“PAPA FRANCESCO, L’ECONOMIA E I GIOVANI” DI VALTER MARCONE
Redazione- L’evento Economia di Francesco ha chiamato ad Assisi , nella città del Poverello, giovani provenienti da tutto il mondo col sogno di cambiare il sistema economico mondiale.
“Ho atteso da oltre tre anni questo momento, da quando, il primo maggio 2019, vi scrissi la lettera che vi ha chiamati e poi vi ha portatiqui ad Assisi. Per tanti di voi – lo abbiamo appena ascoltato – l’incontro con l’Economia di Francesco ha risvegliato qualcosa che avevate già dentro. Eravate già impegnati nel creare una nuova economia; quella lettera vi ha messo insieme, vi ha dato un orizzonte più ampio, vi ha fatto sentire parte di una comunità mondiale di giovani che avevano la vostra stessa vocazione. E quando un giovane vede in un altro giovane la sua stessa chiamata, e poi questa esperienza si ripete con centinaia, migliaia di altri giovani, allora diventano possibili cose grandi, persino sperare di cambiare un sistema enorme, un sistema complesso come l’economia mondiale”. (1)
Era il primo maggio 2019. Allora il Papa aveva indirizzato ai giovani economisti e imprenditori una lettera. Li invitava a partecipare al progetto Economy of Francesco. Partendo dall’affermazione “Una nuova economia, ispirata a Francesco d’Assisi, oggi può e deve essere un’economia amica della terra, un’economia di pace. Si tratta di trasformare un’economia che uccide in un’economia della vita, in tutte le sue dimensioni” Papa Francesco poneva le basi per un profondo cambiamento dell’economia mondiale all’insegna della cura – nei confronti della Terra e degli esseri umani – e del contrasto alle diseguaglianze. Alla luce dello stravolgimento prodotto dalla pandemia e nel segno dell’enciclica ‘Fratelli tutti’. (2)
L’evento ideato da papa Francesco per sollecitare giovani economisti e imprenditori a fare un lavoro di squadra per il bene comune, è diventato realtà. Duemila di loro, provenienti da 120 Paesi, si sono incontrati ,ancora una volta, dal 22 al 24 settembre scorso. Giovani economisti, ricercatori, imprenditori e changemaker da tutto il mondo, impegnati per una economia rinnovata, al servizio dell’uomo e dell’ambiente..
E’ forte la convinzione di Francesco che dice: “Voi giovani, con l’aiuto di Dio, lo sapete fare, lo potete fare; i giovani l’hanno fatto altre volte nel corso della storia”.
La prima Esortazione apostolica di Papa Francesco ha visto la luce il 24 novembre 2013, a pochi mesi dall’elezione al Soglio Pontificio, intitolata Evangelii gaudiumsull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale.
Sul sito di Economy of Francesco si leggono alcuni capisaldi di questo nuovo modo di intendere l’economia .
Partendo dal concetto di “spogliazione”.:” un chiaro segno dell’aspetto profetico di Economy of Francesco, che non potrebbe mancare a una realtà che porta il nome del santo di Assisi e di papa Francesco. Così come fece san Francesco di fronte al padre Pietro Bernardone, al vescovo Guido e alla città di Assisi, anche noi ci siamo spogliati da un’economia ferita, da un capitalismo dove il denaro è il fine ultimo. “ (…)“Il denaro è strumento per costruire un’economia ricca di significato e doni che non deve escludere nessuno e che deve guardare al bene di tutti e agli ultimi, lo restituisce infatti al padre, dando vita a una forma di economia alternativa. Ci siamo spogliati da un’economia della diseguaglianza e dello scarto. Da economista mi è stato insegnato che l’economia è l’organizzazione dell’utilizzo di risorse scarse attuata al fine di soddisfare al meglio bisogni individuali o collettivi. Dimenticando che l’economia deve essere anche al servizio delle persone e non viceversa.”
Per proseguire poi con “Coltivazione della vita interiore: L’economia ha bisogno di un capitale spirituale globale. Questo patrimonio oggi si sta esaurendo. Perché il mondo è cambiato molto, molto velocemente. Quindi, se noi non ci reinventiamo una sorta di nuovo patrimonio spirituale delle persone, cioè un’etica di fondo, una capacità di vita interiore, una resilienza spirituale alle difficoltà della vita. Le persone non avranno più motivi per cui andare a lavorare, per cui impegnarsi. Fare impresa, ad esempio, richiede voglia di vivere: nessun imprenditore inizia la sua attività se non ha voglia di vita e di futuro. C’è un bisogno enorme di un capitale spirituale. “
Fino ad arrivare all’inclusione dei poveri: Per noi di Economy of Francesco è tempo di osare il rischio di favorire e stimolare modelli di sviluppo, di progresso e di sostenibilità in cui le persone, e specialmente gli esclusi siano protagonisti. “Senza la stima, la cura, l’amore per ogni persona povera, per ogni persona fragile e vulnerabile, dal concepito nel grembo materno alla persona malata e con disabilità, all’anziano in difficoltà, non c’è Economy of Francesco”. Dare voce e dignità ai poveri e agli scartati superando la logica del solo assistenzialismo. Accettando strutturalmente che i poveri hanno la dignità sufficiente per sedersi ai nostri incontri, partecipare alle nostre discussioni e portare il pane alle loro case. E questo è molto più che assistenzialismo: stiamo parlando di una conversione e trasformazione delle nostre priorità e del posto dell’altro nelle nostre politiche e nell’ordine sociale. Una cultura dell’incontro. Avere un approccio integrale per combattere la povertà e restituire la dignità agli esclusi (LS, 139). ( 3)
Questo il testo della lettera di Papa Francesco :
Ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo
Cari amici,
vi scrivo per invitarvi ad un’iniziativa che ho tanto desiderato: un evento che mi permetta di incontrare chi oggi si sta formando e sta iniziando a studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda. Un evento che ci aiuti a stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani.
Sì, occorre “ri-animare” l’economia! E quale città è più idonea per questo di Assisi, che da secoli è simbolo e messaggio di un umanesimo della fraternità? Se San Giovanni Paolo II la scelse come icona di una cultura di pace , a me appare anche luogo ispirante di una nuova economia. Qui infatti Francesco si spogliò di ogni mondanità per scegliere Dio come stella polare della sua vita, facendosi povero con i poveri, fratello universale. Dalla sua scelta di povertà scaturì anche una visione dell’economia che resta attualissima. Essa può dare speranza al nostro domani, a vantaggio non solo dei più poveri, ma dell’intera umanità. È necessaria, anzi, per le sorti di tutto il pianeta, la nostra casa comune, «sora nostra Madre Terra», come Francesco la chiama nel suo Cantico di Frate Sole.
Nella Lettera Enciclica Laudato si’ ho sottolineato come oggi più che mai tutto è intimamente connesso e la salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali dell’economia mondiale. Occorre pertanto correggere i modelli di crescita incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente, l’accoglienza della vita, la cura della famiglia, l’equità sociale, la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future. Purtroppo resta ancora inascoltato l’appello a prendere coscienza della gravità dei problemi e soprattutto a mettere in atto un modello economico nuovo, frutto di una cultura della comunione, basato sulla fraternità e sull’equità.
Francesco d’Assisi è l’esempio per eccellenza della cura per i deboli e di una ecologia integrale. Mi vengono in mente le parole a lui rivolte dal Crocifisso nella chiesetta di San Damiano: «Va’, Francesco, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Quella casa da riparare ci riguarda tutti. Riguarda la Chiesa, la società, il cuore di ciascuno di noi. Riguarda sempre di più anche l’ambiente che ha urgente bisogno di una economia sana e di uno sviluppo sostenibile che ne guarisca le ferite e ne assicuri un futuro degno.
Di fronte a questa urgenza, tutti, proprio tutti, siamo chiamati a rivedere i nostri schemi mentali e morali, perché siano più conformi ai comandamenti di Dio e alle esigenze del bene comune. Ma ho pensato di invitare in modo speciale voi giovani perché, con il vostro desiderio di un avvenire bello e gioioso, voi siete già profezia di un’economia attenta alla persona e all’ambiente.
Carissimi giovani, io so che voi siete capaci di ascoltare col cuore le grida sempre più angoscianti della terra e dei suoi poveri in cerca di aiuto e di responsabilità, cioè di qualcuno che “risponda” e non si volga dall’altra parte. Se ascoltate il vostro cuore, vi sentirete portatori di una cultura coraggiosa e non avrete paura di rischiare e di impegnarvi nella costruzione di una nuova società. Gesù risorto è la nostra forza! Come vi ho detto a Panama e scritto nell’Esortazione apostolica postsinodale Christus vivit : «Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. […] Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore» (n. 174).
Le vostre università, le vostre imprese, le vostre organizzazioni sono cantieri di speranza per costruire altri modi di intendere l’economia e il progresso, per combattere la cultura dello scarto, per dare voce a chi non ne ha, per proporre nuovi stili di vita. Finché il nostro sistema economico-sociale produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, non ci potrà essere la festa della fraternità universale.
Per questo desidero incontrarvi ad Assisi: per promuovere insieme, attraverso un “patto” comune, un processo di cambiamento globale che veda in comunione di intenti non solo quanti hanno il dono della fede, ma tutti gli uomini di buona volontà, al di là delle differenze di credo e di nazionalità, uniti da un ideale di fraternità attento soprattutto ai poveri e agli esclusi. Invito ciascuno di voi ad essere protagonista di questo patto, facendosi carico di un impegno individuale e collettivo per coltivare insieme il sogno di un nuovo umanesimo rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio.
Il nome di questo evento – “Economy of Francesco” – ha chiaro riferimento al Santo di Assisi e al Vangelo che egli visse in totale coerenza anche sul piano economico e sociale. Egli ci offre un ideale e, in qualche modo, un programma. Per me, che ho preso il suo nome, è continua fonte di ispirazione.
Insieme a voi, e per voi, farò appello ad alcuni dei migliori cultori e cultrici della scienza economica, come anche ad imprenditori e imprenditrici che oggi sono già impegnati a livello mondiale per una economia coerente con questo quadro ideale. Ho fiducia che risponderanno. E ho fiducia soprattutto in voi giovani, capaci di sognare e pronti a costruire, con l’aiuto di Dio, un mondo più giusto e più bello.
L’appuntamento è per i giorni dal 26 al 28 marzo 2020. Insieme con il Vescovo di Assisi, il cui predecessore Guido otto secoli fa accolse nella sua casa il giovane Francesco nel gesto profetico della sua spogliazione, conto di accogliervi anch’io. Vi aspetto e fin d’ora vi saluto e benedico. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me.
Dal Vaticano, 1° maggio 2019
Memoria di San Giuseppe Lavoratore
Economy of Francesco dunque ha posto le sue basi in incontri ad Assisi. Nella Conferenza Stampa di presentazione dell’iniziativa, presso la Sala Stampa della Santa Sede. Sr Alessandra Smerilli,Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e Membro del Comitato scientifico di “Economy of Francesco”, aveva ricordato il carattere dinamico dell’evento, che si mostra come un percorso già avviato, ricco di esperienze, in continua evoluzione: “L’Economia di Francesco non è un evento: è un processo già in atto, è un insieme di iniziative, una rete mondiale di giovani, che vedrà ad Assisi un momento pubblico, e da lì ripartirà per continuare nel quotidiano. Economia di Francesco è mettere insieme la profezia della “Laudato si’ “ e della “Fratelli tutti “, e il coraggio di toccare, abbracciare la povertà, proprio di San Francesco di Assisi”.
Tra tutte le altre esortazioni del Papa c’è anche quella per il lavoro .””Non dimenticatevi del lavoro, non dimenticatevi dei lavoratori”. “Il lavoro è già la sfida del nostro tempo, e sarà ancora di più la sfida di domani. Senza lavoro degno e ben remunerato i giovani non diventano veramente adulti, le diseguaglianze aumentano. A volte si può sopravvivere senza lavoro, ma non si vive bene. Perciò, mentre create beni e servizi, non dimenticatevi di creare lavoro, buon lavoro, lavoro per tutti”, ha detto. In particolare Francesco ricorda: “C’e’ una schiavitù della donna che non può essere madre perché appena cresce la pancia non la fanno lavorare” o ‘la cacciano dal lavoro”.
E poi appunto il ruolo e la funzione dei giovani che il Papa privilegia per l’apporto che sono in grado di dare per il cambiamento dell’economia . “”Quando un giovane vede in un altro giovane la sua stessa chiamata, e poi questa esperienza si ripete con centinaia, migliaia di altri giovani, allora diventano possibili cose grandi, persino sperare di cambiare un sistema enorme e complesso come l’economia mondiale. Voi giovani, con l’aiuto di Dio, lo sapete fare, lo potete fare; i giovani l’hanno fatto altre volte nel corso della storia”, ha detto ancora. Il Papa ha anche sottolineato che “quando alla comunità civile e alle imprese mancano le capacità dei giovani è tutta la società che appassisce, si spegne la vita di tutti. Manca creatività, manca ottimismo, manca entusiasmo. Una società e un’economia senza giovani sono tristi, pessimiste, ciniche. Ma grazie a Dio voi ci siete: non solo ci sarete domani, ma ci siete oggi; voi non siete soltanto il ‘non ancora’, siete anche il ‘già’, siete il presente”.
Il prof. Martin Schlag, Direttore del Centro di Ricerca Markets, Culture & Ethics, ( 4) offre una riflessione sugli spunti dell’Enciclica Evangelii Gaudium che possono essere da stimolo al mondo dell’economia.
“Papa Francesco è diventato un personaggio riconosciuto in campo internazionale. Non mastica di economia ma è molto preoccupato per i poveri. Alcuni brani dei suoi scritti, soprattutto dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, sono critici del sistema economico attuale. Per chiarire che apprezza e stima il lavoro degli operatori economici, ha scritto al World Economic Forum (WEF) a Davos: “La comunità imprenditoriale internazionale può contare su molti uomini e donne di grande onestà e integrità personale, il cui lavoro è ispirato e guidato da alti ideali di giustizia, generosità e preoccupazione per l’autentico sviluppo della famiglia umana. (…) Vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia al servizio dell’umanità e non la governi”.
In altre occasioni, Papa Francesco ha parlato della crisi economica. La interpreta come una crisi più ampia, morale, antropologica; crisi culturale dell’Occidente. La crisi non è una semplice pecca in un sistema meccanico, che si potrebbe riparare e tornare al business as usual. Purtroppo, esistono fra gli operatori finanziari ed economici alcuni che si comportano come cannibali: e non basta insegnare loro il galateo. Occorre far cambiare la dieta.
Per chi l’ha già cambiata o si sente piuttosto vittima di tante difficoltà, le parole del Papa possono servire come chiamata ad allargare lo sguardo aldilà della propria impresa. Vediamone alcune.
1. La fede cristiana ha una dimensione sociale – Papa Francesco si oppone all’individualismo salvifico, e si rifà alla prima comunità cristiana a Gerusalemme, in cui vediamo liturgia, catechesi, ma anche diakonia (servizio): solo questi tre elementi assieme danno la Chiesa.
2. I poveri vanno inclusi nell’economia – È il punto centrale del suo insegnamento in materia di dottrina sociale. Povertà è un concetto polisemantico. E Papa Francesco la misura di modo qualitativo: “Non c’è peggiore povertà materiale, mi preme sottolinearlo, di quella che non permette di guadagnarsi il pane e che priva della dignità del lavoro” (Discorso, 25 maggio 2013). Il Papa chiede riforme strutturali che permettano ai poveri di guadagnarsi il proprio sostentamento: “La necessità di risolvere le cause strutturali della povertà non può attendere, non solo per un’esigenza pragmatica di ottenere risultati e di ordinare la società, ma per guarirla da una malattia che la rende fragile e indegna e che potrà solo portarla a nuove crisi”. (Evangelii gaudium, n. 202).
3. Giustizia ed equità sono necessarie per l’economia – La giustizia è la virtù dei potenti. Lord Acton diceva che il potere tende a corrompere. Il potere assoluto corrompe assolutamente. Il potere esiste nelle relazioni sociali asimmetriche, tipiche dell’economia, che conosce equilibri fra uguali ma anche squilibri fra disuguagli. La giustizia fa il gran servizio di convertire il potere in autorità: necessaria e imprescindibile in ogni istituzione. “L’inequità è la radice dei mali sociali” (EG, n. 202). “Questo implica ‘eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale’” (EG, n. 173). Inequità non è mera disuguaglianza: in sé la disuguaglianza non è ingiusta e peraltro è inevitabile. Inequità sono piuttosto quelle disuguaglianze che sono ingiuste, frutto di strutture ingiuste.
4. Un mercato puro non funziona (e non esiste comunque) – “Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema” (EG, n. 202). Un grido profetico, diremmo, perché i concetti, economicamente parlando, vanno chiariti: il mercato puro non esiste in nessuna parte del mondo (tranne nel mercato nero); anche un certo tipo di speculazione finanziaria è buona. Il libero mercato non è solamente un semplice fenomeno economico, il più efficace distributore di beni e di servizi, ma un fenomeno etico: la libertà è un’esigenza della dignità umana; e dall’altro canto si è liberi solo essendo etici.
5. La corruzione distrugge la libera economia – Già a Buenos Aires, il Cardinale Bergoglio alzava la voce contro la corruzione: la corruzione non si perdona, si sana! La corruzione distrugge il libero mercato e perciò anche il mercato etico: la corruzione non premia lo sforzo e il merito, ma il favoritismo. Non esiste concorrenza leale in cui sono i consumatori a scegliere chi offre il prodotto migliore, ma sono i potenti che decidono. La corruzione gonfia la burocrazia, crea una cultura del sospetto,… è un vero cancro della società!
6. La concorrenza va ripensata dalla carità cristiana – La concorrenza leale è un elemento chiave della libera economia. Ha sempre e ovunque il risultato di abbassare i prezzi. La concorrenza leale favorisce i poveri! Stimola la creatività, l’arrivare prima dell’altro, l’offrire il prodotto migliore. È come una gara fra le imprese. La concorrenza fa sì che il prodotto che all’inizio era lusso diventa raggiungibile per tutti.
7. La finanza deve servire l’economia, non al rovescio – San Bernardino da Siena definiva il denaro come il “sangue” della società, che deve fluire al cuore e mantenere tutto il corpo in vita e salute. Innanzitutto, va detto che la finanza, come l’economia, è un bene, un “bene pubblico” nel senso di Adam Smith. Un rifiuto o una condanna tout court del sistema esistente sarebbe a mio avviso ingiusto. Ciononostante, qualcosa è andato storto: finanza creativa, ricchezza virtuale senza alcun legame con la realtà, giochi in borsa, non servono al bene comune. Tutto questo non può essere buono. Il sistema finanziario, le istituzioni di Wall Street, sono come i medici rispetto al flusso sanguineo, o i poliziotti del mercato: non devono immischiarsi e diventare partecipi nel gioco. Non devono poter trarre profitto dalle perdite dei loro clienti!
8. L’usura esiste! – Durante secoli, la morale cristiana vietava assolutamente ogni forma di interesse per un prestito. Certamente, nella sua assolutezza sbagliava e diventò insostenibile per il commercio monetizzato. Sorsero i cosiddetti titoli estrinseci che fecero possibile l’interesse per il finanziamento di operazioni mercantili, come prezzo per la liquidità. Oltre al fenomeno dell’usura come interesse smisurato, sfruttamento di una situazione di emergenza di un povero, il monito del Papa non ci potrebbe far pensare che un credito di mero consumo potrebbe essere illecito?
9. Liberiamoci dall’idolatria del denaro. – Forse questa è la più “religiosa” delle parole del Papa all’economia, che si rifà all’insegnamento di Gesù e cioè che non possiamo servire a Dio e a mammona. La libertà interiore dai soldi non è la spensieratezza o l’indifferenza dei ricchi, ma la fiducia in Dio Padre che ci sprona a preoccuparci dei bisogni dei poveri veri.
San Giovanni Paolo II una volta disse: io ho visto il crollo del comunismo, il mio successore vedrà il crollo del capitalismo. Si riferiva al capitalismo cattivo: all’idolatria dei soldi, senza regole legali, senza etica, senza cultura umanistica.
Ecco dunque il documento del patto dei giovani
PATTO DEI GIOVANI
Noi, giovani economisti, imprenditori, changemakers, chiamati qui ad Assisi da ogni parte del mondo,
consapevoli della responsabilità che grava sulla nostra generazione, ci impegniamo ora, singolarmente e tutti insieme,
a spendere la nostra vita affinché l’economia di oggi e di domani diventi una Economia del Vangelo. Quindi:
un’economia di pace e non di guerra,
un’economia che contrasta la proliferazione delle armi, specie le più distruttive, un’economia che si prende cura del creato e non lo depreda,
un’economia a servizio della persona, della famiglia e della vita, rispettosa di ogni donna, uomo, bambino, anziano e soprattutto dei più fragili e vulnerabili,
un’economia dove la cura sostituisce lo scarto e l’indifferenza,
un’economia che non lascia indietro nessuno, per costruire una società in cui le pietre scartate dalla mentalità dominante diventano pietre angolari,
un’economia che riconosce e tutela il lavoro dignitoso e sicuro per tutti, in particolare per le donne, un’economia dove la finanza è amica e alleata dell’economia reale e del lavoro e non contro di essi,
un’economia che sa valorizzare e custodire le culture e le tradizioni dei popoli, tutte le specie viventi e le risorse naturali della Terra,
un’economia che combatte la miseria in tutte le sue forme, riduce le diseguaglianze e sa dire, con Gesù e con Francesco, “beati i poveri”,
un’economia guidata dall’etica della persona e aperta alla trascendenza,
un’economia che crea ricchezza per tutti, che genera gioia e non solo benessere perché una felicità non condivisa è troppo poco.
Noi in questa economia crediamo. Non è un’utopia, perché la stiamo già costruendo. E alcuni di noi, in mattine particolarmente luminose, hanno già intravisto l’inizio della terra promessa.
Assisi, 24 settembre 2022
Papa Francesco si aspetta che i giovani siano capaci di uscire dal paradigma economico del ‘900 guidati da “una visione nuova dell’ambiente e della terra”. La situazione attuale, osserva, lo richiede con urgenza. Ricorda che in questo ultimo anno Economy of Francesco ha riflettuto sul tema dell’economia delle piante. “Le piante sanno cooperare con tutto l’ambiente circostante – fa notare -, e anche quando competono, in realtà stanno cooperando per il bene dell’ecosistema”.
La Bibbia è piena di alberi e di piante, dall’albero della vita al granello di senape. E San Francesco ci aiuta con la sua fraternità cosmica con tutte le creature viventi. Noi uomini, in questi ultimi due secoli, siamo cresciuti a scapito della terra. E’ stata lei a pagare il conto. L’abbiamo spesso saccheggiata per aumentare il nostro benessere, e neanche il benessere di tutti. È questo il tempo di un nuovo coraggio nell’abbandono delle fonti fossili d’energia, di accelerare lo sviluppo di fonti a impatto zero o positivo.
“Occorre un cambiamento rapido e deciso. Questo lo dico sul serio: conto su di voi!”, afferma Francesco avvertendo che a volte ci vuole anche dell’eroicità come è stato, dice, nel caso di un giovane che ha rinunciato al lavoro trovato perchè era in una fabbrica di produzione di armi. Il Papa ricorda poi che la sostenibilità ambientale è intrecciata a quella sociale, relazionale e spirituale. E ripete ciò che ha scritto nella Laudato si’ e cioè “che il grido dei poveri e il grido della terra sono lo stesso grido” e prosegue:
Non tutte le soluzioni ambientali hanno gli stessi effetti sui più poveri, e quindi vanno preferite quelle che riducono la miseria e le diseguaglianze. Mentre cerchiamo di salvare il pianeta, non possiamo trascurare l’uomo e la donna che soffrono. L’inquinamento che uccide non è solo quello dell’anidride carbonica, anche la diseguaglianza inquina mortalmente il nostro pianeta.
Le economiste, gli economisti, le imprenditrici, gli imprenditori, le e i changemakers, le studentesse, gli studenti, le lavoratrici, i lavoratori Politiche per la felicità: Noi, come persone, famiglie, comunità e cittadini del mondo, crediamo che “non possiamo rendere felici noi stessi senza rendere felici anche gli altri” e che possiamo raggiungere questo obiettivo solo adottando nuovi parametri per il bene comune e incoraggiando le istituzioni civili a fornire il tempo e lo spazio necessari per costruire relazioni significative.
Il Papa concludendo il suo discorso ai ragazzi e alle ragazze economisti, imprenditori e imprenditrici che si sono dati appuntamento ad Assisi, ha recitato una preghiera per invocare la benedizione del Signore su di loro e sui loro progetti. Queste le parole di Francesco:
Padre, Ti chiediamo perdono per aver ferito gravemente la terra, per non aver rispettato le culture indigene, per non avere stimato e amato i più poveri, per aver creato ricchezza senza comunione. Dio vivente, che con il tuo Spirito hai ispirato il cuore, le braccia e la mente di questi giovani e li hai fatti partire verso una terra promessa, guarda con benevolenza la loro generosità, il loro amore, la loro voglia di spendere la vita per un ideale grande. Benedicili nelle loro imprese, nei loro studi, nei loro sogni; accompagnali nelle difficoltà e nelle sofferenze, aiutali a trasformarle in virtù e in saggezza. Sostieni i loro desideri di bene e di vita, sorreggili nelle loro delusioni di fronte ai cattivi esempi, fa’ che non si scoraggino e continuino nel cammino. Tu, il cui Figlio unigenito si fece carpentiere, dona loro la gioia di trasformare il mondo con l’amore, con l’ingegno e con le mani. Amen. ( 5)
( 1 )https://www.humandevelopment.va/it/eventi/2022/economy-of-francesco-il-papa-andra-ad-assisi.html
(4 )Martin Schlag è nato a New York, USA. Ha ottenuto il dottorato in diritto civile a Vienna e il dottorato in teologia morale a Roma. È stato assistente alla cattedra di diritto romano e poi di diritto costituzionale austriaco presso le Università di Vienna e Innsbruck. Nel 1996 è stato ordinato sacerdote della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. Attualmente è professore ordinario di Dottrina Sociale della Chiesa presso la University of St. Thomas (Minnesota, USA), dove dirige il John A. Ryan Institute for Catholic Social Thought. È anche direttore del Centro di Ricerca Markets, Culture and Ethics (MCE) della Pontificia Università della Santa Croce di Roma.Andrea Roncella ha ottenuto il dottorato in Economics and Business. È stato Visiting Scholar al Mendoza College of Business dell’Università di Notre Dame negli USA, ed è membro del Virtue Ethics in Business Research Group dell’Università di Navarra. Precedentemente è stato Research Assistant presso il Centro di Ricerca Markets, Culture and Ethics (MCE) della Pontificia Università della Santa Croce di Roma. Attualmente collabora con diversi centri di ricerca universitari in ambito di economia e società.
FONTI SUPPLEMENTARI CONSULTATE
https://francescoeconomy.org/it/
