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ABUSI SUI MINORI NELLA CHIESA | LINEE GUIDA E RETE DIOCESANA DI ASCOLTO E PROTEZIONE

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Redazione- Nel documento finale  della 75 assemblea  nazionale straordinaria della Conferenza episcopale italiana si legge testualmente : “All’Assemblea è stato anche offerto dal Presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei Minori, S.E. Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo di Ravenna-Cervia, un aggiornamento circa le iniziative e le strutture finora messe in campo per contrastare la piaga degli abusi sui minori e le persone vulnerabili, dentro e fuori dalla Chiesa, dopo l’emanazione delle Linee Guida del giugno 2019. Queste hanno senz’altro segnato una svolta nel tipo di approccio a questo gravissimo fenomeno. Ne sono testimonianza la cura educativa svolta nelle comunità ecclesiali (seminari, istituti di formazione, parrocchie, oratori, consultori, associazioni, movimenti, etc.) per l’educazione alla relazione e alla maturità affettiva e sessuale; la creazione della rete dei Referenti nei Servizi per la Tutela dei Minori in tutte le Diocesi italiane e di numerosi Centri di ascolto per la raccolta di denunce e segnalazioni; la pubblicazione di tre Sussidi per formare gli operatori pastorali e adottare misure per contrastare i rischi e rendere più sicuri gli ambienti; la promozione di numerosi incontri di informazione e formazione a favore del clero e dei religiosi, dei catechisti e laici educatori e allenatori e degli operatori della Caritas; la celebrazione della Giornata nazionale di preghiera del 18 novembre, data scelta dall’Europa per combattere il fenomeno e sostenere le vittime. Su questa linea verranno compiuti ulteriori passi per implementare e rafforzare l’azione a tutela dei minori e delle persone vulnerabili. La Chiesa, hanno ribadito i Vescovi, vuole essere sempre accanto alle vittime, a tutte le vittime, alle quali intende continuare a offrire ascolto, sostegno e vicinanza, non dimenticando mai la sofferenza che hanno provato.

Il 18 novembre nella prima Giornata di preghiera per le vittime di abusi, i vescovi italiani in corrispondenza della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale avevano rilanciano il loro impegno ad ascoltare, proteggere e curare. Il presidente del Servizio nazionale della Cei per la tutela dei minori: non contrasteremo mai la questione se non interverremo prima che l’abuso sia commesso

Scrive Gabriella Cesareo  :“Una Giornata diffusa su tutto il territorio nazionale e diocesano per sostenere le vittime di abusi e sollecitare un cammino di cambiamento profondo nelle comunità dove il tema non può più essere sottaciuto e dove deve crescere la consapevolezza e l’impegno a tutti i livelli. Rispondendo alla sollecitazione che già nel 2016 il Papa aveva rivolto alle Conferenze episcopali, la Chiesa italiana ha indetto per il 18 novembre la sua prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi.”   ( 1)

Mentre Papa Francesco proprio in occasione di questa giornata ha detto : “ “Domani in Italia si celebra la prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, promossa dalla Conferenza Episcopale. Auspico che questa iniziativa possa essere occasione di riflessione, di sensibilizzazione e di preghiera per sostenere i cammini di recupero umano e spirituale delle vittime. È dovere imprescindibile di quanti hanno qualche responsabilità educativa in famiglia, in parrocchia, nella scuola, nei luoghi ricreativi e sportivi, proteggere e rispettare gli adolescenti e i ragazzi loro affidati, perché è proprio in questi posti che succedono la maggior parte degli abusi“.

Spiega Mons Ghizzoni : “ La data del 18 novembre è stata scelta in corrispondenza di una analoga giornata pensata in Europa per la tutela delle vittime degli abusi. Dunque la Cei ha pensato di dedicare questa giornata alla preghiera per le vittime, per i sopravvissuti agli abusi, e nello stesso tempo anche per sensibilizzare tutta la comunità cristiana circa la cura, la protezione, la vigilanza sui minori, sugli adolescenti e sulle persone vulnerabili. Per questo è stato preparato materiale per la preghiera, c’è anche una preghiera ufficiale che la CEI ha lanciato in tutte le parrocchie e comunità religiose; poi ci sono altri materiali utilizzabili per organizzare veglie, incontri o altri momenti di preghiera la domenica successiva a questa giornata e in altri momenti. E ci sembra che, almeno guardando i siti internet delle diocesi, già ci siano tante adesioni. Molti eventi si sono già avviati o comunque sono stati già proposti dalle diocesi con la presenza dei rispettivi vescovi. Pensiamo che con questa giornata di preghiera non solo si sostengano le vittime, anche quelle che non hanno mai parlato, che non sono mai venute alla luce, ma nello stesso si sostenga anche un cammino di cambiamento dentro nelle nostre comunità, perché questo tema degli abusi è sempre stato sottaciuto, messo in secondo piano, mentre deve diventare un obiettivo significativo. Non si può più pensare ad una comunità cristiana, ad un gruppo di catechismo, ad un oratorio, ad una scuola paritaria cattolica, a un luogo sportivo di aggregazione per i ragazzi, senza che ci sia una vigilanza. Occorre evitare che persone che vogliano approfittarsi dei ragazzi o dei bambini possano accedere ai nostri ambienti per compiere questi reati. Naturalmente questo serve anche a far crescere la formazione di tutti gli operatori pastorali: su questo abbiamo fatto molto in Italia. In ogni diocesi oggi c’è un referente e un servizio per la tutela dei Minori, che non solo è disponibile ad ascoltare le vittime, ma soprattutto è impegnato a proporre dei cammini di formazione per tutti, clero, religiosi, catechisti, fino ad arrivare indirettamente alle famiglie e a tutto il resto della società, là dove sappiamo che avviene la stragrande maggioranza di questi reati. Sappiamo che avvengono purtroppo per lo più nell’ambito familiare o parentale, nei luoghi di ritrovo sportivi e in piccolissima parte, purtroppo avvengono anche nei nostri ambienti e anche per opera di personale religioso. Su questo abbiamo assunto come vescovi italiani un impegno particolarmente significativo, a cominciare dalle linee guida del 2019, per poter dare una formazione iniziale e una formazione permanente a tutti i nostri operatori pastorali perché siano aiutati a non cadere in questo terribile peccato, che un terribile reato, e nello stesso tempo perché siano i primi a vigilare e a tutelare i più piccoli o i più fragili. “

Papa Francesco  lo ha detto chiaramente : “Rivolgo il mio saluto a tutti voi che partecipate – in presenza e da remoto – al Convegno “Promuovere child safeguarding al tempo del Covid-19 e oltre”, organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con l’Azione Cattolica Italiana e il Centro Sportivo Italiano, in collaborazione con il Centro per la Vittimologia e la Sicurezza dell’Università di Bologna. Saluto con riconoscenza i Rappresentanti del Parlamento Europeo e di quello Italiano e di altre Istituzioni, in particolare della Polizia Postale.

Come ebbi a dire nella Lettera al Popolo di Dio (20 agosto 2018), «guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi». Vi trovate oggi a riflettere insieme e a raccogliere i frutti di due anni di ascolto, ricerca e formazione. Questo lavoro è partito “dal basso”, come espressione della partecipazione attiva del popolo di Dio al cammino di conversione personale e comunitaria. Un cammino che come Chiesa siamo chiamati a compiere tutti insieme, sollecitati dal dolore e dalla vergogna per non essere stati sempre buoni custodi proteggendo i minori che ci venivano affidati nelle nostre attività educative e sociali.

Questo processo di conversione richiede con urgenza una rinnovata formazione di tutti coloro che rivestono responsabilità educative e operano in ambienti con minori, nella Chiesa, nella società, nella famiglia. Solo così, con un’azione sistematica di alleanza preventiva, sarà possibile sradicare la cultura di morte di cui è portatrice ogni forma di abuso, sessuale, di coscienza, di potere.

Se l’abuso è un atto di tradimento della fiducia, che condanna a morte chi lo subisce e genera crepe profonde nel contesto in cui avviene, la prevenzione dev’essere un percorso permanente di promozione di una sempre rinnovata e certa affidabilità verso la vita e il futuro, su cui i minori devono poter contare. E questo noi, come adulti, siamo chiamati a garantire loro, riscoprendo la vocazione di “artigiani dell’educare” e sforzandoci di esservi fedeli. Ciò significa favorire l’espressione dei talenti di coloro che accompagniamo; rispettarne i tempi, la libertà e la dignità; contrastare con ogni mezzo le tentazioni del sedurre e dell’indurre, che solo in apparenza possono facilitare le relazioni con le giovani generazioni.

Guardo con fiducia e speranza, in particolare, ai molti giovani che si sono formati in questo vostro Progetto. Sono specialmente loro che ci chiedono un passo deciso di rinnovamento di fronte alle ferite degli abusi riscontrate nei loro coetane”.    ( 2)

Sono tutti raggruppati in un unico elenco pubblicato sul sito istituzionale del Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Cei e in continuo aggiornamento, i primi cento siti dei Servizi diocesani per la tutela dei minori veicolando maniera sinergica dalle iniziative avviate dalle comunità locali. Un prezioso collegamento che andrà crescendo nelle prossime settimane e che testimonia la volontà della Chiesa italiana di proseguire e ampliare l’impegno su questo fronte delicatissimo e urgente. Tutte le 226 diocesi hanno costituito il proprio servizio diocesano, alcune hanno un centro d’ascolto. Una rete importante che ora, per buona parte, è online attraverso un link accessibili a tutti.

Luciano Moia su Avvenire  scrive : “Prova inequivocabile della scelta di impegno e di trasparenza abbracciata dalla Chiesa in Italia che ha raccolto l’esortazione di Francesco nella lotta agli abusi e si è dotata di strumenti normativi e operativi per un intervento efficace e duraturo. Evidentemente una rete così vasta e articolata non si crea con un colpo di bacchetta magica e neppure facendo tabula rasa dell’esistente, ma è necessario investire tempo e risorse in formazione e informazione. «Senza fondamenta solide – aggiunge la coordinatrice nazionale – nessuna costruzione regge e per essere all’altezza del compito, che rappresenta un impegno autentico che ci sta di fronte e che ci interroga, è necessario mettere in campo laici, sacerdoti, religiosi e religiose che sappiano andare incontro al dolore delle vittime e dei sopravvissuti accogliendoli con competenza e delicatezza». Come ha detto papa Francesco: «Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore».

Un obiettivo che può già contare su competenze adeguate in cui la componente laica e femminile è preponderante. L’aveva già fatto notare qualche tempo fa il l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale Cei tutela minori, a proposito dei componenti delle équipe multidisciplinari: «Oltre la metà sono laici, il resto sacerdoti esperti di diritto canonico o con incarichi nella pastorale familiare o giovanile. Ma ci sono anche delle religiose. Tra i laici sono predominanti le donne, e tutte con una preparazione di ottimo livello. Molte psicologhe, psicoterapeute, esperte di consulenza familiare. Non poche con preparazione giuridica».

La buona rivoluzione della Chiesa sul fronte della tutela dei minori è partita oltre due anni fa, con l’approvazione delle linee guida. «Non è esagerato parlare di rivoluzione perché questo testo ha davvero uno sguardo a 360 gradi», fa notare don Gianluca Marchetti, docente di diritto canonico, promotore di giustizia, membro del Consiglio di presidenza del Servizio nazionale contro gli abusi. «E proprio le Linee guida, che qualcuno critica senza conoscere, spiegano che la Chiesa non dovrà più affrontare questo problema in modo legalistico e punitivo, ma con uno sguardo più ampio, pastorale, educativo, accogliente e sinergico. Visto che riguarda tutti, vogliamo rendere corresponsabile l’intera comunità e, nello stesso tempo, secondo lo spirito del Vangelo, offrire un servizio all’intera società».

L’errore che spesso viene fatto è quello di considerare le Linee guida un testo giuridico, mentre si tratta innanzi tutto di un documento pastorale. Allo stesso modo qualcuno ogni tanto riprende la vecchia questione dell’obbligo di denuncia. «Ma questo obbligo non esiste neppure per la legge civile – spiega il canonista – e poi va smontato il falso mito secondo cui il diritto canonico è una via privilegiata per proteggere preti e vescovi. Tutto falso. Qualsiasi cittadino italiano che sia chierico o laico risponde alla legge italiana e le nostre Linee guida incoraggiano la denuncia». Altra confusione sempre più intollerabile è quella tra delitto e peccato. Quando un chierico commette un peccato contro il sesto comandamento violando la libera volontà di un minore, commette evidentemente anche un delitto. «Per la legge civile però – precisa don Marchetti – serve l’oggettività del reato, per la legge della Chiesa si fa riferimento al sesto comandamento che è un concetto molto più ampio. Posso peccare contro il sesto comandamento anche senza commettere un delitto e, se sono sacerdote e se l’oggetto del mio peccato è un minore, il diritto canonico interviene».

Tanto più che il recente Motu proprio di papa Francesco, che ha riformato il Libro Sesto del Codice di diritto canonico, parla in modo esplicito di reati contro la vita, la libertà, la dignità dell’uomo. Un passaggio di vitale importanza – fa notare l’esperto – perché non riguarda solo chierici e religiosi ma anche i laici che operano nella realtà ecclesiastiche e dimostra come la Chiesa sia pronta a recepire una nuova sensibilità sul fronte della protezione delle vittime.  ( 3)

In particolare poi insieme alla rete di protezione, proseguendo nell’attività di formazione e prevenzione, il Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Conferenza episcopale italiana pubblica il suo terzo Sussidio: “La formazione iniziale in tempo di abusi”, a cura di padre Amedeo Cencini e Stefano Lassi. “Il tempo che stiamo vivendo nella Chiesa impone una certa coraggiosa revisione delle nostre prassi formative all’ordinazione presbiterale come alla consacrazione religiosa – spiegano i due autori -. In particolare le sfide socio-culturali dell’attuale contesto antropologico e la piaga degli abusi sessuali, di potere e di coscienza all’interno della Chiesa stessa ci chiedono con urgenza di ripensare soprattutto gli ambiti della formazione umana (relazionale in genere, e affettivo-sessuale in particolare) e dell’identità ministeriale, all’interno d’una concezione integrale della formazione”. Il Sussidio si propone quale strumento didattico-formativo, rivolto specialmente ai candidati agli ordini sacri e alla vita consacrata e ai loro formatori. Il testo, senza sostituirsi ai progetti formativi già in atto, vuole fornire materiale di riflessione, piste e indirizzi, specie sul piano psicopedagogico, per la didattica e la formazione in determinate aree, come orientamenti che nascono dall’esperienza e dalla riflessione sollecitata dagli eventi inquietanti della storia attuale ecclesiale, per metterli a disposizione dei formatori dei seminari e delle case di formazione religiose. Oltre a “La formazione iniziale in tempo di abusi”, sul sito del Servizio si posso scaricare i primi due Sussidi già pubblicati “Le ferite degli abusi” e “Le buone prassi in parrocchia”. ( 4)

Dunque secondo Papa Francesco e  la Conferenza episcopale italiana : “ L’obiettivo della Chiesa sarà, dunque, quello di ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori abusati, sfruttati e dimenticati, ovunque essi siano”. Un progetto di interventi che dunque parte proprio dal  coraggio  di denunciare  come per esempio la franchezza vuole in termini di cammino sinodale in atto in questi mesi nella Chiesa . Denuncia di un fenomeno tanto che Papa Francesco dice  nell’INCONTRO “LA PROTEZIONE DEI MINORI NELLA CHIESA” [VATICANO, 21-24 FEBBRAIO 2019] : “ Siamo dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque. Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle
nostre società[10], non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella
Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica. Il consacrato,
scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia, diventando così uno strumento di satana. Negli abusi noi vediamo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei bambini. Non ci sono spiegazioni
sufficienti per questi abusi nei confronti dei bambini. Umilmente e coraggiosamente dobbiamo
riconoscere che siamo davanti al mistero del male, che si accanisce contro i più deboli perché
sono immagine di Gesù. Ecco perché nella Chiesa attualmente è cresciuta la consapevolezza di
dovere non solo cercare di arginare gli abusi gravissimi con misure disciplinari e processi civili e
canonici, ma anche affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa. Essa si sente chiamata a combattere questo male che tocca il centro della sua missione:
annunciare il Vangelo ai piccoli e proteggerli dai lupi voraci.  (….)L’obiettivo della Chiesa sarà, dunque, quello di ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori abusati, sfruttati e dimenticati, ovunque essi siano. La Chiesa, per raggiungere tale obiettivo, deve sollevarsi al di sopra di tutte le polemiche ideologiche e le politiche giornalistiche che spesso strumentalizzano, per vari interessi, gli stessi drammi vissuti dai piccoli.
È giunta l’ora, pertanto, di collaborare insieme per sradicare tale brutalità dal corpo della nostra
umanità, adottando tutte le misure necessarie già in vigore a livello internazionale e a livello
ecclesiale. È giunta l’ora di trovare il giusto equilibrio di tutti i valori in gioco e dare direttive
uniformi per la Chiesa, evitando i due estremi di un giustizialismo, provocato dal senso di colpa
per gli errori passati e dalla pressione del mondo mediatico, e di una autodifesa che non affronta

le cause e le conseguenze di questi gravi delitti. “

(1)https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2021-11/cei-monsignor-ghizzoni-abusi-minori-giornata-preghiera.html

(2 )https://tutelaminori.chiesacattolica.it/il-papa-sradicare-la-cultura-di-morte-degli-abusi-no-al-silenzio-complice/

(3 )https://tutelaminori.chiesacattolica.it/chiesa-italiana-ecco-come-funziona-la-rete-contro-gli-abusi/

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