“UNA STORIA DI POVERTA’”, IL ROMANZO VINCITORE DEL PREMIO CAMPIELLO 2021
Redazione- Archiviata ormai la 75a edizione del Premio Strega 2021 ma sempre in attesa della prossima edizione è giunta al traguardo la 59° edizione del Premio Campiello vinto da Giulia Caminito con “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani).
Scrive Gianfranco Giustiizieri a proposito di questa ultima opera di Caminito e delle altre due “La grande A “ e “ Un giorno verrà” : “ Un tris di libri che hanno evidenziato la crescita di una tra le più brave giovani scrittrici di questo nostro tempo e che hanno portato Giulia Caminito, con il volume “L’acqua del lago non è mai dolce”, a vincere la 59^ Edizione del Premio Campiello 2021 ed essere nella cinquina vincitrice del Premio Strega 2021: i due più importanti Premi letterari italiani. Un percorso segnato dall’attenzione della critica, dall’affezione dei lettori e dai Premi conseguiti: “La Grande A” 1966, Premio Bagutta opera prima, Premio Berto e Premio Brancati giovani; “Un giorno verrà” 2019, Premio Fiesole Under 40; “L’acqua del lago non è mai dolce” 2021, Premio Campiello 2021, cinquina nello Strega 2021 e Premio Strega Off. Così, da un piccolo estratto, ebbi modo di scrivere all’uscita dell’ultimo libro: “[…]. Quando si parla di un romanzo l’attenzione si rivolge subito alla trama, ai personaggi, all’ambiente, all’epoca in cui è collocato per tirare fuori le capacità creative di chi scrive e possibilmente il suo essere. Poi la cura delle pagine come elaborazione comunicativa del proprio pensiero e quindi le tecniche attraverso la scelta delle parole, della punteggiatura, delle figure retoriche e quanto altro. Dalla perfetta integrazione di questi elementi nasce per il lettore il piacere di leggere e di affermare: «È un bel libro.» E ciò è successo nelle quasi trecento pagine di L’acqua del lago non è mai dolce. […]”
La proclamazione è avvenuta la sera di sabato 4 settembre 2021 all’Arsenale di Venezia. Caminito ha ottenuto 99 voti su 270 votanti (30 membri della Giuria dei Lettori – 300 in totale – non hanno espresso preferenze). All’annuncio la vincitrice in lacrime ha detto “Non mi aspettavo assolutamente nulla, certo non pensavo di vincere. Dedico alle donne il mio premio, perché possano sempre avere la possibilità di leggere e scrivere ovunque”, le sue prime parole, pronunciate stando seduta, perché, ha detto, “ho un problema di salute”.
Il resto è cronaca che Paolo Martini di Adnkronos così riferisce : “Al secondo posto si è classificato Paolo Malagutti con “Se l’acqua ride” (Einaudi) con 80 voti; al terzo Paolo Neri con “Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fedor M. Dostoevskij” (Mondadori) con 37 voti; al quarto Carmen Pellegrino con “La felicità degli altri” (La nave di Teseo) con 36 voti; al quinto Andrea Bajani con “Il libro delle case” (Feltrinelli) con 18 voti.
Giulia Caminito è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Ha esordito con il romanzo “La Grande A” (Giunti 2016, Premio Bagutta opera prima, Premio Berto e Premio Brancati giovani), seguito nel 2019 da “Un giorno verrà” (Bompiani, Premio Fiesole Under 40). “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani 2021) è il suo terzo romanzo, che è stato nella cinquina dei finalisti del Premio Strega vincendo il Premio Strega Off. Il libro premiato con il Campiello racconta una storia ambientata nel paese di Anguillara Sabazia, sul lago di Bracciano, dove vive Gaia, nella quale la timidezza affilata e la rabbia soffocata vengono nutrite dalla vergogna, la fatica di un’adolescenza sgraziata sboccia in violenza e la tenerezza si deforma in strazio.
Walter Veltroni, presidente della Giuria dei Letterati della 59esima edizione, ha fatto un primo breve bilancio di questa edizione 2021 : “Sono grato alla Fondazione Il Campiello per avuto l’opportunità di presiedere una giuria di grande qualità e lavorare insieme è stato bello e gradevole. Il Campiello si segnala nel panorama dei premi letterari per l’autonomia. La giuria ha lavorato in totale autonomia, e questo è un valore. E’ un premio che ha una doppia valutazione, con una giuria di qualità e con una giuria formata dai destinati finali dei libri, cioè i lettori. E infine è un premio che è in gradi di trovare un punto di contatto tra la leggibilità e la qualità”.(1)
Dal sito della Fondazione Premio Campiello si legge :” Costituita nel 1985 per volontà degli Industriali del Veneto con l’obiettivo di contribuire alla promozione e alla diffusione della cultura italiana. Opera attraverso la realizzazione di manifestazioni, convegni, e in particolare organizza e gestisce il Premio Campiello Letteratura.Presidente della Fondazione è il Presidente di Confindustria Veneto.Il Comitato dei Fondatori è costituito dai presidenti delle Associazioni territoriali degli Industriali veneti. Per la gestione e l’organizzazione di specifici settori di attività viene nominato un apposito comitato, il Comitato di Gestione. Il Presidente e i componenti del Comitato dei Gestione sono anch’essi rappresentanti del mondo produttivo veneto, ma non costituiscono necessariamente i vertici delle Associazioni territoriali.La Fondazione Il Campiello ha allargato la propria sfera di attività ed ha saputo creare un solido rapporto con le più importanti istituzioni culturali veneziane, in particolare impegnandosi nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio artistico di Venezia. Questa nuova collaborazione, esempio concreto di come pubblico e privato possano lavorare assieme, è stata sancita con la firma di una convenzione con il Ministero dei Beni Culturali e con i Musei Civici veneziani, in base alla quale il contributo della Fondazione Il Campiello, che ha reso possibile alcuni interventi tecnici necessari alla creazione del Percorso Museale dell’Area Marciana, permetterà alla Fondazione stessa di accedere a Palazzo Ducale e nei Musei Civici veneziani per lo svolgimento di proprie manifestazioni culturali.”(2)
Il Premio Campiello nella sua storia ha provato la validità delle sue scelte culturali segnalando all’attenzione del grande pubblico numerosi autori e romanzi che hanno segnato la storia della letteratura italiana. Il Campiello, ha visto il successo delle opere in concorso confermato sia dalle vendite ma anche dalla trasposizione cinematografica di alcuni di esse. Oggi il Premio, ritenuto uno tra i più prestigiosi d’Italia e tra i più importanti nel panorama editoriale italiano, è un canale con il quale gli Industriali Veneti intendono offrire il loro contributo alla promozione della narrativa italiana e a incentivare e diffondere il piacere per la lettura nella consapevolezza che un premio trovi la sua massima ragion d’essere nel “creare nuovi lettori”. Si è dimostrata efficace l’idea iniziale e mai mutata del meccanismo ideato per giungere al vincitore: le giurie, una tecnica ed una popolare. Nel tempo il Premio Campiello si è sviluppato in molte altre iniziative al servizio della letteratura e della cultura intese nella loro più ampia accezione. Per questo l’attività del Premio non si esaurisce nella fase ufficiale della cerimonia conclusiva, ma al contrario punta a conservare una funzione di servizio culturale permanente, durante tutto il corso dell’anno.
All’originario prestigioso Premio letterario, si sono così aggiunte nel tempo altre iniziative e riconoscimenti finalizzati ad amplificarne la comunicazione e a coinvolgere un pubblico più vasto in questa importante operazione culturale. Il Concorso Campiello Giovani e il Campiello Europa.
Sul sito web di Bompiani a proposito del romanzo” L’acqua del lago non è mai dolce” si legge questa presentazione : “Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subìto Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti. Giulia Caminito dà vita a un romanzo ancorato nella realtà e insieme percorso da un’inquietudine radicale, che fa di una scrittura essenziale e misurata, spigolosa e poetica l’ultimo baluardo contro i fantasmi che incombono. Il lago è uno specchio magico: sul fondo, insieme al presepe sommerso, vediamo la giovinezza, la sua ostinata sfida all’infelicità.”
Marco Barenghi su Doppiozero.it scrive: “Ci sono almeno due aspetti per i quali L’acqua del lago non è mai dolce, terzo romanzo della trentenne Giulia Caminito, arrivato tra i finalisti sia al Premio Campiello sia al Premio Strega, è rappresentativo del gusto dei nostri anni. Il primo è un dato stilistico: l’opzione per una sintassi semplice, lineare, prossima al parlato, quasi priva di subordinate. Fenomeno non nuovo, si dirà; ma qui le sequenze di proposizioni principali corrono spesso su un medesimo binario, senza un’articolazione logica implicita (una delle risorse espressive della paratassi). C’è solo un susseguirsi unidimensionale di azioni o pensieri, quasi lo srotolarsi di un nastro ininterrotto di emozioni; e nei momenti di maggiore eccitazione drammatica il flusso s’intorbida, l’affastellarsi degli enunciati produce effetti che forse risentono del modello verbale – verboso – del rap. Il secondo aspetto riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Nella narrativa contemporanea spesseggiano le figure di donne dal carattere battagliero: e tali sono senza dubbio sia la protagonista, che è anche la voce narrante, sia la madre Antonia, detta Antonia la Rossa, che predomina specialmente nei primi capitoli (in tutto dodici, più un ultimo non numerato), rimanendo poi presente sullo sfondo fino alla fine come una figura incombente, vincolante, legiferante.(3)
E continua Barenghi : “Il più originale merito di Giulia Caminito consiste nella scelta di raccontare una storia di povertà: una povertà contemporanea, assediata da immagini e simboli di un benessere tanto prossimo quanto apparentemente irraggiungibile. Tutta la vita di Antonia è un arrangiarsi con il poco, con il quasi nulla; e la protagonista impara presto a fare altrettanto, nei campi che le competono, nella speranza di un possibile riscatto da conquistare a forza di sacrifici. Senonché la sua storia, il suo destino, è quello di un futuro negato. Se la decisione di studiare filosofia risulta poco lungimirante, perché non idonea a cambiare la sua condizione sociale («Mi sono iscritta a filosofia per ripicca, per danno, per malaugurio, per sfida»), a pesare sono anche altri e più sottili fattori. La difficoltà di Gaia a stringere relazioni umane positive e durature sembra discendere dal cumulo di brutture e frustrazioni che nel tempo ha intossicato la vita familiare, strozzando l’affettività di ogni singolo componente: rivelatrice la scena del Natale «normale», progettato con l’amica Iris e concluso con un penoso fallimento.
Recensisce questo romanzo un’altra scrittrice Veronica Raimo (4 ) che scrive : “Le madri ti rovinano la vita pure quando te la salvano.”L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito si apre con una scena che ricorda, anzi vivifica, questa verità. È il rovesciamento di un’immagine che continua a conservare un certo rigore icastico: quella della madre coraggio. L’eroismo di queste madri – figure che attraversano il cinema e la letteratura da sempre, finendo nella collezione di santini femminili – è un miscuglio di ostinazione e fede nel bene, soprattutto di quel bene che dovrebbe coincidere con il riscatto dei loro figli. Caminito si mette allora dalla parte dei figli, nel suo caso in particolare di una figlia, la voce narrante del romanzo. All’ammirazione che di solito è riservata dal pubblico alle madri coraggio, Caminito sostituisce l’intima inclemenza di un pubblico più viscerale che per anni ha dovuto subire quel coraggio come una minaccia, un’oppressione alla propria identità. – Tutte le vite iniziano con una donna e così anche la mia, una donna con i capelli rossi che entra in una stanza e ha addosso un completo di lino.-Sono queste le prime righe del libro, la donna in questione è Antonia, la madre della protagonista. Da lì parte un lungo incipit che si conclude alcune pagine dopo con questa frase: “ E io è come se fossi lì, in piedi, a guardarla dall’angolo della stanza, la giudico e non la perdono.”
Continua Veronica Raimo : “Al centro del romanzo c’è la vita di una famiglia povera, il margine della propria condizione è filtrato dallo sguardo della protagonista – Gaia – la figlia, il contraltare emotivo di madre coraggio. Il suo nome viene rivelato molto tardi nel libro portandosi dentro tutto lo stridore del suo personaggio. Gaia è una ragazzina che non sa cosa sia la felicità ma che non se l’è mai posta come obiettivo. Anzi, sembra suggerire Caminito, l’idea che esista una felicità come forma di riscatto è funzionale al sistema che produce un’infelicità materiale. E probabilmente è funzionale anche all’eroismo delle madri coraggio come Antonia, che non sanno ammettere di lottare principalmente per se stesse e postulano la felicità dei figli come bene superiore.” (5)
L’acqua del lago non è mai dolce non è una storia di riscatto. Non ti salva l’amore, non ti salva lo studio (Gaia si iscrive a filosofia “Era troppo semplice iscriversi a lingue, a lettere, a scienze politiche, bisognava trovare flagello, eccedere, pescare dal mare il pesce con più spine e ingoiarlo a bocca aperta”). È un romanzo che al contrario mette in crisi il concetto stesso di riscatto. E lo fa in una maniera splendida.
“ Io sono diventata la figlia a carico che non produce, non moltiplica, non incassa, non cucina e non ha tesori o dispense, la figlia mai cacciata e mai tornata, la statua di sale che a tutti tocca vedere all’ora di cena, eppure vorrei interrogare mia madre, chiederle cosa dovrei fare, perché lei ha sempre trovato soluzioni sul da farsi, sul mettersi in moto e risolvere, mentre io ho solo preso armi e carrarmati e ho attaccato altrui barricate, il suo agire è progetto, il mio agire è guerra, nel primo caso l’obiettivo è noto, nel secondo ciò che si sa è solo che conviene distruggere prima che siano gli altri a pensarci.”
Giulia Caminito esordisce con “ La Grande A “ (premio Bagutta opera prima, Giuseppe Berto e Brancati giovani) raccontando la storia della nonna e della bisnonna paterne, emigrate nell’Africa coloniale Nel secondo romanzo” Un giorno verrà “ riprende la storia familiare e parla del bisnonno materno, Nicola Ugolini, anarchico anticlericale di Serra de’ Conti nelle Marche raccontando della Settimana rossa, della prima guerra mondiale,della sassaiola di Serra de’ Conti, dell’influenza spagnola, di Mussolini e Il Popolo d’Italia, ma c’è soprattutto,in questo suo racconto una famiglia, i Ceresa, “cresciuti con l’idea di essere destinati a morire presto”.
(3)https://www.doppiozero.com/materiali/giulia-caminito-lacqua-del-lago-non-e-mai-dolce
( 4) Veronica Raimo è nata a Roma nel 1978. Ha pubblicato il suo romanzo di esordio “Il dolore secondo Matteo” per minimum fax nel 2007, “Tutte le feste di domani” per Rizzoli nel 2013 e “Miden” per Mondadori nel 2018. “Le bambinacce” (Feltrinelli, 2019) è una raccolta di poesie scritta insieme a Marco Rossari. Sceneggiatrice, traduttrice. Ha scritto e scrive per diversi giornali e riviste.
( 5) https://www.iltascabile.com/recensioni/acqua-lago-caminito/
