MARIA CRISTINA GALLO | IL GRIDO DI UN PAESE CHE NON ASCOLTA PIÙ
Riflessione della Dott.ssa Assunta Di Basilico – Psicologa, Pedagogista, Musicoterapeuta – Studiosa e Promotrice dell’Intelligenza Emotiva Presidente Associazione Essere Oltre ETS – Pesca. Ci sono notizie che non dovrebbero mai esistere, eppure arrivano come una lama nel silenzio
Redazione- La morte di Maria Cristina Gallo, costretta ad attendere per otto lunghi mesi l’esito di una biopsia, è una di quelle notizie che inchiodano la coscienza collettiva e interrogano il valore stesso della parola “vita”.
Otto mesi di attesa, di speranza, di fiducia nella sanità, nella scienza, nella cura.
Otto mesi sospesi tra la paura e la speranza, nell’illusione che la risposta potesse ancora salvare.
Ma quando la diagnosi è arrivata, era ormai troppo tardi: le metastasi avevano già vinto il tempo, e con esso la possibilità di vivere.
Come psicologa, pedagogista e studiosa dell’intelligenza emotiva, non accuso: ma grido.
Grido il dolore, la delusione, la disperazione e la paura di chi soffre, e di chi non riesce a curarsi in tempo utile.
Grido per tutti coloro che, come Maria Cristina, affrontano la malattia non solo contro il male, ma contro un sistema che dimentica l’essere umano nella sua fragilità più profonda.
Oggi, persino i farmaci per i soggetti fragili sono diventati a pagamento, e per molti la cura è diventata un lusso.
Come può una persona malata sostenere cure lunghe e costose, se il suo stipendio basta appena alla sopravvivenza?
Come si può conciliare la miseria quotidiana con il privilegio di potersi curare?
Viviamo in un tempo in cui la malattia è diventata un lusso, e la salute un privilegio.
E quando il corpo non ce la fa più, spesso anche la mente si arrende.
La difficoltà nel potersi curare porta molti a lasciarsi andare, a spegnersi lentamente, nell’indifferenza generale.
Si vive aspettando il momento fatidico, non per scelta ma per rassegnazione, perché nessuno – e dico nessuno – si prende davvero cura di chi ha bisogno.
Si organizzano conferenze, si riempiono piazze e palchi con parole altisonanti sui diritti umani, ma spesso queste iniziative diventano vetrine di visibilità, non strumenti concreti di sostegno a chi soffre davvero, in silenzio, dietro la porta di casa o nel letto di un ospedale.
Questo non è un articolo di denuncia, ma un grido del cuore, un appello alla coscienza civile e al risveglio collettivo.
Un invito a riflettere su ciò che stiamo diventando come Paese, come società, come esseri umani.
Mi chiedo:
dove sono gli italiani che scendono in piazza per gridare la pace nel mondo,
se non riescono più a gridare per il diritto alla vita dei propri concittadini?
Dove sono le piazze, le mani, le coscienze che dovrebbero difendere chi muore in silenzio nei corridoi dei pronto soccorso,
chi non ha i mezzi per pagare una visita,
chi attende per mesi una cura che non arriva mai?
L’Italia che si commuove per le tragedie lontane dovrebbe trovare il coraggio di guardare anche alle proprie ferite:
quelle che si consumano ogni giorno nei calendari sanitari chiusi,
nelle liste d’attesa infinite,
nelle vite sospese di chi aspetta un aiuto che non arriva.
Oggi la paura più grande non è ammalarsi,
ma non riuscire a curarsi.
Una paura sociale, collettiva, che cresce nell’anima di chi si sente invisibile, abbandonato, impotente.
Di chi deve scegliere tra un debito e una speranza,
tra una visita intramoenia e mesi di attesa nel sistema pubblico.
La salute, diritto universale, è diventata una moneta di scambio tra chi può permettersela e chi non può.
E questa non è un’accusa, ma una constatazione amara, che chiede di essere ascoltata con coscienza e umanità.
Come studiosa dell’intelligenza emotiva mi domando:
dove si trova oggi l’empatia, in un sistema che non ascolta più il dolore umano?
Che senso ha parlare di cura, se manca l’ascolto?
Che valore ha l’intelligenza emotiva, se la società ha disimparato a sentire la sofferenza dell’altro?
Viviamo in un tempo in cui il disagio non è solo fisico, ma spirituale e collettivo.
Le persone non si ammalano solo nel corpo, ma anche nell’anima,
perché si sentono sole, dimenticate, escluse da un mondo che parla di progresso ma dimentica l’essere umano.
Come pedagogista, credo che l’unica vera medicina sia l’educazione alla vita,
perché educare alla vita significa insegnare a rispettarla, difenderla e onorarla in ogni sua forma.
La pedagogia dell’ascolto, della presenza e della solidarietà è la base di una società sana.
Maria Cristina Gallo diventa così il simbolo di una verità che tutti conosciamo ma pochi osano dire:
che la povertà uccide, l’indifferenza uccide, l’attesa uccide.
E che una società senza ascolto, senza empatia, senza equità, non può dirsi evoluta.
Non scrivo per dividere, ma per risvegliare le coscienze.
Vorrei che ogni cittadino, ogni medico, ogni politico, ogni educatore si fermasse un attimo a chiedersi:
“Sto davvero facendo tutto il possibile per difendere il diritto alla vita?”
Perché la vera intelligenza emotiva non consiste nel comprendere soltanto i sentimenti,
ma nel trasformarli in azioni di cura, solidarietà e giustizia.
Questa è la medicina di cui l’Italia ha bisogno.
Non parole rabbiose, ma cuori che si risvegliano.
Non platee e slogan, ma gesti concreti.
Servono mani tese, non sguardi distratti.
Perché la vita – ogni vita –
merita di essere ascoltata, rispettata e salvata.
Dott.ssa Assunta Di Basilico
Psicologa – Pedagogista – Musicoterapeuta
Studiosa e Promotrice dell’Intelligenza Emotiva
Presidente Associazione Essere Oltre ETS – Pescara
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