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OTTO MARZO: ANCORA UNA FESTA

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Redazione- E’ oggi un giorno molto importante per la società italiana, che celebra la giornata della donna, la quale, purtroppo, ancora non realizza la piena parità di genere, a differenza della  nostra Costituzione che, nell’art.3, prevede giustamente l’uguaglianza giuridica.”Noi non ci sentiremo mai appagati finche’ le donne non godranno gli stessi diritti degli uomini, in teoria e in pratica, nella giurisprudenza e nella legislazione come sul piano materiale ed economico, nella morale e nella pratica, ovunque nelle istituzioni, nelle professioni,  nell’istruzione, nella famiglia, nei partiti, nei sindacati, nei movimenti”(da Giovanni Scuderi , 2004).

Auguri a tutte le donne da parte della redazione

 

di Valter Marcone

E’ ormai  da tempo che in questo paese si parla di un  tema  importante e coinvolgente come  quello della parità di genere  e delle cosi dette quote rosa  quando si affronta l’esame della condizione  della donna nella nostra società . Anche se parità di genere  come parità di accesso ad un minimo di istruzione,  cure mediche,  lavoro  non sempre dignitoso e troppe volte ignorata , (  come  nel caso  della rappresentanza femminile  nei processi decisionali, politici ed economici ) e  quote  rosa  (In Italia sono in vigore dal 2011 per i consigli di amministrazione e i collegi sindacali delle società quotate in borsa e di quelle a controllo pubblico) , sembrano troppo spesso essere  soltanto un diversivo . Per non affrontare realmente  il centro della questione  che è appunto quello della condizione della donna nella  società  italiana . Una condizione  che, partendo dal mancato rispetto e attuazione delle pari opportuni tà  (1) sancite dalla costituzione repubblicana,  arriva  in maniera  preoccupante e tragica alla esclusione dal mondo del lavoro e da altri settori della vita pubblica. Così  che : “L’Italia è penultima in Europa per partecipazione femminile al mercato del lavoro. Peggio di noi fa solo la Grecia. Solo una donna su due in età lavorativa è attiva. Il 73% delle dimissioni volontarie rassegnate nel 2017 sono state di lavoratrici madri. Solo il 28% delle posizioni dirigenziali nelle aziende private italiane è ricoperto da donne. Nelle coppie con figli e in cui entrambi i partner lavorano, le donne dedicano in media il 22% del proprio tempo al lavoro familiare, mentre per gli uomini la percentuale scende al 9%. Il 31,5% delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni è stata vittima di violenza “  ( 2 )

E  anche quando le donne lavorano in realtà “lavorano prevalentemente in ambiti meno prestigiosi e meno retribuiti (e se non lo sono, lo diventano, pensiamo all’insegnamento).  In posizione  verticale perché è raro trovare donne nelle posizioni apicali. Solo il 28% delle posizioni dirigenziali nelle aziende private italiane è ricoperto da donne. Ed è abbastanza intuitivo che non essere nelle posizioni apicali significa non poter dare un’impronta al mercato del lavoro che tenga conto dei bisogni delle donne, in particolare in ambito di conciliazione.”

E poi c’è sostanzialmente una questione che non è da poco . La questione dell’odio  contro le donne . Scrive Alessandra Minello  su  Lenius     :“ Le Mappe dell’Intolleranza di Vox osservatorio italiano sui diritti lo ripetono da anni: le donne sono le principali vittime di tweet di odio. 326 mila dei 537 mila tweet negativi del 2017-2018 sono contro le donne. Per farsi un’idea dell’intensità del fenomeno basta pensare che contro i migranti ce ne sono stati 73 mila. L’odio si scatena quando avvengono dei femminicidi o eventi a forte valore simbolico. Nel 2018 e 2019, ad esempio, i picchi di tweet violenti sono stati in occasione di uccisioni di donne ma anche dell’8 marzo, del Congresso Mondiale della Famiglia a Verona, quando il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha ribadito la sua posizione contraria alla maternità surrogata, e della legge che vieta l’aborto in Alabama anche quando la gravidanza è frutto di uno stupro. Le offese più diffuse fanno riferimento alla sfera sessuale o al body shaming, ovvero sono insulti riguardanti la forma del corpo.  Anche Facebook e gli altri media sono teatro di offese ai danni delle donne. Era il 2009 quando Lorella Zanardo pubblicava il documentario Il corpo delle donne, nel quale denunciava il modo improprio in cui le donne venivano rappresentate nei media, e principalmente in tv. “  (  3 )

Una condizione dunque nel nostro paese in cui le donne : “ hanno paura della violenza fisica. Stupri, molestie sessuali e violenza psicologica sono i tre fattori di preoccupazione più citati anche a livello globale. Seguono disparità retributiva, abusi domestici e discriminazioni sul posto di lavoro. La posizione dell’Italia riguardo le cause di maggior apprensione per le donne è perfettamente in linea con la tendenza generale. Molto alta infatti la percentuale di donne che chiede un aumento delle pene contro le violenze fisica (46%). (4 )

Dunque di questo si parla  da tempo quando si parla della condizione femminile in Italia ma  se ne parla  con molte parole  ( specialmente  in occasione di ricorrenze come appunto questa dello’8 marzo  ) ma con pochi risultati e scarsi successi stando  almeno a quello che è accaduto  emblematicamente  per esempio nelle vicende della formazione del Governo Draghi  nel quale i partiti, della larghissima maggioranza  che sorregge il governo medesimo ,  hanno designato   solo otto donne ,circa un terzo del  numero complessivo dei  ministri, cercando di fare ammenda in occasione della nomina  dei sottosegretari che comunque non ha colmato in pieno il gap.

Era stato lo stesso Mario Draghi, nel suo discorso  al Senato per chiedere la fiducia, che  aveva avanzato  la necessità di rivedere il meccanismo delle quote rosa che garantiscono alle donne un numero minimo di posti (dagli incarichi politici a quelli dirigenziali) per compensare le discriminazioni e gli svantaggi a cui spesso sono andate incontro  ,modificando un sistema che all’estero non si limita alla sola lotta alle discriminazioni di genere ma anche a quelle etniche e sociali. ( 5)

Una parità di genere  sostenuta  a spada tratta da alcuni e invisa ad altri che in termini concreti, indipendentemente dalle opinioni , al ritmo di progresso attuale, sarà probabilmente  raggiunta tra 99,5 anni  mentre per raggiungere la parità economica ce  ne occorreranno 257.  Come afferma in conclusione il  Global Gender Gap Report 2019 del World Economic Forum (WEF) pubblicato a dicembre. Il WEF monitora, dal 2006, quattro indicatori chiave: 1) partecipazione e opportunità economiche; 2) educazione; 3) salute e sopravvivenza; 4) potere politico. Il fine ultimo è quello di stabilire e alimentare un confronto tra gli Stati e le Regioni del mondo, in materia di uguaglianza di genere.  L’Italia, sull’equità di genere ha, purtroppo, un primato negativo: a livello mondiale si colloca al 76° Posto su 153 Paesi. Dal 2018 ha perso ben 6 posizioni e si posiziona quartultima a livello Europeo, seguita solo da Grecia, Malta e Cipro.

Una situazione  stigmatizzata quella della condizione della donna ,tanto che viene il sospetto che anche le stesse donne stiano riconsiderando i termini del loro femminismo  storico  che ha visto e vede innumerevoli   tentativi di svuotamento della lotta delle  donne. A cominciare proprio  dalle  quote rosa  che nato come  uno strumento per tutelare la loro presenza a livelli in cui sistematicamente vengono scalzate dai colleghi maschi, è  diventato ,in  parte, il  riflesso proprio di quella cultura paternalistica e conservatrice riluttante a un vero cambio di paradigma.

Una  riconsiderazione del movimento femminista che riparte forse da un “ manifesto” .  Negli ultimi anni abbiamo assistito alla crescita di un movimento femminista working class, dalle proteste globali contro la violenza domestica e le molestie sul luogo di lavoro fino agli scioperi di massa che hanno caratterizzato l’8 marzo in Spagna, Polonia e oltre. Eventi che ci parlano di un femminismo anti-sistemico, capace di andare oltre la variante liberale e individualistica promossa da gente come Hillary Clinton.

Un’espressione di questa nuova ondata è il manifesto Femminismo per il 99% (Laterza, 2019). Le autrici insistono sul fatto che il femminismo non sia un’alternativa alla lotta di classe, ma rappresenti invece un fronte decisivo nella lotta per un mondo libero dal capitalismo e da tutte le forme di oppressione. Nancy Fraser è co-autrice del manifesto, insieme a Cinzia Arruzza e Tithi Bhattacharya.   (6)

Un ripensamento dunque  perché “ sempre più persone pensano che non sia più sufficiente continuare a parlare di femminismo e di ecologia, ma è importante investire sul concetto di eco-femminismo? Secondo Laura Cima, principale esponente dell’ecofemminismo italiano – già deputata,  Presidente del primo Gruppo Parlamentare Verde a maggioranza femminile, con un direttivo di sole donne, e autrice di “L’ecofemminismo in Italia. Le radici di una rivoluzione necessaria” , con Franca Marcomim , il punto è che abbattere le dinamiche oppressive che generano consapevolmente o meno il gender (anche pay) gap non basta. Dobbiamo tutti insieme, uomini e donne, ripensare il sistema nella sua complessità, partendo dallo sfruttamento del pianeta.” Ovvero  la diffusione di un femminismo la sui prospettiva riconosca  che “ il nocciolo degli sforzi non deve essere appropriarsi di un sistema oppressivo, ma riappropriarsi del potere di cambiare ciò che sfrutta le risorse in maniera eccessiva producendo vecchie e nuove disuguaglianze sociali, e le donne devono poter essere protagoniste di questo cambiamento alla stregua degli uomini.”   (7 )

Tanto che scriveva nel 1987 la filosofa americana Karen Warren: ““Finalmente si diffonde anche nel nostro paese un movimento che ha cominciato a emergere negli anni Sessanta e che oggi è ormai di estrema attualità. Su questo dobbiamo confrontarci, nel massimo rispetto delle nostre differenze e delle cerchie che frequentiamo, ma con l’urgenza che l’Agenda 2030 ci impone” (…)  “Interrogarci su cos’è per ognuna di noi l’ ecofemminismo è quindi più che mai necessario oggi: i movimenti e le iniziative che riguardano la decostruzione delle relazioni di potere, di dominio, di colonialismo, lo collegano a coloro che criticano il modello di “sviluppo” e fanno della crisi ecologica, la pace e la non violenza un asse centrale.” “L’attuale dibattito femminista sull’ecologia solleva importanti e opportune questioni sull’adeguatezza teoretica delle nostra principali versioni del femminismo: liberale, marxista, radicale, socialista. […] Se l’ecofemminismo è vero o almeno plausibile, allora ciascuna delle quattro correnti principali è inadeguata, incompleta o problematica come base teoretica per l’ecofemminismo”.

E  anche  quest’anno  dunque si  torna a parlare  della festa delle donne  in questo imminente otto marzo 2021  data che, a sentire i giornali ,  è una giornata  dedicata  a “ ricordare le conquiste sociali e politiche delle donne, un’occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, un momento per riflettere sui passi ancora da compiere” , se non fosse che probabilmente alla luce della situazione attuale  sono  temi   con pochi risultati e scarsi successi .Stando  almeno a quello che è accaduto ,come abbiamo già ricordato ,  per esempio in occasione della formazione del  governo  Draghi in tema di parità di genere  e stando alle quotidiane difficoltà, in tempi di pandemia in cui le donne sono costrette ad operare sia nel mondo del lavoro  ( con la perdita  progressiva di un sempre maggior numero di posti di lavoro ), sia all’interno della famiglia  .

Otto  marzo . Ancora una festa .Che cosa ricorda l’otto marzo. Che data è. In breve possiamo ricordare  che  per molti anni l’origine dell’8 marzo si è fatta risalire a una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell’industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio. L’incendio del 1908 è stato però confuso con un altro incendio nella stessa città, avvenuto nel 1911 e dove si registrarono 146 vittime, fra cui molte donne. I fatti che hanno realmente portato all’istituzione della festa della donna sono in realtà più legati alla rivendicazione dei diritti delle donne, tra i quali il diritto di voto.  Perché  in realtà  è il VII Congresso  della III Internazionale  socialista, tenutosi a Stoccarda dal  18 al 24 agosto 1907,  che pone la questione del voto alle donne e la Conferenza  internazionale  delle donne socialista,  tenutasi io 26 e il 27 agosto del 1907 ,che istituisce  l’Ufficio  di informazione delle donne socialiste. Ma si cominciò a parlare,ancora più concretamente ,  dello sfruttamento dei datori di lavoro nei confronti delle operaie, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto,  nella conferenza del Partito socialista a Chicago, tenutasi  il  3 maggio 1908 e presieduta  da Corinne Brown . La conferenza venne ribattezzata  “Woman’s Day” e alla fine  del 1908 il Partito socialista americano decise di dedicare l’ultima domenica del febbraio del 1909 all’organizzazione di una manifestazione per il  voto delle donne .
La prima “giornata della donna” negli Stati uniti si svolse quindi il 23 febbraio 1909. Durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste . che si svolse a Copenaghen il 26 e 27 agosto 1910, si decise di seguire l’iniziativa americana istituendo una giornata internazionale dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. A San Pietroburgo, l‘8 marzo 1917, le donne manifestarono per chiedere la fine della guerra. In seguito, per ricordare questo evento, durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste che si svolse a Mosca nel 1921 fu stabilito che l’8 marzo fosse la Giornata internazionale dell’operaia.
In Italia la prima giornata della donna si è svolta nel 1922, ma il 12 marzo e non l’8. (8)

Una giornata allora  in cui ricordare le conquiste sociali e politiche delle donne, un’occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, un momento per riflettere sui passi ancora da compiere. La storia del femminismo è una storia lunga e complessa che ha segnato tappe importanti in favore della emancipazione delle donne  che  fin dal medioevo l’aveva considerata come figura subalterna all’uomo .

Virgo, vidua et mater, cioè “vergine, vedova e madre”: nel Medioevo erano questi i soli ruoli femminili degni di rispetto agli occhi della società. Si diceva anche quilibet in domo sua dicitur rex, che è come dire “qualunque uomo nella propria casa può considerarsi un re”. Due massime valide molto, molto a lungo: né l’Umanesimo, né il Rinascimento, né l’Illuminismo, che pure aveva suscitato grandi speranze, hanno scalfito la condizione subalterna delle donne. (9 )

Con il fascismo, mentre le suffragette inglesi avevano finalmente conquistato il diritto di eleggere e di essere elette, i diritti femminili fecero un passo indietro: la concessione del voto amministrativo alle donne (1925) fu subito sospesa dato che non si tennero più elezioni. Perfino le insegnanti furono escluse dalle cattedre di Lettere e filosofia ai licei, e le tasse scolastiche per le studentesse raddoppiarono. Si stabilirono le mansioni lavorative adatte a donne: dattilografe, telefoniste, stenografe, conta banconote e biglietti, segretarie, annunciatrici, cassiere, commesse e sarte (con il regio decreto 838 del 29 luglio 1939).

Francesca delle Vedove nella sua tesi di laurea scrive  : “ E’ ampiamente dimostrato che il fascismo ha negato alla donna numerosi diritti civili e politici, fissandola nei ruoli tradizionali di madre e di sposa, ma allo stesso tempo bisogna considerare che il regime l’ha chiamata alla partecipazione attiva nel perseguimento dei propri obiettivi generali. Nel periodo pre – fascista, la questione femminile aveva sollevato grande interesse nelle file del movimento socialista italiano che, nonostante presentasse delle posizioni diverse al suo interno fra i più rivoluzionari e i riformisti, si occupava dell’emancipazione della donna. La questione del lavoro femminile, della parità dei salari e del diritto di suffragio universale erano punti centrali all’interno del programma politico del socialismo internazionale, che nel contempo scorgeva nel   femminismo non legato al movimento operaio, una forza disgregante a discapito della società borghese. Ma il movimento liberale non diede al femminismo, per ovvi motivi, la stessa attenzione. Anzi, alla luce della difficile situazione politico-economica dell’Italia dopo la Grande Guerra, la questione del lavoro femminile venne velocemente liquidata auspicando un ritorno a casa delle donne lavoratrici, affinché lasciassero il posto agli uomini di ritorno dal fronte. Ma, come ha rilevato Franca Pieroni Bortolotti, che a lungo si è occupata del femminismo italiano, il prezzo pagato dai governi democratici per la mancata attenzione verso le problematiche femminili, è stato alto:  ” infatti, di lì a poco, in Italia sarebbe stato il fascismo, la controrivoluzione, a utilizzare il femminismo per disgregare la democrazia italiana: prima, conquistando dall’interno, attraverso i gruppi nazionalisti, le società femminili; poi, passando al loro scioglimento, quando esse rifiutavano il protettorato fascista”. Si può dunque considerare un “merito” del fascismo l’aver costruito, a suo modo, un saldo rapporto fra donna e politica, donna e nazione, donna e patria, ed aver elaborato per lei un progetto politico che ridefinisse i suoi spazi privati e pubblici, allo scopo di creare una coscienza politica che desse il proprio consenso a   ( 10)

“Generalmente, si ricorda che le donne si recarono per la prima volta alle urne nella primavera del 46 per le elezioni comunali prima, per il referendum e la Costituente il 2 giugno 1946. In realtà, il decreto legislativo luogotenenziale, governo Bonomi, è del 30 gennaio 1945,mentre Italia del nord era ancora occupata ed era ancora momento di Resistenza. Il decreto legislativo è molto semplice, solo tre articoli. Il primo estende il diritto di voto alle donne, il secondo ordina la compilazione di liste elettorali femminili distinte da quelle maschili,clausola che può far pensare al desiderio di verificare gli esiti elettorali del voto alle donne, il terzo esclude le prostitute che esercitavano il meretricio al di fuori di luoghi autorizzati. La discriminazione è resa più grave dall’ipocrisia di escludere dal diritto di voto le prostitute visibili, mentre potevano votare quelle delle case chiuse. Questa norma viene abrogata nel 1947.

Nel decreto non è prevista l’eleggibilità delle donne, che sarà sancita nel marzo 1946, pochi giorni prima delle tornate delle elezioni comunali. Il decreto del 30 gennaio 1945 passa senza grossi problemi. E’ abbastanza significativo che questo decreto non solleciti nessuna discussione politica. Nessuno si alza a dire : Io sono contrario, come era successo per tutto l’800 ed i primi del ‘900.D’altronde, nel 1945, questo non era possibile: quasi tutto il mondo ormai, negli anni trenta quaranta aveva concesso il voto alle donne. L’Italia precede tra i paesi europei solo la Svizzera, dove le donne voteranno a partire dal 1971.L’unico che chiede una riflessione è il ministro Brosio del partito liberale, unica forza a mostrare qualche esitazione sul voto alle donne. Il Consiglio dei ministri approva senza discussione il decreto. In quel momento molto più lacerante è il problema delle epurazioni dei funzionari civili e militari. Il voto arriva così senza neppure un eco delle battaglie femministe o dei dibattiti parlamentari che avevano periodicamente e infruttuosamente contrassegnato i decenni dell’età liberale. Il voto è sostanzialmente elargito : il fascismo ha cancellato la memoria storica delle rivendicazioni  femministe dell’800 e del primo 900.

La frase più ricorrente dell’epoca era Il femminismo non è un fenomeno italiano.  In effetti non è stato così, ma se ne è persa la memoria. ( 11 )

L’8 marzo come giornata per rilanciare i temi della riflessione  sulla condizione della donna dunque . Ma passino pure  i temi che abbiamo sollevato  e  la storia che abbiamo ricordata  per quello che riguarda appunto  la condizione femminile . Temi che stanno  alla condizione della donna come la lotta di emancipazione  sta alla rinnovata riflessione  sul femminismo storico e la sua  attuale evoluzione. Temi su cui  non bisogna  stancarsi di porre l’attenzione. Il pensiero che però diventa  insostenibile e quindi doloroso quando si parla di condizione femminile , è quello che corre soprattutto   al fenomeno del “femminicidio”, una realtà  mai abbastanza  tenuta in conto  dentro il  più ampio quadro  dei problemi della libertà e della realizzazione  delle donne. E in occasione dell’otto marzo non potremo che dare ancora spazio a questo tema  e al tema ,di nuovo , ( lo abbiamo cominciato a fare in questa riflessione ) del femminismo .

( 1 ) Le pari opportunità nella nostra Costituzione

Art.  3: Tutti  i  cittadini  hanno  pari  dignità  sociale  e  sono  eguali  davanti  alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’  compito  della  Repubblica  rimuovere  gli  ostacoli  di  ordine  economico  e  sociale,  che, limitando  di  fatto  la  libertà  e  la  uguaglianza  dei  cittadini,  impediscono  il  pieno  sviluppo  della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti lavoratori all’organizzazione, economica  e sociale del Paese.

Articolo  4 :La  Repubblica  riconosce  a  tutti  i  cittadini  il  diritto  al  lavoro  e  promuove  le condizioni che  rendano  effettivo  questo  diritto.  Ogni  cittadino  ha  il  dovere  di  svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Articolo 29La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Articolo 30:È dovere e diritto dei genitori mantenere istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile  con  i  diritti  dei  membri  della  famiglia  legittima.  La  legge  detta  le  norme  e  i  limiti per la ricerca della paternità.

Articolo   31:La  Repubblica  agevola  con  misure  economiche  e  altre  provvidenze  la formazione  della  famiglia  e  l’adempimento  dei  compiti  relativi  con  particolare  riguardo  alle famiglie  numerose.  Protegge  la  maternità  e  l’infanzia  e  la  gioventù,  favorendo  gli  istituti necessari a tale scopo.

Articolo  37:La  donna  lavoratrice  ha  gli  stessi  diritti  e,  a  parità di  lavoro,  le  stesse retribuzioni   che   spettano   al   lavoratore.   Le   condizioni   di   lavoro   devono   consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una  speciale  e  adeguata  protezione.  La  legge  stabilisce  il  limite  minimo  di  età  per  il  lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Articolo  48:Sono  elettori  tutti  i  cittadini,  uomini  e  donne,  che  hanno  raggiunto  la  maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne  assicura  l’effettività. A  tale  fine  è  istituita  una  circoscrizione  Estero  per  l’elezione  delle Camere,  alla  quale  sono  assegnati  seggi  nel  numero  stabilito  da  norma  costituzionale  e secondo  criteri  determinati  dalla  legge.  Il  diritto  di  voto  non  può  essere  limitato  se  non  per incapacità  civile  o  per  effetto  di  sentenza  penale  irrevocabile  o  nei  casi  di  indegnità  morale indicati dalla legge.

Articolo  51:Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine  la  Repubblica  promuove  con  appositi  provvedimenti  le  pari  opportunità  tra  donne  e uomini.  La  legge  può,  per  l’ammissione  ai  pubblici  uffici  e  alle  cariche  elettive,  parificare  ai cittadini  gli  italiani  non  appartenenti  alla  Repubblica.  Chi  è  chiamato  a  funzioni  pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Art. 117: La potestà legislativa è esercitata dallo Stato dagli obblighi internazionali-ommissis –Le  leggi  regionali  rimuovono  ogni  ostacolo  che  impedisce  la  parità  degli  uomini  e  delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive

(2  http://www.vita.it/it/article/2020/01/13/come-le-donne-in-italia-sono-ancora-discriminate/153775/

(3 )  https://www.lenius.it/odio-online-donne/

(4)  https://www.ipsos.com/it-it/diritti-delle-donne-che-punto-siamo

(5)  La parità di genere, così come indicato anche dalle linee guida dell’Europa, dovrà essere al centro dei Piani nazionale di rilancio dell’economia, per il superamento della crisi innescato dalla pandemia di coronavirus. E infatti è stata anche una delle priorità fondamentali indicate dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Che però ha detto: “Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi”. Al momento, tuttavia, questa parità di condizioni semplicemente non esiste. Lo dimostra il numero esiguo di donne impegnate in politica e quello ancora più piccolo di donne ai vertici, di cui si è parlato molto in questi giorni. Draghi ha proseguito parlando di “un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro”. Ma non è chiaro come il nuovo governo abbia intenzione di concretizzare questi obiettivi. Difficile però che la strada giusta verso la parità passi attraverso sminuire la battaglia di molte donne affinché si introducano le quote rosa, definendola  farisaica hppps://www.fanpage.it/politica/mario-draghi-e-lennesimo-uomo-che-vuole-spiegare-alle-donne-come-raggiungere-la-parita-di-genere/

(6 )  In questa intervista  su https://jacobinitalia.it/il-femminismo-e-uno-dei-fronti-della-lotta-di-classe/ le  autrici del manifesto ne illustrano  il senso e il valore ritornando a quella lotta di colasse che fu forse  uno dei primi momenti della lotta del movimento

(7  )  https://www.infodata.ilsole24ore.com/2020/03/08/la-prospettiva-eco-femminista-e-la-lotta-alle-vecchie-e-nuove-disuguaglianze/

( 8)  Testo riassunto da : https://www.studenti.it/festa_della_donna_8_marzo.html

(9) https://www.focus.it/cultura/storia/la-festa-della-donna-e-la-nascita-del-femminismo

(10 ) LA DONNA NEL FASCISMO   TRA SEGREGAZIONE E MOBILITAZIONE  Tesi di laurea UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI DI VENEZIA  Facoltà di Lettere e Filosofia Corso di Laurea in Filosofia Laureanda: FRANCESCA DELLE VEDOVE

(11)    STORIA DELLE DONNE :  L’INGRESSO NELLA  CITTADINANZA  di Agnese Argenta

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