“TRASFORMARE LA SOCIETA’ : UN PROGETTO PER LA LIBERTA’ E LA DEMOCRAZIA ” DI VALTER MARCONE
Redazione- “Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”
Papa Leone sulle orme del suo predecessore Papa Francesco e nel solco di un’idea gramsciana .
Gli scritti di Antonio Gramsci frutto di una lunga riflessione su molti aspetti della politica, della cultura, della società che possiamo leggere nei suoi “ Quaderni” dal carcere ma anche nella raccolto dei suoi articoli , ci descrivono i processi attraverso i quali, ogni classe dominante, il cosiddetto “ blocco storico” cerca di costruire una propria egemonia . In sintesi una propria visione del mondo, propri valori e il proprio sistema di credenze attraverso la narrazione di intellettuali come giornalisti ,insegnanti, artisti politici. Chiaramente è una visione del mondo accettata senza coercisione e interiorizzata tale da sembrare logica , esistenziale.
In questo processo di costruzione della egemonia culturale di una classe dominante trovano posto anche voci di dissenso che sono quelle di intellettuali che tentato di smascherare l’ideologia che propone la classe dominante dando voce soprattutto alle classi subalterne, appunto a chi non ha voce in questo processo . Tali intellettuali dunque “ organici “ al popolo non fanno solo appelli morali ma scardinano e rompono l’ordine costituito.
Sono le parole di due poontefici Papa Francesco e Papa Leone XIV .che rivolgendosi agli oppressi della Terra ,al popolo dei migranti che rappresentano un fenomeno globale e contro la guerra , propongono una visione diversa del mondo. In altre parole come Gramsci individua con la sua teoria dell’egemonia culturale un blocco di potere che legittima la violenza ( contro gli oppressi, i migranti, le vittime di guerra) così i pontefici tentano di fdre voce agli ultimi della Terra e secondo la definizione in particolare di Papa Francesco allo “ scarto “ dell’umanità : donne e uomini che valgono meno del profitto .
Il 14 maggio 2026 Papa Leone XIV si è recato in visita alla comunità educante della Sapienza e ai suoi studenti.La visita fa seguito ad un atto di collaborazione con una convensione firmata nel mese di febbraio tra la Diocesi e la Sapienza per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla Striscia di Gaza che incontra difficoltà nella sua realizzazione a causa del diniego del permesso di uscire da parte di Israele per gli studenti di Gaza che dovrebbero raggiungere appunto l’Università della Sapienza. Fu papa Bonifacio VIII a istituire l’Università della Sapienza nel 1303,ormai sette secoli fa , con la bolla “In Supremae praeminentia Dignitatis”.
Nel suo discorso pronunciato in Aula Magna, il Pontefice ha condiviso una riflessione in cui prepotente si fa strada la preoccupazione per il riarmo. Quello di una Europa che non riesce però in questo quadro ad ottemperare le esigenze comuni di difesa e sicurezza con l’elementare necessità di decidere unitariamente. Il riarmo in questo momento viene inteso come un riarmo nazione per nazione. Qualcosa che rompe l’equilibrio che la Nato aveva assicurato e sbilancia una situazione sotto diversi punti di vista. Compreso quello economico finanziario che imponendo già un cinque per cento del Pil del paese da utilizzare per le armi crea difficoltà ad alcuni governi come quello italiano che devono sottrarre risorse alla sanità , alla scuoola, al welfare. Con l’aggiunta che le somme da utilizzare per il riarmo , nel nostro caso sono a debito in un paese che è il più indebitato d’Europa.
Papa Leone XIV oltre la preoccupazione per il riarmo , camuffato da esigenze di difesa, richiama l’attenzione sulla necessità di un uso etico delle tecnologia. Argomento sul quale è tornato con la recentissima enciclica “ Magnifica humanitas” presentata qualche giorno fa. Insommaun invito alla risoluzione dei conflitti con la ragione .
Il disarmo è , secondo la visione del pontefice , un disarmo globale : disarmare i cuori , le istanze bellicistiche,
“Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile affinché non de-responsabilizzino le scelte umane “
Un discorso quello di Papa Leone XIV rivolto agli studenti che lo hanno accolto con applausi a differenza della volta che si rifiutarono di ascoltare Papa Benedetto XVI .Nel 2008 la visita di Benedetto XVI all’Università la Sapienza di Roma si interruppe tra proteste e polemiche, diventando un caso simbolico sul rapporto tra fede, scienza e laicità.
Oggi, a distanza di anni, Leone XIV viene invece accolto nello stesso contesto tra applausi e apertura. Probabilmente in questo caso la presenza e le parole del pontefice sono state ben accette perchè Leone XIV, diversamente da Benedetto XVI ,ha scelto di andare all’Universitò in visita pastorale. Come un pastore di anime e non come un docente ( Bendetto XVI ) che parla ai suoi colleghi docenti avendone tra l’altro il titolo per le sue passate esperienze nell’Università di Tubinga del 1966 al 1969. Un episodio , quello della contestazione a Papa Bendetto XVI che pone però una domanda importante : può un’università smettere di interrogarsi su ciò che è vero senza perdere la propria identità?
Di identità comunque sono le parole di Leone XIV in merito al ripudio della guerra, l’uso etico della tecnologia, la conservazione del creato perchè sono parole che vengono dal magistero della Chiesa che offre al mondo da secoli la “ buona novella “ ,il Vangole del suo fondatore.
“…un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra”, Leone XIV chiama in causa gli adulti e sottolinea che si tratta di un “inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale”. Di qui l’invito a non cedere a facili riduzionismi della storia, a riprendere in mano la Carta costituzionale, a riscoprire i valori su cui si fondano le democrazie e la libertà di popoli e individui.
“mai più la guerra!” dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali.
Studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra.
Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!
E proprio a questo tema Leone XIV, come si è detto , dedica la sua prima enciclica Magnifica Humanitas
Ma il pontefice non si limita ad un appello generico contro il riarmo e contro la guerra. Con forza contestualizza lo scenario nel quale è urgente intervenire .
“Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran – sottolinea Leone – descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!. “
Il Papa, accolto dalla rettrice Antonella Polimeni, parla anche da professore lui che le non solo sulla cattedra di Pietro è salito, e guarda con simpatia agli studenti tra cui si intravedono anche ragazze col velo, rifugiate grazie ai corridoi umanitari universitari da zone di guerra e conflitto come Gaza. ‘”Noi adulti che mondo stiamo lasciando?” interroga l’assemblea Leone, “un mondo – afferma – storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra” che però non deve scoraggiare i più giovani: “Il futuro è ancora da scrivere, nessuno ve lo può rubare'”.
“Dell’inquietudine esiste anche un volto triste – dice -: non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia” ma prorpio “questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo”, “noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”
Alla Sapienza si può visitare una mostra particolare che ricostruisce i rapporti tra la Chiesa e l’università percè va ricordato , l’ateneo romano fu istituito da papa Bonifacio VIII nel 1303 con la bolla “In Supremae praeminentia Dignitatis”.
Dunque una voce morale quella dell’enciclica di Leone XIV che anche gli esperti di IA hanno riconosciuto . Anche se da più parti si alzano voci di critica e dissenso ,forse per l’eccessivo pessimismo verso la tecnologia e la sua visione parziale delle dinamiche di potere. Conto di tornare su questi temi perchè qui mi preme affrontare il confronto con un’altra voce .
Alla voce di Papa Leone XIV fa eco in questi giorni Mario Draghi ,per molti altri versi ma fondamentalmente per il filo che congiunge le due visioni del mondo nel suo discorso all’Università di Aquisgrana in occasione della consegna del premio Carlo Magno. Certo un filo fragile ma indicativo per comprendere soprattutto il ruolo e il compito di un’Europa che non può più esser solo spazio normativo, perchè rischia di regolare un mondo che altri producono e difendono. La sovranità non è una ereditàda conservare ma una responsabilità da costruire.Una responsabilità ri chiamata anche da Leone XIV.
Due discorsi pronunciati chiaramente in contestiu diversi ma sempre all’interno di una istituzione culturale com’è l’università. Entrambi segnati da forti preoccupazioni sul futuro del mondo e dell’Europa e entrambi con attenzione al tema della sicurezza e alla spesa militare. Per entrambe le voci ci sono pericoli per l’Europa, in particolare per Mario Draghi , la distanza che separa le due sponde dell’Atlantico, la minaccia dell’invasività cinese sui mercati mondiali e la perdurante ostilità della Russia.
Dieci anni fa il 6 maggio 2016 un altro papa, Francesco, tenne ad Aquisgrana un discorso , pensando in particolare ai giovani, come Leone XIV a La Sapienza, che invitava a promuovere “una cultura che privilegi il dialogo come forma di incontro… La pace sarà duratura nella misura in cui armiamo i nostri figli con le armi del dialogo, insegniamo loro la buona battaglia dell’incontro e della negoziazione. In tal modo potremo lasciare loro in eredità una cultura che sappia delineare strategie non di morte ma di vita, non di esclusione ma di integrazione”.
I giovani dunque come riferimento per una visione futura del mondo, quella vsione che sembra coincidere in molti punti nei discorsi alla Sapienza e ad Aquisgrana ma anche divergere frontalmente . E per il momento basti questa osservazione, sicuramente piena di speranza con la promessa di ritornare su questo confronto di idee in modo più articolato e utile per una maggiore comprensione .
