ABBANDONARE IL MOTORE DIESEL DI VALTER MARCONE
Redazione- L’invenzione del motore a scoppio e la sua applicazione ai trasporti in particolare l’automobile fu sicuramente un cambiamento epocale nei trasporti. Che cosa però determinò la scelta e lo sviluppo in tutte le sue applicazione di un motore a scoppio alimentato da combustibile fossile? Perché non si scelse di investire e puntare fin dall’inizio su un motore alimentato da una batteria i cui prototipi già facevano capolino nel panorama della tecnica automobilistica del tempo ? E soprattutto fu un errore quello di non prendere in considerazione il motore elettrico che già portava l’uomo sulla luna con la sola limitazione che quelle batterie che alimentavano quel motore non erano ricaricabili.
Quella diversa scelta , ovvero quella mancata scelta che dopo decenni si ripresenta impellente nel mondo attuale può insegnare oggi ad essere un po’ più lungimiranti e a promuovere investimenti e ricerca che vadano oltre il motore elettrico?
Probabilmente molte di queste domande non avranno mai una risposta. Una cosa però è certa. L’introduzione e quindi l’adozione del motore a scoppio per le automobili e i mezzi di trasporto in città fu veramente un cambiamento epocale perché tra l’altro risolse un problema che si andava facendo di giorno in giorno più preoccupante per l’economia e la sanità delle città e quindi alla loro vivibilità.
Mi riferisco al grave problema dell’uso dei cavalli per trainare i mezzi di trasporto in città che producevano tonnellate di escrementi fino al punto che risultò difficile lo smaltimento. Sia sulle strade che nelle stalle si accumulava sterco appunto con difficoltà di smaltimento. Tanto che in una città come Londra c’erano trecentomila cavalli mentre a New York i cavali utilizzati erano centocinquantamila. Senza contare delle carcasse di cavalli morti che venivano tolti dalle strade dopo molti giorni dal decesso. Lo sterco sulle strade , con la pioggia ,diventava una specie di zuppa di piselli e veniva schizzata su marciapiedi e mura delle case . Mentre in un determinato periodo a Londra alcune strade erano ostruite per le montagne di sterco accumulatosi e mai rimosso. Questa situazione creava condizioni igieniche a volte insopportabili anche per la pesantezza dell’aria. L’entrata in funzione del trasporto per ferrovia paradossalmente complicò ulteriormente la situazione. Perché la velocità con cui venivano spostate le merci da una città all’altra richiedeva poi trasporti in città ancora più celeri aumentando i problemi che abbiamo ricordato.
In realtà questa situazione fu risolta dall’avvento dell’automobile .Ma a distanza di un secolo in molte città il livello di smog dovuto anche alla circolazione automobilistica risulta altrettanto intollerabile . Per esempio l’inquinamento a Pechino ha spinto la concentrazione di micro particelle Pm2.5, responsabili dei problemi respiratori, a quota 224 (livello ‘decisamente malsano) intorno a mezzogiorno (le 5:00 in Italia), con scenari in peggioramento fino a sabato sera e con un picco a 300 circa nelle prossime ore, in base alle rilevazioni fatte dall’ambasciata americana a Pechino. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda livelli massimi pari a 15. Nonostante in Lombardia la concentrazione delle sostanze inquinanti in aria fosse in calo negli ultimi anni, nel 2020 si è verificato un aumento dei giorni in cui il livello di PM10 ha superato il limite di 50µg/m^3 rispetto all’anno precedente. E questo nonostante la riduzione del traffico determinata dal lockdown. Delle 323 città presenti nella mappa della qualità dell’aria urbana dell’Aea, 127 hanno una qualità dell’aria classificata come buona, nel senso che è al di sotto degli orientamenti sanitari per l’esposizione a lungo termine al PM2,5 – pari a 10 microgrammi per metro cubo d’aria (10 μg/m3) – fissati dall’Oms. L’Unione europea ha fissato un valore limite annuale per il PM2,5 pari a 25 μg/m3. La mappa considera la qualità dell’aria a lungo termine molto scarsa quando i livelli di PM2,5 sono pari o superiori a tale soglia; rientrano in questa categoria cinque città (situate in Polonia, Croazia e Italia).( 1)
La condizione attuale in tema di inquinamento e di cambiamento del clima richiede l’abbandono delle riserve fossili e quindi richiede scelte nuove che sembrano orientarsi verso la sostituzione di un motore alimentato appunto a benzina.
L’Agenzia internazionale per l’energia ha spiegato a metà maggio di quest’anno che la condizione per centrare il risultato di emissione zero ,un obiettivo che la UE si è dato da raggiungere entro il 2050,passa per il blocco di ogni nuova attività estrattiva di gas e petrolio . Questo significa probabilmente lavorare fin da subito per abbandonare il motore diesel al museo della scienza e della tecnica tra qualche anni rivolgendo immediatamente, come dicevo, l’attenzione al settore della mobilità elettrica. La partita dell’auto elettrica contro l’auto termica è entrata dunque nel vivo. Ci vorrà però ancora del tempo, forse un decennio ,per vedere il declino delle automobili che abbiamo conosciuto in realtà da poco tempo . Le percentuali di auto termiche in circolazione si assottiglieranno di anno in anno fino a sparire dalle strade. Si accettano scommesse su come sarà il trasporto privato nel prossimo futuro perché gli scenari, qualcuno ancora fantascientifico potrebbero essere più di uno. E perché il trasporto privato, quello del prendi l’auto parcheggiata sotto casa e va a fare la spesa o addirittura a prendere un caffè dovrà fare i conti anche con il trasporto pubblico. Andare a prendere il caffè con l’auto sembrava il massimo della libertà individuale fino a quando questa possibilità è stata fortemente condizionata da elementi negativi che hanno fatto diventare il trasporto privato un problema, anzi una serie di problemi messi assieme : i problemi delle aree di parcheggio specie in centri storici con impianti per esempio, medievali; l’emissione di gas inquinanti per l’aria delle città, il rumore, l’incapacità di rispettare le regole comprese quelle del codice della strada. Insomma una serie di guasti e di problemi che superavano e superano i benefici che appena qualche decennio fa sembrava fortemente positivo .
L’introduzione dell’auto nel trasporto personale rappresentò una grande conquista. Dice Nicola Crea nel suo testo sul XXI secolo per una voce della Treccani : “La diffusione capillare e generalizzata dell’automobile come sistema di mobilità e di trasporto ha portato grandi cambiamenti nel panorama sociale ed economico della nostra civiltà. Il mezzo di trasporto individuale, quale elemento emblematico del modello di sviluppo consumistico della società occidentale, a seguito di un’economia ormai globalizzata, è stato esportato nel mondo intero. La civiltà dell’automobile ha condizionato lo stile di vita di milioni di individui e, ponendosi come modello di riferimento per lo sviluppo di interi continenti, ha prodotto trasformazioni di una tale portata che inizialmente nessuno avrebbe potuto prevedere. La chiave di questo fenomeno è l’enorme vantaggio in termini di libertà e di accesso al mondo che la mobilità individuale e, in particolare, il trasporto su gomma consentono”
Ma fu la stessa auto a rappresentare anche lo status sociale dei possessori. Tanto che “tra le funzioni di un’automobile – continua Nicola Crea – che richiedono costante aggiornamento, ve ne sono alcune di non immediata percezione. Ci si riferisce a quelle proprietà comunicative, di rappresentazione di sé, di carattere tipicamente sociale, che il proprietario, in maniera consapevole o inconsapevole, esprime nell’acquisto e nell’uso della propria automobile.” (… ) La nostra società, basata su una costante mobilità e nella quale si richiede di passare sempre più tempo all’interno dell’automobile, ha prodotto un ribaltamento delle funzioni rappresentative. Se un tempo tramite l’abitazione si esprimeva il proprio status sociale, nella società attuale, in cui si vive sempre più sradicati dal territorio, è l’automobile ad avere assunto progressivamente questo ruolo. Di conseguenza, viene dato meno valore alla stanzialità e all’abitazione, e massimo all’auto per potenzialità di spostamento e rappresentatività.” ( 2)
Ma non è a questa funzione dell’automobile che vogliamo guardare anche se ci sarebbe da dire molto anche in questo senso. Quello che ci interessa è ripercorrere la strada all’indietro per arrivare al punto di partenza che fu veramente un salto enorme e che ha rappresentato per tutti questi anni una linea di sviluppo importante e irreversibile mentre si avvia , ecco il punto, ad essere insostenibile. Per continuare a tener conto del quesito iniziale: ma la scelta poteva essere diversa?
La produzione di questo tipo di autovetture, di questi motori si avvia ad essere inconciliabile con quello che è il problema della emissione di Co2 dei motori delle auto che in tema di cambiamento climatico hanno indotto la Commissione europea a riparametrare questo problema fino ad arrivare per il 2050 alla messa fuori legge del motore alimentato da benzina e diesel. Con una grande opzione per esempio per il motore elettrico o per quello a idrogeno. . Ma ne parliamo tra qualche riga. Perché occorre sottolineare che nel giro di due anni e a causa della pandemia di coronavirus che ha accelerato tutti i processi , compreso quello riferito ai cambiamenti climatici , le prospettive sono completamente cambiate .
In una relazione del Senato in collaborazione con Confindustria e Anfia ed altre associazioni ed enti si legge infatti :“Dopo la dichiarazione dei 18 paesi Friends of Industry di dicembre 2018 in cui è stata ribadita l’importanza di una politica industriale europea più ambiziosa e strategica, il Consiglio europeo il 22 marzo 2019, in piena linea con la visione di Confindustria, ha invitato la Commissione europea a presentare, entro dicembre 2019, una visione di lungo termine per il futuro industriale dell’UE con misure concrete per affrontare le sfide che l’industria europea ha davanti a sé, ribadendo l’importanza cruciale per l’Europa di una solida base economica e l’esigenza di un approccio integrato che colleghi tutte le politiche e le dimensioni pertinenti: il mercato unico quale pietra angolare della crescita dell’Unione, una politica industriale basata su R&I che consenta all’UE di rimanere una potenza industriale, una politica digitale lungimirante, una politica commerciale ambiziosa e solida che garantisca una concorrenza leale e condizioni di reciprocità. Viene, infatti, finalmente riconosciuta l’urgenza, alla luce di un mutato contesto internazionale e, in particolare, della necessità di fronteggiare le strategie economiche e commerciali, in primis di USA e Cina, di un piano di azioni per evitare che l’Europa sia lasciata indietro rispetto ai grandi competitors mondiali.” (3)
Un futuro industriale che appunto nel giro di alcuni mesi è completamente cambiato a causa di alcuni avvenimenti che hanno caratterizzato la trasformazione del nostro mondo: dalla epidemia di coronavirus alle elezioni americane che hanno visto prevalere Joe Biden e quindi le politiche democratiche del suo governo, fino ai cambiamenti degli scenari asiatici e africani in tema appunto di politiche commerciali e industriali.
La produzione di autovetture dette vita a industrie come la Fiat che negli anni del boom economico determinò gran parte dei fenomeni che appartengono ormai alla storia del nostro paese sia economica che sociale, si pensi per esempio solo alla grande emigrazione interna dal sud al nord d’Italia. Una produzione o meglio una innovazione, quella dell’automobile che ha appunto una lunga storia .
“ È solo 3 anni dopo l’Unità d’Italia che Innocenzo Manzetti introdusse la prima autovettura a vapore moderna in grado di circolare lungo le strade. Si trattava della carrozza a vapore citata da alcuni giornali di Val d’Aosta e Piemonte tra il 1869 e il 1870. L’Italia fu all’avanguardia anche nello sviluppo del motore a scoppio: nel 1879 Giuseppe Murnigotti da Martinengo conseguì un brevetto per l’applicazione di un motore a gas su un veicolo a ruote, anticipando in questo modo molti studiosi, sia francesi sia tedeschi. Resta il grande dubbio, però, se davvero questo progetto fu realizzato. Un’altra figura importante di questa prima fase fu Enrico Bernardi. Egli progettò e costruì nel 1894 una piccola vettura perfettamente funzionante, ricchissima di anticipazioni e soluzioni originali. Si tratta della prima automobile costruita in Italia, anche se ancora a tre ruote. Nello stesso anno nacque in Italia la Miari&Giusti, prima casa automobilistica tricolore. “(…) “La Prima Guerra Mondiale e la seguente crisi economica iniziata nel 1929 pone l’industria automobilistica davanti alla necessità di cambiare il proprio concept di base, passando alla produzione in serie e abbassando i prezzi. È già nel 1919 che la FIAT decide di rompere questo tabù presentando al pubblico nel 1919 una macchina rivoluzionaria, la 501, che dà all’Italia la formula per battere la concorrenza americana, della Ford T. Con la crisi del 1929 sono solo le grandi come FIAT, Italia, Lancia e Alfa Romeo a salvarsi grazie alla propria lungimiranza e alla disponibilità a rivedere il proprio sistema industriale per abbassare i prezzi così come richiesto dal mercato e anche dal neonato governo Mussolini che incentivava la circolazione su gomma annullando la tassa di circolazione. Grazie alla Balilla prima e alla Topolino poi, la FIAT riesce anche a realizzare lo stabilimento di Mirafiori, prima di convertirsi, come tutte, alla produzione bellica.
Ma che cosa si manda al museo quando si dice di voler abbandonare il motore diesel. Non si mandano al museo solo macchine ma forse tutto un mondo che ha dato vita a questa società e che queste macchine hanno contribuito a rendere migliore o peggiore a secondo dei casi o meglio a secondo di come sono state utilizzate dagli uomini perché le macchine in sé stesse in realtà non hanno funzioni ne positive ne negative.
La domanda conseguente che mi sono posto è : che cosa è stato il motore diesel nella storia delle comunità, dell’industria e in generale del cosiddetto secolo breve. Il secolo che ha visto l’orgia futurista inneggiare all’automobile ma allo stesso tempo ha dovuto contemperare opposte esigenze tra le quali quella dello sviluppo di una motorizzazione individuale che ci ha permesso spostamenti e tempi diversi di vita ( diversi da quelli della campana, della carrozza e delle cavalcature in genere ) ma anche trasformato città ed habitat.
Così il problema è diventato “ Benessere o alienazione”? Sono i due estremi di un’ipotetica scala di misurazione dell’impatto dell’innovazione tecnologica nella vita degli esseri umani e nell’ambiente che li circonda. Ciò che rende complessa la definizione di questa scala sono i contenuti, oggettivi ma per la maggior parte soggettivi, con cui popoliamo l’uno o l’altro termine e il valore che diamo a questi contenuti. Di conseguenza, ogni innovazione tecnologica che va a modificare una determinata situazione può provocare speranze e paure o ansie.”
Scrive Patrizia Fabbri su Zerounoweb : “…ho trovato molto interessante la lettura dello studio Tech for Good. Smmothing disruption, improving well-being del McKinsey Global Institute (MGI) che prosegue un percorso che ha prodotto altre stimolanti analisi come A Future that Works (al quale ZeroUno ha dato ampio spazio con due articoli Le tecnologie AI e il complesso rapporto con l’uomo e Sistemi intelligenti così si diffondono e trasformano il mercato del lavoro). Cercherò qui di sintetizzarne i concetti principali consigliandone però la lettura integrale. ( 4)
Il motore a scoppio – o più correttamente, a combustione interna – è una macchina che permette di trasformare l’energia chimica propria di una miscela tra l’aria e un combustibile in energia meccanica, resa poi disponibile per gli utilizzi più disparati. I combustibili utilizzati sono di norma composti da idrocarburi, come la benzina, il gasolio, il Gpl o il metano, mentre l’ossigeno presente nell’aria fa da comburente. L’invenzione del motore a scoppio è attribuita a due lucchesi, Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, che lo brevettarono nel 1853: tuttavia, il progetto è stato sviluppato nel 1875 da Nikolaus August Otto con la collaborazione di Gottlieb Daimler e Wilhelm Maybach. Per la storia dell’automobile la data del 29 gennaio 1886 ha una forte valenza, in quanto coincide con il deposito, con il numero 37435, all’Ufficio Brevetti dell’Impero Germanico della ‘Patent Motorwagen’, la prima automobile mossa da un motore a scoppio. –
Dunque benessere o alienazione”? Sono i due estremi di un’ipotetica scala di misurazione dell’impatto dell’innovazione tecnologica nella vita degli esseri umani e nell’ambiente . Sicuramente occorrerà fare una scelta.La bilancia propbabilmente pende per un abbandono del motore diesel.
“Il conto alla rovescia per vietare la vendita dei motori a combustione interna è partito anche in Italia. La data limite potrebbe “essere il 2040” ha dichiarato Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile ospite qualche giorno fa di TechTalk (appuntamento quotidiano del gruppo GEDI). Da quella data nel nostro paese ci muoveremo solo in elettrico “con i costruttori che stanno accelerando moltissimo” sia sull’offerta di prodotto sia sulla riduzione dei costi delle batterie. Il Ministro ha anche annunciato incentivi per rinnovare il parco circolante, tra i più vecchi d’Europa. Grazie agli incentivi attualmente in vigore, lo scorso anno la quota delle elettrificate in Italia è salita al 4,3% di cui 2% plug-in e 2,3% elettriche. “ (5)
Il dado dunque è tratto: il motore a combustione interna è destinato all’estinzione. La domanda ormai è solo quando.
(1)https://tg24.sky.it/ambiente/2021/06/21/citta-piu-inquinate-europa-classifica#02
(2)www,treccani/enciclopedia (3)https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/071/201/2020_02_13_Confindustria.pdf
