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PREVENZIONE E CURA ATTRAVERSO LA MUSICOTERAPIA DEL DISAGIO ADOLESCENZIALE

10.215

Redazione-In occasione del Convegno Nazionale “L’adolescente questo sconosciuto”, tenutosi a Silvi Marina (TE) il 23 u.s., è stata presentata un’esperienza di musicoterapia attiva  svolta presso un centro alla periferia Nord di Roma, finanziato dal comune di Roma e rivolta a due tipi di utenza: minori con disabilità e minori appartenenti a nuclei disagiati o in condizioni di precarietà. Il progetto era basato sull’integrazione di differenti interventi e attività che andavano dal sostegno scolastico, alla realizzazione di laboratori espressivi e ludico-sportivi, alla  musicoterapia  e alle attività e terapie assistite con l’ausilio di animali (asini, cavalli e cani). Il contesto multidisciplinare ha offerto la possibilità di un  intervento a 360°, particolarmente stimolante anche per gli stessi operatori coinvolti, fornendo l’occasione di un confronto fra situazioni molto diverse. Tuttavia la scelta di un’equipe di lavoro così ampia, ha determinato la necessità di un adattamento dal punto di vista metodologico, da parte di ciascuno, perché potessero essere rispettate le esigenze di tutti, non esclusi gli animali coinvolti.

Come detto, il progetto era rivolto a due tipi di utenza, in particolare la descrizione di questa esperienza si riferisce al secondo gruppo, costituito da 10 ragazzi segnalati  dalle scuole del territorio, dalle parrocchie e dai servizi sociali.  In un’ottica di integrazione fra la dimensione cognitiva, emotivo-affettiva e socio-relazionale, l’intervento di musicoterapia ha avuto lo scopo di porsi come supporto emotivo e di favorire la socializzazione,  sollecitando i ragazzi alla partecipazione e al confronto,  spesso molto vivace e fisico, coinvolgendoli  per quanto possibile, attraverso lo sviluppo di tematiche a loro vicine e lavorando sulle risorse presenti nel “qui ed ora” della seduta. Col trascorrere dei mesi (il progetto ha avuto la durata di un anno) il numero dei partecipanti  ad ogni incontro si è stabilizzato a quattro/cinque presenze, ma i ragazzi non erano sempre gli stessi. Ciò ha determinato la creazione di un gruppo molto eterogeneo e di difficile gestione, al di là delle caratteristiche proprie dei singoli, infatti, è stato complesso realizzare e mantenere una  buona e stabile relazione al suo interno. Questa estrema variabilità nella partecipazione, oltre alle caratteristiche di alcuni elementi, hanno suggerito l’organizzazione di un intervento ben strutturato e direttivo, che tuttavia privilegiasse il più possibile modalità espressive non verbali. Il presupposto necessario per il proseguimento dell’attività e quindi il primo obiettivo che ci siamo proposti è stato quello di costruire delle  relazioni positive all’interno del gruppo e nei confronti degli operatori. La libera espressione dei bisogni di ciascuno, spesso riversati in maniera confusa e con modalità provocatorie e poco ortodosse, ha rappresentato il punto di partenza di ogni incontro. Ciò ha significato dare ascolto e accoglienza alle diverse espressioni dei ragazzi  e alle loro manifestazioni più urgenti, favorendo per quanto possibile la canalizzazione dell’aggressività, all’interno di forme espressive non verbali, specie nei primi incontri in cui l’affiatamento era carente. L’evidente bisogno  di “usare le mani” con forza ed energia e  la grande fisicità che i ragazzi  hanno espresso, sono stati trasformati a secondo delle situazioni, in maniera creativa: dando vita a danze improvvisate o a forme  percussive sintonizzate sul movimento degli altri. In altri casi  il conflitto è stato agito sotto forma di forti e dinamici litigi sonori realizzati attraverso gli strumenti, infine la musica è stata utilizzata come testo su cui ragionare o da realizzare in forma di rap, o come spunto per la realizzazione di murales da dipingere utilizzando direttamente le mani o l’aria soffiata attraverso delle cannucce.

Una volta esaudito il bisogno dei partecipanti di scaricare l’energia, prevalentemente aggressiva,   è stato possibile durante ogni seduta e a piccoli passi, agire su altri elementi, come il rinforzo dell’autostima o sulla capacità di definire, condividere e infine accettare le regole. La musica e in generale il linguaggio sonoro –musicale, anche se utilizzati in forma semplice, richiedono struttura, obbligano all’uso di regole e di un minimo di disciplina. Eseguire insieme un brano musicale, per quanto facile possa essere, richiede la capacità di ascoltarsi reciprocamente e di rispettare i tempi di ognuno senza sovrapporsi. Nel corso della nostra esperienza  già la  sola scelta del brano costituiva  una grande difficoltà per i ragazzi, col trascorrere  del tempo, sebbene con grande fatica, i ragazzi hanno potuto sperimentare il piacere di costruire qualcosa e

di poterlo realizzare sentendosi parte di un gruppo.

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