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” SI O NO CINQUE REFERENDUM SU LAVORO E CITTADINANZA ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Divorzio si, divorzio no. Aborto si , aborto no. Decisione sul fine vita si o no. Cannabis si , cannabis no. Sono questi i si e i no che i cittadini chiamati alle urne oper un referendum devono dare.. Con una semplicità straordinaria : si o no .I referendum proposti per l’8 e il nove di giugno in realtà nei loro quesiti non appaiono così semplici tanto che gli stessi giuristi a volte fanno fatica ad identificare il nocciolo del quesito stesso. I quesiti sono cinque : quattro riguardano il mondo del lavoro e uno quello del diritto alla cittadinanza.

Forse quest’ultimo è il più semplice da capire. Allineare la normativa esistente in tema di cittadinanza a quella degli altri paesi europei ovvero ridurre l’attesa per ottenere la cittadinanza da dieci a cinque anni.

I quattro sul lavoro in realtà, proprio in termini di semplicità potrebbero essere esemplificati in questo modo : il lavoro è una merce o un elemento della dignità della persona . Ovvero il lavoratore come persona,individuo soggetto di diritti o come forza lavoro. In altre parole con un quesito ancora più semplice si chiede al cittadino che vota qual’è la sua idea di lavoro; come guarda il lavoro.

Ma andiamo per ordine .Che cosa significa “Referendum popolare”?Secondo un dizionario giuridico (Brocardi.it) : “È un mezzo di democrazia diretta con il quale l’elettorato attivo manifesta, in maniera diretta e non coartabile né equivoca (quindi con un sì od un no, dovendo essere il quesito posto coerente ed omogeneo: vedasi sent. Corte cost. 16/1978) la propria volontà di abrogare o mantenere una legge dello Stato. Viene indicato comunemente come referendum abrogativo.
Viene escluso solo per alcune determinate materie, di cui all’ art. 75 Cost...È indetto referendum popolare (71,123, 132 ) per deliberare la abrogazione, totale o parziale, di una legge o un atto avente valore di legge , quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali . Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio , di amnistia e di indulto ,di autorizzazione a ratificare trattati internazionali . Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati (56). La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritti , e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi . La legge determina le modalità di attuazione del referendum.”

Cinquecentomila elettori .Per richiedere i cinque referendum di giugno 2025, era necessario raccogliere un numero minimo di firme per ogni quesito referendario. In particolare, per i referendum riguardanti il lavoro, sono state raccolte oltre 4 milioni di firme, mentre per il referendum sulla cittadinanza ne sono state raccolte 637 mila, come riportato dalla CGIL . In realtà un vero plebiscito soprattutto in rapporto ai tempi impiegati. Mai fino ad allora si era raggiunto in così poco tempo l’obiettivo di tante firme .

Dunque la visione del lavoro per quattro dei cinque quesiti referendari .”L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro “ afferma l’articoli 1 della Costituzione del nostro paese che pone dunque il lavoro al primo posto come diritto ma anche come adempimento di un dovere civico che coinvolge principalmente la persona e che quindi introduce un tema importantissimo il lavoro, come dicevamo è una merce oppure lo strumento di realizzazione della stesso individuo. Con l’aggiunta che attraverso il lavoro questo nostro paese ha realizzato una crescita sociale significativa che ci pone tra i paesi maggiormente industrializzati perché il lavoro è condizione di libertà, di dignità e di autonomia per le persone .

Infatti “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, afferma l’art 1 A cui fa seguito l’art.35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni” Ma è l’art. 4 della Carta che afferma il fondamento del lavoro : “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Costantino Mortati aveva affermato “nella Costituzione italiana, il lavoro posto a base della Repubblica, non è fine in sé o mero strumento di guadagno, ma mezzo di affermazione della personalità del singolo, garanzia di sviluppo delle capacità umane e del loro impiego.”

Per Carlo Marx il lavoro è una merce.. Ha in sé un valore di scambio, che determina il salario in base alla legge di mercato , e un valore d’uso, che produce producendo merce . Dal suo punto di vista il processo lavorativo è semplicemente il consumo della merce forza-lavoro, da lui acquistata, merce ch’egli tuttavia può consumare. Infatti afferma Marx nel la sezione III del Libro primo, capitolo 5 de Il Capitale .”L’uso della forza-lavoro è il lavoro stesso. Il compratore della forza-lavoro la consuma facendo lavorare il suo venditore. Attraverso tale processo quest’ultimo diventa actu quel che prima era solo potentia, forza-lavoro in azione, lavoratore. Per rappresentare il suo lavoro in merci, deve rappresentarlo prima di tutto in valori d’uso, cose che servono alla soddisfazione di bisogni d’una qualche specie. Dunque quel che il capitalista fa eseguire all’operaio è un valore d’uso particolare, un articolo determinato. La produzione di valori d’uso o beni non cambia la sua natura generale per il fatto che essa avviene per il capitalista e sotto il suo controllo. Quindi il processo lavorativo deve essere considerato in un primo momento indipendentemente da ogni forma sociale determinata. “

La Gaudium et spes al paragrafo 35 afferma : “ L’attività umana come deriva dall’uomo, così è ordinata all’uomo. L’uomo infatti, quando lavora, non trasforma soltanto le cose e la società, ma perferziona se stesso”.La questione del lavoro è stata rimessa con forza alla nostra

attenzione per le vicende economiche e finanziare che caratterizzano il nostro tempo . Ma l’argomento da sempre viene posto all’attenzione da parte di uomini illustri, studiosi e scienziati dell’economia . San Tommaso d’Aquino aveva con chiarezza scritto nella Summa Teologica quali sono le risorse fondamentali dell’uomo: “L’uomo possiede la “ragione” e la “mano”, che è l’organo degli organi, e mediante questi due mezzi può preparare strumenti in infiniti modi e per infiniti scopi” Afferma con forza la “Laborem Exercens”: “il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro”. E ci fermiamo qui nelle innumeroveli citazioni che si possono fare a questo proposito .

Citazioni e temi che dunque richiamano l’attenzione sul quesito che ci siamo posti sul tema dei quattro referendum sul lavoro proposti per la votazione dell’8 e 9 giugno . Ovvero sul fatto che tutti i quesiti referendari appunto sul lavoro si possono ridurre ad una semplice domanda : qual’è la tua visione del lavoro . E’ una merce di scambio o uno strumento per la realizzazione della dignità umana e quindi della realizzazione dell’individuo.

Non ha dubbi a questo proposito il segretario generale della Cgil Maurizio Landini che nel suo appello al voto per i Referendum su lavoro e cittadinanza intervenendo su La7 alla trasmissione di Massimo Gramellini ‘In altre parole’ ha detto : “L’8 e 9 giugno andate a votare per cambiare, è un voto che vi permette di migliorare la vostra condizione, i diritti di chi lavora e i diritti di cittadinanza, per i vostri figli e per i vostri nipoti, per dare un futuro a questo Paese. Non si vota per questo o quel partito, per questo o quel governo, votate finalmente per poter cambiare la situazione, per un giorno siete voi in Parlamento e cambiate le leggi per aumentare i diritti delle persone

Non ha storia, per modo di dire , invece il quinto quesito referendario che chiede se si vogliono accorciare i tempi da dieci a cinque anni per ottenere la cittadinanza in tema ampiamente discusso, fortemente divisivo sul quale da tempo il legislatore tenta di introdurre delle norme non tanto confacenti ai desideri dei richiedenti ma soprattutto in riferimento alla realtà. Progetti di legge come lo ius soli o cultura sono rimasti sulla carta. La riforma proposta dal quindi quesito referendario riguarderebbe almeno 2,3 milioni di persone che vivono e lavorano in Italia e punta a tornare alla situazione precedente al 1992, anno in cui il governo Amato introdusse i 10 anni sull’onda emotiva dei primi sbarchi di migranti a Lampedusa. Chi voterà «sì», abrogherà la legge in vigore dal 1992, che ha previsto 10 anni prima di chiedere la cittadinanza, chi voterà «no» lascerà le cose come stanno. In realtà, come proveremo a spiegare qui sotto, a causa della burocrazia e dei tempi concessi al Ministero dell’Interno, oggi i tempi per chi chiede la cittadinanza sono molto più lunghi di 10 anni. E’ importante ribadire che il quesito referendario per l’abrogazione della legge del 1992 non prevede alcuna acquisizione automatica della cittadinanza, questa infatti continuerebbe a essere concessa su domanda dell’interessato, corredata da una notevolissima documentazione e da una serie di altri requisiti:
* l’aver superato la prova di lingua italiana;
* essere in possesso di un reddito non inferiore all’importo annuo del reddito necessario per essere esenti dal ticket sanitario (circa 8.200 euro);
* il non avere condanne per reati medio-gravi, né in Italia, né all’estero;
* aver pagato le imposte dovute negli anni precedenti;
* disporre di una situazione che non crei pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato.

Domenica 8 e lunedì 9 giugno dunque si torna alle urne per votare su cinque referendum incentrati su lavoro, precariato, sicurezza del lavoro e immigrazione. Si tratta di consultazioni promosse da organizzazioni sindacali, in particolare dalla Cgil, e da alcuni movimenti civici che e si svolgeranno in concomitanza con le elezioni amministrative in diverse Regioni e comuni.

Questi gli argomenti dei cinque quesiti.

«Volete voi l’abrogazione del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” nella sua interezza?»

“Contratto di lavoro a tutele crescenti – Disciplina dei licenziamenti illegittimi: Abrogazione”. Questo quesito riguarda il Jobs Act e propone l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti previsti dal contratto a tutele crescenti. Attualmente, nelle imprese con più di 15 dipendenti, un lavoratore licenziato illegittimamente non ha diritto al reintegro. L’abrogazione di questa parte permettere un reintegro dello stesso.

«Volete voi l’abrogazione dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, recante “Norme sui licenziamenti individuali”, come sostituito dall’art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle parole: “compreso tra un”, alle parole “ed un massimo di 6” e alle parole “La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.”?»

“Piccole imprese – Licenziamenti e relativa indennità: Abrogazione parziale”. Questo quesito mira a rimuovere il limite all’indennità per i licenziamenti nelle piccole imprese. Oggi, in caso di licenziamento illegittimo, il risarcimento non può superare le sei mensilità. La sua abrogazione parziale permette di superare le sei mensilità di indennità.

«Volete voi l’abrogazione dell’articolo 19 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, comma 1, limitatamente alle parole “non superiore a dodici mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque”, alle parole “in presenza di almeno una delle seguenti condizioni”, alle parole “in assenza delle previsioni di cui alla lettera a), nei contratti collettivi applicati in azienda, e comunque entro il 31 dicembre 2025, per esigenze di natura tecnica, organizzativa e produttiva individuate dalle parti;” e alle parole “b bis)”; comma 1 -bis , limitatamente alle parole “di durata superiore a dodici mesi” e alle parole “dalla data di superamento del termine di dodici mesi”; comma 4, limitatamente alle parole “,in caso di rinnovo,” e alle parole “solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi”; articolo 21, comma 01, limitatamente alle parole “liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,”?»

“Abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi”. Il terzo quesito propone di reintrodurre l’obbligo di causale per i contratti di lavoro inferiori a 12 mesi per garantire una maggiore tutela ai lavoratori precari.

«Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole “Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.”?»

“Esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: Abrogazione”. Il quarto quesito, legato alla sicurezza sul lavoro, intende ampliare la responsabilità dell’azienda che commissiona un appalto. Attualmente, questa responsabilità riguarda solo i rischi generici, mentre la proposta mira a includere anche i rischi specifici legati agli incidenti.

«Volete voi abrogare l’articolo 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole “adottato da cittadino italiano” e “successivamente alla adozione”; nonché la lettera f), recante la seguente disposizione: “f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.”, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”?»

“Cittadinanza italiana: Dimezzamento da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana”. Il quinto quesito, infine, riguarda la cittadinanza e propone di dimezzare da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale in Italia necessario per presentare la richiesta di cittadinanza.

Si o no a questi cinque quesiti dunque domenica otto e lunedì nove giugno 2025.

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