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COMMENTO PSICOANALITICO AI VERSI DEL POETA ANTONIO LERA “AL BIVIO SIAM”- DOTT. SSA MARIA RITA FERRI

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Redazione- La redazione è lieta di presentare in anteprima tre poesie tratte  dalla silloge in corso di pubblicazione del Prof.Antonio Lera, il quale , in questo triste periodo, animato da un profondo lirismo, si confronta con la realtà esterna a lui che ,però ,introietta nel suo “sé,” determinando una dialettica tra il suo animo e l’oggi incerto ma pieno di speranza per il futuro, nel periodo del coronavirus.

 

 

AL BIVIO SIAM

Siam qui sospesi

tra il già

e il non ancora

taluni a piè di croce

talaltri in bella vista sopre

moltitudo a mirar dolenza

alcuni imperituri a tentar sorti di fuga

unità carica d’angoscia

della resa o resurrezione

al bivio siam.

 

 

Il bivio, cui il poeta pone il nostro essere, è, simbolicamente la contrazione del crocicchio, una sua sintesi. Pertanto rimanda alla dimensione lunare dei nostri giorni, rimanda ad Ecate, dea greca dei crocicchi. Simbolicamente essi sono il luogo del passaggio, dove il sacro si manifesta e si rivela, dove il Se’ incontra il destino. (Un crocicchio dà vita alla tragedia di Edipo). Il crocicchio dà forma all’incontro fra gli opposti, intersezione dei volti interni e sconosciuti della personalità. È la sosta dove il fare è sospeso, dove dimora l’ignoto (Soustelle, Dieterlen, Lebeuf, Mambeke-Boucher, in Chevalier e Gheerbrant 1969). Il sentimento dei crocicchi è l’inquietudine. In essi è contenuta l’immagine della croce: simbolo cosmico del volo trasformativo terra-cielo, dell’espansione ed ascensionalità dell’essere (de Champeaux – Stercks in Chevalier et.al., 1969).

Nel dipingere la sospensione del respiro e del tempo, nel bivio, si coglie la capacità del poeta di rendere palpabile questa estensione del tempo, nei giorni della sua scomparsa.

Nasce dai suoi versi, nuovamente, la croce, che rimanda nella nostra mente alla croce di Tàpies, nel pallore dei suoi muri, come segno materico dell’essere nel suo passaggio, come orma , traccia, lettera dell’esistere, nel suo premere sulla terra con un peso che parla nel tempo di quel fruscio d’essere.

” La croce, nei muri di Tàpies, non è solo soprattutto un simbolo ma si manifesta come impronta, orma, traccia, graffito, segno calligrafico gestuale, irrimediabilmente vincolata ad un farsi lettera che, come scrive Lacan, “annienta l’universale”.( M. Recalcati)

 E’ poi in Lera uno sguardo all’umanità dolente, che per fuggire una sofferenza psichica legata alla sopraggiunta discontinuità del Sé, si sofferma in lontananza con un distacco interiore (“ moltitudo a mirar dolenza” ) o agisce all’esterno una fuga come espressione di una impossibilità elaborativa psichica.Nei tre versi finali lo svelamento del bivio, nel riunirsi intimamente dell’Io con le sue parti scisse o dimenticate, in un ‘angoscia fremente, nell’altezza di un movimento creativo d’essere: “resa o resurrezione”.

 

Dott.ssa Maria Rita Ferri

Psicoterapeuta Psicoanalitico,

Formazione Psicoanalitica Post Lauream,

Spec. Psicoterapia Familiare.

 

 

 

 

OGGI HO LA BARBA LUNGA

Oggi ho la barba lunga
capelli sfatti giallo giornale vecchio
pigiama al limite della resistenza
se uscissi ora con le vetuste vesti di casa
nessuno di tutta la gente

che andrei a incontrare
mi domanderebbe:  “come osa varcar la soglia di casa, Signore?”

Esco allora
in tutte le strade del mondo
vado a vedere

il punto di vista solitario della strada
che gira intorno ai perché della vita
dove trovi a volte la giusta coincidenza

tra l’essere e l’apparire.

Questa è la parte di mondo
dove nessuno fa più caso a me
eccetto me stesso
via tutti gli specchi dunque

per ritrovarmi me ne vado

c’è ancora tempo per fottere il tempo mancante

e i critici letterari.

Oggi ho la barba lunga

ho deciso di cambiare il nome

alla bestia che ci umilia nella parte più alta

lei ci toglie amici e coraggio?

Io levo via la corona

covid 19, basta e avanza

troppa confidenza o regalità accrescon alterigia.

Oggi ho la barba lunga

e il corpo vive ore di piccole straordinarietà

senza assilli d’esser innamorato di me stesso

o di far conti e rivoluzioni interiori immense

la poesia finalmente fuori di me
assapora oasi di libertà extracorporea

tra l’essere e l’apparire.

 

 

 

EGRO PRIMO VERE

Or tutti stretti

in un fazzoletto chiusi

d’universo che monta

fora del tempo

d’un egro primo vere

sol d’illusione di dolce stagione

ch’un tempo allegrava di stelle

mille e mille notti!

Or tutti a sperar

che la fiera terra

colta sì da paura

che par ne tremi tutta

guardi al maestro

colui che le rifece onor

e che par le dica

tener duro convien e asciugar lagrime

passar oltre la vita

d’un egro primo vere.

 

 

SAD SPRING

Now all forced

in a closed mirror

of a universe that mounts

out of the time

of a sad spring

only with the illusion of sweet season

which once cheered with stars

thousand and thousand nights!

Now all hope

that the fair ground

caught by fear so much

that seems to tremble all over it

and look at the master

who made it honor

and seems what think it

to hold on and dry tears

go beyond life

of a sad spring.

 

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