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E LA PAROLA SI FECE CARNE (PRIMA PARTE ) DI VALTER MARCONE

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Redazione- Tutto ebbe inizio con una promessa. La Chiesa nella liturgia del’8 dicembre, festa dell’Immacolata concezione, proclama brani delle sacre scritture che raccontano come il primo uomo e la prima donna, avendo mangiato del frutto proibito, furono allontanati dal paradiso terrestre. Il libro della Genesi racconta così la “ caduta “ : [Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».Ma nello stesso brano il racconto continua così:”Allora il Signore Dio disse al serpente:

«Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». C’è dunque la promessa di affidare ad una donna l’opera di portare a compimento un disegno di redenzione e di salvezza. L’iconografia sacra e la storia della pittura molte volte rappresentano questa donna, Maria ,ammantata di celeste ma soprattutto con ai piedi un serpente. Famosa in questo senso è la tela del Murillo. Una promessa custodita dalle donne protagoniste dei fatti dell’Antico Testamento che per esempio devono provare a sopravvivere sole, facendosi forti della loro amicizia, Noemi e Ruth ; costrette a entrare in conflitto tra loro dalle disuguaglianze della società dell’epoca Agar e Sara ; capaci di smascherare l’ipocrisia degli uomini per poter affermare il proprio diritto e la propria dignità Tamar , alla mercé delle furberie e degli inganni di padri e futuri mariti, Lia e Rachele e poi ancora Rebecca ,Raab,Jezebel, Atalia,Dalila e altre ancora .

Una promessa realizzata finalmente nell’annuncio dell’arcangelo : “l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Ma soprattutto sta in quella meravigliosa disponibilità : “ «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Se Abramo concepì Isacco per la fede nella promessa di Dio “e divenne padre di molti popoli” (cf. Rm 4,18-22),ugualmente Maria concepì Gesù per mezzo della fede. La concezione verginale di Gesù fu opera dello Spirito Santo, ma per mezzo della fede di Maria.

”Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto “ (1) è il grido che il prologo del Vangelo di Giovanni di secolo in secolo si fa udire ancora oggi. La nascita di quell’Uomo grida ancora di più perché e la nascita di un “ bambino” al freddo e al gelo di una grotta di Bettlemme. Un bimbo deposto dalla madre nella mangiatoia di una stalla , affidato ad un bue e ad un asino per sentire il primo calore del mondo in cui era venuto a dare compimento ad un patto .Tra un Dio misericordioso e la sua creatura :l’uomo. Esposto all’adorazione di pastori e contadini , sotto le sembianze umane il suo Figlio prediletto nel quale si era compiaciuto fin dall’inizio del tempo . ha iniziato il suo cammino terreno che lo avrebbe portato sul legno della croce come estremo sacrificio in riscatto dello stesso uomo .

Senza dunque Maria e la sua maternità non ci sarebbe stato il Natale. Il giorno in cui il Verbo di Dio si manifesta agli uomini . Di questo giorno hanno parlato i Padri della Chiesa ,Santi e mistici, le storie del cinema, i racconti di grandi scrittori e i versiimmortali di cantori e poeti di ogni tempo .Quella che segue è una scelta,in più parti di testi che con un lungo filo conduttore portano nella nostra contemporaneità un avvenimento di duemila anni fa e intatto lo consegnano alla nostra emozione perchè germogli per tutti i giorni dell’anno quale luce per i nostri passi .a manifestazione del Verbo di Dio agli uomini. la manifestazione del Verbo di Dio agli uomini.
Cominciamo con i primi secoli :

Efrem il Siro
(Nisibis 306- Edessa373)
«Dialogo tra i Magi e Maria»
I magi: «Una stella ci ha annunciato
che Colui che è nato è il re dei cieli.
Tuo figlio comanda gli astri,
che sorgono solo al suo ordine».
Maria: «E io vi rivelerò un altro segreto,
perché ne siate persuasi:
da vergine, ho dato la luce a mio figlio.
Egli è figlio di Dio.
Andate, e annunciatelo alle genti!»
I magi: «Pure la stella ce l’aveva fatto conoscere,
che tuo figlio è figlio di Dio e Signore».
Maria: «Mari e monti lo testimoniano;
tutti gli angeli e tutte le stelle:
Egli è il figlio di Dio e il Signore.
Datene l’annuncio nelle vostre terre,
che la pace si diffonda nel vostro paese».
I magi: «Che la pace del tuo figlio
ci riporti nel nostro paese,
senza pericoli come siamo venuti,
e quando Egli dominerà il mondo,
che visiti e benedica la nostra terra».
Maria: «Esulti la Chiesa e intoni gloria,
per la venuta del figlio dell’Altissimo,
la cui luce ha illuminato cielo e terra,
benedetto Colui la cui nascita
allieta il mondo!».

Nel testo l’autore (Niblisi 306 – Edessa 373), vescovo in Mesopotamia, immagina poeticamente un dialogo, non narrato nei vangeli, tra Maria ed i Magi.

Dice Efrem in Inno per la nascita di Cristo I : “ E’ grande il prodigio che si è compiuto sulla nostra terra: il Signore di tutto è disceso su di essa, Dio si è fatto uomo, l’Antico è diventato fanciullo; il Signore si è fatto uguale al servo, il figlio del re si è reso come un povero errabondo. L’essenza eccelsa si è abbassata ed è nata nella nostra natura, e ciò che era estraneo alla sua natura lo ha assunto per il nostro bene. Chi non contemplerà con gioia il miracolo che Dio si è abbassato assoggettandosi alla nascita? Chi non si meraviglierà vedendo che il Signore degli angeli è stato partorito? Credilo senza dubitarne e sii convinto che tutto in verità si è svolto proprio così!

«Come in un occhio, / la luce dimorò in Maria, / affinò la sua mente / e illuminò la sua comprensione. / Rese il suo pensiero puro / e limpida la sua verginità» (Efrem il Siro, Inno sulla Chiesa, 36). «Per questo lo stesso Dio Verbo, quando è stato concepito ed è nato secondo la carne, ha reso Maria Madre di Dio in quanto lei ha generato il Verbo dotato di un corpo, ed essa è invocata in modo bello ed ammirabile. Perché il mistero è proprio questo, cioè la vittoria di quanto c’è di buono, l’innalzamento della nostra stirpe e l’ascesa verso le virtù». (Severo d’Antio chia, Omelia cattedrale, XIV)

Efrem nacque nel 306 a Nisibi, città della Mesopotamia governata con la forza della armi da Roma. Dei primi anni della sua vita si conoscono racconti molto diversi tra loro: certo, invece, il sacramento del battesimo ricevuto verso i 18 anni. Strinse una profonda e spirituale amicizia con il vescovo della città, Giacomo (santo, 15 luglio), con il quale contribuì a costruire e a guidare una scuola di teologia. Ordinato diacono prima del 338 dal vescovo Giacomo (303-338), visse e operò a Nisibi fino alla conquista persiana: Efrem, alternando la vita ascetica all’insegnamento, si ritirò gli ultimi anni presso Edessa dove morì il 9 giugno dell’anno 373.

SANT’AMBROGIO
(Treviri 339/340 – Milano 397)
«Nella notte della Natività»
Volgiti a noi, tu che guidi Israele
assiso sui Cherubini,
mostrati in faccia a Efraim, ridesta
la tua potenza e vieni.
O Redentore delle genti, vieni,
rivela al mondo il parto della Vergine;
ogni età della storia stupisca:
è questo un parto che si addice a Dio.
Non da seme virile
ma per l’azione arcana dello Spirito
il Verbo di Dio si è fatto carne,
fiorito a noi come frutto di un grembo.
Il verginale corpo s’inturgida
senza che il puro chiostro si disserri,
brillano le virtù come vessilli:
Dio nel suo tempio ha fissato dimora.
Esca da questo talamo nuziale,
aula regia di santo pudore,
il Forte che sussiste in due nature
e sollecito compia il suo cammino.
A noi viene dal Padre
e al Padre fa ritorno,
si slancia fino agli inferi
e riguadagna la sede di Dio.
Consostanziale e coeterno al Padre,
dell’umiltà della carne rivèstiti:
con il tuo indefettibile vigore
rinsalda in noi la corporea fiacchezza.
Già il tuo presepe rifulge
e la notte spira una luce nuova;
nessuna tenebra più la contamini
e la rischiari perenne la fede.

Scrive Riccardo Maccioni su Avvenire del 22 dicembre 2018 : “ Uno dei sentimenti che caratterizza il Natale è lo stupore, che nasce di fronte a un Dio che arriva a offrire suo Figlio per la salvezza dell’umanità. Un sentimento, ha ricordato il Papa domenica all’Angelus, «che è più forte di un’emozione comune. È vedere Dio: lo stupore per il grande mistero di Dio fatto uomo». Lo aveva capito bene sant’Ambrogio (339/340-397), cui si deve l’introduzione della festa del Natale a Milano, quando ne divenne vescovo.«Muro» o «colonna della Chiesa», «torre di Davide contro Damasco», secondo le immagini dei primi biografi Rufino e Paolino di Milano, questo Vescovo che, ispirato dal timore di Dio, non ha mai avuto paura di dire la verità ai potenti, si presenta anche come Pastore esemplare, guida straordinaria ed evangelizzatore instancabile. Mistico e uomo d’azione, Sant’Ambrogio è stato anche un grande poeta i cui Inni, con ammirevole concisione, formano un compendio della vita cristiana. Egli ha scritto alcune fra le più belle pagine della lingua latina, ove si intrecciano il lirismo ardente e il vigore dialettico. Rémy de Gourmont, nel suo Latin mystique, ha reso giustizia al genio poetico del primo Vescovo di Milano: «[…] le odi di sant’Ambrogio sono rimaste i fiori più squisiti del simbolico giardino della liturgia». ( 2)

Sant’Ambrogio ricorderà alla sorella Marcellina che nel giorno di Natale fece professione di fede alla presenza di Papa Liberio, le parole del Pontefice pronunciate quel 25 dicembre: «Quando, il giorno di Natale nella basilica dell’apostolo Pietro, tu sigillavi la professione della verginità anche con il mutamento dell’abito – e per la professione della vergine quale giorno più adatto di questo, in qui un figlio fu dato alla Vergine? – alla presenza di molte fanciulle di Dio che andavano a gara per divenire tue compagne, Liberio disse: Nobili nozze hai desiderato per te, o figliola! Guarda quanta folla è qui venuta per celebrare il Natale del tuo sposo; …oggi (il tuo sposo) è nato dalla Vergine come uomo, ma è stato generato dal Padre prima di ogni cosa: simile alla Madre nel corpo, al Padre nella potenza. Unigenito in terra, unigenito in cielo: Dio da Dio, partorito dalla Vergine; giustizia del Padre, onnipotenza dell’Onnipotente, luce da luce, non inferiore a colui che l’ha generato…» (Le vergini, libro III, n. 1-4).

Dice Cristina Siccardi : Il primo documento che registra la celebrazione della festa del Santo Natale il 25 dicembre del 336 è il Cronografo del 354 (Chronographus anni 354), primo Calendario della Chiesa di Roma. Si tratta di un Calendario illustrato, accompagnato da testi, realizzato dal calligrafo Furio Dionisio Filocalo.
Il codice venne offerto ad un aristocratico romano di fede cristiana di nome Valentino. Sant’Ambrogio (339/340 – 397) visse i suoi anni giovanili a Roma e fu qui che conobbe la festa del Santo Natale, quando sua sorella Marcellina fece professione religiosa nel Natale dell’anno 352 o 354 nella basilica di San Pietro e la cerimonia venne presieduta da Papa Liberio.(….)Divenuto Vescovo di Milano, Sant’Ambrogio introdusse la festa del Natale nella sua città episcopale, fra il 380 e il 386. Non fu soltanto il ricopiare un uso romano, ma la ricorrenza della natività del Salvatore divenne per il primo fra i quattro grandi dottori della Chiesa latina (San Girolamo, Sant’Agostino e San Gregorio I papa), l’occasione propizia e sempre ricercata per combattere l’eresia ariana (che umanizzava Cristo, spogliandolo della sua divinità. Ciò che accade nuovamente oggi nel contemporaneo neoarianesimo della cristianità): glorificare il Mistero dell’Incarnazione compiutasi in Maria Santissima, fu la perfetta occasione per dichiarare e diffondere, fra i potenti e gli umili, la Verità sul Cristo Dio. (3)

Questi due componimenti esprimono il mistero del Natale,quel mistero che troviamo anche nelle parole dei santi e dei mistici .

“Il mondo intero, o Signore, ha sete del giorno della tua nascita; questo giorno beato racchiude in sé i secoli futuri; esso è uno e molteplice. Sia dunque anche quest’anno simile a te, e porti la pace fra il cielo e la terra”. Esprime così il desiderio del Natale del Signore Efrem il Siro, un poeta del IV secolo. “Gesù posto nella mangiatoia è il cibo dei giumenti che siamo noi”, scrive invece il cantore del desiderio di Dio Sant’Agostino, che conclude un suo discorso sull’Incarnazione del Verbo ricordandone il significato profondo: “Voi siete il prezzo dell’incarnazione del Signore”. Soffermandosi sul paradosso di un Dio uomo anche Sant’Ambrogio evidenzia con grande lirismo che Gesù Bambino “volle farsi pargolo, volle farsi bimbo, perché tu possa divenire uomo perfetto; fu avvolto in pochi panni perché tu venissi sciolto dai lacci di morte; giacque nella mangiatoia per collocare te sugli altari; scese in terra per elevare te alle stelle; non trovò posto in quell’albergo perché tu potessi avere il tuo nella patria celeste. Da ricco che era, si fece povero per voi – dice l’apostolo – perché per la sua povertà voi diventaste ricchi. Quella povertà è dunque la mia ricchezza, la debolezza del Signore è la mia forza. Volle per sé ristrettezze e per noi tutti l’abbondanza”.

Un Natale che è tripudio di luce nella grotta di Betlemme come dice Luisa Piccarreta (1865-1947), una mistica che si nutrì per molti anni soltanto dell’Eucarestia, la quale in una delle sue visioni della Natività afferma : “Chi può dire la bellezza del Bambinello che in quei felici momenti spargeva anche esternamente i raggi della Divinità? Chi può dire la bellezza della Madre che restava tutta assopita in quei raggi divini? E S. Giuseppe mi pareva che non fosse presente nell’atto del parto, ma se ne stava in un altro canto della spelonca tutto assorto in quel profondo Mistero e se non vide con gli occhi del corpo, vide benissimo cogli occhi dell’anima, perché se ne stava rapito in estasi sublime”.

(1) Sir 24,1-4.12-16; Sal 147; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18)
(2) https://www.corrispondenzaromana.it/il-natale-di-santambrogio/

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