ,mentre dal punto di vista comunitario è una difesa in un mondo che tenta di cancellare in vario modo l’umanità Nel nostro paese la memoria di quello che è avvenuto a partire dalla lotta di liberazione ,il boom economico degli anni Cinquanta , la modernizzazione, le lotte sociali degli anni ’70 con la conquista di sempre maggiori diritti individuali , il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza , il terrorismo e la capacità di una repubblica di combattere quel fenomeno senza leggi speciali , fino allo stravolgimento politico di Tangentopoli che ha sotterrato la Prima Repubblica nei primi anni ’90 ma anche la fine della seconda e della Terza Repubblica. Con prezzi spesso altissimi , l’assassinio di Aldo Moro, le stragi di mafia , le bombe alle stazioni e alle banche , la fine dei partiti, i tentativi di Gladio e della P2 di cancellare la democrazia costituzionale solo per ricordare alcuni fatti salienti di anni la cui memoria non può essere sottratta alla riflessione.
Proprio attraverso la memoria di questa Storia , su cui occorre riflettere possiamo allora accettare il cambiamento. Anzi di più, possiamo lavorare perchè questo cambiamento significhi costruzione di esistenze responsabili, maggiore libertà, rispetto della legalità. Per un futuro di scelte che tengano conto del passato per eviitare cle la Storia in negativo si ripeta e che solo quello che vale la pena di riproporre venga non tanto conservato ma modificato e proiettato in avanti con responsabilità. Senza azzardi e spregiudicatezze che seppure affascinanti potrebbero non tanto far tornare indietro, che non è un male in quanto la “storia del progresso è un cammino complesso in cui si alternano le accellerazioni (come le scoperte scientifiche o l’evoluzione) a frenate (crisi, conflitti o regressioni umane), ,ma disorientare e scombinare in un mondo in cui gli individui cercano sicurezza per la loro persona, per le persone che vivono con loro ma anche per la realtà che li circonda che, in definitiva, è proprio l’espressione del loro mondo . Quel mondo appunto che cambia ogni giorno .
