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RIATTIVATE CIRCOLAZIONE E ATTIVITA’ CELLULARE NEL CERVELLO DI UN MAIALE 4 ORE DOPO LA MORTE

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Redazione-Riattivate circolazione e attività cellulare nel cervello di un maiale quattro ore dopo la morte. Una scoperta clamorosa, che rievoca in chiave moderna gli esperimenti del dottor Victor Frankenstein descritti da Mary Shelley, e soprattutto sfida le ipotesi sulla tempistica e la natura irreversibile della fine di alcune funzioni cerebrali dopo la morte. A descrivere la ricerca su ‘Nature’ sono gli scienziati della Yale University (Usa).

Il cervello di un maiale morto, ottenuto da un impianto per il confezionamento delle carni, è stato isolato e trattato con una soluzione chimica progettata ad hoc. Così sono state osservate molte funzioni cellulari di base, che si riteneva si interrompessero definitivamente alcuni secondi o minuti dopo lo stop dell’ossigeno e del flusso sanguigno, riferiscono gli scienziati. “Il cervello intatto di un grande mammifero conserva la capacità, precedentemente sottovalutata, di riattivare la circolazione e alcune attività molecolari e cellulari, a diverse ore di distanza dall’arresto circolatorio”, ha sintetizzato l’autore senior della ricerca, Nenad Sestan, professore di Neuroscienze, medicina comparata, genetica e psichiatria a Yale. Del laboratorio di Sestan fa parte anche il ricercatore Stefano G. Daniele.

Il gruppo di studiosi sottolinea comunque che al cervello ‘riattivato’ in laboratorio mancavano i segnali elettrici associati alla normale funzione cerebrale. “In nessun momento abbiamo osservato il tipo di attività elettrica organizzata associata a percezione, consapevolezza o coscienza”, ha precisato infatti il co-autore dello studio Zvonimir Vrselja, ricercatore associato di neuroscienze. “Dal punto di vista clinico – aggiunge – questo non è un cervello vivente, ma è un cervello attivo a livello cellulare”.

La morte cellulare nel cervello è considerata un processo rapido e irreversibile. Tagliato l’apporto di ossigeno e sangue, l’attività elettrica del cervello e i segni di consapevolezza scompaiono in pochi secondi, mentre i depositi di energia si esauriscono in pochi minuti. Attualmente si ritiene che si producano a questo punto una serie di lesioni e reazioni molecolari a cascata, che portano nell’arco di poco tempo a una degenerazione diffusa e irreversibile. Una tesi ‘sperimentata’ anche dagli studenti di medicina protagonisti del film ‘Flatliners – Linea mortale’.

Tuttavia i ricercatori del laboratorio di Sestan hanno osservato che i piccoli campioni di tessuto con cui lavoravano di solito mostravano segni di vitalità cellulare, anche quando il tessuto era stato prelevato varie ore dopo la morte. Per questo, incuriositi, hanno ottenuto il cervello di maiali per studiare quanto fossa diffusa questa vitalità postmortem nell’organo intatto. Quattro ore dopo il decesso dell’animale, gli scienziati hanno ricollegato la vascolarizzazione del cervello facendo circolare una soluzione formulata e sviluppata ad hoc per preservare il tessuto cerebrale, utilizzando un sistema che chiamano BrainEx. Così hanno scoperto che l’integrità neurale era stata preservata e alcune funzioni neuronali, gliali e vascolari erano state ripristinate. La scoperta, assicurano, può aprire la strada a nuovi studi sulle patologie cerebrali.

“In precedenza eravamo in grado di studiare le cellule del cervello dei mammiferi solo in condizioni statiche o bidimensionali, utilizzando campioni di tessuto di piccole dimensioni al di fuori del loro ambiente originario”, ha aggiunto Stefano G. Daniele, co-autore dello studio. “Per la prima volta siamo in grado di studiare il cervello in tre dimensioni, cosa che aumenta la nostra capacità di analizzare complesse interazioni cellulari”.

La nuova piattaforma di ricerca potrebbe un giorno essere in grado di aiutare i medici a trovare nuovi modi per salvaguardare la funzione cerebrale nei pazienti con ictus, o testare l’efficacia di nuove terapie mirate al recupero cellulare dopo una lesione, un trauma o una malattia.

Attenzione, però: all’origine dell’impresa di Yale non c’è mai stato l’obiettivo del dottor Frankenstein. “Il ripristino della coscienza non è mai stato un obiettivo di questa ricerca“, ha assicurato un altro co-autore dello studio, Stephen Latham, direttore del Centro interdisciplinare di bioetica di Yale. “I ricercatori erano pronti a intervenire con l’uso di anestetici e la riduzione della temperatura per fermare l’attività elettrica globale organizzata, se fosse emersa. Tutti hanno concordato in anticipo sul fatto che esperimenti sulla ripresa dell’attività” cerebrale “globale non potrebbero andare avanti senza chiari standard etici e meccanismi di supervisione istituzionale”. Insomma, una cosa è studiare la ‘vitalità’ del cervello dopo la morte,

altra è tentare di riportarlo in vita.

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