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FINO ALL’ULTIMO RESPIRO … DALLA “FINE DEL MONDO”, UN PAPA DI NOME FRANCESCO

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Redazione-  Ho pianto, come da bambina piansi per la morte di Papa Pio XII in un clima di triste attesa in una famiglia di donne profondamente cattoliche. Ho pianto, come da ragazza piansi per la morte del pontefice Roncalli, il “Papa buono”, e del presidente J.F. Kennedy.

Stamattina ad una prima lettura della notizia stentavo a credere. Non volevo credere. Era impossibile credere. L’avevamo visto tutti, urbi et orbi, ieri, Pasqua della Resurrezione, a Piazza San Pietro fra i fedeli che festosi lo salutavano. Lo avevamo visto durante la benedizione apostolica, sì stanco, con un soffio di voce: “Cari fratelli, Care sorelle, Buona Pasqua.” Pensavo fosse l’ennesima sciocchezza di orribile gusto di qualche improbabile giornale on-line. E invece, no. Era vero. E’ vero.

Francesco ci ha lasciato. Ci ha lasciati dopo avere servito la Chiesa tutta, fino all’ultimo respiro. Non si è risparmiato in questi giorni di Passione. Doveva, voleva portare fino in fondo il suo servizio. Lo ha fatto in modo esemplare per tutti noi che, attoniti, siamo privati di un Padre, di una Voce unici in un mondo così tumultuoso, disumano, impazzito.

Francesco è stato scomodo per molti uomini di potere anche nella Chiesa secolarizzata di Roma, così come è stato amato da tanti, dagli ultimi che in Lui hanno visto un difensore misericordioso e compassionevole: “Chi sono io per giudicare?” rispose il 29 luglio 2013 durante il suo viaggio in aereo, di ritorno dal Brasile, ad un giornalista che lo interrogava su certi scandali nella Chiesa.

E’ stato un uomo scomodo anche per tanti Media, condotti da uomini di poco conto. Ricordo lo stupore con cui dieci giorni fa televisioni e giornali lo hanno raccontato nel vederlo sulla sedia a rotelle attraversare la Basilica di San Pietro, coperto da “un poncho argentino”, in realtà una coperta, senza l’abito talare bianco. Forse non ricordavano che fino ad alcuni giorni prima era stato in rianimazione. Gente di poca fede e di notevole fantasia, incapace di empatia e di immedesimazione nel dolore.

Era, è stato, uomo fra gli uomini. Fratello fra fratelli. Il Papa della parresìa, della franchezza, della schiettezza, della lealtà.

Francesco era un gesuita, dunque educato, cresciuto, formato ad una disciplina ferrea. E’ questo che in tanti non hanno compreso: ferreo e compassionevole. Duplice anima: gesuita e francescana. Misericordioso fino alla fine dei suoi giorni, quando, ancora convalescente all’età di ottantotto anni, dopo settimane in rianimazione, il 17 aprile scorso, Giovedì Santo, ha voluto visitare i detenuti del carcere Regina Coeli. E’ stato accolto, come non mai, da un boato di acclamazioni: “Quest’anno non mi è possibile condurre la lavanda dei piedi, ma posso e voglio essere vicino a voi. Prego per voi e per le vostre famiglie”.

Hanno compreso ed apprezzato più i detenuti che i giornalisti … a proposito di “poncho argentino” …

Lo stesso boato festoso ed acclamante si è sentito in piazza San Pietro, quando lo hanno visto apparire. Ha voluto “abbracciare” il suo “gregge”, i fedeli, i suoi figli da buon Padre, forse consapevole che poteva essere l’ultimo saluto, l’ultimo abbraccio. Grazie, Francesco.

Fino all’ultimo respiro … Non si è risparmiato, incontrando anche il vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Incontro incerto fino agli ultimi minuti. Atto, quello di Papa Francesco, carico di grande responsabilità politica, morale e spirituale.

Spero che il novizio cattolico J.D. Vance sappia leggere un “segno” in tale incontro. J.D. Vance è stato l’ultima autorità politica a salutarlo. Peraltro autorità politica statunitense. Egli ha avuto, ricevuto un dono prezioso, che spero porti sempre racchiuso nel suo cuore e sappia soprattutto tradurlo in scelte ed azioni conformi alla solidarietà cristiana, adoperandosi a trasformare la boriosa e sfrontata oligarchia del potere statunitense che in questo momento storico sta mettendo a soqquadro il mondo.

Sua Santità Francesco è tornato nella casa del Padre in un giorno speciale: il Lunedì dell’Angelo. Altro segno che dovrebbe invitare noi tutti a riflettere.

Francesco ha compiuto la sua missione. E’ stato osteggiato perché umile, semplice. Ha scelto un appartamento in Santa Marta piuttosto che gli 800 metri quadri di qualche alto prelato in Vaticano. Ha voluto indossare una croce in argento piuttosto che in oro. Del resto i chiodi che hanno trafitto le carni di Cristo erano in ferro e, chissà, forse anche arrugginiti. Ha calzato scarponi piuttosto che i Tod’s.

Ha disposto di essere sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore, presso quella Madre Divina a cui è sempre stato molto devoto e a cui aveva portato i fiori gialli, appena dimesso dalla Clinica Gemelli di Roma, dopo cinque settimana di terapia intensiva, in fin di vita, con gravi problemi respiratori.

Se Pietro è stato la prima pietra sulla quale è stata fondata la Chiesa, Francesco è, è stato, e sarà la roccia a cui la Chiesa dovrà aggrapparsi per non naufragare in un tempo così grave e greve: esempio di vita, modello di stile da perpetuare al fine di continuare nella propria missione apostolica.

Ha aperto le porte ai divorziati risposati: “La Misericordia è più grande” per chi crede e vuole tornare ai sacramenti.

Ha affrontato lo spinoso e annoso tema degli scandali finanziari con determinazione, senza alcun tentennamento. Non a caso ha scelto di chiamarsi Francesco.

In merito al sacerdozio femminile, ha rispettato e condiviso il pronunciamento con una formulazione definitiva di Giovanni Paolo II, riconoscendo il ruolo della donna nella Chiesa: “Maria è più importante degli apostoli vescovi, e così la donna nella Chiesa è più importante dei vescovi e dei preti”.

Si è prodigato in ogni modo per porre fine al conflitto in Ucraina, attraverso le continue trattative diplomatiche del cardinale Zuppi. Ha richiamato i potenti della Terra alla pace in un mondo in perenne conflitto, definendo a Pasqua “ignobile” ciò che sta accadendo a Gaza.

A Papa Francesco, dico, diciamo tutti: GRAZIE. Francesco è stato un dono di Dio: un vento nuovo che ha soffiato sulla Chiesa. Grazie per l’esempio, per l’umiltà, per la determinazione e il coraggio che lo hanno contraddistinto.

F.to Gabriella Toritto

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