” IL PROBLEMA DELL’ACCOGLIENZA TRA CRISI DELLA NATALITA’ E QUALITA’ DELLA VITA ” DI VALTER MARCONE
Redazione- In Abruzzo, sono 4.165 le nascite in meno. Le bambine e i bambini nati nel 2023, anno in cui “i dati sono consolidati sono 7.578: la regione si posiziona così al quattordicesimo posto. In Italia ci sarebbero 200mila persone nate in meno , di cui 10mila solo dal 2023 al 2024. Rispetto alle province la maglia nera va a Pescara, che è prima in regione e sesta in Italia per calo di nascite, in particolare nel periodo post-pandemia da Covid-19, dal 2019 in poi. “Sopra il 10% anche le province dell’Aquila (-10,9%) e Chieti (-10,3%).
Numeri che in qualche modo allarmano ma che sono sicuramente in rapporto ad alcuni fenomeni da tenere in considerazione quando si riflette sul problema della natalità , pèrchè appunto la natalità sembra essere diventata un problema. Fenomeni correlati dunque tra i quali la qualità della vita, la condizione della donna, specialmente in riferimento al mondo del lavoro, il reddito delle giovani coppie e la precarietò del lavoro, le situazioni abitative . Oltre ad un elemento importante che in particolare in Abruzzo incide sul fenomeno : lo spopolamento dei paesi e delle aree interne .Solo qualche giorno fa un articolo del Sole24ore riportava una classifica in cui veniva analizzata la qualità della vita nelle città per bambini e bambine, in cui L’Aquila si posizionava al nono posto delle province in Italia.
La natalità dunque in calo su cui pesa una fotografia in negativo di problemi e difficoltà come per esempio la crisi economica, il ritardo nella formazione di una famiglia, la mancanza di servizi per l’infanzia e le politiche di sostegno alle famiglie,progressiva diminuzione della popolazione femminile in età riproduttiva. Inoltre sembrano essere soprattutto i comuni distanti dalle aree più urbanizzate a risentire della tendenza alla denatalità .
Openpolis stima che “Attorno al 2030 – in uno scenario di previsione mediano, intermedio tra quelli “più pessimistici” e quelli “più ottimistici” – i residenti in Abruzzo potrebbero essere meno di 1,23 milioni (-4% rispetto ad oggi). Nel 2050 potrebbero scendere sotto la soglia di 1,1 milioni. Nel 2070 – sempre in uno scenario di previsione mediano – gli abruzzesi potrebbero essere circa 920mila. Ovvero il 28% in meno rispetto a oggi.” (1)
Tra i problemi sopra elencati prendiamo , seppur brevemente , quello delle donne madri e lavoratrici che si riferisce proprio alla condizione della donna .Secondo il rapporto “Le Equilibriste. La maternità in Italia 2025” di Save the Children : “A livello nazionale, la partecipazione femminile al mondo del lavoro resta tra le più basse al mondo (96ª posizione su 146 Paesi), con un divario retributivo marcato: il 26,6% delle donne è a rischio di lavoro a basso reddito, contro il 16,8% degli uomini. Dopo la maternità, il tasso di occupazione femminile scende drasticamente: lavora solo il 62,3% delle madri, contro oltre il 91% dei padri. Il 20% delle donne lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio, una percentuale che può salire fino al 35% in presenza di figli con disabilità.
Consideriamo ancora per esempio il problema dello spopolamento che si traduce in una marcata diminuzione del tasso di natalità e che quindi contribuisce a un’ulteriore invecchiamento della popolazione e alla difficoltà di mantenere un tessuto sociale dinamico. Un fenomeno determinato da debolezza del mercato del lavoro., carenza di infrastrutture., invecchiamento della popolazione,migrazione giovanile e fuga di cervelli. scarse opportunità di sviluppo economico, riduzione dei servizi pubblici essenziali. Con qualche rara eccezione come nel caso di Gagliano Aterno, per esempio in provincia di L’Aquila .
Malgrado diversi provvedimenti per supportare la maternità, la natalità e la famiglia siano stati varati dal governo Meloni , tra cui il Bonus nuovi nati (1.000 euro una tantum per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2025), il quoziente familiare (per detrazioni fiscali) e un congedo parentale più ricco. La Legge di Bilancio 2025, in particolare, prevede il riconoscimento di una “Carta per i nuovi nati” e l’estensione del bonus mamme lavoratrici , la situazione rimane critica.
La legge di Bilancio 2025 introduce una novità interessante quella della Carta per i nuovi nati. Si tratta di un contributo di 1.000 euro riservato ai bambini che verranno alla luce il prossimo anno e alle famiglie con un Isee non superiore a 40.000 euro. Oltre da un lato alla conferma degli sgravi contributivi alle lavoratrici con due figli – in scadenza a fine 2024 e che vengono estesi pure alle lavoratrici autonome -, dall’altro ad un rafforzamento dei congedi parentali.
Probabilmente avviare a soluzione il problema della natalità significa riconsiderare tutti assieme questi elementi con una riforma globale dell’intero sistema sia dal punto di vidta economico che culturale (per esempio staccandosi sempre di più e poi definitivamente dal vincolo dell’Isee) .
Con uno sguardo particolare ,proprio in tema di inverno demografico che mette fortemente l’accento su un problema , quello dell’accoglienza degli stranieri che potrebbe porre rimedio allo spopolamento e comunque costituire un binomio interessante nella valutazione di questo fenomeno.
Lo ha ricordato anche Papa Francesco alla III EDIZIONE DEGLI STATI GENERALI DELLA NATALITÀ, Auditorium di Via della Conciliazione (Roma) Venerdì, 12 maggio 2023.In estrema sintesi La natalità e l’accoglienza “non vanno mai contrapposte perché sono due facce della stessa medaglia, ci rivelano quanta felicità c’è nella società” Lo ha detto il Papa nel suo intervento agli Stati Generali della Natalità. “Una comunità felice sviluppa naturalmente i desideri di generare e di integrare, di accogliere, mentre una società infelice si riduce a una somma di individui che cercano di difendere a tutti i costi quello che hanno”, ha aggiunto il Papa. Francesco chiede dunque di sostenere la felicità, specialmente quella dei giovani, perché “quando siamo tristi ci difendiamo, ci chiudiamo e percepiamo tutto come una minaccia”. “In questo contesto di incertezza e fragilità, le giovani generazioni sperimentano più di tutti una sensazione di precarietà, per cui il domani sembra una montagna impossibile da scalare”, ha detto il Papa elencando alcuni problemi: “Difficoltà a trovare un lavoro stabile, difficoltà a mantenerlo, case dal costo proibitivo, affitti alle stelle e salari insufficienti sono problemi reali. Sono problemi che interpellano la politica, perché è sotto gli occhi di tutti che il mercato libero, senza gli indispensabili correttivi, diventa selvaggio e produce situazioni e disuguaglianze sempre più gravi”.
In quella riflessione ad alta voce Papa Francesco ha affermato anche : “ La nascita dei figli, infatti, è l’indicatore principale per misurare la speranza di un popolo. Se ne nascono pochi vuol dire che c’è poca speranza. E questo non ha solo ricadute dal punto di vista economico e sociale, ma mina la fiducia nell’avvenire. Ho saputo che lo scorso anno l’Italia ha toccato il minimo storico di nascite: appena 393 mila nuovi nati. È un dato che rivela una grande preoccupazione per il domani. Oggi mettere al mondo dei figli viene percepito come un’impresa a carico delle famiglie. E questo, purtroppo, condiziona la mentalità delle giovani generazioni, che crescono nell’incertezza, se non nella disillusione e nella paura. Vivono un clima sociale in cui metter su famiglia si è trasformato in uno sforzo titanico, anziché essere un valore condiviso che tutti riconoscono e sostengono. Sentirsi soli e costretti a contare esclusivamente sulle proprie forze è pericoloso: vuol dire erodere lentamente il vivere comune e rassegnarsi a esistenze solitarie, in cui ciascuno deve fare da sé. Con la conseguenza che solo i più ricchi possono permettersi, grazie alle loro risorse, maggiore libertà nello scegliere che forma dare alle proprie vite. E questo è ingiusto, oltre che umiliante.”
Un Papa che dopo essersi dilungato proprio sugli aspetti negativi che influiscono sulla natalità offre all’improvviso una apertura straordinaria richiamando appunto la speranza con queste parole : “Amici, dopo aver condiviso queste preoccupazioni che porto nel cuore, vorrei consegnarvi una parola che mi è cara: speranza. La sfida della natalità è questione di speranza. Ma attenzione, la speranza non è, come spesso si pensa, ottimismo, non è un vago sentimento positivo sull’avvenire. “Ah, tu sei un uomo positivo, una donna positiva, bravo!”. No, la speranza è un’altra cosa. Non è un’illusione o un’emozione che tu senti, no; è una virtù concreta, un atteggiamento di vita. E ha a che fare con scelte concrete. La speranza si nutre dell’impegno per il bene da parte di ciascuno, cresce quando ci sentiamo partecipi e coinvolti nel dare senso alla vita nostra e degli altri. Alimentare la speranza è dunque un’azione sociale, intellettuale, artistica, politica nel senso più alto della parola; è mettere le proprie capacità e risorse al servizio del bene comune, è seminare futuro. La speranza genera cambiamento e migliora l’avvenire. È la più piccola delle virtù – diceva Peguy – è la più piccola, ma è quella che ti porta più avanti! E la speranza non delude. Oggi ci sono tante Turandot nella vita che dicono: “La speranza che sempre delude”. La Bibbia ci dice: “La speranza non delude” (cfr Rm 5,5).”
Agli Stati generali della natalità era presente anche il Presidente del Consiglio dei ministri ,Giorgia Meloni , che a sua volta ha indicato alcune strade da percorrere per porre freno alla caduta delle nascite : “ Fin dal nostro primo giorno di lavoro, il Governo ha messo i figli, i genitori, le mamme e i papà in cima all’agenda politica.
Abbiamo fatto della natalità e della famiglia una priorità assoluta della nostra azione. E lo abbiamo fatto banalmente perché vogliamo che l’Italia torni ad avere un futuro, a sperare e a credere in un futuro migliore rispetto a questo presente incerto.
Abbiamo dedicato alla natalità la titolazione di un Ministero – è qui presente il Ministro Roccella, la ringrazio -, e abbiamo collegato il tema della natalità con quello della famiglia e delle pari opportunità. Non è una scelta nominalistica. Non è, cioè, una scelta di forma, ma di sostanza. È la sintesi di un programma di governo che vuole affrontare con determinazione le grandi crisi che l’Italia, e non solo l’Italia per la verità, affronta. E tra queste crisi è innegabile quella demografica, banalmente perché i figli sono la prima pietra della costruzione di qualsiasi futuro. E il lavoro che questo obiettivo richiede investe moltissimi ambiti.
Se le donne non avranno una possibilità di realizzare il proprio desiderio di maternità senza dover rinunciare alla realizzazione professionale, non avranno dunque non tanto pari opportunità quanto pari libertà; se i giovani non hanno la possibilità di comprare una casa nella quale ambire a crescere i loro figli; se i salari saranno così bassi da frenare lo slancio di mettere in piedi una famiglia col timore di non essere nella condizione di mantenerla adeguatamente; se tutto questo e molto altro non verrà affrontato con dedizione sarà impossibile raggiungere l’obiettivo che tutti qui dentro ci prefiggiamo.”
In questa riflessione abbiamo accennato alla risorsa degli immigrati e quindi al valore e all’importanza dell’accoglienza. A questo proposito si deve tener conto di quanto afferma l’Istat secondo la quale nei prossimi 25 anni il rapporto tra individui in età lavorativa e non passerà da circa 3 su 2, a 1 su 1. Proprio in riferimento a questo dato di fatto occorre mettere in atto politiche efficaci di risoluzione ma soprattutto politiche immediate perchè il tempo ormai stringe e la deformazione della piramide demografica è talmente imminente che i danni potrebbero essere altrettanto immediati. Dunque aumentare la base attiva della nostra popolazione con politiche emigratorie oculate e soprattutto accoglienti .
La politica di “ ognuno a casa loro “ che funziona in termini di risultati elettorali in Europa e negli Stati Uniti ci dicono che sulle migrazioni si gioca la carta di governo ma ci dicono anche che sull’emigrazione si potrebbe avviare un progetto di risoluzione dell’inverno demografico . Un discorso difficile perchè dal punto di vista culturale non sono molti quelli che guardano agli emigrati con favore . A meno che il problema non si voglia risolvere per esempio con un esercito ri robot umanoidi che sono in realtà forza lavoro come è dimostrato dal loro incipiente e sperimentale uso in alcune fabbriche . Con un pericolo : quello di cambiare radicalmente il mondo del lavoro e di aprire spazi poco regolamentati all’intelligenza artificiale su cui appunto si comincia a discutere.
Dunque abbiamo parlato di natalità ma un accenno dobbiamo farlo alla qualità della vita che è anch’essa in riferimento al problema della natalità perchè sono proprio le condizioni di vita ,per esempio quelle delle famiglie e quindi delle donne che influiscono sulla natalità. La 33ª indagine sulla Qualità della vita del Sole 24 Ore certifica la leadership di Bologna, seguita sul podio da Bolzano e Firenze. Un’edizione, quella di quest’anno, che dà ampio spazio alle ricadute sul territorio dei grandi shock 2022: guerra in Ucraina, caro-energia, inflazione “(2)
Una riflessione dunque sulla qualità della vita che richiama ancora una volta l’attenzione sulla condizione della donna, sui servizi e le strutture in favore della famiglia .Infatti a questo proposito scrivono Marta Casadei e Michela Finizio sul report de Il Sole 24 ore : “ L’eredità lasciata dal Covid e i primi segnali di recessione economica. La crisi inizia a mordere sul territorio, soprattutto nel Mezzogiorno, allargando il divario con il resto del Paese. Affiorano i primi sintomi di una popolazione sotto shock per la corsa dei prezzi: le famiglie restano schiacciate sotto il peso di un’inflazione mai così alta dai primi anni Ottanta e il caro energia si abbatte su imprese e amministrazioni locali, in difficoltà nella gestione dei budget. “
E proprio in riferimento al problema della natalità la fotografia della qualità della vita evidenzia un elemento negativo : “ Negli asili nido italiani ci sono 27,2 posti ogni cento bambini, con differenze che vanno dai 46,8 posti di Ravenna ai 6,2 di Caltanissetta. Conoscere questo indice di copertura si è reso necessario da quando nel 2002 il Consiglio di Barcellona ha fissato l’obiettivo del 33 per cento.
Ed è anche grazie alla forza di questi numeri che oggi nel Pnrr c’è l’investimento da 4,6 miliardi per potenziare le strutture per l’infanzia. “
La sfida per la natalità, abbiamo detto passa anche dalla migrazione e su questo tema vogliamo riflettere ulteriormente tenuto conto che già dagli anni Duemila si è riscontrato un rallentamento della natalità. Mentre la prima ondata di migrazioni in Italia era in maggioranza maschile, dal 2000 sono arrivate soprattutto donne, in parte per ricongiungimento familiare, in parte per nuovi flussi da aree con migrazioni tipicamente femminili, come l’Est Europa, il Sud America o le Filippine.
La .Fondazione ISMU ETS stima che al 1° gennaio 2023 gli stranieri presenti in Italia erano circa 5 milioni e 775mila, 55mila in meno rispetto alla stessa data del 2022. Il bilancio demografico mostra una significativa crescita della popolazione straniera residente in Italia (+110.000 unità). Diminuisce, invece, la componente irregolare, che si attesta sulle 458mila unità, contro le 506mila dell’anno precedente. Il calo degli irregolari è dovuto principalmente all’avanzamento delle regolarizzazioni attuate nel 2022 a completamento delle procedure di “emersione 2020”. Da segnalare la consistente riduzione dei “regolari non residenti”: il loro numero è sceso da 293mila a 176mila (-117mila). (3)
Sono questi alcuni dei principali dati del XXIX Rapporto sulle migrazioni 2023, elaborato da Fondazione ISMU ETS (Iniziative e Studi sulla Multietnicità), che in riferimento ai problemi del lavoro degli immigrati afferma anche a proposito del problema dell’overqualification.:” Rispetto agli altri Paesi, l’Italia attrae una immigrazione poco istruita: la metà degli immigrati nati all’estero ha una bassa istruzione formale e solo il 12% ha una laurea, rispetto al 20% dei nativi. Ciò nondimeno, la quota di lavoratori stranieri laureati occupati in una professione low o medium skill è pari al 60,2% nel caso dei cittadini non UE e al 42,5% nel caso degli UE, a fronte del 19,3% stimato per gli italiani. Pesa il mancato riconoscimento dei titoli acquisiti all’estero: meno del 3% degli stranieri possiede un titolo estero riconosciuto in Italia. “
Dati ed elaborazioni che richiamano l’attenzione su un aspetto determinante del problema immigrazione in riferimento al contributo che gli immigrati possono dare in termini di denatalità Ovvero i la questione dei flussi che ci porta a domandarci quanto funzioni il decreto flussi
Il decreto flussi prevede la possibilità , in alcuni giorni particolari, per imprese o famiglie di fare richiesta su un portale ministeriale., di un” nulla osta” per l’assunzione di lavoratori di Paesi extra UE . La conclusione è che le richieste sono sempre più dei posti disponibili .E che in caso positivo l’iter burocratico è difficoltoso e lungo per arrivare all’obiettivo prefissato . Tener conto di questo fatto significherebbe dunque cominciare a moficare il decreto che con i tempi che impone , in realtà, ostacola soprattutto le richieste del mercato del lavoro, in particolare quello stagionale, e genera dinamiche di irregolarità. Oltre al fatto che spesso non si tratta di reclutamento dall’estero, ma spesso è un modo di regolarizzare chi è già in Italia .
Nel 2023, come denunciato dal nuovo Rapporto della campagna Ero Straniero, le domande di ingresso per lavoro sono state oltre 6 volte le quote stabilite, e meno di una quota su quattro (23.52%) si è convertita in un contratto di lavoro e permesso di soggiorno. Nel 2022, il tasso di conversione era stato maggiore (35,32%), ma rispetto a un minor numero di quote.
“Ancora una volta – si legge nel rapporto – emerge chiaramente che solo una parte di lavoratrici e lavoratori che entrano in Italia con il decreto flussi riesce a stabilizzare la propria posizione lavorativa e giuridica, ottenendo lavoro e documenti. Il resto delle persone è destinato a scivolare in una condizione di irregolarità e quindi di estrema ricattabilità e precarietà.”(4)
Molto dunque c’è da fare per contrastare la denatalità anche perchè il tempo a disposizione è poco, le cose da fare sono molte e alcune, di carattere strutturale, richiedono tempi mediamente lunghi .
(1)https://www.openpolis.it/esercizi/labruzzo-nel-2030-tra-aree-interne-e-spopolamento/
(2)https://lab24.ilsole24ore.com/qualita-della-vita/?cmpid=nl_morning24#
(3)https://www.ismu.org/xxix-rapporto-sulle-migrazioni-2023-comunicato-stampa-13-2-2024/
(4)https://erostraniero.it/rapportoflussi2024/È la fotografia degli anni 2023 e 2022 fatta dal dossier “I veri numeri del decreto flussi: un sistema che continua a creare irregolarità” della campagna Ero Straniero, che prosegue il suo monitoraggio del sistema per l’ingresso di lavoratori e lavoratrici dall’estero
