” PROBLEMA MARANZA : UNA FOTOGRAFIA DELL’ADOLESCENZA INASCOLTATA ” DI VALTER MARCONE (PRIMA PARTE)
Redazione- Adolescenti fragili e inascoltati che rispondono con la vilenza predatoria alla violenza nei loro confronti fatta di abbandono , noncuranza ,paternalismo, ignoranza dei loro problemi , mancate risposte a malesseri . Da punire con più celle e meno aule.Iindicati come nemici insieme ad emigrati , da ghettizzare nelle periferie urbane , dventati “ dispregiativammente” maranza da combattere, da punire..
Atteggiamenti spavaldi , linguaggio triviale, e un abbigliamento sportivo e appariscente , ecco la fotografia di un componente di quel gruppo definito maranza , una sottocultura giovanile urbana caratterizzata da modi di fare sopra il “ bon ton” , scusate l’umorismo, da comportamenti di gruppo ,legami con fenomeni di bay gange e ancora umoristicamente parlando da disturbatori della quiete pubblica. In altri tempi venivano definiti “ monelli “ alla Gian Burrasca o secondo il “cuore” di De Amicis , o “ pericolosi a se stessi e agli altri” “ , disadattati e rinchiusi nelle Case di Rieducazione del Ministero della Giustizia . Intervento delle Case di Rieducazione affidato alla giustizia che metteva il marchio sui comportamenti e che fortunatamente, una volta scoperto che il problema era solo assistenziale , quei ragazzi spesso non avevano da mangiare, non andavano a scuola, avevano famiglie povere ma a volte anche benestanti , è passato alle Regioni con il Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, in particolare l’articolo 23 che disciplina l’assistenza minorile.
Il termine “maranza” è contenuta in un brano del 1988/89 di Jovanotti dal titolo “Il capo della banda” dell’album “La mia moto “ di Jovanotti . Questi i versi che uasno la parola maranza
Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente
Di matti di maranza e di malati di mente
Fissati con le moto e coi vestiti americani
Facciamo tutto ora o al massimo domani
Una invenzione letteraria che in questo caso non ha precorso i tempi, come è avvenuto con alcune opere letterarie, musicali, cinematografiche. Non ha precorso i tempi perchè si riferisce alla gioventù del tempo che non ha anulla a che fare con quella di oggi. La gioventù degli anni Ottanta del Novecvento , edonista lla Regan , spensierata , ,fans di motorette , abbigliamento all’americana ,voglia di vivere il presente con esuberanza giovanile e un pizzico di goliardia. Era il tempo in cui si faceva debito, l’enorme debito pubblico di oggi per vivere al di sopra delle possibilità. A quei giovani degli anni Ottanta è stato permesso di vivere al di sopra delle loro possibilità e lo hanno fatto senza crearsi problemi. Poi attraverso i decenni il mondo è cambiato ,i giovani di oggi vanno incontro al degrado delle periferie, al bisogno insoddisfatto di necessità essenziali alla crescita ripescare Jovanotti e la sua maranza è stato un “ colpo basso “. A quel tempo la banda e la maranza erano figure macchiettistiche come lo era lo stesso Jovanotti che però si è evoluto , è cambiato . Un colpo basso perchè maranza è diventato quella che non era ; è diventata la fotografia del disagio sociale o la polarizzazione associati oggi alle periferie e alle nuove tribù giovanili che non hanno codici estetici da cambiare ma solo sofferenza, inadeguatezza, anomia, insomma niente simboli come “ il paninaro” o la musica ad alto volume dalle casse Marantz.
Un termine quindi “reiventato nei suoi contenuti “ esploso sui social network per descrivere adolescenti di periferia con particolari connotazioni che ne definiscono spesso l’identità sociale e culturale ed etnici . Gruppi ombra, gli “ invisibili “ che si muovono in gruppo per avere la forza di mettersi in mostra altrimenti individualmente rapprerebbero zero in un mondo in cui l’immagine frequentemente è tutto. Tanto che i social accolgono i loro filmati ma non riescono a trovare un modo di esprimere il loro disagio.Ho detto non riescono ma forse se ci riuscissero quasi nessuno sarebbe interessato non a farci attenzione ma nemmeno a “ farci caso “.
L’enciclopedia Treccani e wilkipedia in modo più esteso definisce e illustra questo vocabolo.i mezzi di informazione narrano il fenomeno associandolo spesso a dinamiche di disagio giovanile, marginalità e, in alcuni casi di cronaca, a episodi di piccola criminalità, baby gang o risse.
La politica ormai definisce una generazione di giovani con ì il termine “maranza” e lo definisce proprio nel settimo decreto sicurezza “ antimaranza 2” promulgato immediatamente dopo gli avvenimenti di Milano del 7 ed 8 ottobre 2026.
Per la “maranza “ è stato creato un “ problema” , il problema della maranza riferito alla diffusione di gruppi di adolescenti e giovani, spesso di seconda o terza generazione di origine nordafricana o di periferia, protagonisti di episodi di microcriminalità, risse, atti vandalici e aggressioni, amplificati e organizzati tramite i social network .Un problema certo per la soluzione del quale non è stato fatto nulla in termini di inclusione, di accoglienza e soprattutto di integrazione. Giovani di seconda e terza generazione che non hanno più nemmeno l’illusione che avevano i loro genitori venendo in Italia di riuscire a vivere una vita dignitosa. Nemmeno quella illusione . Come i giovani italiani che vedono i loro genitori, pur lavorando otto ore al giorno per quattro settimane al mese, non riuscire ad arrivare, con il salario, alla metà del mese per le esigenze della famiglia. Giovani di prima e seconda generazione minacciati dal provvedimento di togliere loro la cittadinanza per finire di ghettizarli.
Molti sociologi e linguisti evidenziano però che l’etichetta viene spesso usata in modo ampio e generalizzante per stigmatizzare gruppi di ragazzi di periferia o con background migratorio . Insomma le periferie sono diventate ghetti e da quei ghetti non si esce più. Ognuno al suo posto , ogni posto per ogni persona. E si capita di trovarti in un posto sbagliato che significa un posto che non è per te , allora sono guai. E c’è chi giura tra gli analisti politici che per vincere le prossime elezioni pollitiche da parte del cosiddetto “campo largo” ènnecessario che porti a votare , con proposte semplici ed efficaci proprio i giovani delle periferie piuttosto che, come sostengono altri analisti , guardare al centro e per esser chiari in particolare ai dissidenti da Forza Italia.
In questa fase politica il nemico è stato individuato proprio nei giovani . Negli anni passati furono i rom e i senza fissa dimora .Borseggaiatrici e attivisti che protestano per l’inattivismo dei governi nel rispondere al riscaldamento globale , sono stati l’oggetto di una campagna di opinione ,iniziata contro i rave, per arrivare ad indicare come nemici i minori degli anni 18 divenuti “maranza”. Per i quali sono stati presi provvedimenti legislativi,frammentati ed emergenziali, che introducono nel nostro sistema elementi di repression indebolendo lo Stato di diritto. Provvedimenti che non affrongtano alla radice i problemi della sicurezza, dell’ordine pubblico che come è noto solo solo di competenza del Governo in carica . E quello che è peggio , provvedimenti che rompono la proporzionalità nel diritto penale .
Minori e migranti dunque come problema dell’ordine pubblico e della sicurezza secondo la politica. Mentre Franco Gabrielli ex capo della polizia proprio in riferimento alla gestione dell’ordine pubblico ha chiesto tecnicamente una verifica e un bilancio reale sugli effetti prodotti dai decreti precedenti, sostenendo che una politica seria non debba inseguire solo l’emergenza della cronaca ma leggere i fenomeni sociali del Paese.
Una volta c’era il “ burino “ termine ancora oggi usato per descrivere una persona con modi rozzi, volgari, poco raffinati o provinciali. Un appellativo che indica un contadino, un campagnolo o una persona originaria della campagna romana o delle province del Lazio, rispetto a chi è nato e vive nel centro di Roma.Un termine che deriva da bure (o buris), ossia il manico o la parte curva dell’aratro usato dai contadini per lavorare i campi.Che è diverso da ” coatto “ che significa sempre originario o residente nelle periferie urbane di Roma, spesso caratterizzato da un atteggiamento ostentato, look specifico (catene d’oro, vestiti particolari) e modi aggressivi o sopra le righe .Ai tempi di Drive in ,la famosa trasmissione televisiva di Canale 5 di Mediaset .lo stereotipo della comicità legata alla criminalità di strada o all’atteggiamento “coatto” e periferico veniva interpretato principalmente da due comici: Mario Zucca: interpretava il personaggio del “terrore di Quarto Oggiaro”. Sebbene Quarto Oggiaro sia un quartiere di Milano, il suo sketch portava in scena proprio la macchietta del delinquente/coatto di periferia, rimasto celebre per il tormentone “Vi amo bastardi! E Giorgio Faletti: con la sua famosissima guardia giurata Vito Catozzo metteva in scena un personaggio dalle forti inflessioni dialettali, rude e grottesco, che incarnava per molti versi un’attitudine simile a quella del “coatto” meridionale o di periferia (noto per il tormentone “Porco del mondo che c’ho sotto i piedi!”).Per non parlare dei personaggi del film di Carlo Verdone “Un sacco bello “.Macchiette dunque come il metallaro anche lui legato ad una sottocultura.
Oggi burino e coatto non sono più di moda ma probabilmente se lo fossero ancora specialmente il coatto sarebbe riservata la stessa sorte dei maranza .
Grabiel Seroussi autore del libro “ La periferia vi guarda con odio” (Agenzia X, 2025).
ricordando che il termine risale agli Ottanta , mutuata da una canzone di Jovanotti come abbiamo detto ma che soprattutto è nel 2008 che i movimenti neofascisti inziarono a utilizzarla e a stigmatizzarla come “fusione di marocchino e zanza , truffatore, furfante in dialetto milanese” dando al termine un valore dispregiativo usato poi dai media per indicare quei ragazzi italiani, soprattutto quelli di “seconda generazione” di origini nordafricane, che vivono nelle periferie delle grandi città
I “maranza” non hanno un progetto politico o un’ideologia strutturata chissà se per fortuna o no . I loro bisogni sono i bisogni che da sempre caratterizzano l’età adolescenziale : la ricerca del proprio sé, il rapporto con i pari nel gruppo, la sperimentazione a volte ad oltranza.In questo caso questi bisogni sono mediati dalla strada e da una sotto cultura che si nutre di musica “Drill e Trap “, generi musicali nati come cronaca della vita di strada. I testi raccontano il disagio sociale, il desiderio di riscatto economico e la quotidianità del quartiere (la “zona”). Con un mix di dialetti locali, prestiti dall’arabo, dal francese (es. miff, fraté) e dall’inglese, creando codici di comunicazione accessibili solo ai membri del gruppo. Abbigliati con Tute sportive di marchi iconici (Nike, Adidas, Lacoste) o brand di lusso accessibile (Tech Fleece). I video musicali e i profili social sono girati nei cortili delle case popolari, che passano da luoghi di marginalizzazione a veri e propri palcoscenici di orgoglio identitario. In Francia uso massiccio del verlan (slang al contrario), tute del Paris Saint-Germain o del Marsiglia. Nel regno Unito giacconi neri pesanti (puffer jackets), passamontagna (balaclava), drill cupo e nichilista.
Una sottocultura dunque come tante che pure per esempio nel genere musicale racconta disagio sociale, desiderio di riscatto economico e vita di quartiere. Testi in stile in stile trap drill partendo dalle difficoltà del quartiere e dei palazzi popolari per arrivare al successo. Versi ossessivi che ricordano l’attitudine di strada, i sacrifici della famiglia e la rabbia generazionale in un flusso ritmato e d’impatto. Come “waranza “ di Niky Savage prodotto da Blssd o “Assistente sociale “di Baby Gang (feat. Simba La Rue). I due artisti sono tra i massimi esponenti in Italia del genere trap/drill legato al racconto crudo della strada e delle case popolari
“L’assistente sociale mi voleva in tribunale / Mi voleva portare via dalla mia mamma / Casa-famiglia a dieci anni, ti sembra normale? / Sono nato con le manette e una condanna”
O Paky (uno dei rapper più rilevanti della scena drill e di Rozzano), il pezzo manifesto è senza dubbio il suo brano d’esordio “Rozzi “,
Rozzi, sì, giro a Rozzi
No, non mi muovi fra’ da Rozzi, sì giro a Rozzi
Io qua ci muoio, frate’ a Rozzi, sì muoio a Rozzi
Si apre il fuoco, frate’ a Rozzi, sì frate’, a Rozzi
Io qua ci muoio, whoa.
Un altro pezzo fondamentale firmato da Paky che affronta il passaggio dalla povertà e la strada al riscatto economico è “ Blauer “
Chiedo scusa se non uso internet
Un vero ghetto boy non sta su internet
Faccio le storie in strada, non su Insta
C’ho le buste dentro al Blauer
