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COMMENTO PSICOANALITICO AL FILM “LEZIONI DI TANGO” DI SALLY POTTER-DOTT.SSA RITA FERRI

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Redazione-Commento psicoanalitico al film “Lezioni di Tango” di Sally PotterConferenza da me tenuta presso il palazzo della Regione, Emiciclo, il 15/5/2018nell’ambito dell’evento organizzato dall’Associazione di Tango “Nueva Ideal” d’intesa con l’Associazione “Università della terza età”

Per comprendere a pieno il senso del film inizieremo con l’analisi dell’ultima scena. Il protagonista si apre, per la prima volta, a Sally : “Non mi sento a casa, in Francia, in Inghilterra, in una sinagoga…neanche qui. Ho paura di essere uno senza radici, di sparire senza lasciare traccia…”.
Non sentirsi a casa… sguardo melanconico che accenna ad una antica perdita. Noi sappiamo bene, infatti, che ogni casa è un sentimento.
E se nella casa, come G. Bachelard ci suggerisce, vive sempre un sogno di capanna, essa è il luogo che stringe tra le braccia la nostra infanzia immobile.
E’, quindi, il luogo delle nostre origini, delle nostre radici, con cui siamo forti provenendo, così, dal centro della terra, radicati nell’essere. La casa, dunque, è dove è possibile la sosta dell’essere.
Pablo, non avendo casa in se stesso, e quindi un luogo interno dove far vivere emozioni come intimo nutrimento, può affermare di non aver radici, per questo non si sente “esser-ci”, in nessuno dei luoghi in cui si poggia: “…ho paura di sparire senza lasciare traccia…”, ne è l’effetto.
Sembra sfuggire un contatto profondo con le emozioni, che lo porterebbe a percepire il senso di esistere, e, diremmo, quindi, ad accogliere Sally: “…non sono certo di volerlo fare…” le dice, infatti, parlando di una scena del loro film in cui si sarebbe rivelata una sua lacrima, ed è questo slegamento o distanza emozionale, forse, il senso per cui Sally, non sapendo di essere a lui speculare, sin dall’inizio, ha l’intuizione che lui abbia l’aria di chi “si concede, ma non troppo”. E forse è anche lì l’origine di questa sua scelta artistica di un tango passionale, sì, ma anche distante, come il tango salon.
In realtà Sally e Pablo sono due solitudini senza origini, ovvero che hanno perduto un legame con esse. Perduto, infatti, il legame primario, nessun legame è più possibile.
Nel tango trovano un sogno di legame, lo afferma teneramente Sally nell’ultima scena, danzando con lui, “…so di conoscerti da sempre solo quando ballo con te…”, ballo che è, dunque, ritrovamento del legame : “…uno è due…”, sussurra Sally.

Il sentimento della perdita di radici è il tema al centro del film, rappresenta la sua vita sotterranea che compare nell’essere senza sosta dei personaggi, e nel linguaggio sempre straniero o estraneo usato, verbalmente o nei sottotitoli.
L’estraneità, nascendo da uno slegamento dal “sentire” non permette la sosta, in se stessi o nel paesaggio, quindi l’essere costantemente in viaggio si pone come realtà ontologica per Sally e Pablo, ovvero come il loro proprio modo di essere-al-mondo.

In questo senso il loro essere sempre in movimento sembra sottolineare un fuggire la sosta interiore.

A Parigi o a Londra l’estraneità a se stessi rimane più velata, a Buenos Aires, che è il luogo in cui l’estraneità storicamente e socialmente si è tramutata in cultura, in cui da essa si sono eretti i Patios che, con Borges,“ …hanno fondamenta nella terra e nel cielo…”, in B.A., l’estraneità come assenza di pathos si rivela fra i due come lontananza emotiva dell’Altro, come sua assenza vivente. “Allora non sei qui, con me,” afferma, infatti, Pablo, rivolto a Sally tra le prove” sei una macchina da presa”…
E’ solo il desiderio che può vincere l’“essere altrove” dell’Altro e di sé.
Desiderio che è vivo, nell’uomo di B.A. che balla con Sally una seconda volta e la rende viva e da cui Pablo ritrova un attimo il suo stesso desiderio e quindi se stesso e strappando Sally e portandola in un tango a tratti milonguero, ritrova se stesso. Se stesso, dicevamo, vivo in quanto mancante ad essere, ad avere radici. E’ qui che nasce la sua prima consapevolezza di sé, in Buenos Aires.
E’, Buenos Aires, infatti, terra del desiderio, che permette un tango diverso, tango milonguero, carnale, che non abbandona. Il tango più prossimo a sé.

L’estraneità produce un costante slegamento emotivo: 

i protagonisti, infatti, si cercano senza mai davvero raggiungersi , si trovano e subito perdono, in movimenti di cui il tango è metafora rappresentante.
Perché non riescono a legarsi?
“ Non hai ballato con me, ma da solista ed estraneo” si rivolge Sally a Pablo, dopo l’esibizione.
E’ legittimo ipotizzare che nel loro Io manchi l’esperienza fondante del sentimento di essere appartenuti con continuità ad alcuno, nell’infanzia, come se una discontinuità avesse precocemente interrotto l’antico legame con l’Altro. La mancanza di radici, l’estraneità, rimanda infatti, sempre, ad una perdita antica di un oggetto amato e di un legame.

Non essendo quindi mai stati completamente di altri, non si è ben formata nel loro mondo interno la dimensione dell’ “êntre-nous” di E. Lévinas.
Ovvero quel noi interiore in cui una piccola perdita narcisistica dell’Io dà vita ad un terzo identificante, ovvero lo spazio interiore dove ospitare l’Altro ed il suo volto.

Vi è inoltre un secondo motivo: il timore di una nuova perdita del legame impedisce di stringerne di nuovi.
Nel ricordo inconscio di un’altra perdita si può amare solo chi ci lascia, poiché assomiglia, nel farlo, all’originario oggetto amato e perduto.
Ed è per questo che ognuno dei protagonisti si avvicina all’altro solo quando questi svanisce o diviene assente. I due rincorrono, così, un antico legame interrotto da un trauma, nella ripetizione del medesimo.

Il lutto non elaborato diviene, poiché non pensabile, circoscritto all’agire, non passa al pensare, perché troppo precoce o per non arrecare dolore, diviene anticipazione dell’abbandono dell’Altro ponendo distanze emotive e determinando, appunto, la ripetizione del medesimo.

E’ un lutto non elaborato che mantiene l’Io in un legame inconscio con il primo oggetto, perduto, e ne impedisce di nuovi, attraverso la mise en forme della distanza emotiva.

Perché Sally può affermare a Pablo: “Ti conosco solo… quando ballo il tango con te”?
La risposta è nella analisi della poetica del tango.
Dalla storia del tango nascono, infatti, gli enunciati della sua filosofia. E’ danza di esilio, che nasce dunque da un lato dall’esperienza di perdita antica dell’oggetto amato (moglie, famiglia, origini, e di questo sentimento nostalgico parlano i suoi poetici testi), e dall’altro nella possibilità, attraverso l’abbraccio tra culture e la modulazione nella danza tra ritmo e carne, di ritrovare internamente ciò che fu perduto.
Poiché la perdita di oggetto è sempre anche perdita di sé, nell’affidarsi nel tango e nell’interpretarlo vi è un ritrovamento della continuità perduta del soggetto desiderante: si rinviene il tempo in cui l’Io si legò all’oggetto , e quindi seppe di essere-al-mondo.
Nella musicalità e nell’affondo del tango l’Io conosce, ritrovandosi, così sé e l’oggetto.

Il Tango, inoltre, è sempre tango notturno, perché l’Io sa… che solo di notte gli alberi si congiungono… in un ramage solitario e inconscio che solo di notte ha vita, in esso vive il ritrovamento, il ricongiungersi, appunto, a ciò che fu diviso e perduto. Tango è, dunque, ritrovamento dello sguardo carnale dell’Altro originario.

Il Tango, inoltre, è sempre tango notturno perché a mio avviso, ha la stessa “natura rossa della rosa” di Neruda, e danzando, nel desiderio di intendere( Aulagnièr) con il proprio corpo un sogno musicale di Altri e il suo sentire, il Tango è svelamento inconscio del legame fra i propri buoni oggetti perduti ed infine ritrovati, del legame per cui “…gli uccelli del sogno non muoiono…” , con G. Bachelard.

Il Tango si balla in una città sotterranea, è la notte che permette il sogno, sì, ma anche una realtà di saldatura interiore dell’Io. Infatti, il Tango, permettendo di ritrovare la continuità dell’Io nella continuità dell’intesa sensibile di due discorsi viventi in uno, come sussurra Sally, riconduce l’Io stesso al suo antico oggetto, e ripara quella discontinuità che la perdita creò.

E infine, benché di etimologia diversa, e solo in pura assonanza, ricordiamo che, in latino, la parola “tango”, è “tangere”,“toccare”, che, come noi sappiamo è sempre, inconsciamente, sia un conoscere che un ritrovare…

 

Dott.ssa Maria Rita Ferri

Psicoterapeuta Psicoanalitico,

Formazione Psicoanalitica Post Lauream,

Spec. Psicoterapia Familiare.

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