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UNA PARTITA DI GIRO DI VALTER MARCONE

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Redazione- E’ una partita di giro. Le cifre   sono queste. Nella legge di Bilancio 2021 è  stato istituito un fondo  di rotazione per l’attuazione del Piano nazione di ripresa e resilienza con 32,7 miliardi  per 2021 ,40,3 per il 2022, 44,6 per il 2023.  Miliardi che verranno sostituiti con quelli europei man mano che Bruxelles autorizzerà le 10 rate  in cui è diviso il  New generation Eu  sollevando quindi il bilancio  dalla emissione di nuovi titoli di debito  corrispondente alle cifre necessarie  a  sostenere  le spese relative ai progetti  formulati e programmati  per la   ripresa e confluiti quindi nel Recovery Fund.

La prima relazione di monitoraggio  sul Piano di ripresa e resilienza  è stata illustrata il 23 settembre 2021  al Consiglio dei  ministri  dal sottosegretario alla presidenza Roberto  Garofoli  e dal ministro dell’economia  e delle finanze Daniele Franco . L’Italia è il primo beneficiario  del Next Generation Eu,il fondo  europeo che  aiuta la ripresa  del paese  dopo la pandemia da Covid 19  con un finanziamento  fino a 750  miliardi .

Dei 24,9 miliardi assegnati dunque dall’Unione Europea come prima tranche  del Recovery Fund  ne dovranno essere utilizzati almeno 15,7 entro il 31 dicembre  2021.  I  24,9 miliardi ,il 13%  dei  191,5 miliardi  a disposizione dell ‘Italia sono arrivati quindi  già dal  mese di agosto.

Bisogna qui ricordare  che cos’è il Recovery Fund.  “E’ un piano di investimenti basato su finanziamenti e prestiti per stimolare l’economia europea e supportare una forte trasformazione verso un modello economico  sostenibile che deve tradursi in effetti di crescita del Pil già tra il 2022 e il 2026. Prestiti che dovranno essere spesi in fretta per avere gli effetti positivi attesi e bene per non fare debito cattivo.Il Piano europeo è basato su tre “assi strategici” – digitale, verde, coesione sociale – e sei “missioni”, ed è accompagnato dalla raccomandazione che i piani nazionali siano completi di progetti cantierabili che inizino nel 2022 e si concludano entro il 2026 con una progressione di stati di avanzamento lavori che consentano l’erogazione delle coerenti tranche di finanziamento. Leggendo il Piano italiano di ripresa e resilienza (Pnrr) risulta molto difficile che questi obiettivi possano essere colti.” ( 1 )

Il Piano di  ripresa e resilienza che è la versione italiana del  Recovery Fund  presenta  delle criticità in ordine al alcuni punti importantissimi da rispettare : le riforme ( tra cui giustizia e pubblica amministrazione le più importanti) , la capacità di spesa , la cantierabilità dei progetti.  Perché  per esempio  i fondi strutturali europei 2014-2020  sono stati rendicontati per appena il 30,6% proprio a causa del mal funzionamento di Pa e giustizia civile. Con il risultato  che  stando all’ indice di efficacia del 30,9% nella capacità di spesa di fondi europei ,applicato ai 209 miliardi del Recovery Fund ,porterebbe le risorse effettivamente investite tra 6 anni ad appena 62,7 miliardi. Un secondo aspetto critico riguarda l’assenza o la scarsa presenza di progetti davvero cantierabili. Perché gli scenari disegnati nel piano sono spesso basati su tecnologie di grande appeal ma ancora immature per poter generare progetti cantierabili. Un esempio per tutti quello dell’idrogeno verde, prospettiva interessante ma ancora lontana dalla maturità industriale.

Scrive Andrea Fluttero Presidente di ECO :” Il Recovery Plan europeo per poter dispiegare i suoi effetti ha bisogno di riforme efficaci, senza le quali non cambierà la situazione attuale di enorme difficoltà per realizzare gli investimenti. Nello specifico, per favorire la transizione del modello economico da lineare a circolare abbiamo bisogno di riforme che garantiscano obblighi di ecoprogettazione dei beni nuovi immessi sul mercato, coinvolgimento delle reti vendita nella logistica di ritorno, compreso l’e-commerce, semplificazioni delle procedure amministrative e di controllo basate sul principio partecipativo tra aziende ed enti di controllo, autocertificazioni, certezza dei tempi. Serve una normativa End of waste semplice e basata su procedure certificate dalle aziende, in grado di garantire il rispetto di standard di sicurezza e qualità delle materie prime seconde in linea con quelli richiesti per la materie prime vergini. Ancora, c’è bisogno di politiche fiscali che agevolino la presenza di materiali riciclati nei prodotti nuovi e di norme che garantiscano la precedenza nello smaltimento delle frazioni negative derivanti dalle operazioni di riciclo.Nulla o quasi di tutto questo i trova nella descrizione delle riforme previste nel piano. Per quanto riguarda l’allocazione delle risorse, al punto 2 (Economia circolare e gestione dei rifiuti) le risorse sono destinate per 1,26 miliardi alla “realizzazione di nuovi impianti e ammodernamento degli impianti esistenti”, quindi a carenze impiantistiche per la gestione dei rifiuti nel modello lineare ad oggi esistente. Infatti si legge: “Sono previsti investimenti volti ad affrontare situazioni di particolare criticità nella gestione dei rifiuti nelle grandi aree metropolitane del Centro e Sud Italia e non solo (ad esempio Città metropolitane di Roma Capitale, di Napoli e di Palermo).” (2 )

Il comunicato  stampa seguito alla riunione del 23 settembre afferma: “I target da raggiungere per l’anno in corso sono 51, distinti tra riforme ed investimenti, con la precisazione quanto a questi ultimi che, per investimenti, si intende anche l’adozione di atti di normativa primaria e secondaria o di atti amministrativi diretti a disciplinare specifici settori e da cui dipende l’utilizzabilità di risorse finanziarie dedicate per linee di intervento. I 51 target sono divisi in 24 investimenti e 27 riforme da adottare. Delle 51 misure sono stati già raggiunti 13 obiettivi.Più nel dettaglio, relativamente agli investimenti, alla data di ieri, ne risultano già definiti 5. Per tutti i restanti sono state già avviate le procedure di realizzazione. Per quel che riguarda le riforme, ne sono state definite 8, pari al 30% del totale; per le altre 19 è già in corso il procedimento di approvazione

Lo stesso Consiglio dei ministri ha definito la cornice quadro del Documento di finanza per l’anno prossimo  varando un apposito provvedimento. Dice il comunicato stampa    seguito alla riunione del 29 settembrescorso : “Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e del Ministro dell’economia e delle finanze Daniele Franco, ha approvato la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF) 2021. “ La Nota prende atto del miglioramento degli indicatori di crescita e deficit e definisce il perimetro di finanza pubblica nel quale si iscriveranno le misure della prossima Legge di Bilancio, che avrà come obiettivo quello di sostenere la ripresa dell’economia italiana nel triennio 2022-2024, in stretta coerenza con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La previsione di aumento del prodotto interno lordo (PIL) per l’anno in corso sale al 6%, dal 4,5% previsto nel DEF in aprile, mentre la previsione di indebitamento netto (deficit) scende dall’11,8% del PIL nel DEF al 9,4% della NADEF. Anche la stima per il rapporto debito/PIL è rivista al ribasso rispetto al 159,8% previsto nel DEF; ciò implica una flessione dell’incidenza del debito sul prodotto interno lordo al 153,5% già nel 2021. Per quanto riguarda la programmazione delle finanze pubbliche, per il 2022 la NADEF fissa un obiettivo di deficit pari al 5,6% del PIL, che si confronta con un saldo a legislazione vigente pari al 4,4%. La NADEF delinea inoltre una progressiva e significativa riduzione dell’indebitamento netto, che si attesterà al 3,3% del PIL nel 2024.

Sulla carta sono solo 2,5 miliardi di euro, un valore minimo nei mercati obbligazionari e poca cosa rispetto agli 800 miliardi del piano Next Generation Eu da finanziare con l’emissione di bond. Eppure il primo collocamento a opera della Commissione di titoli di medio-lungo termine attraverso un’asta «pubblica» è il primo passo compiuto da Bruxelles per diventare un emittente seriale.

Scrive Elena Del Maso su Milano Finanza : “Si è appena concluso il collocamento del primo Recovery bond con scadenza nel 2031 legata al progetto Next Generation Eu che servirà per far riavviare l’economia degli Stati europei, a partire dall’Italia. A fine mattinata, il consorzio delle banche, composto da Bnp Paribas, DZ Bank, Hsbc, Imi Intesa Sanpaolo e Morgan Stanley (lead managers sono Danske e Santander), ha raccolto oltre 142 miliardi di euro di richieste, di cui 4 miliardi provenienti dallo stesso gruppo di collocatori. Erano attesi 10 miliardi di emissione, ma grazie alla forte domanda ne sono stati collocati 20, il doppio, un record storico per le emissioni singole in euro, che scavalca quella da 15 miliardi della Spagna lo scorso aprile, secondo i calcoli di Bloomberg.” E inoltre : “Intanto emerge che l’Unione Europea avrebbe escluso 10 fra le maggiori banche dell’Eurozona dal collocamento del bond, secondo quanto scrive il Financial Times. A questi gruppi Bruxelles avrebbe detto che non possono partecipare alle emissioni sindacate a causa del loro passato coinvolgimento in scandali di manipolazione del mercato. Nella lista vi sono player quali JP Morgan, Citigroup e  Barclays, mentre Bank of America, Natixis, Nomura, NatWest e Unicredit non avrebbero ricevuto il via libera dal momento che sono state coinvolte in un cartello di compravendita di obbligazioni durante la crisi del debito dell’Eurozona un decennio fa.”(3)

Una partita di giro dunque che però mette l’accento  ed evidenzia dei ritardi  non tanto nella progettualità quanto nella capacità di “mettere a terra” i progetti da finanziare con il   Pnrr. E’ noto  come sono implementazione dei progetti  e concreto avvio della  loro  realizzazione  le condizioni che permettono  di poter avere i fondi   messi a disposizione   Next Generation Eu  in favore dell’Italia. Si tende strenuamente ad evitare un critico problema che ha caratterizzato per il passato  la scarsa capacità di spendere i fondi europei proprio a causa di una  difficoltà nel concretizzare idee e progetti che non mancano  e che anzi avrebbero bisogno  di una accurata, efficace e produttiva selezione . Trasformare i progetti sulla carta in azioni concrete  e quindi in fatti reali.  A questo proposito è dunque  da tempo  nota la difficoltà a spendere i fondi  ordinari europei messi a disposizione nei vari settori

Tanto che l’Ansa scriveva  nel 2020 che a “  partire dell’anno prossimo(2021)  e fino al 2027, secondo quanto annunciato dalla commissaria Ue alla Coesione, Elisa Ferreira, l’Italia potrà contare sul triplo delle sovvenzioni europee rispetto a quelle degli ultimi sette anni.  Attraverso i fondi strutturali e d’investimento Ue (Esif), tra il 2014 e il 2020 sono state messi a disposizione del nostro Paese 44,7 miliardi di euro. Tra le diverse tipologie di fondi europei, il più consistente è stato il fondo per lo sviluppo regionale (Fesr, da 21,5 miliardi), seguito dal fondo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr, da 10,4 miliardi) e dal Fondo sociale (Fse, da 10,2 miliardi). Eppure il nostro Paese continua ad avere una capacità molto limitata di assorbire il denaro a disposizione. Negli ultimi sette anni, la spesa per i progetti andati in porto non supera a oggi il 40% delle risorse assegnate al nostro Paese. A livello europeo la media è stato invece speso il 47% dei 640 miliardi di euro disponibili per tutti gli Stati membri. Finlandia (77%), Irlanda (69%) e Lussemburgo (68%) si sono dimostrati i più virtuosi. Peggio dell’Italia, soltanto Grecia (38%), Slovacchia (38%) e Spagna (35%).”(4)

Va detto che la capacità di assorbimento dei fondi indica la capacità di “far buon uso dei fondi” in un senso molto specifico: misurando quanto dei fondi inizialmente previsti viene 1) programmato per un uso specifico, 2) assegnato ai beneficiari per la realizzazione di progetti e infine 3) effettivamente speso per attività svolte. Si tratta dunque di un indicatore sintetico delle capacità di gestione dei fondi: partendo dal presupposto che c’è sempre qualcosa di utile su cui impiegare dei fondi, un’autorità o un territorio che non li utilizzano pienamente si precludono possibilità importanti.  Non è un indicatore di efficacia o di impatto: ovvero, non misura quanto i fondi davvero aiutino a raggiungere gli obiettivi prefissati e contribuiscano allo sviluppo di un territorio, ma è sicuramente un buon indicatore di efficienza nell’uso dei fondi. I dati che riportiamo sono aggiornati al 15 gennaio 2021.

 L’Italia ha allocato circa l’80% dei Fondi Strutturali disponibili e ne ha spesi circa il 40%; queste percentuali indicano rispettivamente la quota di fondi che può potenzialmente tradursi in progetti e quella che si è già sicuramente tradotta in interventi;  le allocazioni variano da meno del 60% (FEAMP) a più del 90% (FESR); la spesa varia tra il 30% circa di alcuni fondi (FESR, FSE, FEAMP) e il 50-60% di altri (FEASR, Iniziativa Giovani);    l’’Italia si situa nelle ultime posizioni in Europa sia per fondi allocati che per fondi spesi.(5)

Questo è uno dei problemi. Perché ce ne sono diversi  e  per chiudere questa prima riflessione  sull’iter del Piano di  recupero e resilienza ne voglio ricordarne due.

Il primo . Uno studio dell’Ance (6) rileva come poco più  della metà dei fondi relativi agli investimenti per l’edilizia compresi nel Pnrr è stato a tutt’oggi  territorializzato. In particolare il  Centro Italia si è giovato  del  15% degli importi del Pnrr già distribuito sul territorio, ill Sud del 43%  (7)     e il Nord del  42%. Al Sud sono andati  24 miliardi  con la Campania in testa ( circa 7 miliardi) e  al Nord con la   Lombardi in testa  (2,3 miliardi circa).

L’edilizia gioca un ruolo fondamentale per il successo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), inviato alla commissione EU lo scorso 30 aprile e che prevede investimenti pari 191,5 miliardi di Euro.

Previste misure per l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato, secondo due principali linee d’azione: 1)    realizzare un programma di efficientamento e messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico, con contestuale messa in sicurezza e digitalizzazione delle strutture;2)    rilancio dell’edilizia in chiave di sostenibilità ambientale e performance antisismica. Per raggiungere questi obbiettivi è inoltre stato previsto un prolungamento della detrazione Superbonus 110%, già prorogato con la Legge di bilancio al 30 giugno 2022.

Il documento, nell’analisi “Impatto Macroeconomico delle Misure del Piano” stima, infatti, che utilizzando il modello GEC (Computazionali di Equilibrio Generale) la spesa per investimenti in costruzioni ed opere di edilizia civile rappresenta il 32,6% della spesa complessiva provenienti dalle risorse del Recovery and Resilience Fund, React EU e FSC (Fondo di Sviluppo e Coesione), e di gran lunga la porzione maggiore.

La spinta per il settore edile non verrà unicamente dai fondi stanziati ma anche dalla Riforma della Pubblica Amministrazione e di semplificazione della legislazione.(8 )

Nella ripartizione dei fondi  europei  in favore dell’edilizia ,per stilare una specie di graduatoria, si può dire che  dopo la Campania e la Lombardia vengono  il Veneto ( 5,31 miliardi ), la Sicilia (5,126),il Piemonte  ( 3,941) la Puaglia  (3,858). Mentre tra le garndi regioni la Tosacana  è al dodicesimo posto con 1, 978 miliardi.

L’Ance per stilare questa graduatoria ha esaminato progetto per progetto  in modo minuzioso e approfondito. Una specie di  tac che porta  le risorse territorializzate  ,avvero  l’attuazione dei progetti  in concreto  a 55,7 miliardi  circa, la metà dei 108,2 miliardi  che sono destinati quindi alle opere  edilizie.

A proposito  di territorializzazione delle risorse del Pnrr in questi giorni si è sviluppata una polemica  nata  proprio dalla ripartizione dei fondi  a cui abbiamo accennato  all’inizio  che  sembra penalizzare appunto il Sud. Il rapporto Ance  seppure riferito  al solo settore edilizio  dice che il Sud sta mettendo  in atto la capacità di completare la catena della programmazione dei fondi. E’ successo per i 159 progetti  relativi alla riqualificazione delle città, ( valore 2,8 miliardi) approvato dalla Conferenza Stato Regioni . Rimangono da distribuire sul territorio  per il settore edilizia che rappresentano  un   49% dei fondi disponibili pari a 52,5 miliardi.

Questo punto della gestione del Pnrr preoccupa non poco perché la territorializzazione che è strumento importante  per l’implementazione dei progetti deve essere  seguita passo dopo passo  perché si tratta di attivare una programmazione  territoriale con il passaggio dai fondi centrali alle casse regionali  e poi a quelle comunali.

Lo studio Ance poi  nel dettaglio  documenta le azioni già svolte  e quelle da svolgere  da parte dei singoli ministeri . Per quanto  riguarda l’azione proprio dei ministeri in questo settore dell’edilizia  va detto che quello della Giustizia    ha già territorializzato  il 100% dei fondi e quello delle infrastrutture il 92%  tenendo conto che la  Giustizia doveva ripartire appena  500 milioni mentre le infrastrutture  39,8 miliardi circa .

 Il secondo . Un’altra occasione importante da non perdere è quella delle provvidenze del Pnrr relative ai porti.  E’ noto come queste infrastrutture svolgano un ruolo  nevralgico  nella economia del nostro paese .

All’interno del Pnrr e, in particolare, nella parte relativa ai fondi complementari, è previsto un ingente stanziamento a favore di riforme che hanno come obiettivo il miglioramento della competitività e produttività dei porti e, soprattutto, una maggiore sostenibilità della mobilità di passeggeri e merci. Sostenibilità sia dei mezzi di trasporto sia delle infrastrutture.

Sembra che il Pnrr privilegi i porti di Genova e Trieste. Scrive infatti Domani di venerdì 15 ottobre : “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) privilegia le ascelle, i porti di Genova e Trieste che nell’Italia vista come un corpo umano sono il punto di congiunzione al tronco che ha come braccia il Tirreno e l’Adriatico. Nonostante tutti i proclami è rimandato ancora una volta a data da destinarsi l’appuntamento con una politica per i porti del sud per metterli almeno al riparo dalla travolgente avanzata cinese nel Mediterraneo. Pireo, Port Said, Tanger Med, Ambarli, Haifa, Valencia, Marsiglia, Vado: molti dei maggiori scali mediterranei sono già controllati o comunque partecipati con quote importanti dalle tre grandi conglomerate cinesi dei trasporti marittimi, Cosco, CMport, Qingdao Port International. Mentre i turchi di Yilport si sono installati da protagonisti nel porto di Taranto. Il Pnrr è come se facesse finta di ignorare questa realtà limitandosi a fotografare l’esistente ritenuto un modello replicabile anche in futuro con in più qualche soldo appiccicato a corredo.” (9 )

Un allarme dunque  che va preso nella giusta considerazione ma che è uno dei punti di stallo del Pnrr  sul quale  già sono state scritte  innumerevoli  pagine  e sul quale occorrerà esercitare tutta l’attenzione possibile perché rappresenta un punto di svolta dell’economia del nostro paese ma anche una direttrice di sviluppo  il cui segno  può incidere molto sul futuro in senso negativo o positivo  di questo paese.

(1 ) https://erion.it/it/news/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza-la-grande-delusione/

( 2 )Andrea Fluttero Presidente di Erion Compliance Organization S.C.A R.L. Esperto di ambiente, ha ricoperto diversi ruoli amministrativi locali ed è stato senatore della Repubblica e segretario della Commissione Ambiente nella XVI Legislatura. Dal 2013 è Consulente libero professionista e si occupa di Relazioni istituzionali e comunicazione nel settore Green Economy. Ha rivestito incarichi in enti pubblici e privati, presiedendo tra gli altri Fise Unicircular e il Consorzio Conau. Dal 2020 è alla guida di E.C.O.

(3)https://www.milanofinanza.it/news/recovery-fund-emesso-il-piu-grande-bond-della-storia-dieci-banche-escluse-202106150935226554

(4)https://www.ansa.it/europa/notizie/la_tua_europa/approfondimenti/2020/12/10/litalia-al-40-della-spesa-dei-fondi-ue_ca755685-856d-495e-b38e

(5)https://www.guidaeuroprogettazione.eu/capacita-di-assorbimento-fondi-ue/

(6 ) Ance L’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE), è l’associazione di categoria  dal maggio 1946, rappresenta a livello nazionale gli imprenditori privati di ogni dimensione e forma giuridica, operanti nei settori delle opere pubbliche, dell’edilizia abitativa, commerciale, direzionale e industriale. La rappresentanza associativa è, estesa alle imprese edili svolgenti lavorazioni specialistiche quali fondazioni e impianti.

(7 ) Sabato 16 ottobre dalle ore 10 si svolgerà a Manduria il convegno Locomotiva sud, organizzato da Ance, Ance Puglia e Ance Bari BAT. Al centro dell’evento il ruolo del Mezzogiorno per la ripresa economica del Paese alla luce delle grandi opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza

(8  ) https://www.ingenio-web.it/30597-il-ruolo-trainante-delledilizia-allinterno-del-recovery-fund-pnrr

(9) https://www.editorialedomani.it/economia/il-manuale-cencelli-dei-porti-per-distribuire-i-soldi-del-pnrr-vwnwj95g

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