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GLI ANNI ’80 E IL NUOVO CINEMA – DI FEDERICO TABOURET

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Redazione-  Gli anni ’70 si concludono, finisce l’era del terrorismo e gli anni ’80 iniziano con una ventata di nuovo ottimismo. La nascita delle televisioni private che trasmettono a livello nazionale e che diventano il nuovo luogo di svago degli italiani amplifica una crisi del cinema che già aveva iniziato il suo triste corso, e così il calo degli spettatori porta alla chiusura delle vecchie sale cinematografiche che vengono soppiantate dai multisala. La società comincia a cambiare radicalmente e l’epoca della commedia all’italiana volge al termine, non trovando più quegli spunti che l’avevano resa grande. Ci saranno ancora alcune occasioni, soprattutto per l’intramontabile Mario Monicelli, ma in sostanza quel cinema scompare. La vecchia guardia di attori che ha accompagnato il pubblico per vent’anni non ha più vere opportunità di interpretare ruoli degni di questo nome e così, pian piano, sparisce.

Nel nuovo clima post terrorismo, con la voglia di divertirsi in maniera più leggera, reggono solo attori di commedie meno impegnate come Montesano, Celentano e Pozzetto, ma soprattutto nasce una nuova schiera di giovani attori/registi cresciuta in un noto programma televisivo di fine anni ’70. Arrivano così due artisti dallo stile molto personale, Massimo Troisi e Francesco Nuti. Entrambi mettono nei loro film molto di sé stessi, Troisi con la sua originale e sensibile comicità napoletana, Nuti con il suo malinconico disincanto e la sua comicità piena di ironia. Film come “Ricomincio da tre” di Troisi e “Tutta colpa del paradiso” di Nuti sono premiati dal pubblico, che riempie le sale decretando la nascita di un nuovo cinema italiano.

Ma c’è un altro giovane che, uscito come loro dalla televisione, si impone nelle nuove sale cinematografiche. Carlo Verdone, considerato l’erede di Alberto Sordi, comincia il suo percorso accompagnato da un grandissimo mentore del cinema, Sergio Leone. Verdone riesce così a dirigere ed interpretare dei piacevolissimi film che sono figli della commedia all’italiana, ma con uno stile molto personale. Nel suo successo c’è anche la felice intuizione di far recitare nelle sue prime pellicole due figli della romanità verace, Mario Brega e Sora Lella, cioè quella Elena Fabrizi sorella del grande Aldo. Verdone continuerà nel suo percorso artistico fino a raggiungere una svolta con una commedia dai toni amari, “Compagni di scuola”.

E per il resto? In mezzo alla infinita ripetizione del personaggio di Fantozzi, ai film di Pierino ed alle pellicole derivate dalla televisione e dai suoi nuovi personaggi, nonché dai nuovi fenomeni sociali quali quello del paninaro, si fa largo un regista che dirige alcune pellicole interessanti figlie del clima di quegli anni, dominato dal craxismo e dalla cosiddetta Milano da bere. Carlo Vanzina, figlio del regista Steno, comincia come assistente alla regia di Mario Monicelli e Alberto Sordi, per poi esordire alla regia alla metà degli anni ’70. Negli anni ’80 dirige diverse pellicole, tra le quali spiccano “Vacanze di Natale”, commedia nella quale emergono tristemente, tra le varie storie narrate, le differenze sociali tra ricchi e poveri, qui ben rappresentate da due giovani uniti dal tifo per la Roma (sono amici di curva Sud), le cui famiglie sono però divise dal differente stato sociale cui appartengono, e soprattutto “Yuppies”, commedia che dipinge il rampantismo di molti giovani di quell’epoca. In questi due film Vanzina riesce a cogliere perfettamente il clima nuovo che si respirava in quegli anni.

Intanto dalla Germania Ovest (il muro di Berlino non è ancora crollato) arrivano due bellissimi film. “Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, che racconta in maniera cruda la storia di una ragazzina tossicodipendente in un periodo in cui la dipendenza dall’eroina era diventata una vera e propria piaga sociale, e “Il cielo sopra Berlino”, nel quale il regista Wim Wenders narra la storia di una città ancora divisa dal muro e lo fa mostrandoci il girovagare di due angeli che incontrano diverse persone durante il loro viaggio.

Anche negli Stati Uniti cambia il clima, ed il cinema ci racconta ancora una volta il nuovo stato di cose. Nel decennio del reaganismo cominciano ad uscire una serie di pellicole di azione che sanciscono il successo di attori quali Arnold Schwarzenegger e Chuck Norris. Chi ha però le occasioni migliori è Sylvester Stallone, che nel continuare la serie di Rocky ne fa evolvere il personaggio nel tempo. Stallone interpreta tra l’altro un bellissimo ruolo in “Rambo”, che narra in maniera molto profonda il disadattamento di un reduce del Vietnam. Del film verranno girati dei seguiti, ma è in questa prima pellicola che si nota la difficoltà a farsi accettare dalla società da parte di chi ha combattuto quella guerra.

E per il resto? Anche negli USA cominciano a scomparire le grandi pellicole che venivano girate negli anni passati. Chi riesce a sparare ancora dei buoni colpi è Paul Newman, che interpreta due ottime pellicole degne del cinema che fu. “Diritto di cronaca” punta il dito sul diritto dei giornalisti di pubblicare qualsiasi notizia su qualcuno rischiando di rovinargli la vita, ma è “Il verdetto” il film nel quale Newman dà una prova superlativa, interpretando il ruolo di un avvocato alcolizzato e disilluso che riesce a ritrovare la voglia di combattere in una causa contro un importante ospedale, rappresentato da un vecchio ed astuto avvocato, che per negligenza ha ridotto in coma una povera ragazza.

Gli anni ’80 rimangono il decennio nel quale poco rimane del vecchio cinema. Resistono ancora i grandi registi del passato – non dimentichiamo gli ultimi capolavori di Kubrick, i film dell’intramontabile Woody Allen, le favole di Spielberg e soprattutto l’uscita dell’ultimo meraviglioso film di Sergio Leone – ma un nuovo cinema si è affacciato e porterà ad un cambiamento radicale negli anni seguenti, che subiranno un’accelerazione dopo l’inizio del nuovo millennio. La televisione, la società che cambia a grande velocità e la tecnologia che avanza a velocità ancora maggiore porteranno anche nel cinema un mutamento irreversibile. Sparirà la vecchia pellicola (le bobine che venivano poi contenute nella famosa pizza…) per far posto al digitale.

Gli anni ’80 sono terminati e ci troviamo già verso la fine del 1990. E come un de profundis per il vecchio cinema avviene un lutto che colpisce duramente, portando via uno dei più grandi attori italiani, uno dei maggiori interpreti della commedia all’italiana, ma non solo. Il 27 ottobre 1990 muore Ugo Tognazzi. Come a dirci che quel cinema che avevamo conosciuto, vissuto da bambini e da ragazzini nel buio di una sala cinematografica, non tornerà più.

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