” ESSERE NEL TEMPO ” DI VALTER MARCONE
Redazione- C’è nella nostra cultura occidentale una figura imponente e affascinante,raffigurata anche in opere d’arte visive . Racconta la storia di Crono ( tempo),in una cosmologia iniziale,un gigantesco titano , dio e principio di ogni cosa, umanizzato fino ad essere geloso dei suoi figli , ovvero timoroso di essere da loro spodestato, come profetizzato da suo padre Urano che accoppiatosi con Gaia ( la terra ) aveva dato vita ai titani tra i quali appunto Crono .E quindi pronto ad ingoiarli alla nascita .Il dio Saturno, o Kronos, secondo la mitologia greca aveva riservato la stessa sorte a suo padre Urano castrandolo per mezzo di una enorme falce . Quindi avendo paura di essere detronizzato a sua volta, ingoiava i suoi figli tra cui .Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone nati dal matrimonio con sua sorella Rea, per non essere a sua volta detronizzato . Un dio crudele che tenta di sfuggire ad una sorte troppo umana diremo a rifletterci bene.Infatti accade che Rea gli offre da ingoiare una grossa pietra al posto del nascituro Zeus che , allevato di nascosto e divenuto adulto, gli riserva la stessa sorte che lui aveva riservato a suo padre Urano. Lo costringe a vomitare i suoi fratelli e poi lo detronizza.
Una storia di divinità che comporranno il pantheon olimpico ma che hanno molto di umano . Questa storia archetipica si ripeterà nella Storia, quella che leggiamo nei libri di scuola e nei saggi degli storici, molte volte , consegnata appunto dai resoconti degli storici scritti attraverso i documenti d’archivio ma anche dai monumenti che tutti possono vedere .Ci saranno poi scuole di pensiero su come interpretare questi “monumenta”, saranno codificate delle vere e proprie discipline di studio e si arriverrà anche a revisionismi e aporie. Ma è la storia della nostra civiltà, dei nostri saperi, insomma della esistenza dell’uomo sulla Terra.
Ora per tornare al nostro tema, Saturno o Crono hanno una simbologia affascinante perchè raccontano il tempo divorato : nudo con lunghi capelli e barba incolti, Saturno/Crono impersona il ciclico scorrere del tempo. E ancora va ricordato che nell’antica lingua greca ci sono vocaboli diversi che indicano il tempo . Chronos e kaitos , aion , eniautos. I termini entrati nel nostro parlare quotidiano però sono sostanzialmente chronos e kairos che indicano due modi di intendere il tempo . Infatti chronos è il tempo che scorre , cronologico, mentre kairos è piuttosto il momento , il momento giusto per fare delle cose . Infatti nella mitologia greca Kairos, il più giovane dei figli di Zeus, è il dio dell’opportunità .
Diversi artisti, specialmente tra il Rinascimento e l’epoca moderna, hanno raffigurato Crono per i greci o Saturno per i romani .Giorgio Vasari e Cristofano Gherardi con l’affresco “La mutilazione di Urano da parte di Saturno” del 1556 esposto a Palazzo vecchio a Firenze . Oppure il dipinto “Saturno che divora suo figlio” di Peter Paul Rubens (1636-1638) . E poi il famoso quadro di Francisco Goya,” Saturno che divora i suoi figli”. Uno dei cosiddetti “dipinti neri” sui muri della sua casa .
Dunque Crono o il tempo . Su queste pagine ho condiviso con i lettori alcune riflessioni sul tempo che è un argomento affascinante che può essere osservato da diversi punti .
Uno di questi per esempio è quello che scrive Carlo Rovelli nel suo saggio “L’ordine del tempo”:
“Mi fermo e non faccio nulla. Non succede nulla. Non penso nulla. Ascolto lo scorrere del tempo. Questo è il tempo. Familiare e intimo. La sua rapina ci porta.
Il precipitare di secondi, ore, anni ci lancia verso la vita, poi ci trascina verso il niente… Lo abitiamo come i pesci l’acqua. Il nostro essere è essere nel tempo.
La sua nenia ci nutre, ci apre il mondo, ci turba, ci spaventa, ci culla. L’universo dipana il suo divenire trascinato dal tempo, secondo l’ordine del tempo. La mitologia indù rappresenta il fiume cosmico nell’immagine divina di S’iva che danza: la sua danza regge lo scorrere dell’universo, è il fluire del tempo. Cosa c’è di più universale e evidente di questo scorrere?
Eppure le cose sono più complicate. La realtà è spesso diversa da come appare: la Terra sembra piatta, invece è una sfera; il sole sembra roteare nel cielo, invece siamo noi a girare. Anche la struttura del tempo non è quella che sembra: è diversa da questo uniforme scorrere universale. L’ho scoperto sui libri di fisica, all’università, con stupore.
Il tempo funziona diversamente da come ci appare…”
La realtà è spesso diversa da come appare Cosa che fa dire ad Albert Einstein : “:Ciò che vedete dipende dalle teorie che usate per interpretare le vostre osservazioni.”
Come pure il poeta :
Ognuno sta solo sul cuor della terra,
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Salvatore Quasimodo, 1942
Dunque funziona diversamente da come ci appare. E allora noi ci possiamo domandare : come ci appare il tempo .Ecco appunto. Noi siamo abituati a considerare il tempo come un ciclo ,per esempio nell’antichità un eterno ritorno al punto di partenza , una concezione forse nata guardando le stagioni che si susseguono in un lasso di tempo , l’anno solare, ma che poi inevitabilmente ricominciano , Pensiamo alla primavera che dà il via alle stagioni atmosferiche. Modernamente come un susseguirsi lineare che va sempre avanti e mai torna indietro se non nei romanzi di fantascienza. Ebbne questo tempo che finora ci è apparso così, in realtà è più complesso e bisogna veramente fare un salto concettuale per pensare allo “spaziotempo” che è tutt’altra cosa ma soprattutto al fatto che la sua velocità può variare a seconda della velocità e della gravità
A noi ci è bastato finora quanto dice Newton, che chiedendosi che cosa accadrebbe se scomparissero tutti gli orologi , la materia, e rimanesse solo lo spazio vuoto insomma niente Terra, né Sole né la più piccola particella rispondeva così : “Il tempo assoluto, vero, matematico, in sé e per sua natura senza relazione ad alcunché di esterno, scorre uniformemente, e con altro nome è chiamato durata; quello relativo, apparente e volgare, è una misura (esatta o inesatta)
che comunemente viene impiegata al posto del vero tempo: tali sono l’ora, il giorno, il mese, l’anno”.
Giorni , mesi, anni che per un altro verso vengono sottratti al nostro tempo. Da che cosa vi domanderete : dal lavoro per esempio . Dal lavoro che per noi che siamo ancora impelagati in quei “ miasmi”, si fa per dire del capitalismo, della globalizzazione, delle guerre dei dazi, rappresenta forse un modo di realizzarsi, di far funzionare le nostre società ma che per Carlo Marx era solo dal punto di vista sociologico, politico, storico e culturale una “sottrazione” che avviene
nel sistema del capitalismo borghese. Il lavoro che che si cristalizzato nella merce gli dà un surplus non adeguatamente redisstribuito. Una condizione nella quale Marx si chiedeva : ma il tempo che l’operaio impiega nella produzione della merce è equivalente al tempo di riposo concesso per la ricostituzione della condizione originale?
Con la seguente risposta : “Come l’esistenza quantitativa del movimento è il tempo, così l’esistenza quantitativa del lavoro è il tempo di lavoro… Quale tempo di lavoro esso attinge la propria misura dalle misure naturali del tempo: ora, giorno, settimana ecc. Il tempo di lavoro è l’esistenza vivente del lavoro, indifferente alla sua forma, al suo contenuto, alla sua individualità; esso, insieme alla sua misura immanente, ne è l’esistenza vivente in quanto
esistenza quantitativa. Il tempo di lavoro oggettivato nei valori d’uso delle merci come rappresenta la sostanza che li rende valori di scambio, e quindi merci, così d’altro canto misura la loro determinata grandezza di valore. Le quantità correlative di valori d’uso differenti, in cui è oggettivato uno stesso tempo di lavoro, sono degli equivalenti, ovvero tutti i valori d’uso sono degli
equivalenti nelle proporzioni in cui essi contengono lo stesso lavoro compiuto e oggettivato. Come valori di scambio, tutte le merci sono solo determinate misure di tempo di lavoro coagulato.” (K. Marx, Per la critica dell’economia politica, 1859).
Abbiamo considerato il tempo come qualcosa di diverso da come appare sotto due punti di vista quello della fisica quantistica facendoci aiutare da Carlo Rovelli e quello del quotidiano di ciascuno di noi , il lavoro , i rapporti economici e sociali che danno vita alle società in cui operiamo . E per questo abbiamo scomodato nientemeno che Carlo Marx.
Rimane, per il momento in questa breve analisi considerare e riconsiderare un aspetto fondamentale del tempo che ci appartiene da vicino e che alimenta la nostra esistenza. Ovvero qualcosa di molto intimo , personale e quindi affascinante al tempo stesso. La nostra esistenza, il nostro” esistere” che diventa un “ essere nel tempo” . E per questo dobbiamo fare un salto di molti secoli dalla primitiva concesione del tempo, quella di Sant’Agostino, per esempio o quella degli autori antichi , degli stessi padri della Chiesa .
Dobbiamo arrivare al Novecento e ricordare quello che sosteneva Heidegger, ossia che l’essere si manifesta nel tempo e che il tempo è la condizione di possibilità per l’esistenza. L’opera di Heidegger in realtà tenta di dare delle risposte ad un quesito fondamentale che è poi un eterno quesito al quale intere generazioni di pensatori hanno tentato di dare una risposta : chi siamo , da dove veniamo , dove andiamo. Una specie di mantra che sentiamop ripetere ad ogni occasione e che è utile per ogni opccasione. Ma che in realtà rimane , malgrado le pagine e pagine scritte , semza risposta. Perchè , diciamocelo fino in fondo, noi siamo degli emeriti sconosciuti a noi stessi. Quanta fatica abbiamo fatto e facciamo per conoscere i meccanismi del nostro corpo, della nostra mente e insomma di tutti quei processi di formazione, fin dal grembo materno, di accrescimento e quindi , atraverso le varie età la maturità , la vecchiaia. Voragini di mistero e ricerca .
L’opera di Heidegger esplora come l’esserci,ossia l’esistere nel mondo , crea una serie di relazioni con il momndo stesso attraverso la “cura”, proiettandosi verso il futuro e confrontandosi con la morte . Un cammino semplicissimo , dalla nascita alla more, in linea retta, seppure pieno di misteri in cui il tempo non è solo una dimensione oggettiva, ma anche il modo in cui l’esserci sperimenta e vive la propria esistenza.Che spesso non è quella che appare.
