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DAL CRASH TEST DEL G20 AL COP26 DI GLASGOW DI VALTER MARCONE

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Redazione- Chissà se sono state  sistemate tutte le tessere  problematiche  del puzzle ,specialmente climatico,  in previsione dell’apertura del  COP 26 che si tiene  a Glashow in novembre  .Un  G20 che si è lasciato dietro una serie di problemi e che malgrado  abbia promesso di realizzare dei sogni,  dovrà sempre fare i conti non con quello che si dice ma con quello che si fa. Perché come ha detto realisticamente Mario Draghi, che molto si è speso in questa edizione dell’incontro dei paesi industrializzati della terra , il giudizio sarà espresso su quello  che si farà in concreto  in tutti i  settori  esaminati e discussi .Non pochi in verità. Una piccola lista della spesa che pesa  moltissimo. A cominciare dalla  chiusura di tutti gli articoli per l’implementazione dell’Accordo di Parigi , tra cui  la finanza climatica e i meccanismi di verifica e trasparenza per monitorare le azioni di decarbonizzazione di ogni stato. Poi in sequenza  la  verificare concreta dei reali progressi di decarbonizzazione  e l’annuncio dei nuovi NDC, i nationally determined contributions. Quest’ultimi sono gli impegni che ogni paese deve prendere, secondo quando sottoscritto dai 197 paesi nell’Accordo di Parigi,  che ogni cinque anni devono essere rinnovati aumentando l’ambizione (ad esempio l’obiettivo FitFor55 dell’Unione Europea) e presentati a tutti i paesi firmatari del Paris Agreement. “Senza impegni politici e impegni finanziari da parte delle nazioni industrializzate, c’è un alto rischio di fallimento della COP26”, ha dichiarato il 20 settembre il segretario generale dell’Onu, António Guterres al Forum of Major Economies on Energy and Climate. “Le nazioni del G20 sono responsabili dell’80% delle emissioni globali. La loro leadership è più necessaria che mai. Le decisioni che prenderanno determineranno se la promessa fatta a Parigi sarà mantenuta o infranta”.

In un altro scenario  già un mese prima  della riunione del G20 ,In modo particolare e specifico  la Pre-COP26 a Milano,aveva creato un  momento d’incontro tra i negoziatori di 51 paesi per lavorare su alcune proposte specifiche sul clima  da presentare al negoziato principale di Glasgow . Quell’incontro si è tenuto dal  30 settembre al 2 ottobre . Nel tentativo   di sciogliere diversi nodi ancora in sospeso funzionari, delegati e diplomatici sono stati chiamati a lavorare per dare al G 20 l’opportunità di  formulare proposte da perfezionare  in sede di  Cop. 26 .A fine ottobre dunque Il G 20 è stato un  momento decisivo   che sembrava  avesse fatto fare un passo avanti alla questione del clima ma che in realtà stando poi  al primo incontro a Glasghow  ha  gettato  un po’ di panico. Stando alle dichiarazioni del premier indiano che diversamente da quanto affermato nel G 20 ha confermato che  per il suo paese la vera de carbonizzazione sarà conclusa almeno nel 2070. Almeno  venti anni dopo di quel mezzo secolo  a stento fissato  dal G20  appunto in modo   largamente impreciso.  La domanda iniziale che mi facevo chissà se le tessere del mosaico climatico sono  state messe a posto  dal G 20 si rivela una domanda interessante perché  da questa premessa dipende  il successo dell’incontro di Glasghow che  mette assieme una platea molto più ampia di protagonisti9 e quindi probabilmente solleva numerosi problemi .

il climate change è il capitolo più ostico di un G20 tenuto in due giorni a Roma il 30 e 31 ottobre. Un vertice   già affollato di controversie, dalla disuguaglianza vaccinale alla crisi delle catene di approvvigionamento. Lo scenario di partenza è la spaccatura già vista alla edizione del G 20 precedente incapace di mediare fino in fondo fra le due anime dei partecipanti . Da un lato la linea più ambiziosa sposata dall’asse fra la Ue e gli Usa, un alleato ritrovato con l’avvento della presidenza di Joe Biden (almeno finché si parla di clima). Dall’altro il blocco delle potenze più fredde su un’accelerazione negli obiettivi climatici, capitanata da colossi come Cina, Russia e India.

Le decisioni sulla carta , ovvero nei documenti finali dicono che i Paesi del G20 in modo scontato  ma anche senza sapere come con precisione  “si impegnano a fronteggiare la minaccia critica e urgente dei cambiamenti climatici e a lavorare insieme perché Unfccc Cop26 di Glasgow abbia successo”. Tranne  che affidare “il nostro impegno per una piena ed effettiva implementazione del Unfccc e dell’accordo di Parigi”. Nello sforzo per limitare l’innalzamento delle temperature medie entro 1,5 gradi, “accelereremo le nostre azioni su mitigazione, adattamento e finanza, riconoscendo l’importanza fondamentale del raggiungimento di zero emissioni di gas a effetto serra a livello globale o della neutralità carbonica entro o intorno la metà del secolo e della necessità di rafforzare gli sforzi globali necessari per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi”.MONDO Documenti I punti principali della dichiarazione finale dei leader del G20 Tweet G20, Draghi: “Tetto a 1,5°C è stato un successo, c’è l’impegno di tutti i Paesi” Concluso il G20, Draghi: “Saremo giudicati per quello che faremo” 31 ottobre 2021 CLIMA I Paesi del G20 “si impegnano a fronteggiare la minaccia critica e urgente dei cambiamenti climatici e a lavorare insieme perché Unfccc Cop26 di Glasgow abbia successo”, è l’impegno enunciato dalla dichiarazione finale. “A tal fine, riaffermiamo il nostro impegno per una piena ed effettiva implementazione del Unfccc e dell’accordo di Parigi”. Nello sforzo per limitare l’innalzamento delle temperature medie entro 1,5 gradi, “accelereremo le nostre azioni su mitigazione, adattamento e finanza, riconoscendo l’importanza fondamentale del raggiungimento di zero emissioni di gas a effetto serra a livello globale o della neutralità carbonica entro o intorno la metà del secolo e della necessità di rafforzare gli sforzi globali necessari per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi”. CARBONE E EMISSIONI I paesi del G20 si “impegnano a mobilitare finanziamenti internazionali pubblici e privati per sostenere lo sviluppo di un’energia verde, inclusiva e sostenibile” e annunciano la “fine ai finanziamenti pubblici internazionali per nuova produzione di energia da carbone entro la fine del 2021”, è una delle azioni più decise per la lotta al cambiamento climatico. Nella dichiarazione finale si sottolinea “lo stretto legame tra clima ed energia” e si ribadisce “l’impegno a ridurre l’intensità delle emissioni nel settore energetico per rispettare i tempi” definiti dal target fissato nella conferenza sul clima di Parigi. “Collaboreremo per l’implementazione e la diffusione di tecnologie rinnovabili e a emissioni zero o basse, compresa la bioenergia sostenibile, per consentire una transizione verso sistemi di alimentazione a basse emissioni” continua la nota, che spiega come “ciò consentirà anche ai paesi che si impegnano a eliminare gradualmente gli investimenti in nuova capacità di generazione di energia dal carbone di farlo il prima possibile”.

Dichiarazioni  speranzose che  però fanno venire ancora una volta il sospetto per metterla secondo Greta Thunberg   di un colossale bla bla bla .

Che tenta di scongiurare il Presidente del consiglio italiano dicendo : “La presidenza italiana del G20 vuole spingere la crescita economica e renderla più sostenibile: lo dobbiamo ai cittadini, al pianeta e alle future generazioni”. Il premier italiano inoltre risponde ad un quesito: “Qualcuno di noi chiede perchè spostiamo il nostro obiettivo da 2 a 1,5 gradi? Perchè lo dice la scienza, dobbiamo ascoltare gli allarmi che vengono dalla comunità scientifica”. “I passi approvati fin qui – aggiunge il premier – sono insufficienti. “Le decisioni che prendiamo oggi avranno un impatto diretto sul successo del vertice sul clima di Glasgow”. “Il passaggio all’energia pulita è fondamentale per ottenere le necessarie riduzioni delle emissioni di gas serra. Non possiamo più rimandarlo. Questa transizione richiede uno sforzo significativo e i governi devono essere pronti a sostenere i propri cittadini e le imprese attraverso di essa. Ma offre anche opportunità per stimolare la crescita, creare posti di lavoro e ridurre le disuguaglianze. Sia il settore pubblico che quello privato devono fare la loro parte” continua Draghi. “I governi possono fissare obiettivi a breve e lungo termine e garantire stabilità politica, finanziaria e normativa. Ma non possono fare tutto. Le aziende private accelerano la diffusione delle tecnologie pulite, promuovono l’innovazione e promuovono la produzione su larga scala. Il finanziamento pubblico aiuta ad attrarre finanziamenti verdi e a ridurre i rischi per gli investimenti del settore privato. I partenariati pubblico-privato uniscono i due. Dobbiamo sostenere iniziative private che inseriscono priorità sociali e ambientali nei loro modelli di produzione, come l’iniziativa di Sua Altezza Reale il Principe Carlo sui mercati sostenibili”, ha concluso il premier. (1)

La Ue ha premuto perché i  tre i target relativi al  contenimento della crescita della temperatura entro 1,5 gradi centigradi, l’abbandono graduale del carbone 100 miliardi di dollari l’anno in fondi ai paesi più poveri per favorirne la transizione ecologica, fissato nel 2009 e rimasto più sulla carta che nei fatti,venissero messi per iscritto con chiarezza, accelerando su un processo che è rimasto sempre affidato a tempi e modalità troppo vaghe.

“È la scienza a dirci che non siamo sulla buona strada” ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, prima di chiarire il concetto in maniera decisamente più drastica: ”C’è in gioco la sopravvivenza del genere umano». Sempre la numero uno della Commissione ha rivendicato i risultati di Bruxelles negli ultimi decenni, seguendo il doppio binario di sostenibilità e crescita economica. «Abbiamo ridotto già le nostre emissioni di oltre il 31% rispetto al 1990, facendo crescere del 60% la nostra economia nel frattempo – ha detto von der Leyen – È un messaggio incoraggiante che mostra che si possono tagliare le emissioni e prosperare”.

Anche se va detto chiaramente  ci sono forti opposizioni  alla linea di Bruxelles non solo tra  alcuni paesi del pianeta ma anche all’interno della stessa Unione europea. Cina e India rivendicano proprio il diritto a generare emissioni per sostenere la propria crescita, mentre all’interno non si può parlare solo di una spaccatura tra paesi del sud e paesi del nord  perché le  frizioni interne fra i 27 sono emerse su una lunga serie di questioni: la classificazione del nucleare come energia pulita, l’allargamento a trasporti e immobili del meccanismo degli Ets (emissions trading system, un sistema che fissa delle quote per le emissioni di anidride carbonica), l’ipotesi di scollegare i prezzi di gas ed elettricità. Il tutto sullo sfondo della crisi energetica che attanaglia l’Europa e inquieta i governi, a tu per tu con un’impennata di prezzi pronta a ripercuotersi su bollette e industria.

Comunque il G20 qualche risultato lo ha prodotto . Ha infatti permesso di siglare un accordo  tra Gli Stati Uniti e l’Unione Europea  che hanno raggiunto  una tregua commerciale  su acciaio e alluminio

E’ stato anche  raggiunto nei lavori del vertice  un accordo sulla tassazione minima globale: la minimum tax globale sulle multinazionali, che interesserà  i colossi del web ..

È un accordo internazionale per tassare con un’aliquota fiscale minima le multinazionali che hanno un fatturato annuo superiore a 750 milioni di euro (890 milioni di dollari). Riguarda soprattutto i colossi del web come Google, Facebook, Amazon e Apple. Ma non solo. Porterebbe in dote circa 150 miliardi di dollari (127 miliardi di euro) di entrate fiscali aggiuntive a livello globale. In Italia la minimum tax varrebbe 30,3 miliardi di euro. Ecco i conti in tasca ai colossi del web.

L’indagine annuale sulle corporation digitali mondiali, condotta dall’Area Studi Mediobanca, riporta che il fatturato complessivo è di oltre i 9 miliardi, con un +49,6% di margine operativo netto sul primo semestre 2020 e utili netti  che si impennano (+80,2%). I giganti del web, sempre secondo il report di Mediobanca, guadagnano 27 milioni al giorno, quasi il triplo rispetto al 2018.

Nei primi sei mesi del 2021 è aumentata anche la loro liquidità (+5,5 miliardi al mese): 639 miliardi a fine giugno. Queste multinazionali digitali sono habituè dei paradisi fiscali: tutte le cinesi hanno la sede legale nelle Isole Cayman e tutte le statunitensi (ad eccezione di Microsoft) hanno la sede legale nello stato del Delaware. Nel 2020 circa il 40% dell’utile ante imposte delle Top25 è stato tassato in Paesi a fiscalità agevolata, con conseguente risparmio di 10,7 miliardi nel 2020 e di 24,5 miliardi nel triennio 2018-2020. Le imposte aggregate sono state pari a 27,8 miliardi, con un aliquota media pari al 12,8%, inferiore a quella media teorica del 22,4 per cento. Il fisco italiano ha incassato 80 milioni con un tax rate del 31,4% (ma sono escluse le succursali italiane di società estere). Con la Global Tax , l’accordo sulla tassazione delle multinazionali sarebbero stati 30,3 miliardi.  (2)

Fissati anche gli obiettivi sul fronte della lotta contro la pandemia: vaccinare almeno il 40% della popolazione in tutti i Paesi entro la fine del 2021 e il 70% entro la metà del 2022 . Non solo accordi globali, nel corso del G20 spazio anche per alcuni bilaterali. Il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Boris Johnson, per esempio, hanno deciso di mettere in atto “nei prossimi giorni” delle misure che portino alla de-escalation sulle “tensioni importanti” tra i due Paesi, in merito alle licenze di pesca nella Manica. Lo riferiscono fonti dell’Eliseo a margine del G20

l presidente del Consiglio italiano Mario Draghi  nel discorso conclusivo del vertice di Roma: “Per la prima volta i Paesi si sono impegnati a mantenere a portata di mano l’obiettivo di contenere il surriscaldamento sotto gli 1,5 gradi con azioni immediate e impegni a medio termine. Si sarebbe preferito che tutti i Paesi avessero confermato” la deadline “del 2050” per le emissioni zero “ma gradualmente ci si arriverà. Dalla Cina mi attendevo un atteggiamento più rigido, c’è la volontà di cogliere un linguaggio più rivolto al futuro”

“In questo vertice abbiamo fatto sì che i nostri sogni siano ancora vivi ma adesso dobbiamo accertarci di trasformarli in fatti. Voglio ringraziare gli attivisti che ci mantengono sulla rotta giusta”. Poi, ricordando le parole di Greta Thunberg alla Youth4Climate di Milano, osserva: “Molti dicono che sono stanchi del bla bla bla, io credo che questo summit sia stato pieno di sostanza. Abbiamo riempito di sostanza le parole”. Intanto l’attivista svedese da Glasgow – dove inizia il 31 ottobre i la Cop26 – parlando alla Bbc attacca: l’obiettivo di contenere il surriscaldamento della Terra entro 1,5 gradi in più “è in teoria possibile”, ma finora i leader del pianeta “hanno evitato d’intraprendere un’azione reale” e questo dimostra come “il cambiamento climatico non sia una vera priorità attuale” per loro.

“Vogliamo essere giudicati da quello che faremo, non quello che diciamo. Questo vertice ha riempito di sostanza le nostre parole, la nostra credibilità dipende dalle nostre azioni”, dice Draghi, augurando al Regno Unito “la miglior Cop26”. Uno dei successi conseguiti al G20, secondo il presidente del Consiglio, è che “abbiamo deciso di lasciare alle spalle il carbone” con lo stop ai finanziamenti delle centrali a carbone nel 2021. “Siamo fieri” dei risultati ottenuti, spiega, ma “è solo l’inizio”. Poi augura il miglior successo al presidente indonesiano Joko Widodo, che prenderà il testimone dell’Italia per la presidenza del G20 2022 che avrà come tema Recover together, recover stronger.

Marco Travaglio su il Fatto quotidiano di domenica 31 ottobre 2021 in un editoriale intitolato “Lo fanno per i gggiovani  “  scrive : “Basta contare le 50 (cinquanta!) auto blindate sputazzanti del corteo di Biden che da giorni sfrecciano per Roma, senza calcolare quelle degli altri 19 presunti “grandi”, delle loro first lady, più tutte le vetture e gli elicotteri delle forze dell’ordine, per capire che né questo G20 né gli altri summit faranno mai nulla contro i cambiamenti climatici.
Perché chi dovrebbe risolvere il problema è esso stesso il problema. Eppure, se c’è un tema che potrebbe avvicinare i giovani alla politica, è proprio l’ambiente, vedi il successo dei Fridays For Future.
Ma la postura di “quelli che contano” verso quei giovani è plasticamente effigiata dall’ultima intervista del ciarliero e inconcludente ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, secondo cui “Greta dovrà evolvere”, perché “lei fa ‘bla bla bla’”, mentre lui e il governo han “voglia di accelerare”.
Sul nucleare, sull’idrogeno blu, sul gas e su tutte le energie sporche e non rinnovabili. E ovviamente sulla plastica, visto che la Plastic Tax è stata rinviata un’altra volta: un altro bel messaggio ai giovani, come se non bastassero quelli di Draghi e della sua consulente Fornero sulle pensioni (“pensiamo ai giovani, ai lavoratori di domani”).
Farà piacere, ai giovani, scoprire di essere un’arma di distrazione di massa e un oggetto contundente contro i loro padri, madri e nonni. E figurarsi la loro soddisfazione nell’apprendere che chi vuole riallungare l’età pensionabile e tornare al contributivo secco lo fa per loro.

Questo  il G20  tenutosi a Roma il 30 e  il 31 ottobre 2021. G 20 che ha passato proprio il 31 ottobre il testimone al vertice Onu di Glasgow sul clima  COP 26 che “ dà il via a due settimane di negoziati diplomatici tra oltre 200 Paesi, incentrati su come contrastare il riscaldamento globale”

“La Cop26 rappresenta “l’ultima e la migliore speranza” per limitare l’aumento delle temperature a +1,5 gradi: lo ha detto il suo presidente, Alok Sharma, aprendo i lavori del vertice nella cerimonia di domenica 31 ottobre  di passaggio di consegne formale dalla presidenza cilena a quella britannica. Durante la pandemia, ha osservato, “i cambiamenti climatici non sono andati in vacanza. Tutti i valori hanno oltrepassato i limiti, sono nella zona rossa”. Sharma, che è anche ministro di Stato presso l’Ufficio di Gabinetto britannico, ha detto che in Scozia “il sistema del multilateralismo internazionale può e deve farcela”. La strada, ha evidenziato il presidente, “la conosciamo: è quella tracciata dagli accordi di Parigi che abbiamo stipulato nel 2015”. L’ultima conferenza Onu sul clima risale alla fine del 2019. Sono oltre 190 i leader mondiali attesi in Scozia per l’appuntamento. A essi si uniranno decine di migliaia di negoziatori, rappresentanti di governo, imprese e cittadini per dodici giorni di trattative. La maggior parte degli esperti è concorde nel sottolineare il carattere straordinario e urgente della COP26. L’obiettivo è limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi. Il premier britannico, Boris Johnson, chiederà “azioni ambiziose sul clima” ma è molto ansioso per l’esito dell’appuntamento: ad alcuni studiosi invitati a Downing Street ha confidato che sarà un vertice “difficile molto difficile” e che è “molto preoccupato perché potrebbe essere un fallimento”. Sabato è arrivata in città la giovane attivista per l’ambiente, Greta Thunberg e secondo il Daily Mail le è stata riservata “un’accoglienza da rockstar”. Scesa dal suo vagone, è stata circondata dalla polizia e da altri attivisti e sostenitori con cartelloni e cori. Thunberg, che ieri aveva dichiarato di non essere stata invitata ufficialmente alla Cop26, dovrebbe partecipare a diverse manifestazioni, previste durante le due settimane del summit.(3 )

Sul sito ufficiale Onu del Climate change si legge :” Da quasi tre decenni l’ONU riunisce quasi tutti i Paesi della terra per i vertici globali sul clima – chiamati COP – ovvero ” Conferenza delle Parti”. Da allora il cambiamento climatico è passato dall’essere una questione marginale a diventare una priorità globale.Quest’anno si terrà il 26eismo vertice annuale, di qui il nome COP26. La COP26 sarà presieduta dal Regno Unito che la opiterà a Glasgow.In vista della COP26 il Regno Unito sta lavorando con ciascun Paese per raggiungere un accordo su come affrontare i cambiamenti climatici. I leader mondiali attesi in Scozia saranno più di 190. Ad essi si uniranno decine di migliaia di negoziatori, rappresentanti di governo, imprese e cittadini per dodici giorni di negoziati.Presiedere la COP26 sarà un compito impegnativo, perché questo non sarà un qualsiasi vertice internazionale. La maggior parte degli esperti è concorde nel sottolineare il carattere straordinario e urgente della COP26. Per capire perché, è necessario guardare indietro a un’altra COP.

La COP21 si tenne a Parigi nel 2015.  Per la prima volta successe qualcosa di epocale: tutti i Paesi accettarono di collaborare per limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi, puntando a limitarlo a 1,5 gradi. Inoltre i Paesi s’impegnarono ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici e a mobilitare i fondi necessari per raggiungere questi obiettivi. Ecco che nasceva l’Accordo di Parigi. L’impegno di puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi è importante perché ogni decimale di grado di riscaldamento causerà la perdita di molte altre vite umane e altri danni ai nostri mezzi di sussistenza.Nel quadro dell’Accordo di Parigi ciascun Paese si è impegnato a creare un piano nazionale indicante la misura della riduzione delle proprie emissioni, detto Nationally Determined Contribution (NDC) o “contributo determinato a livello nazionale”. I Paesi concordarono che ogni cinque anni avrebbero presentato un piano aggiornato che rifletteva la loro massima ambizione possibile in quel momento. Paesi si presenteranno al vertice di Glasgow (ritardato di un anno a causa della pandemia) con piani aggiornati di riduzione delle proprie emissioni.   Ma non è tutto. Gli impegni presi a Parigi non sono neanche lontanamente sufficienti per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, e la finestra utile per il raggiungimento di questo obiettivo si sta chiudendo. Il decennio fino al 2030 sarà cruciale. Quindi per quanto il vertice di Parigi sia stato un evento epocale, i Paesi dovranno spingersi ben oltre quanto fatto in quello storico vertice per mantenere viva la speranza di contenere l’aumento della temperatura a 1,5.

La COP26 deve essere decisiva. 

(1 ) https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/g20-draghi-impegno-su-clima-non-piu-rinviabile-agire-ora-o-rischiamo-di-fallire-63611ab3-6de9-4a27-9f53-1b812a489763.html

(2  ) Global minimum tax, cos’è e quando viene applicata la tassa che colpisce le multinazionali digitali (in Italia vale 30 miliardi)  Il Messaggero.it  del  30 ottobre 2021

( 3 )http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/cop-26-glasgow-7f32006d-e71b-421a-b90e-d42772b5ab44.html

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