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NOBEL PER LA PACE AL FONDO MONDIALE PER GLI AIUTI ALIMENTARI ALL’ONU: UN RICONOSCIMENTO E UN ALLARME

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Redazione- Il World Food Programme ha vinto il premio Nobel per la pace 2020. Il Comitato norvegese per il Nobel ha scelto l’agenzia per gli aiuti alimentari delle Nazioni Unite «per i suoi sforzi per combattere la fame e migliorare le condizioni di pace nelle aree colpite dai conflitti». Il Wfp, organizzazione con sede a Roma, ogni anno raggiunge con gli aiuti umanitari 97 milioni di persone in 88 Paesi del mondo. Una statistica della fame ma anche della cooperazione internazionale e degli interventi di aiuti alimentari e di assistenza alla formazione  e creazione di iniziative autonome  per affrontare il problema .Un problema che desta comunque sempre allarme e preoccupazione .

Tra gli attori  in questo settore c’è il  Wfp (in italiano la sigla è Pam, Programma alimentare mondiale)  che «è una forza trainante negli sforzi per prevenire lo sfruttamento della fame come arma di guerra e conflitto. In ogni tempo ma soprattutto  in questo momento in cui  l’epidemia di  Covid-19  ne mette in risalto  il compito  e la funzione essenziale perché  “ la  pandemia di coronavirus – ha spiegato il Comitato del Nobel – ha contribuito a un forte aumento del numero di vittime della fame nel mondo. Fino al giorno in cui avremo un vaccino medico, il cibo è il miglior vaccino contro il caos. Il Wfp stima che ci saranno 265 milioni di persone che muoiono di fame entro un anno, quindi ovviamente questo è anche un invito alla comunità internazionale a non sottofinanziare il Programma alimentare mondiale”.

Come si legge nella documentazione web  di varie fonti a cui  facciamo riferimento ( alcune anche in nota )  in questa riflessione,  nessuno dei candidati noti e dati per favoriti alla vigilia si è aggiudicato dunque il riconoscimento scelto a Oslo. Le 318 candidature (di una lista che non viene resa nota) comprendevano 211 persone e 107 organizzazioni. Tra chi era dato in corsa per il premio c’erano la giovane attivista svedese Greta Thunberg e il movimento Fridays for Future; l’Organizzazione mondiale per la Sanità; ma anche gli attivisti di Hong Kong. Nei giorni scorsi si era anche parlato molto di un Nobel per la pace che premiasse la libertà di stampa, attraverso organizzazioni internazionali come Reporter Senza Frontiere.

Il programma per gli aiuti alimentari , il  World Food Programme, nasce nel 1962 come agenzia delle Nazioni Unite  contro l’insicurezza alimentare, affiancando  la Fao,  organismo che dedica  il suo lavoro allo studio dell’agricoltura e alimentazione. Un debutto contro l’incubo della fame nel mondo.

Una fame determinata da ragioni  storiche, ambientali, politiche, economiche ;  siccità, fuga da guerre, condizioni di vita impossibili. Si contano  690 milioni di affamati nel mondo  che possono contare, al di là di ogni bandiera, su due strumenti importantissimi di intervento. Il primo ,per il 40% ,su pagamenti cash,trasferimenti in contanti  a persone in difficoltà e  il secondo. l’elargizione di beni  alimentari per un’altra parte in paesi  dove non esiste un mercato.

E’ il sito delle Nazioni Unite che ci  dice che la struttura degli aiuti alimentari dell’Onu si affida alla Fao  di influenza francofona, per gli  interventi prevalentemente in Africa,all’Ifad  fondo  sostenuto ma anche gestito dai paesi arabi, al Wfp  nato a stelle e striscie per i paesi dell’America . Quest’ultimo ha  17 mila dipendenti  in campo nelle zone di crisi  di 83 nazioni  per sostenere quasi   90 milioni di persone.

Il Nobel per la pace  tra il 1904 e il 2020  è stato assegnato  28 volte ad una organizzazione  tra cui Unhcr (Alto commissariato per i rifugiati ) due volte  e al Comitato  internazionale della Croce Rossa per tre volte.. L’assegnazione  di un premio Nobel  per la pace ad una organizzazione dell’Onu  che si occupa di emergenza  della nutrizione ripropone  il problema della fame nel mondo . E’ un premio che ha dunque  anche un valore  di  allarme oltre che di riconoscimento .

Un allarme che  secondo  il rapporto sulla sicurezza alimentare globale “The State of Food Security and Nutrition in the World dell’Onu,  pubblicato nel luglio del 2020  e riferito ai dati del 2019,evidenzia che quasi 690 milioni di abitanti del pianeta hanno sofferto la fame: un numero superiore di 10 milioni di unità rispetto all’anno precedente e di quasi 60 milioni in più rispetto a cinque anni fa. Con una specificazione come si legge sul sito del Comitato italiano dell’Unicef ( 1) :” A questi si aggiungono le tantissime persone che, a causa dell’aumento nei costi dei beni alimentari e della scarsa disponibilità di mezzi economici, non hanno accesso a una dieta sana o nutriente. In totale, sono circa 2 miliardi, nel mondo, le persone che affrontano livelli moderati o gravi di insicurezza alimentare. Il maggior numero di persone che soffrono la fame si trova in Asia, ma il fenomeno si espande a velocità maggiore in Africa. “ (2) (..) Analisi che continua così : “L’idea che emerge dal rapporto è che, considerando la situazione dalla prospettiva della sostenibilità, una conversione globale a un’alimentazione sana contribuirebbe, da un lato, a tenere sotto controllo il dilagare della fame e, dall’altro lato, a ottenere enormi risparmi. Si è calcolato che questa trasformazione permetterebbe di compensare quasi interamente le spese sanitarie derivanti da una cattiva alimentazione, che secondo le previsioni raggiungeranno nel 2030 i 1.300 miliardi di dollari USA all’anno, mentre il costo sociale correlato alla dieta delle emissioni di gas a effetto serra, stimato in 1.700 miliardi di dollari USA, potrebbe essere ridotto fino a tre quarti.”

La rivista Nigrizia   (3)  nel suo sito  on line nell’esaminare il rapporto  Onu  sulla sicurezza alimentare con un articolo del 19 luglio 2020  mette  in evidenza una serie di concause che  fanno di questo fenomeno della malnutrizione una vera e proprio bomba .” Ci sono una serie di motivi per cui la fame è aumentata negli ultimi anni. Molte economie sono rimaste deboli e stagnanti, a volte le condizioni economiche sono deteriorate, e questo fa aumentare la povertà e la fame.

  1. Nonostante i progressi significativi in molti dei paesi più poveri del mondo e con la povertà estrema in calo negli ultimi due decenni, quasi il 10% della popolazione mondiale ancora vive con 1,90 dollari al giorno o meno, in particolare e dell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale.
  2. Il debito è aumentato significativamente nell’ultimo decennio nelle economie povere ed è essenziale che il G-20 a presidenza italiana tratti la materia con decisione. Idee, anche da parte della società civile, non mancano per liberare risorse e dare ownership ai processi di sviluppo, pur mantenendo il partenariato alla base dei prestiti tra governi. Il debito totale nei paesi più poveri raggiungeva quasi il 170% del Pil nel 2018.
  3. La fragilità dei paesi in via di sviluppo è stata aggravata dalla pandemia di Covid-19, mostrando che l’aumento dei rischi globali ha indebolito le prospettive di crescita in molte economie emergenti e in via di sviluppo. (…)
  4. Tuttavia, la straordinaria lezione della pandemia del Covid-19 è che le ineguaglianze fanno dell’essere umano una preda del cambiamento climatico, delle migrazioni selvagge, della mancanza di governance. Grandi disuguaglianze nella distribuzione del reddito, attività e risorse, insieme all’assenza di politiche efficaci di protezione sociale, possono minare l’accesso al cibo, in particolare per poveri e vulnerabili. Condizioni economiche e squilibri strutturali del quadro politico, interagiscono con altre cause naturali e artificiali per innescare la persistente povertà e la fame. Piccoli agricoltori e comunità che si affidano direttamente sulla loro capacità di produrre il proprio cibo sono maggiormente influenzate da questi fenomeni.

L’evidenza tra queste concause  è sicuramente l’aumento del debito  e l’espandersi della pandemia da Covid 19.

“A vent’anni dalla campagna Jubilee 2000,  scrive Ilaria Sesana  l’11 febbraio 2020  su  Osservatorio diritti (4)  lanciata nel 1998 in occasione del G7 di Gleenagles, l’indebitamento dei Paesi più poveri è ancora un tema drammaticamente attuale e sarà ancora più urgente nell’immediato futuro. Nel 2022 il debito estero dei 63 Paesi più poveri al mondo verso Paesi stranieri, enti privati esteri o istituzioni sovranazionali (come la Banca  Mondiale  e  il Fondo monetario internazionale) sarà tre volte più elevato rispetto al 2011. E sarà superiore persino rispetto a quello accumulato all’inizio degli anni Duemila che fece scattare la campagna per il Giubileo.

Dunque pace  significa  sicurezza alimentare tanto che Josè Graziano da Silva. Direttore Generale della Fao . intervenendo nel 2016  al Consiglio di Sicurezza  delle Nazioni Unite, ha detto : “ Migliorare la sicurezza  alimentare  può aiutare a costruire una pace sostenibile e anche scongiurare un possibile conflitto. Sappiamo che gli interventi che promuovono la sicurezza alimentare possono aiutare a prevenire una crisi, mitigarne l’impatto e promuovere la ripresa post-crisi”.

Infatti su la pagina online dell’UCI ,  Unione coltivatori italiani,  si legge “ I conflitti sono un fattore chiave delle crisi alimentari prolungate, dove la fame è tre volte più probabile che nel resto del mondo in via di sviluppo, mentre i paesi con i più alti livelli d’insicurezza alimentare sono anche quelli più colpiti dai conflitti. Questo è confermato da casi che vanno dalla Siria allo Yemen dal Sud Sudan alla Somalia. Graziano da Silvano ha poi citato l’Angola e il    Nicaragua post-conflitto, il Ruanda post-genocidio e  Timor est  post-indipendenza come casi in cui la pace e la sicurezza alimentare si sono rafforzate a vicenda. L’opposto può anche rivelarsi vero, portando a una ricaduta nella violenza.” (5)

De Silva aggiunge  “ L’assistenza alla sicurezza alimentare può essere utilizzata anche durante i conflitti “ .Infatti  l’azione finale della FAO per eliminare la malattia della peste bovina ha avuto luogo durante una guerra  come pure  l’azione della Fao  è stata   determinante in Siria, dove  molti agricoltori hanno abbandonato le loro terre,  per aiutare quelli che sono rimasti con risultati anche soddisfacenti considerato “  l’aumento  di quasi due terzi della loro produzione di grano rispetto a quella pre-crisi, grazie alla distribuzione di sementi compiuta dalla FAO”. Ecco perché  “promuovere  lo sviluppo rurale può anche facilitare gli sforzi per costruire la pace. . Dice sempre De Silva : “Quando la sicurezza alimentare può essere una forza per la stabilità, dobbiamo guardare al cibo e all’agricoltura come percorsi verso la pace e la sicurezza”, ha aggiunto. E ha concluso dicendo : “ Gli sforzi per sostenere l’agricoltura e i mezzi rurali di sussistenza può essere una motivazione razionale per avvicinare le persone dopo un conflitto, e offrire “peace dividends” (vantaggi finanziari derivanti dalla riduzione delle spese in armamenti n.d.t.) contribuendo alla sostenibilità della pace”.

Il 13 luglio 2020 è stato lanciato il  rapporto 2020  sullo Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel mondo che sul sito delle Nazioni Unite https://unric.org/it/lancio-del-rapporto-2020-stato-della-sicurezza-alimentare-e-della-nutrizione-nel-mondo/ viene descritto così: “Negli ultimi cinque anni la fame ha continuato la sua lenta e costante crescita in seguito alle previsioni di un drammatico peggioramento dovuto alla pandemia del COVID-19. Miliardi di persone non possono permettersi nemmeno la più economica delle diete, in quanto il suo costo supera ampiamente la soglia di povertà internazionale. Di conseguenza la malnutrizione persiste: il rachitismo tra i bambini rimane a livelli inaccettabili e l’obesità tra gli adulti si sta diffondendo in paesi ricchi e poveri.

Il rapporto di quest’anno, redatto congiuntamente dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), dal Programma Alimentare Mondiale (WFP) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) intende:

  • presentare le ultime stime sul numero di persone esposte alla fame, all’insicurezza alimentare e a tutte le forme di malnutrizione nel mondo;
  • quantificare i gravi effetti sulla fame della pandemia del COVID-19;
  • tradurre in cifre i costi sanitari e ambientali legati all’alimentazione scorretta e i vantaggi che si otterrebbero passando a diete sane;
  • formulare raccomandazioni strategiche per rendere l’alimentazione sana accessibile a tutti.

Fare del cibo uno strumento di pace: gli obiettivi 2021 del Premio Nobel Wfp-Pam. Nella Giornata mondiale della pace, la testimonianza del vicedirettore del Programma Alimentare Mondiale della Nazioni Unite, l’indiano Manoj Juneja. “Il Nobel per la pace è un invito all’azione , servono finanziamenti subito per evitare che alla pandemia sanitaria segua nel 2021 una pandemia della fame”. Con il Papa per usare i soldi delle armi per sfamare “i più vulnerabili”

In una intervista ad Alessandro del Bussolo ,  lo stesso Manoj Juneia continua : “Perché il circolo vizioso da spezzare, ricordato dal comitato per il Nobel nelle motivazioni del Premio al Wfp-Pam, è che le guerre possono causare la fame, ma anche “l’insicurezza alimentare può infiammare conflitti latenti”. Per questo, ci dice Juneja, la prima cosa da fare “è fermare le guerre”, in modo che chi vive nei campi possa coltivare il cibo per sfamarsi e l’economia non si blocchi. Per questo il 60 per cento del 690 milioni di persone che oggi soffrono la fame, vive in zone di conflitto. (…)E poi bisogna continuare a finanziare i programmi umanitari e di assistenza, che favoriscono stabilità e pace. Il Wfp chiede per il 2021 3,7 miliardi di euro per l’emergenza, per evitare il peggio a milioni di persone, e in totale 12 miliardi, per portare avanti programmi di aiuto in 80 Paesi. “Il Nobel è un’invito all’azione – ci dice – se non agiremo, alla pandemia sanitaria seguirà la pandemia della fame”. La fame acuta colpisce oggi 270 milioni di persone, raddoppiate per le conseguenze del Covid-19, e Paesi come Yemen, Sud Sudan, Nigeria, Burkina Faso, Siria e Repubblica Democratica del Congo non hanno gli stimoli fiscali e gli aiuti di quelli occidentali.

Dunque la sicurezza alimentare all’interno di un discorso più vasto che  Padre Giulio Albanese missionario comboniano ma anche giornalista in una intervista a Famiglia Cristiana raccolta da  Luciano Scalettari  riassume così : “«L’Africa continua a scontare la maledizione dello Stato-nazione. Una creatura importata dall’Occidente, che in molti Paesi africani consente a ristrette oligarchie di gestire il potere in modo disastroso, anche riguardo il rispetto dei diritti umani. Negli anni 90 Mandela annunciava il Rinascimento africano, proprio guardando ad alcuni leader emergenti. Che ne è stato? Paul Kagame in Ruanda, Isaias Afewerki in Eritrea o, ancora, Omar El Bashir in Sudan. Paesi segnati da violenze e soprusi».

Così che la povertà diventa la prima violazione dei diritti  .  Infatti continua  padre Albanese : «Sì. E aumenta. Si allarga la forbice fra i pochiricchi e la sterminata folla dei miserabili. Prendiamo un esempio: l’Angola. È un Paese in forte crescita, il Pil è aumentato del 25 per cento. Ma a vantaggio di chi? Il 70 per cento degli angolani è analfabeta, il 75 per cento vive sotto la soglia di povertà. Una divaricazione crescente fra ricchi e poveri che ora è acuita anche dalla crisi finanziaria internazionale e dal caro-cibo».

Insieme ai conflitti  che stanno martoriando numerosi paesi  .  Anche se dice padre Albanese «Rispetto a qualche anno fa si sono ridotti di numero, ma ci sono anche nuovi focolai, come quello del Congo orientale. A rimetterci, come sempre, sono soprattutto i civili. E poi come dimenticare le due altre drammatiche crisi, quella della Somalia e quella del Darfur (Sudan), dove la dignità umana è calpestata? La crescente presenza cinese provoca ulteriori disastri: i cinesi, in modo del resto non molto diverso danoi, fanno affari e chiudono gli occhi. Teorizzano la non-ingerenza».

Una situazione  che ha bisogno di interventi . Proposte che padre Albanese sintetizza così in termini di proposte  : «Due. La prima, un suggerimento a chi fa cooperazione allo sviluppo: si investa in progetti che fanno crescere la società civile e la formazione dei quadri. Tutto il resto va bene, ma non basta. La seconda: più informazione. L’Africa rischia l’oblio. È dimenticata. Fare informazione sull’Africa è il primo modo di essere solidali, ma soprattutto di creare un deterrente rispetto a chi viola i diritti umani. Al riguardo, vorrei citare Martin Luther King: Non dobbiamo avere paura delle parole malvagie dei potenti, ma del silenzio degli onesti . Il silenzio dei mezzi d informazione, seppure onesti, è una grave colpa».  ((6)

Progetti che fanno crescere la società civile e la formazione dei quadri e fare informazione sull’Africa. Sono i due elementi essenziali per  essere solidali senza “

avere paura parole malvagie dei potenti, ma del silenzio degli onesti”.

(1)https://www.unicef.it/doc/9983/rapporto-sicurezza-alimentare-2020-malnutrizione-globale-in-aumento.htm

(2) Lo “Stato della insicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo” è lo studio più autorevole a livello mondiale sui progressi compiuti nella lotta alla fame e alla malnutrizione. Il rapporto è frutto della collaborazione tra l’agenzia ONU per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP), l’UNICEF e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Nella Premessa, i leader delle cinque agenzie – Qu DongyuDirettore FAO, Gilbert F. Houngbo, Presidente IFAD, Henrietta H. Fore, Direttore UNICEF,  David Beasley, Direttore WFP e Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore OMS – ammoniscono che “a distanza di cinque anni dall’impegno assunto dalla comunità internazionale per porre fine alla fame, all’insicurezza alimentare e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030, siamo ancora ben lontani dal raggiungere questo obiettivo.

(3) https://www.nigrizia.it/notizia/in-costante-aumento-la-fame-nel-mondo

(4) Ilaria Sesana  Osservatorio Diritti Il debito estero taglia sanità e istruzione nei Paesi in via di sviluppo https://www.osservatoriodiritti.it/2020/02/11/debito-estero-dei-paesi-in-via-di-sviluppo/

(5) https://www.uci.it/dettaglionews/aut_Redazione/sicurezza-alimentare-aiuto-verso-la-pace-mondiale

(6) http://www.sanpaolo.org/fc08/0849fc/0849f104.htm

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