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NOTE PSICOANALITICHE SUL SUICIDIO IN ADOLESCENZA-DOTT.SSA MARIA RITA FERRI

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Redazione-Qual’è la voce che non giunge a noi da chi affonda nel morire nel lancio vuoto di Sé?Il senso della caduta fatale è forse quello di ritrovare un’immensità terrestre in un volo che non ha fine.L’intento inconscio è rendere infinita una vita uccidendone virtualmente l’inizio, dopo aver trovato un centro d’integrazione psichica nel piegarsi al dominio dell’Altro fino a rinunciare al desiderio di esistere.

Ma un volo mortale non è forse anche un precipitare nel centro della terra per raggiungere la propria origine cosmica?E’ così che l’Io, cadendo, rincorre una vertigine incompiuta, cade d’emblée come un oggetto assopito, come chi ha perduto, dunque, la propria soggettività per raggiungere chi non ritorna.Va anche detto che per l’Io il gettare Sé  dall’Alto è sempre un’immersione nella tela d’ombra in cui trovare l’antico impasto con il cielo, e quindi le gioie primitive.In adolescenza la struttura psichica è così tenera da non poter tollerare il peso  se non di tenui pensieri. Struttura che è un sussurro d’essere.

Non giunge a porre la propria orma sul suolo.Vive così, tra cielo e terra senza mai appartenervi. Cadendo, rinuncia alla sua balaustra sul cielo. Nel gettarsi sceglie le braccia sconosciute del vuoto: è lì, in quel momento di sospensione dell’ esistere, che “il nero e il vuoto sono uniti inseparabilmente”, con G. Bachelard.

Ma, in una riflessione più intima, il gesto del volo non è forse espressione di un bisogno di profondità? E, nello stesso tempo un liberarsi della compattezza rocciosa della realtà, dell’Altro, che rifrange con indifferenza l’immagine del giovane Io senza mai nominarla?Allora possiamo pensare che il volo sia una ricerca più profonda del proprio nome, sconosciuto all’Io, ma svelato una prima volta nel cosmo, nel momento in cui termina l’esistere. Volo di ricongiunzione con il proprio nome.Il nome è, noi sappiamo, un destino felice, nell’appartenere più primitivo all’Altro, ciò che situa il soggetto e lo benedice, è la preghiera dell’Altro perché egli viva…E non siamo lontani dal vero nel supporre che tale discesa finale non sia mai un cadere da un muro di Tàpies, creato per l’ascesa, ma da una pagina autobiografica che mai fu scritta.

E’, in realtà, una caduta infinita, in assenza di un fondamento, “caduta nel cuore”.

I sognatori di voli crudeli cambiano il destino della caduta, in una  mitologia folle e solitaria la percepiscono come una piccola morte, necessaria per vivere:  dal lutto impossibile degli incontri negati l’essere diviene nel divenire-di-caduta, sorge da uno psichismo discendente.Tutto nasce da una diminuzione di sostanza dell’essere, provocata da un’interruzione del dinamismo e della rêverie dell’infanzia per cui guardare il mondo era fondarsi in esso: per l’Io adolescente si capovolge il rapporto, ed è l’Io ad essere guardato crudelmente o ignorato dal mondo, senza  che si palesi un rifugio…In questa fase della vita l’essere segue la dialettica dell’abbattimento e dell’innalzamento, laddove la rêverie segue unicamente la dinamica del sollevamento.

Il lasciarsi cadere quindi assume il senso di rincorrere, in un altrove, la rêverie perduta dell’infanzia, quando l’Io cresceva con il grano, l’età dell’Io era l’immenso e l’essere era essere-per-sempre, quando si forgiavano come in sogno, d’emblée, i vasi d’edera che abitavano il giardino e toccare era risvegliare ciò che sogna nella materia.Venuto meno l’incanto, l’essere adolescente è una silhouette senza nome, che ha perduto il nodo d’amore che può trattenere il suo slancio a morire.

L’essere adolescente nasce da un meriggio che non ha fine.

E il meriggio è l’ora in cui l’esistere indietreggia, cede al passato, come ad una tensione troppo lenta, luce opaca di lago… ma poiché lo precede, il meriggio è sempre l’après midi d’Autrui.Il lutto del meriggio che non trovi elaborazione diventerà attesa di un ritorno, ora per allora. Se l’Io non sostiene una sua caduta psichica dettata dal non ritorno dei buoni oggetti amati ed ora perduti,  può accedere ad un cadere materico.Una caduta così segnata dal non sostenere la vertigine del vivere, ovvero le solitudini inattese che lo avvolgono, a volte, sogna forse un simbolo che annulli ogni infelicità che non si assopisce.E’ noto che il mondo dell’adolescente è in ombra, egli vive in un intimo segreto e sfugge i mondi solari. L’amore per l’ombra è, certamente, necessità di rifugio, ma ricordiamo che per i sognatori dei colori, l’ombra è la parte più minerale delle cose, il loro senso scurito, ne conserva la verità. Ciò perché, rivelandone la consistenza, le lega alla terra, e quindi all’essere, ma è anche il luogo dove svaniscono le cose…

L’essere in ombra dell’adolescente è, dunque, rinvenimento dell’essere nel suo stesso svanire. Ogni essere materiale, inoltre, ha la sua profondità, amare è sempre amare la profondità, ovvero ciò che la scurisce, il suo essere intimo, in ombra. L’ombra, d’altro canto, è l’orma dell’Io sulla terra, il segno del suo consistere.

L’Io adolescente ricerca nel suo essere in ombra un vivere profondamente.

Ma ogni ombra è anche un inizio di caduta ed ogni profondità necessita di un mentore che raggiunga il senso del viaggio e assicuri il ritorno.Poiché, infatti, ogni ombra è un incipit di caduta, essa è anche l’oscurità che divora la luce e i colori.Se nel revenant dei colori il viola è malinconia del blu, ne deriva che, per l’Io che vive nei crocicchi, ogni violetta oscura sia violetta di morte, come comprendiamo dai

“Mondi viola” di A. Blok.

 

 

 

Dott.ssa Maria Rita Ferri

Psicoterapeuta Psicoanalitico,

Formazione Psicoanalitica Post Lauream,

Spec. Psicoterapia Familiare.

 

 

 

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