“DOMANDE SENZA RISPOSTE ? ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Come possiamo comprendere il mondo in cui ci troviamo ? Come si comporta l’universo? Qual è la natura della realtà? Che origini ha tutto ciò? L’ Universo ha avuto bisogno di un creatore ?A queste e molte altre domande del genere dobbiamo però aggiungere necessariamente una domanda forse preliminare: quanti di noi si pongono almeno una di queste domande quotidianamente? E’ quasi certo che la maggior parte di noi, una percentuale alta, molto alta, non dedica troppo tempo alle questioni poste dalle domande di cui sopra, anche se di tanto in tanto ci pensiamo.
Nei secoli questi interrogativi sono stati formulati, esaminati e qualche volta ci sono state risposte, da parte della filosofia e dei filosofi. C’è però oggi chi dice che purtroppo la filosofia è “ morta”. Non avendo tenuto il passo con gli sviluppi recenti della scienza e della tecnica, tanto che proprio alla scienza e alla tecnica è stato delegato il compito di dare risposte che sembrano condurci ad una nuova concezione dell’universo e del nostro posto nel mondo . Anche se scienza e tecnica , ma soprattutto la tecnica .stanno minando l’umanità della nostra natura per cui forse è il caso di richiamare, quindi, alla riscossa i filosofi come per esempio Emanuele Severino e Umberto Galimberti che sulla tecnica hanno a lungo riflettuto partendo dalle ipotesi di Heidegger. Nel saggio del 1953, “La questione della tecnica “, il filosofo tedesco sostiene che la tecnica non sia neutrale un semplice strumento neutrale nelle mani dell’uomo, ma un modo con cui la realtà si palesa , senza contare il fatto che proprio questa modalità di disvelamento rende l’uomo non più capace di scelte .
Anche nella riflessione di Severino e Galiberti la tecnica non è più uno strumento neutrale che aiuti l’uomo ma è uno strumento che ha per obiettivo solo la sua funzionalità .La tecnica persegue solo la propria efficacia e la sua stessa crescita. La sola regola della tecnica è “si fa tutto ciò che si può fare”, abolendo ogni giudizio etico o morale.
A questo proposito è certamente utile leggere di Umberto Galimberti : “L’etica del viandante”, Feltrinelli, in cui appunto la tecnica viene indicata come essa stessa un fine , capace di asservire l’uomo e di negargli la possibilità di scegliere in quanto soggetto a perseguire solo i fini della tecnica che in definitiva “ è fine a se stessa “. Mentre per Emanuele Severino si può leggere “La tendenza fondamentale del nostro tempo (Adelphi, Milano 1988, pp. 185) in cui il filodofo afferma : “Gli strumenti di cui l’uomo dispone hanno la tendenza a trasformare la propria natura. Da mezzi tendono a diventare scopi. Oggi questo fenomeno ha raggiunto la sua forma più radicale. L’insieme degli strumenti delle società avanzate diventa lo scopo fondamentale di queste società. Nel senso che esse mirano soprattutto ad accrescere la potenza dei propri strumenti …” Ma si può leggere anche “ Il destino della tecnica”, pubblicato da Rizzoli. In cui sostiene che la tecnica si sia trasformata da mezzo a fine supremo, conquistando il dominio incontrastato sul mondo contemporaneo e rendendo illusorio il controllo delle altre forze storiche.Thomas Masini poi mette insieme in un articolo della rivista La filosofia futura, pubblicata da Mimesis Edizioni dal titolo “ La verità della tecnica. Logica, negazione e potere”(12/2019) un esame delle ipotesi di Umbero Galiberti ed Emanuele Severino.
Ora questa lunga introduzione che da sola richiederebbe ancora una serie di apprpfpndimenti nel campo dell’uso e della funzione della tecnica nel nostro mondo attuale, o ancora , l ‘ introduzione di una riflessione sulla intelligenza artificiale per esempio applicata ai conflitti in particolare alla guerra , ha una sua funzione nell’economia di questa riflessione .Perché vuole dire che forse possiamo anche evitare di farci “ quotidianamente “le domande che abbiamo evidenziato all’inizio ma non possiamo non farci “quotidianamente altre domande che implicano allo stesso modo grandi questioni che a volte per assurdo si riferiscono a microcosmi, a particelle infinetisimali dell’universo come è sicuramente l’uomo. E quindi si riferiscono alla nostra natura, alla nostra umanità, al nostro destino .
Che poi in realtà diventano grandi domande,troppo grandi a volte, se le consideriamo dal punto di vista bioetico.. Domande che scuotono le coscienze religiose e laiche, producono paure o incertezze e che non sempre trovano convincenti e chiare risposte da parte della politica, della cultura scientifica e della etica laica. Ovvero domande come le questioni sulla vita e sulla morte ( aborto ed eutanasia); sulle nuove tecnologie genetiche e mediche ,in riferimento alle quali ci si domanda se sono un’occasione per affermare la piena autodeterminazione dell’individuo oppure questa autodeterminazione passa da tutt’altra parte. E ancora domande come questa : qual è il ruolo delle religioni al plurale nella nostra convivenza politica; quali i limiti ( se limiti ci sono da mettere )alle espressioni religiose, giustificabili in una democrazia . Come possono vivere insieme in una società persone che hanno divergenze di natura etica e filosofica? Come far partecipare tutti ad un dibattito pubblico prendendo “decisioni comuni e valide per tutti”.
Domande e più ancora risposte che indicano una “ temperie “ culturale e politica vivissima,e richiedono un’attenzione particolare perchè non solo interessano individualmente ciascuno di noi ma sono anche un utile confronto tra quanti lavorano gomito a gomito, in una società democratica che esprime ,proprio per la sua natura e il livello di democrazia raggiunta ,una pluralità di opinioni.
Domande che presuppongono però “ una domanda delle domande “ : le risposte a queste domande che necessariamente dovranno definire i principi sulla base dei quali prendere le decisioni pubbliche, ci permetteranno di rendere la nostra società laica “inclusiva e tollerante” delle diverse espressioni religiose. Ovvero di attuare una maggiore libertà ed eguaglianza attraverso il rispetto dovuto a tutti gli esseri umani, anche a quelli in particolare che sono per esempio “ ospiti” e condividono il nostro spazio vitale ovvero economico, culturale, sociale e politico? Ci permetteranno di risolvere questioni che interessano fronti contrapposti come per esempio nel caso del rifiuto delle cure o del diritto alla vita dopo il concepimento.?
Storicamente nella maggior parte dei paesi democratici come nel nostro sono state emanate leggi per regolare pubblicamente spazi privati come il cosiddetto utero in affitto, il divorzio, l’aborto, la procreazione assistita, la definizione di morte, il rifiuto delle cure. Ho ricordato ponendo una domanda fondamentale, la domanda delle domande, come sia necessario definire principi etici sulla base dei quali prendere decisioni pubbliche anche nel privato in uno stato laico con un gran numero di cittadini che osservano principi di fede religiosa e magistero come nel caso della Chiesa cattolica.
Ricordo questo aspetto perché rimangono irrisolte nel nostro paese decisioni ,in quanto non si riesce a definire principi condivisi ed è ancora difficile trovare soluzioni condivise da tutti su temi come la procreazione assistita o il rifiuto delle cure o anche sulla richiesta di costruire una moschea in alcune delle città italiane.
Sono sicuramente alcuni esempi e ci piacerebbe fare l’elenco completo delle questioni irrisolte ma non gioverebbe a niente una specie di elenco della spesa. perché sono questioni che vanno esaminate una per una, per trovare soluzioni condivise eliminando alla base pregiudizi e partendo dal rispetto per gli altri , per la loro cultura, evitando lotte senza quartiere tra gli opposti schieramenti. Una disputa di carattere ottocentesco ( ricordiamoci di Porta Pia e di Pio IX) , da evitare assolutamente perché la questione vanno affrontate su un terreno moderno che è quello del mondo culturale in cui viviamo che indica nel pluralismo religioso ed etico un metodo risolutivo.
La questione infatti, quando si tenta di arrivare a definizione di regole bioetiche condivise in molti campi che interessano la nostra vita di ogni giorno non è più quella delle dispute tra laici e religiosi perché sono” laici” , secondo il senso moderno di questo termine tutti coloro che rinunciano a imporre la loro verità, pur credendoci fermamente , agli altri.
Questione di metodo si potrebbe dire ma soprattutto questione “filosofica” che riporta in campo con forza, anche se ora sarebbe troppo lungo richiamare appunto i compiti e la funzione della filosofia, in questo nostro esame della quotidianità, in questo nostro specifico esame di alcune questioni che rimangono irrisolte nel nostro paese e richiedono la nostra attenzione Eccone alcune che restano senza definizione di regola condivise nel nostro paese: fine vita e suicidio assistito procreazione medicalmente assistita, intelligenza artificiale nella medicina genetica e biotecnologia
Naturalmente per lo spazio di queste pagine non è possibile analizzarle tutte in una sola volta ci si limita qui ad una questione che con prepotenza ha occupato ancora una volta in questi giorni, le pagine dei quotidiani e i notiziari e talk show televisivi. Si tratta dell’udienza pubblica tenuta dalla Corte Costituzionale chiamata a decidere per l’ennesima volta sul fine vita e per la terza sul sostegno vitale.Una udienza storica perchè come dal comunicato ANSA :“Hanno raggiunto il palazzo della Corte Costituzionale per essere fisicamente presenti all’udienza sul fine vita che li vede malcapitati protagonisti, ma si sono posizionati su schieramenti opposti. Da un lato tre malati che chiedono una disciplina più ampia di accesso al suicidio assistito, dall’altro otto persone che invece quel diritto, temendo di poterlo esercitare in condizioni di fragilità emotiva, non vogliono allargarlo. Entrambe le parti hanno partecipato con il loro corpo a un’udienza della Consulta sul fine vita, l’ennesima in cui i giudici costituzionali vengono interpellati, nell’attesa di una legge nazionale che ancora non arriva. La questione riguardava l’eccezione di costituzionalità posta da un gip di Bologna, chiamato a pronunciarsi sulla responsabilità di chi accompagnò nel 2023 Paola Ruffi in Svizzera ad accedere al suicidio assistito e da chi organizzò quel viaggio, ovvero Marco Cappato.
Come è noto la Corte Costituzionale nella cosiddetta sentenza “dj Fabo” nel 2019 ha messo per così dire quattro condizioni per la decisione di un fine vita con il suicidio assistitio : patologia irreversibile, sofferenza intollerabile, piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli e “trattamento di sostegno vitale “ :Quest’ultimo dunque è il tema della disputa e quindi dell’udienza della Corte. Naturalmente un esame con protagonisti direttamente interessati che da una parte affermano : “Non vogliamo avere una pistola sul tavolino, che potremmo usare quando saremo in difficoltà” e dalla parte opposta “Non vogliamo morire, ma vogliamo il riconoscimento di una libertà fondamentale non debba dipendere da uno specifico trattamento sanitario”.
In sostanza il Gip di Bologna ha rimesso alla Corte Costituzionale la decisione su una questione che la Procura aveva deciso di archiviare. Alcuni attivisti dell’associazione Luca Coscioni, tra cui Marco Cappato ,che per questo si sono autodenunciati, hanno accompagnato in Svizzera una donna, affetta da patologia irreversibile ma non trattenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale come la ventilazione meccanica per un suiicidio assistito. Come detto la Procura sulla base della sentenza “ dj Fabo “ del 2019 aveva deciso di archiviare. Il Gip invece ha ritenuto di inviare la questione alla Corte perchè a suo parere . ritiene sia violata la Costituzione in ordine agli articoli 2,3,13,32 per disparità di trattamento e lesione del diritto all’autodeterminazione terapeutica nei casi di pazienti gravemente malati, ma non dipendenti da macchinari di sostegno vitale; e che sia violata la Cedu (articolo 8 della Convenzione europea) relativamente alla tutela del diritto al rispetto della vita privata e familiare.
Per la prima volta i giudici costituzionali sono stati chiamati a chiarire il concetto di «sostegno vitale», con la storica presenza fisica di 11 malati, 8 contro e 3 a favore. I dubbi riguardano un tema fondamentale, perché un’eventuale pronuncia di incostituzionalità è destinata ad allargare la platea dei malati che potrebbero accedere al suicidio assistito . All’attenzione dei giudici dunque un tema etico che divide le istituzioni ,la politica , i cittadini .
Un tema sul quale il legislatore, a cui la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 242/2019) ha rinviato la decisione seppure con alcune raccomandazioni ,non riesce a dare una risposta appunto con una decisione condivisa. L’iter parlamentare è attualmente in una fase di stallo mentre singole regioni hanno avanzato proposte e preso decisioni con normative anch’esse in discussione. Il Senato ha approvato una richiesta di sospensiva della maggioranza, rinviando in Commissione il disegno di legge sul suicidio medicalmente assistito. Uno scenario che vede posizioni opposte e distanti.La maggioranza vorrebbe introdurre negli elementi per la decisione finale un percorso obbligatorio di cure palliative che coinvolga i comitati etici dando dunque importanza alla difesa della vita. L’opposizione contesta il testo del ddl , i relativi rinvii e ritiene inaccettabile l’eslusione del Servizio Sanitario Nazionale ( la maggioranza introduce i comitati etici ) e l’obbligo di cure palliative.
Ecco allora una domanda ancora senza una risposta., che si capisce bene ,pone un dilemma etico e umano fondamentale: qualìè il confine tra il diritto all’autodeterminazione e la sacralità della vita. E può essere superato questo confine quando lo si intende e lo si specifica in altro modo : il problema non sta nel fatto se porre fine alla sofferenza ma come affrontare questo modo di risolvere la questione nel rispetto della dignità della persona e soprattutto con una decsione condivisa ed accettata da tutti .
A quanto dunque la risposta?
