” GEOGRAFIE DELLA TERRA , GEOGRAFIE DELLO SPAZIO ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Esiste oggi un Marco Polo. In quale terra il nostro Marco contemporaneo potrebbe svolgere le sue ricerche per stupirci con un altro moderno “Milione”? La domanda resterà forse inevasa. Anche se i libri di viaggio non mancano con il loro fascino nella letteratura moderna e contemporanea. Dai diari di viaggio di esploratori ai racconti di avventurieri moderni, la scelta è veramente ampia . I racconti fondono assieme l’emozione del viaggio e l’avventura personale . Con le descrizioni e quindi fondamentalmente con la parola che emoziona e trascina scopriamo il mondo restando seduti. Anche se c’è un maestro inarrivabile in questo genere di avventure da fermi Xavier de Maistre, giovane ufficiale savoiardo, fratello del più famoso Joseph, che pubblica nel 1795 un breve libro, scritto nel 1790 (l’anno dopo la Rivoluzione francese) durante gli “arresti domiciliari” inflittigli per aver partecipato a un duello d’onore, dal titolo “Viaggio intorno alla mia camera “ . Con questo incipit: “ “Signori leggete. Ho intrapreso e condotto un viaggio di quarantadue giorni intorno alla mia camera. Le osservazioni interessanti che ho fatto, e il piacere continuo che ho provato lungo il cammino, mi facevano desiderare di renderlo pubblico; e a ciò mi ha deciso la certezza di essere utile. Il mio cuore prova una soddisfazione inesprimibile a pensare al numero infinito di infelici ai quali io offro una risorsa garantita contro la noia e un addolcimento dei mali che soffrono. Il piacere che si prova a viaggiare nella propria camera è al riparo della gelosia inquieta degli uomini ed è indipendente dalla fortuna. Si è così infelici, così abbandonati, da non avere un ricovero dove potersi ritirare e nascondere a tutti? Ecco tutto quanto occorre per il viaggio”
Certo il viaggio all’interno della mia camera ha poco a che vedere con il viaggio in automobile di cinquemila chilometri compiuto di George Simenon che in compagnia della moglie Tigy e il figlio Marc percorre regioni americane dal Maine a Sarasota, per esplorare ed ammirare le città ma anche la vita quotidiana della gente che vi abita.
Oppure con i libri di Paolo Rumiz che io ritengo il viaggiatore eccellente ; esperienze tutte riferite in volumi pubblicati da Feltrinelli e oggi in edicola in una collana edita da La Repubblica. Viaggi come quelli raccontati per esempio in La rotta per Lepanto che ci affascina per la descrizione di rotte marine ma che è anche l’incontro con uomini e donne di mare, seguendo le tracce della Serenissima e luoghi come Venezia, Parenzo, Pola, Ragusa, Corfù.
O ancora Paolo Cognetti “senza mai arrivare in cima , Viaggio in Himalaya che racconta l’esplorazione della montagna di cui parlerò più avanti.
E decine e decine di altri racconti senza dimenticare la descrizione del Portogallo di Josè Saramago o la Patagonia di Bruce Chatwin e il classico Giro del mondo in Ottanta giorni di Julis Verne e Sulla Strada di Jack Kerouac, Gli Anelli di Saturno di W. G. Sebald che non è un viaggio interstellare ma in Inghilterra , Ebano di Ryszard Kapuscinski in cui il giornalista si immerge totalmente nel continente africano .
E’ possibile oggi fantasticare ancora sulla capacità di qualche super cervellone elettronico o di qualche intelligenza artificiale di scoprire nuove terre e nuovi cieli, anche in senso metaforico. Notevole è la nostra capacità di saperci raccontare le esperienze fatte trasformando le emozioni e trasferendole a chi legge e a chi ascolta. Solo l’uomo è capace di fare questo. Le dirette televisive sul cosiddetto allunaggio di qualche decennio fa e le emozioni che destarono ne sono un esempio.
Chi esplora ancora il pianeta Terra? Ma soprattutto chi esplora i mari e gli oceani nelle loro profondità. Abbiamo a disposizione , fin dai tempi più remoti mappe per la navigazione che sono frutto della esplorazione della superficie dei mari e degli oceani. In fondo un lavoro semplice per milioni di uomini che nelle loro imbarcazioni hanno percorso i mari per le esigenze più diverse . Esperienze che i cartografi hanno saputo compendiare e trasferire sulle carte geografiche .Le prime tracce di cartografia risalgono ai Greci, ai Babilonesi e ai Fenici. Le prime raffigurazioni furono effettuate dai babilonesi su tavolette d’argilla con tecniche molto rudimentali. Seguirono molti altri tentativi fino ai viaggi di esplorazione che resero possibile una rappresentazione dei luoghi più aderente alla realtà . E’ nell’Ottocento che nasce la moderna cartografia . Quattrocento anni dopo lo sviluppo nelle città tedesche di Norimberga e Bamberga, della produzione di mappamondi in legno e rame. Il più antico mappamondo giunto a noi è il cosiddetto “Erdapfel” , realizzato da Martin Behaim tra il 1490 e il 1492.
Ma per tornare all’esplorazione dei mari e degli oceani va detto che sette decimi del pianeta Terra è coperto di acqua e nelle profondità di mari e oceani esistono forme di vita di cui conosciamo molto poco mentre sappiamo quasi tutto della superficie dei mari. . C’è un Marco Polo del mare. Ci rivolgiamo spesso all’infinitamente grande : c’è vita su altri pianeti. È possibile costruire una stazione spaziale sulla luna. Come si arriva a Marte. E spesso ignoriamo l’infinitamente piccolo che abbiamo vicino a noi ,dentro di noi, ignoriamo la sua natura . Ma questo è ancora un’altro tipo di viaggio, un’altra geografia sulla quale mi riprometto di tornare .
A scuola non si studia più la geografia. Voglio dire, più come una volta. Italiano, latino, storia e geografia erano le quattro materie che la mia professoressa alle scuole medie ci faceva studiare .E nell’orario giornaliero settimanale queste tre materie pesavano perché qualche giorno a settimana si mettevano insieme e facevano ,per esempio, tre ore di seguito. Tante quelle tre ore, perché se l’interesse ai temi e agli argomenti non era coinvolgente allora bisognava arrangiarsi a passare quelle tre ore in vari modi che non oso qui riferire per “ pudicizia” intellettuale. Basta solo dire che anche quello serviva perché nella economia generale, leggere di nascosto sottobanco, studiare la lezione per l’interrogazione dell’ora successiva, sonnecchiare era decisivo proprio per un “armonico” sviluppo della “ personalità”. Esperienze che sarebbero servite a riguadagnare il mondo che stava fuori da quell’aula e nel quale certi comportamenti ben sperimentati sarebbero stati di seguito utili.
Tra quelle materie c’era la geografia. Ora Parlando di geografia, quella dell’Italia politica ed economica sulle cartine appariva di una semplicità disarmante. Le complicazioni avvenivano aprendo l’atlante geografico De Agostini ma soprattutto quello metodico sempre di De Agostini e infine l’atlante geografico Treccani. Insomma un’altra Italia, piccola ma con territori diversissimi tra di loro; le montagne più alte d’Europa e i mari più caldi. Una geografia che la politica non vuole riconoscere stando ai discorsi parlamentari e alla lettura dei loro resoconti .
Stando per esempio alla nuova legge sull’autonomia così come è stata concepita , scritta e approvata. Tenendo conto si della esigenza costituzionale di arrivare ad una autonomia e non “ comunque” ad un’autonomia che così come concepita nell’attuale legge in vigore è stata smontata dalla Corte Costituzionale . Con il rinvio al Parlamento per l’attuazione delle modifiche . In un contesto che di recente ha visto anche la pronuncia della Consulta che ha ammesso il referendum abrogativo presentato dai partiti e movimenti di opposizione federati , per così dire, questa volta in quello che si aupsica essere il campo largo in azione anche per un progetto di governo alternativo a quello attuale.
Il problema sia per quanto riguarda lo studio della geografia delle nostre regioni che per quello che riguarda le idee sottese alla nuova legge dell’autonomia , tanto per guardarci nell’ombelico , è che non si può rappresentare un’Italia uguale in ogni sua parte disattendendo non solo la geografia ma anche l’antropologia, la storia e l’economia.
Non ci sono regione uguali, provincie uguali, città uguali. E certi fenomeni hanno dato risultati diversi, prendiamo per esempio i terremoti . A cento anni da quello di Messina ci sono ancora in quella città , baracche ; nel Veneto a qualche anno dall’evento sismico tutto è stato completato; a L’Aquila a quattordici anni da quell’evento del 2009 la ricostruzione stenta a completarsi in una città ancora senza edificio teatrale e scuole pubbliche messe a norma, una città che si avvia nel 2026 ad essere capitale della cultura.
Dunque la geografia delle esplorazioni sulla Terra è ancora un fatto concreto .Perchè per esempio restano da esplorare le profondità marine a cui ho accennato . Dal punto di vista scientifico vengono messe in atto perforazioni, dragaggi e rilevazioni con magnetometri ed eco scandagli. Una delle esplorazioni marine più appariscenti è rappresentata dalle piattaforme per la ricerca di idrocarburi .che in concreto è una delle attività più frequenti . Mentre sono proprio le profondità marine ad alimentare l’immaginario collettivo perchè fino a qualche decennio fa era molto difficile scendere anche a pochi metri sott’acqua per la mancanza di strumenti adatti. Certo ci sono le imprese , ma anche in questo caso piene di fascino e di immaginario, come quelle di Enzo Maiorca che il 30 luglio 1988 nel mare siracusano di Fontane Bianche stabilì il suo record mondiale di discesa in apnea raggiungendo i 100 metri di profondità .
Pensiamo ad un altro esempio , all’abisso Challenger ,così chiamato perchè scoperto da una nave che portava questo nome nel 1875, della fossa delle Marianne,diviso in tre bacini, occidentale, centrale e orientale, con la profondità massima di 10.902-10.929 metri. Esplorato con più tentativi , famoso il batiscafo di Picard fino all’ultimo tentativo fatto dalla marina degli Stati Uniti con un batiscafo in acciaio battezzato “ Trieste” prodotto dalle acciaierie di Terni .La fossa delle Marianne si trova all’incontro tra due placche tettoniche, quella del Pacifico e quella delle Filippine, e si estende per oltre 2.500 km a forma di mezzaluna.
Le esplorazioni abissali dunque oltre a soddisfare l’immaginario servono a conoscere gli ecosistemi e a proteggerli dall’attività di estrazione dei minerali che avvengono con le trivellazioni marine per una salvaguardia del loro delicato equilibrio che ci riguarda direttamente. Perchè questi ecosistemi danno vita ai cicli biogeochimici, ai cicli degli elementi, dei nutrienti e sostanze chimiche e della regolazione del clima, tanto che gli oceani contribuiscono ad assorbire il calore,un’azione fondamentale per per sequestrare e immagazzinare carbonio.
Come ci riguarda direttamente in generale la salvaguardia del mare. Soprattutto in questo momento in cui proprio il mare viene minacciato dagli scarichi di materie plastiche ,principale causa di inquinamento in quanto dei 450mln di tonnellate di plastica prodotta ogni anno di cui ben 8mln tonnellate finiscono ogni anno negli oceani con un danno per 700 specie interessate da questo fenomeno di inquinamento.
Esplorazioni dunque che ci inducono a considerare molti aspetti e in particolare un fenomeno molto importante da osservare, il cosiddetto “deep sea mining” che causa essenzialmente perdita di biodiversità e degrado degli ecosistemi, con un possibile impatto su molti dei servizi ecosistemici in qunto le operazioni di estrazione di minerali arrivano alla distruzione dell’habitat del fondale marino, insieme alla fauna unica che lo abita. Il problema è che nelle profondità marine la vita si sviluppa molto lentamente, e ciò significa che è altamente vulnerabile alle perturbazioni ed estremamente lenta a riprendersi.
Anche se va detto , l’esplorazione dei fondali abissali è ancora agli inizi .Forse conosciamo meglio il cielo stellato con le sue mappe, comprese quelle della luna e di qualche altro pianeta del sistema solare che i fondali del mare. Una conoscenza come accennavo volta anche ad un uso pratico di alcune risorse .Infatti Le risorse genetiche marine, o MGR: sono preziose per la medicina, i prodotti farmaceutici, i biomateriali e tutta una serie di altre opportunità che questo mondo sommersi ci offre.
All’opposto c’è l’esplorazione delle montagne con scalate famose l’Everest nel 1953 e il K2 l’anno successivo, così come l’esplorazione delle regioni antartiche e dei ghiacciai perenni dove nel 1957 fu edificata una base di ricerca permanente.
Fin qui la geografia del nostro pianeta Terra che ci affascina ancora malgrado secoli di esplorazioni e di conoscenze. Ma quello che ci affascina ancora di più è l’esplorazione dello spazio nel senso che non ci basta più la visione astronomica del cielo stellato e le teorie della nascita dell’universo. Quello a cui mira l’uomo di oggi è appunto la conquista di quegli spazi. La ricerca di esopianeti con condizioni di vita simili alla Terra e soprattutto lo sfruttamento delle risorse che i pianeti del sistema solare, per esempio, possono offrirci a cominciare dal satellite Luna.
Negli anni ’50 e ’60 l’uomo ha fatto grandi progressi nel campo delle esplorazioni. Anzitutto, iniziarono le avventure spaziali, con il lancio del primo satellite artificiale nel 1957 e del primo uomo nello spazio nel 1961; sulla Terra, furono scalate per la prima volta le montagne più alte, Da più di mezzo secolo dunque lo sguardo al cielo ci fa pensare ad altre opportunità . Anche se l’astrologia opportunamente confinata negli oroscopi ci impegna ancora quotidianamente nella ricerca di quello che le stelle ci possono dare in tema di fortuna, amori, ricchezza. Una astrologia che ha ceduto il posto dal punto di vista scientifico all’astronomia che dall’antichità ha studiato la volta celeste . Una astronomia a cui hanno dato contributi rilevanti Galileo e Copernico mettendo a rischio la loro stessa vita . Una scienza che si avvale oggi dell’osservazione attraverso reti di osservatori astronomici che mappano l’intera superficie terrestre in luoghi da cui appunto l’osservazione è più agevole e migliore. Una scienza che si avvale dei telescopi spaziali a cominciare da Hubble (Hubble Space Telescope, o HST) fu lanciato in orbita terrestre bassa nel 1990 ed è attualmente operativo, distando da 525km a 550km dalla Terra. Uno dei più grandi e versatili telescopi spaziali che ne fa uno strumento importante per la ricerca.
Ma quella dell’esplorazione dello spazio ai primi passi ,, della sua conquista e dello sfruttamento delle risorse che ci offre . malgrado le accelerazioni che idee , sperimentazioni e politiche nazionali e transnazionali vanno dando a questo settore , è un’altra storia , tutta da scrivere sui cui primi passi vorrei tornare con un’altra riflessione appunto sulla geografia della Terra e sulla geografia dello spazio.
