“CRISTO E LA STORIA” – DOTT.RE MARCO CALZOLI
Redazione- Iniziamo questa breve riflessione riportando un dato storico. Gaio Giulio Cesare (Roma, 13 luglio 101 a.C. o 12 luglio 100 a.C. – Roma, 15 marzo 44 a.C.) è stato un politico, militare, scrittore e oratore romano, considerato una delle figure più importanti e influenti della storia, nonché uno dei migliori generali di ogni tempo. Prima della sua inarrestabile ascesa politica, aveva un interesse quasi maniacale per l’arruolamento e la cura dei gladiatori. Conosceva bene la centralità di questi tragici combattenti-schiavi nell’immaginario violento del pubblico di allora, di qualsiasi ceto. Aveva un servizio di informazione addetto a individuare i combattenti più valorosi. Ebbene, Svetonio (Cesare 26) chiama questi gladiatori assai combattivi con una espressione che la dice lunga: “invisi alla folla”. Vale a dire quelli che non morivano mai, che sopravvivevano in innumerevoli scontri. La folla cercava emozioni forti: voleva vederli morire e non vincere.
Quanto è lontano questo stato d’animo rispetto al nostro, europei del Terzo Millennio! Dopo secoli di cristianesimo, il nostro animo si è ingentilito, ed è assai diverso dalle passioni che si agitano ancora presso altre nazioni, per esempio quelle del Terzo Mondo, dove ancora vige a volte il cannibalismo.
Ezechiele 36 esprimeva già nella prima Alleanza la promessa messianica:
26 Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. 28 Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio. 29 Vi libererò da tutte le vostre impurità: chiamerò il grano e lo moltiplicherò e non vi manderò più la carestia.
Questa “profezia” si è realizzata in Cristo Gesù, l’Uomo Dio venuto sulla terra per salvarci, il Messia atteso dagli ebrei: certamente dopo la morte ma anche prima, insegnandoci come ci dobbiamo comportare e non essere più “pecore senza pastore”.
Infatti già nell’Antico Testamento si profetizzava che i tempi messianici sarebbero stati caratterizzati da un’effusione straordinaria dello Spirito (Zaccaria 4, 6; 6, 8).
È nella Parola di Dio la cifra più rivoluzionaria del cristianesimo. Lo ricordava già il libro del Siracide (15,16-21):
Se vuoi osservare i suoi comandamenti,
essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore;
forte e potente, egli vede ogni cosa.
I suoi occhi sono su coloro che lo temono,
egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare.
E il Salmo 118 esprimeva così la portata di salvezza della Parola di Dio:
Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.
Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti.
Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge.
Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore.
Questa salvezza così potente inizia già nell’Antico Testamento ma viene portata a compimento con l’annuncio di Cristo. Ce lo conferma san Paolo (1Corinzi 2, 6-10):
Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.
Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.
Ma, come sta scritto:
«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano».
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.
Da duemila anni a questa parte il mondo, almeno sotto l’alveo del cristianesimo, è radicalmente mutato.
Pensiamo alla politica. Già presso i popoli classici “politica” è etimologicamente “cura della comunità dei concittadini”, dal sostantivo greco polis. Ma il concetto di cura era assai diverso dal nostro. Per ritornare a Giulio Cesare, cioè all’antica Roma, la politica era dominata dai partiti, i quali altro non erano che associazioni elitarie basate sulla compravendita dei voti. Non avevano uno scopo ideologico, in quanto servivano unicamente per ammettere un candidato alla carica cui agognava, ragion per cui questo li cambiava spesso una volta ottenuto il posto nella assemblea. Era un sistema basato sul clientelismo e sulla violenza. Fu questa una delle ragioni principali per le quali Cesare fece le campagne di Gallia: assicurarsi denaro e schiavi per pagare i debiti contratti con l’elettorato e poi per vincere di nuovo.
A ragion veduta, anche oggi in Italia c’è un sistema clientelare (così come in Giappone), ma non è paragonabile alla rete di intrighi, omicidi, razzie come quello romano. Senza dimenticare la corruzione di Roma antica, che lo storico Sallustio assunse come tema centrale dei suoi scritti.
Cesare era talmente spregiudicato che partecipò alla congiura di Catilina. Svetonio (Cesare 72) ricorda che Cesare si poteva servire di chiunque per ottenere i suoi scopi. Cesare era talmente losco che lo stesso Cicerone cercò di farlo fuori tramite i suoi fidati (ma fermò all’ultimo la mano armata di costoro forse per non commettere un omicidio, punito dalla legge).
Secondo la nota tesi ricordata da Castner, Cesare aveva simpatie epicuree, quindi anche se avesse creduto negli dei, si comportava in pratica da ateo. Per gli epicurei gli dei erano assenti nel mondo degli uomini, rinchiusi come erano nel loro spazio celeste. Dio non dimorava nei templi, anche se erano stati fatti innalzare dallo stato. Anche oggi ci sono politici “atei”, ma le leggi e le norme morali, di chiara ispirazione cristiana anche se il cristianesimo perlopiù non è religione di stato, nonché il comune sentire dei votanti, impediscono gli eccessi che invece gli antichi si permettevano.
Bisogna anche dire che Cesare fu eletto alla carica di Pontefice Massimo, nel 63 a.C., ma anticamente la religione era uno strumento di controllo dello stato, per cui non importava tanto la “fede” e il retto comportamento (qualora previso) quanto piuttosto la osservanza dei riti religiosi.
E nonostante questo clima generalmente “sfrenato”, tuttavia le masse, come scritto dallo storico greco Polibio nel suo libro VI (con parole che si adattavano anche ai romani), erano tenute a freno da eccessi ancor peggiori per via della paura della punizione di divinità invisibili. Ma a queste i saggi per primi non credevano, tanto che Polibio poteva affermare che, se lo stato fosse stato composto solo di saggi, non ci sarebbe stata necessità della religione. Evidentemente la “fede” come noi la conosciamo non era una concezione dell’antichità classica: dove il greco pistis e il latino fides indicavano essenzialmente la “fiducia” verso qualcuno o qualcosa e non la “fede” sentita e partecipata nell’intimo, costellata di norme morali, cosa che subentra solo nell’ebraismo e nel cristianesimo. Infatti un profeta biblico (Osea 6, 6) affermava che Dio vuole amore e non sacrificio.
Ancora. Il noto storico greco Tucidide (I, 138, 3) scriveva che il vero politico è colui che è “sommamente capace di congetturare ciò che effettivamente accadrà tra le varie eventualità”. Non menziona per niente l’animo “buono” che un politico dovrebbe avere, che non è buonismo, ma cura dell’interesse della collettività: ci riferiamo al prendersi i carico e al supportare ogni cittadino, cioè “cura” come oggi noi la intendiamo, assai diversa da quella antica. Quindi per Tucidide il politico deve avere una fredda ragione per curare gli interessi propri e del proprio clan, incurante del freno morale. La storia greca e quella romana sono un continuum di omicidi e carneficine, spesso per motivi subdoli. Riferendoci ai fatti che precedettero la Guerra del Peloponneso, di cui si occupa Tucidide, gli ateniesi, nonostante sventolassero la propaganda demagogica della democrazia e della libertà, rapirono e uccisero una delegazione di spartani diretti verso l’Ellesponto, come rappresaglia per un fatto analogo compiuto prima dagli spartani. Gli ateniesi da sempre facevano una propaganda anti-barbara e anti-persiana (“il nemico di sempre”), ma nella realtà dei fatti si comportavano esattamente come i “barbari”, trucidando a piacimento chiunque intralciasse i loro piani “democratici”, che erano tali solo apertamente.
Invece ciò che è oggi la politica, almeno in Occidente, è espresso dalle parole programmatiche di Cristo (Marco 10):
35 E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». 36 Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: 37 «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38 Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». 39 E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. 40 Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
41 All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. 42 Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. 43 Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, 44 e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. 45 Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Ancor oggi nella politica ci sono molti scandali, ma non sono paragonabili a quelli dei politici antichi, come richiamato da Cristo stesso (“… le dominano”). Oggi ci sono leggi ferree e norme morali di ispirazione cristiana che dettano il comportamento di chiunque abbia potere sugli altri.
L’atteggiamento del potere antico era rappresentato da Erode il Grande che fece trucidare i bambini innocenti per non essere deposto da Cristo. E questo monarca era talmente feroce che, quando stava per morire, i suoi notabili se ne rallegrarono, quindi dette ordine di uccidere tutti quanti per dare loro un motivo di tristezza (cosa che poi il successore non eseguì).
Pensiamo poi alle lotte intestine di Roma antica che precedettero l’Impero. Primo Triumvirato (60 a.C.): Accordo privato e segreto tra Giulio Cesare, Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso per influenzare la politica romana al di fuori delle istituzioni. Cesare ottenne il consolato, Pompeo le terre per i veterani e Crasso vantaggi tributari. Secondo Triumvirato (43 a.C.): Alleanza ufficiale e legale (tresviri rei publicae constituendae) tra Ottaviano (Augusto), Marco Antonio E Marco Emilio Lepido. Istituito dopo la morte di Cesare, portò alla sconfitta degli assassini di Cesare a Filippi (42 a.C.) e alla successiva fine della Repubblica con l’ascesa di Ottaviano. Erano pronti a tutto e capaci di tutto per la egemonia e la vittoria, omicidi compresi, e persino tra di loro.
Oggi i nostri politici sono “agnellini” rispetto alla ferocia del passato. È che nell’antichità le persone non erano state “sanate” dal potere del Vangelo e dallo Spirito Santo.
Cristo è il più grande rivoluzionario della storia e oggi, anche tra coloro che si professano cristiani, a volte si porta avanti una interpretazione della Bibbia come se Cristo non fosse mai nato, ci riferiamo a certe chiese protestanti. Il vero cristianesimo, invece, si basa su Cristo unico Salvatore del mondo, il quale ha portato a compimento la legge antica, perfezionandola.
Il cristiano è tale per il battesimo, sul quale lo Spirito Santo scende e lo rende figlio di Dio. Lo Spirito Santo è stato introdotto nel mondo dopo la morte e la relativa resurrezione di Cristo.
Leggiamo in Atti 8:
26 Un angelo del Signore parlò intanto a Filippo: «Alzati, e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». 27 Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etiope, un eunuco, funzionario di Candàce, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme, 28 se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia. 29 Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti, e raggiungi quel carro». 30 Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». 31 Quegli rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. 32 Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:
Come una pecora fu condotto al macello
e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa,
così egli non apre la sua bocca.
33 Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato,
ma la sua posterità chi potrà mai descriverla?
Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.
34 E rivoltosi a Filippo l’eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». 35 Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù. 36 Proseguendo lungo la strada, giunsero a un luogo dove c’era acqua e l’eunuco disse: «Ecco qui c’è acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?». 37 38 Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco, ed egli lo battezzò. 39 Quando furono usciti dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più e proseguì pieno di gioia il suo cammino. 40 Quanto a Filippo, si trovò ad Azoto e, proseguendo, predicava il vangelo a tutte le città, finché giunse a Cesarèa.
Un angelo di Dio parla a uno dei sette diaconi giudeo-ellenisti, Filippo, i quali furono ordinati proprio per il servizio. È molto probabile che l’etiope eunuco non fosse un pagano: fu la regina di Saba a portare la Bibbia in Etiopia, quindi si trattava di un “ebreo” etiope che veniva a Gerusalemme. E lì con il battesimo cristiano, l’etiope giunge alla vera fede: la fede ebraica (Antico Testamento) deve essere superata in vista della legge di Cristo.
L’etiope leggeva Isaia a voce alta, in quanto per la legge ebraica la Scrittura deve essere sempre ascoltata, non esisteva la lettura silenziosa. Ma quello che l’etiope, su ispirazione dello Spirito Santo, doveva ascoltare era il messaggio cristiano, al quale il profeta Isaia conduce.
L’eunuco di Atti aveva letto un brano del capitolo 53 di Isaia, ma poco più avanti troviamo queste parole di Isaia (al capitolo 56):
3 Non dica lo straniero
che ha aderito al Signore:
«Certo mi escluderà
il Signore dal suo popolo!».
Non dica l’eunuco:
«Ecco, io sono un albero secco!».
4 Poiché così dice il Signore:
«Agli eunuchi, che osservano i miei sabati,
preferiscono le cose di mio gradimento
e restan fermi nella mia alleanza,
5 io concederò nella mia casa
e dentro le mie mura un posto e un nome
migliore che ai figli e alle figlie;
darò loro un nome eterno
che non sarà mai cancellato.
6 Gli stranieri, che hanno aderito
al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
7 li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera …
Questa coincidenza nella Bibbia è opera dello Spirito Santo, così come è opera dello stesso Spirito l’incontro tra Filippo e l’eunuco. Quindi lo Spirito non è una forza impersonale, ma una Persona vera e propria, dotata di volontà e che può dirigere gli avvenimenti. La Chiesa Cattolica professa che Padre, Figlio e Spirito Santo siano l’unico Dio, la Santa Trinità, cioè tre Persone divine uguali e distinte.
Isaia stava parlando di Cristo, l’Agnello immolato per la salvezza di tutti, anche degli stranieri, come gli etiopi. L’entrata degli stranieri nel culto di Dio deriva dalle nuove norme del post-esilio.
Isaia 56, 5: “Io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un posto e un nome”, dove è letteralmente nell’originale ebraico “io concederò … una mano e un nome”. In 2Samuele 18, 18 il monumento (masseba) che Assalone aveva eretto a sua memoria, poiché era senza figli, veniva chiamato “la mano di Assalone”. In Hazor è stato portato alla luce un santuario con stele che simboleggiano i membri della famiglia reale. Un tale monumento è indicato con il termine “mano”. “Mano/segno e nome” sono una endiadi: il nome di colui che deve essere ricordato resta nella memoria dei posteri grazie al monumento.
Le parole di Isaia 56 sono molto forti nell’originale ebraico:
- Versetto 3: lo straniero ha aderito al Signore, si usa il verbo ebraico han·nil·wāh, nifal, che si applica al rapporto del marito con la moglie (Genesi 29, 34), a quello di Israele con Dio (Geremia 50, 5), a quello dei leviti con la casa di Aronne (Numeri 18, 2). Quindi si tratta di una congiunzione molto forte.
- Versetto 6: gli stranieri sono detti “suoi servi”, e in Isaia il titolo di “servo di Dio” indica nientemeno che il Messia, quindi chiamare gli stranieri in questa maniera è un modo di enfatizzare il loro ruolo.
Proseguendo, l’eunuco di Atti chiede di fronte all’acqua: “Che cosa mi impedisce di essere battezzato?”. Infatti secondo la legge ebraica l’ebreo poteva rigenerarsi solo se l’acqua era “viva”, cioè corrente. Il rito principale che incarna questo concetto è l’immersione nel Mikveh (o Mikva). Il Mikveh è una vasca di raccolta di acqua naturale (piovana o sorgiva) costruita secondo specifiche norme rabbiniche. Rinascita e Grembo Materno: Mistici e rabbini spesso descrivono il Mikveh come un grembo materno. Immergersi completamente e riemergere simboleggia la morte del vecchio sé e la rinascita come una persona nuova, purificata e spiritualmente rinnovata. Cambiamento di Stato: L’immersione è un atto che cancella le impurità rituali (tumah), permettendo a una persona di passare da uno stato di inaccessibilità al sacro a uno stato di purezza (taharah). Transizioni di Vita: Il Mikveh è utilizzato per momenti di grande trasformazione, del tipo:
- Conversione (Ghiur): Il neofita si immerge per sancire l’ingresso nel popolo ebraico, nascendo di nuovo come ebreo.
- Matrimonio (Niddah): La sposa si immerge prima delle nozze per purificarsi.
- Ritorni: Utilizzato per il ritorno alla routine o dopo periodi di lutto/malattia.
Inoltre, in Deuteronomio 23, 1, la legge mosaica stabilisce che chi ha subito mutilazioni genitali (eunuchi) non può entrare nell’assemblea del Signore. Questo divieto rifletteva antiche norme di purezza cultuale e la valorizzazione della discendenza, ma veniva contestato da visioni profetiche successive, come in Isaia 56, 3-7, che annuncia l’inclusione piena degli eunuchi.
Ma l’eunuco praticava già la legge, quindi egli sta chiedendo se delle norme analoghe impediscano anche l’entrata nel cristianesimo, considerato quindi dall’eunuco come una sorta di setta giudaica. Infatti il cristianesimo delle origini aveva una forte impronta giudaica.
È l’unico Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) che ci dona la grazia di essere battezzati e di essere quel lievito che plasma la storia individuale e pubblica di tutto il mondo. È il primato della grazia difeso da sant’Agostino contro i pelagiani.
Per l’ebraismo esistevano tre tipi di “stranieri”:
- Ger, ossia il ”forestiero”, che dimora entro i confini di Israele, che attraverso la circoncisione vengono assimilati agli ebrei schiavi e possono celebrare la Pasqua (Esodo 12, 43-44).
- Ben nekar, o nokri, è invece il non ebreo che abita vicino o è di passaggio in Israele: è questo il termine dell’oracolo di Isaia 56. Costui non appartiene al popolo ebraico, anche se gli è permesso di venire a pregare nel tempio di Israele.
- Zar, lo straniero che non pratica.
Quindi il brano di Atti va situato in questo sfondo. L’eunuco etiope poteva praticare ma non era un vero e proprio ebreo, bensì un “ebreo” in senso lato.
Però, con il cristianesimo, egli diviene a tutti i diritti un fedele della religione, in quanto con il battesimo non c’è distinzione né di razza né di cultura.
In Giovanni 3, abbiamo il dialogo con Nicodemo. Siamo nell’imminenza della Pasqua e Gesù afferma:
“Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da Acqua e Spirito non può entrare nel Regno di Dio»”.
Ancora oggi se ci si reca nel Torrente Cédron intorno al Getsemani si nota che è pieno di tombe ebraiche, e un occhio attento può notare che queste tombe sono molto piccole rispetto alla grandezza di un uomo: perché nella tradizione ebraica fino ad oggi, i morti vengono sepolti in posizione fetale, rivolti verso il Tempio, in attesa della Resurrezione dei morti, come se fosse un rientrare nel grembo materno, un rinascere. Ora la Pasqua cristiana è la festa della risurrezione di Cristo, che preannuncia quella di ogni credente.
Nella teologia paolina, il battesimo è un’immersione mistica nella morte di Cristo, simboleggiata dall’acqua, che permette al credente di risorgere con Lui a una nuova vita. Paolo presenta il battesimo come partecipazione alla risurrezione, trasformando l’esistenza da “carne” a “spirito” e anticipando la vittoria definitiva sulla morte.
Bibliografia
- L. Canfora, Giulio Cesare. Il dittatore democratico, Roma-Bari 1999;
- L. Canfora, La grande guerra del Peloponneso, Roma-Bari 2024;
- C. Castner, Prosography of Roman Epicureans, Frankfurt/M. 1988;
- A. Mello (a cura di), Isaia. Introduzione, traduzione e commento, Milano 2012;
- A. Momigliano, Manuale di storia romana, Torino 2011;
- G. Rossé, Atti degli Apostoli. Commento esegetico e teologico, Roma 1998;
- San Basilio, Lo Spirito Santo, Roma 1993;
- C. Westermann, Isaia. Capitoli 40-66, Brescia 1978.
Marco Calzoli è nato a Todi, in Umbria, nel 1983. Prolifico poeta e saggista, ha dato alle stampe con varie Case Editrici 63 volumi. I suoi studi trattano di filosofia, psicologia, scienze umane, antropologia. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022.
