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” PRIMO MAGGIO DI LOTTA E DI RESISTENZA ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  “Una grande manifestazione – è deciso – sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i Paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare a effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”. 20 luglio 1889 Il Congresso della Seconda Internazionale  riunito  a Parigi  auspica  una Festa internazionale dei lavoratori che sarà fissata per il primo maggio di ogni anno.

Ma quando si parla di  festa dei lavoratori tornano alla mente anche i tragici avvenimenti  del 1886 negli Stati Uniti d’America.  Per il primo maggio di quell’anno  fu organizzato uno sciopero generale che i sindacati chiamarono significativamente “La Grande Rivolta”, con manifestazioni che seguirono anche nei giorni successivi fino al 3 maggio per chiedere la riduzione a otto ore della giornata lavorativa.

Durante le manifestazioni ci furono scontri con la polizia  contro la quale fu lanciata una bomba che causò la morte di un poliziotto. Al lancio della bomba fu risposto con una sparatoria  che uccise tre manifestanti . Sebbene non sia mai stato trovato il responsabile della morte della morte del poliziotto  , otto anarchici furono accusati di cospirazione e omicidio.Successivamente tutti condannati a morte.  Due delle condanne furono poi commutate in carcere a vita mentre a uno degli otto imputati fu condannato a 15 anni di prigione. Un altro ancora si suicidò in carcere in circostanze mai chiarite. Gli altri quattro furono impiccati l’11 novembre 1887.

La lotta per la riduzione a otto ore  della giornata lavorativa fu una lotta dura e lunga. “Oggi il proletariato d’Europa e d’America passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito – scrive  da Londra Friedrich Engels – sotto una sola bandiera, per un solo fine prossimo, la giornata lavorativa normale di otto ore, proclamata già nel congresso di Ginevra dell’Internazionale del 1866 e di nuovo nel Congresso operaio di Parigi nel 1889 da introdursi per legge. Oggi i proletari di tutti i Paesi si sono effettivamente uniti. Fosse Marx accanto a me a vederlo coi suoi occhi!”.

La giornata del primo 1 maggio come festa del lavoro fu adottata in molti paesi compreso il nostro ma  durante il ventennio  fascista la festa venne soppressa, in favore della “Festa del lavoro italiano” il 21 aprile, Natale di Roma.  “Il regime – scrive Giuseppe Sircana – non riesce però a fare breccia nella coscienza delle masse operaie. Il Primo Maggio, soppresso, mantiene e anzi rafforza la sua carica ‘sovversiva’, divenendo occasione per esprimere in forme diverse – dal garofano rosso all’occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria – la fedeltà a un’idea”.

Con le “Disposizioni in materia di ricorrenze festive” del 1946, la Festa del Lavoro viene riconosciuta  di nuovo festività nazionale, e ricollocata nella data del primo  maggio.   La prima Festa del lavoro del dopoguerra, nel 1947 in Italia si ricorda il modo particolare per la Strage di Portella della Ginestra dove  su un corteo di contadini  che protestavano contro le condizioni di lavoro  nelle campagne siciliane  la banda di Giuliano  aprì il fuoco  facendo undici morti e decine di feriti. Una vicenda in cui non si è riuscìti ancora ad  individuare i mandanti .

“Il Primo Maggio – affermava qualche anno prima Giuseppe Di Vittorio – i lavoratori del mondo intero, celebrando la potenza invincibile del lavoro, rivendicando il loro diritto alla conquista di migliori condizioni di vita riaffermano la loro volontà collettiva di accelerare la marcia verso l’emancipazione del lavoro, che libererà tutta l’umanità dal timore delle crisi, dalla paura della fame, dall’incubo della guerra, e aprirà a essa la via radiosa del benessere crescente e d’un più alto livello di civiltà. Il lavoro è creatore di beni; il lavoro eleva gli uomini, li rende migliori e li affratella; il lavoro è pace”.

Primo maggio : festa dei lavoratori . Una storia  tra diritti e futuro. Ecco appunto una festa  da far vivere non solo  attraverso la memoria  e quindi attraverso la Storia. In un momento in cui nel nostro paese  si riscrive la Storia ad “ usum delphini “come per esempio  in questi giorni è avvenuto a proposito della ricorrenza del giorno della Liberazione , il 25 aprile    .Primo maggio, una festa che come il 25 aprile  richiama l’attenzione su una “ liberazione”  dal timore delle crisi geopolitiche,  della paura della recessione, della guerra, delle disuguaglianze, della povertà non solo materiale ma anche culturale. Attrraverso il lavoro ,non solo come mezzo di sostentamento ma soprattutto  come strumento di emancipazione, dignità e piena realizzazione della persona, essenziale per rimuovere gli ostacoli che generano disuguaglianze ,la lunga battaglia  per  l’affermazione dei diritti della persona  è giunta fino ad oggi con un monito preciso : la libertà è fragile e bisogan fare di tutto per difenderla, rafforzarla, farla crescere.

Mai però come in questo anno , nel nostro paese la festa del lavoro  si lega indissolubilmente ai valori della democrazia  e della libertà attuando in pieno l’art. 21  della Costituzione  che  afferma che tutti hanno” diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero “, quindi di  esercitare concretamente  la democrazia  non solo con lo scritto  e con opgni mezzo di diffusione ma anche con la parola. Le parole dunque : lavoro , democrazia  che vanno impoverendosi .Che non devono essere” proclamate “ , né affidate alla “ speranza” ma  per le quali bisogna “ fare” ,  concretamente . Perchè il lavoro  , come la democrazia è costantemente minacciato  a causa, per esempio  dell’insicurezza . E a ricordarcelo qualche rempo fa è stato lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella : “Quella delle morti del lavoro è una piaga che non accenna ad arrestarsi e che, nel nostro Paese ha già mietuto, in questi primi mesi, centinaia di vite, con altrettante famiglie consegnate alla disperazione”. Oltre a quello che definiamo il lavoro povero. in crescita in Italia ed Europa. Riguarda lavoratori che, pur occupati, vivono in povertà assoluta a causa di stipendi troppo bassi, contratti precari o orari ridotti. Coinvolge circa l’11-13% degli occupati in Italia, con impatti maggiori su giovani, donne e nel settore dei servizi.

Che esista  però un rapporto semplicemente imprescindibile tra lavoro e democrazia è proprio la Costituzione a dircelo, in numerosissimi riferimenti, a partire  dall’art 1 : “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” . Sono i padri costituenti che guardano al futuro, guardano ad un altro tempo e possono permettersi di affermare che la nascente repubblica è una repubblica fondata sul lavoro perchè  cemtoquaranta  mila morti  della guerra partigiana  hanno un peso non indifferente in una questione vitale. Restituire liberamente ad un paese, ad un popolo una carta costituzionale che non venga redatta sotto dettatura ma rappresenti il meglio che una generazione di uomini e donne che hanno sofferto e pagato di persona durante il ventennio fascista sono state in grado di dare . Qyegli uomini e quelle donne che scrissero la costituzione guardavano al futuro. Noi  a distanza di ottanta anni non ne siamo capaci. Stando alle notizie di cronaca di questi giorni che  ci fanno volgere ancora una volta in senso negativo lo sguardo all’indietro. A dimostrano del fatto che quegli avvenimenti oggetti oggi delle cronache hanno profondamente permeato questo paese che ha bisogno di liberarsene per affermare un risoluto cammino vero un futuro diverso .

Primo maggio dunque per la dignità del lavoro  diritto fondamentale, sancito dalla Costituzione italiana (artt. 1, 3, 36) e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, per  garantisce condizioni lavorative rispettose, sicurezza, retribuzione equa e un ambiente libero da discriminazioni e violenze. Essa include la tutela professionale, la salute, la libertà di opinione e il diritto a un salario che permetta un’esistenza dignitosa .

Primo maggio di lotta e di resistenza . Perchè si riverbera su questo giorno di festa , di impegno , di lotta,  di resistenza  la luce di un altro giorno , quello del 25 aprile che ricorda il giorno della “liberazione” dall’occupazione nazifascista. Tanto che lo stesso  Presidente Sergio Mattarella, celebrando l’80° anniversario della Liberazione a Genova il 25 aprile  di quest’annoi , ha dichiarato che “è sempre tempo di Resistenza“. La Resistenza non solo come evento storico, ma come un impegno continuo per difendere i valori di libertà, democrazia, pace e giustizia, attuali e fondanti per la Costituzione italiana.  Senza accontentarsi dei risultati  acquisiti .

Una lotta continua per la giustizia , per esempio, per il salario.  Da tempo si discute  nel nostro paese del salario minimo e proprio a ridosso della giornata del primo maggio  il Governo  vara un decreto cosidetto “Primo maggio “   sul lavoro in cui il salario viene definito “ giusto” .Un  trattamento economico complessivo riconosciuto dai contratti collettivi più rappresentativi. Chi non lo applica non potrà accedere ai bonus per le assunzioni.

Rispetto alla norma per il salario minimo però, nel caso del decreto appena varato dal Governo, la politica  non fissa  un’asticella  e non c’è una spinta ai contratti collettivi perché si avvicinino a quell’asticella. Una norma  che quindi ignora la proposta  per il salario minimo, che Giorgia Meloni in conferenza stampa ha criticato,  che  stabiliva una soglia  di pagamento orario a 9 euro lordi l’ora, sotto la quale i contratti non potessero essere considerati validi. L’introduzione sarebbe stata graduale, nel giro di qualche anno.

I risultati di questo decreto lavoro si vedranno. Ora in attesa restano in evidenza i problemi del mondo del lavoro : sicurezza, occupazione donne e giovani, retribuzione adeguata, lotta alla disoccupazione . Sono crticità strutturali sulle quali prima o poi bisognerà  intervenire  forse con più decisione  .Soprattutto in tema di sicurezza del lavoro . Nel 2025 le denunce di infortuni sono aumentate dell’1,4% (oltre 597.000) e le malattie professionali sono cresciute dell’11,3%.  A gennaio 2026 si è registrato un calo delle vittime in occasione di lavoro rispetto a gennaio 2025, ma il fenomeno resta strutturale, con circa 72 decessi in occasione di lavoro nel primo bimestre 2026. È stata introdotta la legge PMI 2026, attiva da aprile, che mira a semplificare gli adempimenti per le piccole imprese e rafforzare le tutele. Il tasso di occupazione femminile, seppur cresciuto al 53-54% all’inizio del 2026, resta il più basso tra i 27 paesi dell’UE, quasi 18 punti inferiore a quello maschile. L’occupazione è spesso precaria (part-time involontario) e c’è un forte scarto tra madri e non madri. Malgrado il  decreto Lavoro del 28 aprile 2026 abbia  introdotto nuovi “Bonus Donne 2.0” e “Bonus Giovani 2.0”, con sgravi contributivi del 100% (fino a 500-650 euro mensili) per 24 mesi.

Primo maggio festa dei lavoratori. Il Primo Maggio 2026 tornerà dunque  a riempire piazze e territori in tutta Italia con le iniziative promosse da CGIL, CISL, UIL. Temi della mobilitazione sono il lavoro dignitoso, la qualità dell’occupazione, i diritti e la necessità di nuove politiche industriali e sociali.

Una giornata che unisce grandi appuntamenti nazionali e centinaia di iniziative locali per rimettere al centro il lavoro come fondamento della democrazia.Il cuore delle celebrazioni nazionali è a Marghera, un simbolo della storia industriale del Paese, dove si tiene la manifestazione unitaria. Dal palco previsti gli interventi dei Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil: Maurizio Landini, Daniela Fumarola e PierPaolo Bombardieri.

Ritorna anche  il Concertone in Piazza San Giovanni in Laterano a Roma, per la 37° edizione.. Conducono l’evento Big Mama, Arisa e l’attore Pierpaolo Spollon. L’evento, promosso da CGIL, CISL e UIL, vedrà la partecipazione di oltre 45 artisti, tra grandi nomi della scena nazionale, ma anche nuove proposte che stanno conquistando rilevanza negli ultimi anni. La 37° edizione dell’evento avrà come titolo dell’edizione “Lavoro dignitoso: contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale”, con il focus artistico “Il domani è ancora nostro”. IL concerto  potrà essere seguito sulla  Rai. in diretta su Rai 3, Rai Radio 2 e in streaming su Rainews.it e RaiPlay dalle ore 15 fino al termine dell’evento, intorno alla mezzanotte. Rai garantirà anche la visione per coloro che risiedono all’estero sul canale Rai Italia.

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