” ASCOLTARE ,CAPIRE E METTERE IN PRATICA LA VOLONTA’ DI DIO ” – DI VALTER MARCONE
Redazione- Il quinto Sinodo del Pontificato di Francesco si apre con una verità di fondo che lo stesso Papa ha affermato in un post sui social: “…c’è una verità che non dobbiamo mai perdere di vista: ascoltare, capire e mettere in pratica la volontà di Dio” . Mentre il 30 settembre nell’omelia durante la Messa in Piazza San Pietro, aveva detto “Se il Popolo santo di Dio con i suoi pastori, da ogni parte del mondo, nutre attese, speranze e pure qualche paura sul Sinodo che iniziamo, ricordiamo ancora che esso non è un raduno politico, non è un Parlamento, ma una convocazione nello Spirito; non un Parlamento polarizzato, ma un luogo di grazia e di comunione”. Al termine della stessa celebrazione eucaristica il Papa aveva anche richiamato l’attenzione , anticipando così le risposte , su alcune obiezioni che gli erano state rivolte su importanti temi sinodali e in generale sulla impostazione assunta dal Sinodo . Una impostazione dove probabilmente si confrontano visioni diverse della dottrina divise tra chi si oppone alle aperture pontefice e chi invece le vede favorevolmente . Temi dottrinali che vanno dalla concessione dell’Eucarestia alle coppie di divorziati risposati fino a forme di “benedizione particolare” che si darebbero a coppie di persone omosessuali.
Ufficialmente la fase finale della prima parte del Sinodo , indetto per discutere del futuro della Chiesa , è iniziato mercoledì 4 ottobre 2023 . Per tutto il mese di ottobre dunque si tornerà a riflettere sui temi già messi all’attenzione del popolo cristiano. Si ricorderà infatti che qualche mese fa ogni diocesi è stata chiamata a riflettere sui temi sinodali esposti in un vademecum contenuto in un Manuale ufficiale per l’ascolto e il discernimento nelle Chiese locali tra i mesi di ottobre 2021 e l’aprile 2022 in vista proprio dell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi di questo ottobre 2023.
Uno dei temi di questo Sinodo è dunque la vita della Chiesa attraverso la “sinodalità”. Ma che cosa significa questo termine , che cos’è la sinodalità? E’: “un cammino di approfondimento attraverso il quale la Chiesa può essere rinnovata dall’azione dello Spirito Santo, ascoltando insieme ciò che Dio ha da dire al suo popolo. Tuttavia, questo cammino percorso insieme non solo ci unisce più profondamente gli uni agli altri come Popolo di Dio, ma ci invia anche a portare avanti la nostra missione come testimonianza profetica che abbraccia l’intera famiglia dell’umanità, insieme ai nostri fratelli cristiani di altre denominazioni e alle altre tradizioni di fede.”
Questo “cammino” ha posto all’attenzione una domanda fondamentale “ Come avviene oggi questo “camminare insieme” a diversi livelli (da quello locale a quello universale), permettendo alla Chiesa di annunciare il Vangelo? Quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale? (PD, 2)” in un contesto ampio in cui risaltava altrettanto fondamentale il tema del Sinodo “Per una Chiesa sinodale: Comunione, partecipazione e missione”. Le tre dimensioni del tema sono comunione, partecipazione e missione. Tre dimensioni profondamente interconnesse che si rivelano i pilastri vitali di una Chiesa sinodale. Non c’è alcun ordine gerarchico tra loro. Al contrario, ognuna arricchisce e orienta le altre due. Esiste una relazione dinamica tra le tre dimensioni che deve essere articolata tenendo conto di tutte e tre.
Al termine di questo primo periodo di cammino sono stati redatti dei documenti . Si è trattato di un primo momento che per questo sinodo risulta rivoluzionario. Infatti nel periodo trascorso fino ad oggi l’ascolto del popolo di Dio è stata la più forte innovazione in questo cammino sinodale.
Per la prima volta non solo tutti i vescovi, ma tutto il Popolo di Dio è coinvolto nel processo sinodale: si tratta di una decisione di portata enorme, di cui non siamo ancora in grado di misurare gli esiti e le conseguenze. Una cosa è certa: alla base di tale trasformazione del Sinodo da evento a processo sta il principio che l’una e unica Chiesa Cattolica esiste nelle e a partire dalle Chiese particolari.
La prima parte di questo processo sinodale si è dunque concluso attraverso l’ascolto del Popolo di Dio .
Un ascolto su temi che ogni diocesi ha in qualche modo riformulato sui temi sinodali e posto all’attenzione delle comunità locali . Prendo ad esempio la Diocesi di Faenza Modigliana . Per quella Diocesi Pierluigi Zanotti ha illustrato i dieci nuclei tematici su cui potranno confrontarsi i gruppi sinodali.
«Si tratta di piste attraverso cui moderatori e segretari possono fare breccia nei partecipanti e favorire l’ascolto reciproco nello sviscerare la domanda fondamentale, che rimane la meta principale. Queste dieci piste non devono essere utilizzate tutte: valuterete quali potranno essere più utili alle persone che avrete di fronte».
I dieci nuclei tematici sono:
1. Compagni di viaggio. Nella nostra Chiesa, chi sono quelli che camminano insieme? Chi sono quelli che sembrano più lontani e ai margini?
2. Ascolto. Ci sentiamo ascoltati? Se non ci sentiamo ascoltati, compresi, cosa secondo noi non va nell’ascoltatore? Se sì, cosa funziona? Ci sono voci che a volte ignoriamo? Perché?
3. Parlare chiaro. Ci siamo mai fermati a guardare il nostro cuore senza farci un esame di coscienza spietato, ma ringraziando per essere proprio così come siamo? I media possono essere luoghi di dialogo?
4. Celebrazione. Cosa sono per noi le preghiere e le celebrazioni liturgiche? Cosa c’entrano con la nostra vita quotidiana?
5. Condividere la responsabilità della nostra missione comune. Possiamo dire di essere membri della chiesa “in uscita”?
6. Il Dialogo nella Chiesa e nella società. Io e la mia comunità cristiana siamo capaci di dialogo? Come affrontiamo le divergenze?
7. Ecumenismo. Quali relazioni ha la nostra comunità ecclesiali con membri di altre tradizioni e denominazioni cristiane?
8. Autorità e partecipazione. Con il battesimo diventiamo re, sacerdoti e profeti. Davvero? Siamo coinvolti negli obiettivi della nostra comunità?
9. Discernere e decidere. Quali metodi utilizziamo nel processo decisionale?
10. Formarci alla sinodalità. Come può la nostra comunità formare persone capaci di camminare Quale formazione viene offerta oggi.
In quasi tutte le Diocesi compresa quella di L’Aquila è stato fatto un cammino di ascolto su temi come quelli sopra elencati .
I 364 membri tra cardinali, vescovi, religiosi provenienti da tutto il mondo, più il Papa, di cui 70 laici, e 54 donne, si riuniranno per tutto il mese di ottobre per quattro settimane, scandite da diversi appuntamenti, nell’Aula Paolo VI in Vaticano. . Sono 54 le donne che per la prima volta nella storia della Chiesa, partecipano con diritto di voto alla pari dei padri sinodali a questa XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema come abbiamo ricordato : ‘Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione “ nell’intento di : “ “Essere una Chiesa ,lo ha detto il Papa il 4 ottobre all’inizio di questa fase del Sinodo, che non affronta le sfide e i problemi di oggi con uno spirito divisivo e conflittuale ma che, al contrario, volge gli occhi a Dio che è comunione e, con stupore e umiltà, lo benedice e lo adora, riconoscendolo suo unico Signore. Non vogliamo glorie terrene, non vogliamo farci belli agli occhi del mondo, ma raggiungerlo con la consolazione del Vangelo, per testimoniare meglio, e a tutti, l’amore infinito di Dio”.
Tra i partecipanti,resi noti fin dal 7 luglio scorso in una conferenza in sala stampa vaticana, anche alcuni “invitati speciali”, nominati dal pontefice, che prendono parte ai lavori ma non partecipano alle decisioni. Si tratta di freire Alois, priore della Comunità di Taizé (Francia); Luca Casarini, “Mediterranea Saving Humans” (Italia); monsignor Severino Dianich, teologo (Italia); Eva Fernández Mateo (Azione cattolica); Margaret Karram (Opera di Maria – Movimento dei Focolari): padre Hervé Legrand, teologo (Francia); monsignor Armando Matteo, segretario del dicastero per la Dottrina della fede; reverendo Thomas Schwartz (Germania). Relatore generale del Sinodo è il cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo. Segretari speciali sono padre Giacomo Costa, presidente della “Fondazione Culturale San Fedele” di Milano e accompagnatore spirituale nazionale delle Acli, e don Riccardo Battocchio, rettore dell’Almo Collegio Capranica e presidente dell’Associazione Teologica Italiana. La Commissione per l’Informazione è composta da Paolo Ruffini, prefetto del dicastero per la Comunicazione, che la presiede, e dalla segretaria Sheila Leo Leocádia Pires, dell’Ufficio comunicazioni della Conferenza episcopale cattolica del Sudafrica.
I membri dell’Assemblea sono designati “ex officio” (ossia per la loro funzione, come ad esempio i capi dei dicasteri e i patriarchi), “ex electione” (vali a dire quelli eletti dalle Conferenze episcopali o dai Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche “sui iuris” e poi ratificati dal Santo Padre) o “ex nominatione pontificia” (quelli direttamente nominati dal Santo Padre). Tra i membri “ex electione”, il Papa ha stabilito che siano presenti cinque consacrate e cinque consacrate. Da un elenco di 150 persone proposte dagli organismi continentali, il Papa ha scelto 70 fedeli non vescovi. presbiteri, diaconi, laici e laiche, consacrati e consacrate sono stati individuati per garantire una certa varietà (in quanto a carismi, vocazioni, esperienza ecclesiale, età, paese di provenienza), e soprattutto in virtù della loro partecipazione a vario titolo al processo sinodale e sono per metà uomini e per metà donne. Oltre ai membri, partecipano all’assemblea sinodale, senza diritto di voto attivo e passivo (ossia non possono votare né essere votati per far parte di una delle Commissioni dell’Assemblea), anche alcuni Invitati speciali e 12 Delegati fraterni che rappresentano altre Chiese e comunità ecclesiali. A servizio della dinamica dell’assemblea sinodale, partecipano anche esperti e facilitatori, oltre ad altri collaboratori. (1)
In definitiva però Il Sinodo resta “dei vescovi”, è stato spiegato rendendo nota la lista, ma son compresi anche sacerdoti, suore, religiosi e laici “testimoni del processo sinodale”. In tutto dieci ciascuno da ogni continente: Africa, America del Nord, America Latina, Asia, Chiese orientali e Medio Oriente, Europa, Oceania. Sotto-segretario della Segreteria generale del Sinodo sono monsignor Luis Marín de San Martín e suor Nathalie Becquart. Sedici sono i membri del Consiglio ordinario.
Il teologo don Riccardo Battocchio dice che, “nella Chiesa esistono diversi processi sinodali e diverse strutture sinodali che genericamente possono appunto essere definite sinodali. Questa è l’Assemblea del Sinodo dei vescovi. È un momento, non l’unico, in cui i vescovi esprimono la loro resposanbilità. Certo è che l’Assemblea sinodale non esaurisce la sinodalità della Chiesa”. Aggiunge che “la teologia non vive di se stessa ma vive della fede del popolo di Dio che nasce dall’accoglienza libera, piena e consapevole del vangelo, così come è vissuto dalla tradizione della Chiesa e così come è tutelato anche dagli interventi del magistero, per la fede di tutti. La teologia ha il compito di aiutare a tutelare la fede di tutti cercando di rispondere alle domande che nascono dal presente, di articolare un linguaggio che permetta non tanto una comunicazione di tipo pubblicitario ma quella interlocuzione con il pensiero, con la vita delle persone che abitano questo mondo e questo tempo, in modo che nel cambiamento ci sia – precisa – un legame con l’origine che guarda però sempre al futuro. Se ci saranno degli ‘scossoni’, l’importante sarà affrontarli insieme, affinché siano momento di vita e non di morte”. (2)
Poi nell’ottobre del prossimo anno 2024 ci sarà una seconda riunione plenaria e la chiusura dunque di questo quinto Sinodo del pontificato di Francesco .
In realtà durante l’estate ,quasi come un anticipo è partito un dibattito del tutto particolare sulla richiesta di cinque cardinali al Papa di sciogliere alcuni quesiti. I cinque cardinali hanno ripetuto un iter con la formula dei “dubia” già sperimentata nel 2016 che aveva portato due di loro Walter Brandemuller . Leo Burke appunto a chiedere risposte ad alcune domande. Era il 2016. In questa seconda richiesta si sono aggiunti altri tre cardinali Juan Sandoval Iniguez,Roberth Sarah, Joseph Zen. Le attuali domande al Papa riguardano oggi le benedizioni delle unioni omosessuali , il ministero sacerdotale per le donne,l’immutabilità della dottrina, ,il perdono, la sinodalità come forma costitutiva della Chiesa.
Papa Francesco aveva già risposto in luglio ma i cardinali ritenendo tali risposte insufficienti e insoddisfacenti ,riproponevano gli stessi interrogativi senza ricevere questa volta alcuna risposta per cui decidevano di rendere pubblici i loro quesiti. A questo punto il Dicastero per la dottrina della fede a sua volta rendeva pubbliche le risposte del Papa scritte in collaborazione con il nuovo prefetto del Dicastero per la dottrina della fede stesso il cardinale Victor Manuel Fernandez, appena nominato a quella carica.
Proprio in merito al nuovo prefetto del Dicastero , elevato alla porpora cardinalizia lo scorso trenta settembre , il cardinale statunitense Burke ,nel corso dell’evento anti-Sinodo “La Babele sinodale”, ha dichiarato : “Si deve riflettere sulla gravità della situazione ecclesiale quando il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede accusa di eresia e scisma quelli che chiedono al Santo Padre di esercitare l’Ufficio petrino per salvaguardare e promuovere il depositum fidei”. Nel concistoro del 30 settembre Papa Francesco ha raggiunto un numero di nomine cardinalizie che assicurano il quorum dei due terzi necessari ad eleggere il suo successore. Tutti i porporati creati finora da Bergoglio non possano essere ricondotti a un’unica, omogenea corrente.
Il contro evento alla vigilia del Sinodo organizzato da alcuni cardinali conservatori dal titolo “La babele sinodale” ha voluto esprimere preoccupazione sulla possibile apertura della Chiesa cattolica a temi tabù racchiusi nella lettera dei cosiddetti “ cinque dubia” .“La preoccupazione principale è che il Papa autorizzi cose che non sono contenute nella dottrina cattolica o che la contraddicono come il diaconato alle donne e la benedizione delle unioni gay”.
Ma vediamo più specificamente le preoccupazioni dei cinque porporati e le risposte date dal Papa. Nei dubia presentati dai cardinali al Papa sui temi che abbiamo accennato e che elenchiamo di seguito si fa riferimento all’esortazione apostolica “Amor Laetitia” ovvero “La gioia dell’amore” che è la seconda esortazione di Papa Francesco datata 19 marzo 2016 ma pubblicata l’8 aprile successivo .
l’Esortazione apostolica post-sinodale “sull’amore nella famiglia”, datata non a caso 19 marzo, Solennità di San Giuseppe, raccoglie i risultati di due Sinodi (3) sulla famiglia indetti da Papa Francesco nel 2014 e nel 2015, le cui Relazioni conclusive sono largamente citate, insieme a documenti e insegnamenti dei suoi Predecessori e alle numerose catechesi sulla famiglia dello stesso Papa Francesco. Tuttavia, come già accaduto per altri documenti magisteriali, il Papa si avvale anche dei contributi di diverse Conferenze episcopali del mondo (Kenya, Australia, Argentina…) e di citazioni di personalità significative come Martin Luther King o Erich Fromm. Particolare una citazione dal film “Il pranzo di Babette”, che il Papa ricorda per spiegare il concetto di gratuità.
L’Esortazione apostolica colpisce per ampiezza e articolazione.(4 Essa è suddivisa in nove capitoli e oltre 300 paragrafi. Ma si apre con sette paragrafi introduttivi che mettono in piena luce la consapevolezza della complessità del tema e l’approfondimento che richiede. Si afferma che gli interventi dei Padri al Sinodo hanno composto un «prezioso poliedro» (AL 4) che va preservato. In questo senso il Papa scrive che «non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero». Dunque per alcune questioni «in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, “le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato”» (AL 3). Questo principio di inculturazione risulta davvero importante persino nel modo di impostare e comprendere i problemi che, aldilà delle questioni dogmatiche ben definite dal Magistero della Chiesa, non può essere «globalizzato».Ma soprattutto il Papa afferma subito e con chiarezza che bisogna uscire dalla sterile contrapposizione tra ansia di cambiamento e applicazione pura e semplice di norme astratte. Scrive: «I dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche» (AL 2).
L’esortazione , come certifica chiaramente il sottotitolo, è «sull’amore nella famiglia» e non sulla dottrina del matrimonio e della famiglia. Chiave importante per leggere il documento che in estrema sintesi vuole affermare che anche davanti a coloro che «hanno difficoltà a vivere pienamente la legge divina, deve risuonare l’invito a percorrere la via caritatis» .
Il 2 ottobre 2023 dunque Walter Card. Brandmüller, Raymond Leo Card. Burke ,Juan Card. Sandoval Íñiguez, Robert Card. Sarah ,Joseph Card. Zen Ze-kiun rendevano noto ai fedeli laici (can. 212 § 3)di aver proposto delle domande al Papa con la seguente procedura e che avendo ricevuto risposte insoddisfacenti rendevano pubblici i Dubia sottomessi a Papa Francesco con questo testo : “Fratelli e sorelle in Cristo, Noi, membri del Sacro Collegio Cardinalizio, avendo presente il dovere di tutti i fedeli “di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa” (can. 212 § 3) e, soprattutto, avendo presente la responsabilità dei Cardinali che “assistono il Romano Pontefice … come singoli … nella cura soprattutto quotidiana della Chiesa universale” (can. 349), considerate varie dichiarazioni di alcuni alti Prelati inerenti alla celebrazione del prossimo Sinodo dei Vescovi, palesemente contrarie alla costante dottrina e disciplina della Chiesa, e che hanno generato e continuano a generare tra i fedeli e in altre persone di buona volontà grande confusione e la caduta in errore, abbiamo manifestato la nostra profondissima preoccupazione al Romano Pontefice.
Ricorrendo alla provata prassi della sottomissione di dubia [domande] ad un superiore per fornirgli l’occasione di chiarire, attraverso i suoi responsa [risposte], la dottrina e la disciplina della Chiesa, con la nostra lettera del 10 luglio 2023 abbiamo sottomesso a Papa Francesco cinque dubia, di cui è allegata una copia. Papa Francesco ci ha risposto con lettera dell’11 luglio 2023.
Avendo studiato detta lettera, che non ha seguito la prassi dei responsa ad dubia [risposte a domande], abbiamo riformulato i dubia per suscitare una risposta chiara, basata sulla perenne dottrina e disciplina della Chiesa. Con la nostra lettera del 21 agosto 2023, noi abbiamo sottomesso al Romano Pontefice i riformulati dubia, di cui è allegata una copia. Finora non abbiamo ricevuto risposta.Data la gravità della materia dei dubia, specialmente in vista della predetta imminente sessione del Sinodo dei Vescovi, abbiamo giudicato che è nostro dovere informare Voi fedeli (can. 212 § 3), affinché non siate soggetti a confusione, errore e scoraggiamento, invitandovi a pregare per la Chiesa universale e, in particolare, per il Romano Pontefice, perché il Vangelo sia insegnato sempre più chiaramente e seguito sempre più fedelmente. Vostri in Cristo,
Il 19 settembre 2016 infatti avevano scritto al Papa «…a seguito della pubblicazione della Vostra Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” sono state proposte da parte di teologi e studiosi interpretazioni non solo divergenti, ma anche contrastanti, soprattutto in merito al cap. VIII. Inoltre i mezzi di comunicazione hanno enfatizzato questa diatriba, provocando in tal modo incertezza, confusione e smarrimento tra molti fedeli.
Per questo, a noi sottoscritti ma anche a molti Vescovi e Presbiteri, sono pervenute numerose richieste da parte di fedeli di vari ceti sociali sulla corretta interpretazione da dare al cap. VIII dell’Esortazione.
Ora, spinti in coscienza dalla nostra responsabilità pastorale e desiderando mettere sempre più in atto quella sinodalità alla quale Vostra Santità ci esorta, con profondo rispetto, ci permettiamo di chiedere a Lei, Santo Padre, quale supremo Maestro della fede chiamato dal Risorto a confermare i suoi fratelli nella fede, di dirimere le incertezze e fare chiarezza, dando benevolmente risposta ai “Dubia” che ci permettiamo allegare alla presente.
Voglia la Santità Vostra benedirci, mentre Le promettiamo un ricordo costante nella preghiera.
Card. Walter Brandmüller ,Card. Raymond L. Burke Card. Carlo Caffarra Card. Joachim Meisner
In forma privata i cardinali avevano chiesto
«1. Si chiede se, a seguito di quanto affermato in Amoris laetitia nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive more uxorio con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da Familiaris consortio n. 84 e poi ribadite da Reconciliatio et paenitentia n. 34 e da Sacramentum caritatis n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione Amoris laetitia può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere more uxorio?»
Il n. 84 dell’esortazione apostolica Familiaris consortio di papa Giovanni Paolo II contemplava già la possibilità di ammettere i divorziati, risposati civilmente, ai sacramenti, ma a fronte di tre condizioni fondamentali: Le persone interessate non possono separarsi senza commettere una nuova ingiustizia;Essi prendono l’impegno di vivere secondo la verità della loro situazione, cessando di vivere insieme come se fossero marito e moglie (“more uxorio”), astenendosi dagli atti che sono propri degli sposi (atti sessuali ed effusioni);Essi evitano di dare scandalo (cioè, essi evitano l’apparenza del peccato per evitare il rischio di guidare altri a peccare)
«2. Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale Amoris laetitia (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II Veritatis splendor n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?»
«3. Dopo Amoris laetitia n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?»
Nel paragrafo 301 dell’Amoris laetitia si ricorda che: “la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti”. E conclude che “per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta irregolare vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”.
«4. Dopo le affermazioni di Amoris laetitia n. 302 sulle “circostanze attenuanti la responsabilità morale”, si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II Veritatis splendor n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?»
«5. Dopo Amoris laetitia n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II Veritatis splendor n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto
Nelle risposte offerte dal Papa a luglio,pubblicate in traduzione italiana da VaticanNrws (5)si ricorda che «la Chiesa ha una concezione molto chiara del matrimonio: un’unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, naturalmente aperta a generare figli». Tuttavia «nel rapporto con le persone, non si deve perdere la carità pastorale, che deve permeare tutte le nostre decisioni e atteggiamenti». Pertanto «la prudenza pastorale deve discernere adeguatamente se ci sono forme di benedizione, richieste da una o più persone, che non trasmettano un concetto errato del matrimonio». Perché «quando si chiede una benedizione, si sta esprimendo una richiesta di aiuto a Dio, una supplica per poter vivere meglio, una fiducia in un Padre che può aiutarci a vivere meglio». D’altra parte «sebbene ci siano situazioni che dal punto di vista oggettivo non sono moralmente accettabili, la stessa carità pastorale ci impone di non trattare semplicemente come “peccatori” altre persone la cui colpa o responsabilità può essere attenuata da vari fattori che influenzano l’imputabilità soggettiva».
Papa Francesco poi ricorda che quando san Giovanni Paolo II «insegnò che bisogna affermare “in modo definitivo” l’impossibilità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, in nessun modo stava denigrando le donne e conferendo un potere supremo agli uomini». D’altra parte, «per essere rigorosi, riconosciamo che non è stata ancora sviluppata esaustivamente una dottrina chiara e autorevole sulla natura esatta di una “dichiarazione definitiva”». Che, «non è una definizione dogmatica, eppure deve essere accettata da tutti». Così «nessuno può contraddirla pubblicamente e tuttavia può essere oggetto di studio, come nel caso della validità delle ordinazioni nella Comunione anglicana».
Da segnalare che nel sito del Dicastero per la dottrina della fede (6) oltre alla risposta ai Dubia dei 5 porporati sono stati pubblicati altri documenti che riguardano la questione della comunione ai divorziati risposati (viene ribadita che la linea da seguire è quella indicata dai vescovi della Regione pastorale di Buenos Aires) e altri argomenti .
A seguito della pubblicazione dei dubia delle ragioni che li hanno indotti, è stata data dalla Santa Sede una risposta indiretta, ma pur sempre frutto di un approfondito studio canonico ed ecclesiologico fatto, con l’approvazione dello stesso pontefice, da uno dei più stretti collaboratori, il cardinale Francesco Coccopalmerio , tra l’altro presidente delPontificio consiglio per i testi legislativi , organo che si occupa proprio di giustizia presso la Santa Sede.
Il testo prodotto dal cardinale Coccopalmerio è stato un libro di circa 30 pagine dal titolo “Il Capitolo ottavo della esortazione apostolica post sinodale Amoris Laetitia” ed è stato edito dalla Libreria editrice vaticana e reso pubblico l’8 febbraio 2017. Nel testo sono moltissimi i riferimenti che il cardinale rimanda sia al Concilio Vaticano II che al testo di Giovanni Paolo II, sia per ribadire le novità apportate dal documento di papa Francesco, sia per ribadire le posizioni della tradizione cristiana cattolica. Tale iniziativa, pur non facendo esplicito riferimento ai dubia, è stata ovviamente mirata a cercare di chiarire il più possibile le interpretazioni date dai cardinali, dai vescovi e dai fedeli.
Nella celebrazione eucaristica del 30 settembre in Piazza San Pietro con i nuovi cardinali appena creati e il collegio cardinalizio al gran completo , un’assise dal titolo : “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” Papa Francesco ha anche aggiunto : “ Al Sinodo “non serve uno sguardo immanente, fatto di strategie umane, calcoli politici o battaglie ideologiche”. Richiamando il brano evangelico che la liturgia propone, nella quale si ricorda San Francesco d’Assisi, il Pontefice ha detto che proprio Gesù, in un momento di “desolazione pastorale”, non si lasciò “risucchiare dalla tristezza, ma alza gli occhi al cielo e benedice il Padre perché ha rivelato ai semplici i misteri del Regno di Dio: ‘Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli’” ha spiegato Bergoglio, citando il Vangelo di Matteo.“Nel momento della desolazione, dunque, Gesù ha uno sguardo capace di vedere oltre: loda la sapienza del Padre e riesce a scorgere il bene nascosto che cresce, il seme della Parola accolto dai semplici, la luce del Regno di Dio che si fa strada anche nella notte”.
Un sinodo dunque che vuole riaffermare l’importanza essenziale del seme della parola della rivelazione accolto dai semplici, come luce del regno di Dio, specialmente in questo momento, che si fa strada nel buio dei problemi e delle incomprensioni che viviamo quotidianamente nel mondo che ci circonda.
(1)https://www.romasette.it/diffuso-lelenco-dei-partecipanti-al-sinodo/
(3)Il Sinodo dei vescovi è un’istituzione permanente del Collegio episcopale della Chiesa cattolica . Fu istituito da Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 in risposta al desiderio dei padri del Concilio Vaticano II per mantenere viva l’esperienza dello stesso Concilio . Il documento con cui fu istituito il Sinodo è la lettera apostolica in forma di Motu proprio Apostolica sollicitudo . Il sinodo è un’assemblea dei rappresentanti dell’ episcopato cattolico che ha il compito di aiutare con i suoi consigli il Papa nel governo della Chiesa universale.
(4)Dopo una breve introduzione, l’esortazione apostolica si articola in nove capitoli e 41 sottocapitoli.
- Alla luce della parola
- La realtà e le sfide delle famiglie
- Lo sguardo rivolto a Gesù: la vocazione della famiglia
- L’amore nel matrimonio
- L’amore che diventa fecondo
- Alcune prospettive pastorali
- Rafforzare l’educazione dei figli
- Accompagnare, discernere e integrare la fragilità
- Spiritualità coniugale e familiare.
(6)https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/doc_doc_index_it.htm
