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TECHNICAL REPORT 12295- UNO STRUMENTO PER LA MAPPATURA DEL RISCHIO DA SOVRACCARICO BIOMECCANICO DEGLI ARTI SUPERIORI E UN’OPPORTUNITA’ DI GESTIONE DELL’ATTIVITA’ DI VIGILANZA NEI LUOGHI DI LAVORO

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Redazione- Pubblichiamo, qui di seguito, questa interessante tesi di laurea discussa e scritta dalla Dott.ssa Valentina Brunori nell’anno accademico 2014-2015 all’Università dell’Aquila e che ha avuto, come relatore, l’Ecc. Prof.ssa Gabriella Fontecchio:<<

 

Università di L'Aquila

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DELL’AQUILA

FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE – SCIENZE DELLA PREVENZIONE

(Presidente: Prof. NECOZIONE Stefano)

TESI DI LAUREA

TECHNICAL REPORT 12295- uno strumento per la mappatura del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori e un’opportunita’ di gestione dell’attivita’ di vigilanza nei luoghi di lavoro.

http://www.studioingplacci.it/images/Ergonomia-7_4fe12omq.jpg

Relatore                                                                                                                          Laureanda

Prof.ssa FONTECCHIO Gabriella                                                                        BRUNORI Valentina

___________________________ _________________

INDICE

  • Presentazione pag. 1
  • Introduzione pag. 4
  1. CAPITOLO 1

LE PATOLOGIE OCCUPAZIONALI EMERGENTI:

Sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore pag. 6

1.1 Il D.Lgs 81/08 pag. 7

1.2 Definizioni pag. 10

1.3 Il Rischio da sovraccarico biomeccanico

agli arti superiori pag. 13

1.4 Le patologie di interesse pag. 14

1.5 Metodi di valutazione pag. 15

1.6 Malattie Professionali pag. 17

2. CAPITOLO 2

MATERIALI E METODI pag. 21

2.1 La valutazione del Rischio pag. 22

2.2 Checklist OCRA pag. 28

2.2.1 Compito e organizzazione del lavoro pag. 36

2.2.2 Fattore di durata del lavoro ripetitivo pag. 38

2.2.3 Fattore carenza periodi di riposo pag. 39

2.2.4 Fattore frequenza d’azione pag. 41

I

2.2.5 L’uso di forza pag. 42

2.2.6 Posture incongrue pag. 43

2.2.7 Fattori complementari pag. 46

2.2.8 Calcolo del punteggio finale pag. 48

3. CAPITOLO 3

RISULTATI pag. 49

3.1 I risultati della Valutazione pag. 50

4. CAPITOLO 4

CONCLUSIONI pag. 52

  • BIBLIOGRAFIA pag. 56
  • SITOGRAFIA pag. 57

II

PRESENTAZIONE

Una delle principali cause di assenza nelle attività lavorative, sono le malattie legate ai disturbi muscolo-scheletrici, molto diffuse nel mondo del lavoro.

Il rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, è uno dei rischi prevalenti nell’industria e più precisamente nel settore metalmeccanico.

La gestione di tale tipologia di rischio, rappresenta una grande sfida per la molteplicità dei compiti, cicli lavorativi e l’eterogeneità delle modalità e delle tempistiche di lavoro. Proprio per la presenza di queste variabili, l’iter valutativo può rivelarsi molto difficoltoso, come anche la messa in opera di idonee misure di prevenzione protezione per gli operatori. Sulla capacità di lavorare in sicurezza, incidono in maniera non marginale anche altri fattori, come la capacità limitata di modificare specifici step lavorativi, la difficoltà di destinare alla prevenzione adeguate risorse economiche e la mancanza di personale adeguatamente formato.

Proprio per rendere il compito del valutatore meno arduo il 01/04/2014 è stato pubblicato Tecnical Report ISO/TR 12295:2014.

Dopo diversi anni di lavoro del Comitato Tecnico ISO/TC 159/SC 3 (Anthropometry and biomechanics), con il supporto e sotto incoraggiamento di Enrico Occhipinti e di Daniela Colombini (Unità di Ricerca Ergonomia della Postura e del Movimento di Milano – EPM), il primo aprile 2014 è stato pubblicato il Tecnical Report ISO/TR 12295:2014 Ergonomics — Application document for International Standards on manual handling (ISO 11228-1, ISO 11228-2 and ISO 11228-3) and evaluation of static working postures (ISO 11226).

La pubblicazione di questo Rapporto Tecnico è da considerarsi una ulteriore vittoria dell’ergonomia Italiana rispetto al mondo intero (e anche rispetto a tutti quelli che in Italia hanno ostacolato il suo sviluppo e divulgazione nazionale ed internazionale).

Vengono infatti riconosciuti, tutti gli aggiornamenti delle metodologie già in vigore quali il Metodo NIOSH e la Metodologia OCRA, proposti negli ultimi anni dai ricercatori del GRUPPO EPM.

Questo Tecnical Report si può definire un manuale che guida gli utenti degli standard internazionali della serie ISO 11228 1-2-3 per la valutazione del Rischio da Movimenti Ripetitivi, da Movimentazione dei Carichi e da Traino e spinta, a cui si aggiunge un’analisi, finalmente, della ISO 11226 , che si occupa di posture di lavoro statiche.

In particolare, indirizza correttamente il Valutatore nelle scelte di analisi e fornisce ulteriori informazioni per la scelta e l’uso delle norme appropriate anche in condizioni di attività “multitask” .

A seconda dei rischi specifici presenti, il TR risulta di supporto al Tecnico Valutatore per decidere QUALI NORME devono essere applicate e anche COME devono essere applicate.

In pratica il Tecnical Report ha un duplice scopo :

a) Il primo è fornire a tutti gli utenti, in particolare quelli che non sono esperti in ergonomia, uno strumento utile ad:

  •  Identificare le situazioni in cui si possono applicare le norme della serie ISO11226, ISO11228;
  • Secondo i criteri indicati nella norma relativa, fornire un metodo “rapido di valutazione ” (“quick assessment”) per riconoscere facilmente le attività che sono “certamente accettabili” o “certamente critiche” . Se un’attività è “inaccettabile ” è necessario eseguire una dettagliata valutazione dei rischi tramite le indicazioni degli standard per eliminare immediatamente le condizioni critiche.

b) Il secondo scopo è quello di fornire a tutti i Tecnici Valutatori, e questa volta soprattutto a quelli che hanno sufficiente esperienza in ergonomia, o familiarità con le norme della serie ISO 11228 (parti 1-2-3), dettagli approfonditi e criteri per l’applicazione dei metodi di valutazione del rischio proposti nelle norme originali della serie, in particolare per un approccio alle attività “multitask”.

INTRODUZIONE

Le patologie muscolo-scheletriche correlate al lavoro, in particolare quelle relative ai vari segmenti dell’arto superiore, sono diventate oggetto di crescente interesse. L’evoluzione del lavoro organizzato associato alla crescente età media della popolazione lavorativa, ha determinato un cambiamento dei rischi lavorativi per la salute.

Dopo anni di studio, effettuato da gruppi di esperti, si è potuto attribuire all’attività lavorativa una significativa porzione dei disturbi muscolo-scheletrici che affliggono la popolazione. Già nel 1700 Bernardino Ramazzini imputò lo sforzo compiuto dalle mani e dagli arti superiori nella mansione di “scriba”, il deficit funzionale della mano destra. Nel corso del diciannovesimo secolo, le stesse manifestazioni vennero rilevate anche in telegrafisti, pianisti, calzolai, sarti e mungitori. Dopo una minore attenzione, per più della metà del ventesimo secolo, verso questa tipologia di rischio emergente, visto il veloce sviluppo industriale che ha portato all’introduzione di tantissime altre tipologie di rischio, le alterazioni muscolo-scheletriche professionali sono di nuovo emerse come oggetto di primario interesse da parte di tutti gli autori coinvolti nella prevenzione delle patologie professionali.

Oggi le patologie muscolo-scheletriche rappresentano la principale causa di malattie professionale nella popolazione lavorativa.

Ecco perché è stata oggetto di studio per la realizzazione della tesi.

Nel caso specifico la laureanda Brunori Valentina ha studiato e valutato le postazioni lavorative di quattro ditte operanti nel settore metalmeccanico per la realizzazione delle padelle.

Tale scelta è stata imposta per il cospicuo numero di malattie professionali pervenute negli ultimi 10 anni, al Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro dell’Asur AV1 – Fano, presso il quale lavora.

In questo ambito di studio, il ruolo del Tecnico della Prevenzione in collaborazione con il Dirigente Medico, specializzato in Medicina del Lavoro, svolge un ruolo fondamentale ed altamente professionalizzante nelle diverse fasi della strategia della prevenzione.

Nell’ elaborato proposto, le ditte saranno mantenute nell’anonimato in quanto oggetto di attività di Polizia Giudiziaria con eventuali atti depositati Presso la Procura della Repubblica di competenza. Pertanto le ditte saranno denominate: ditta 1 – 2 – 3 – 4.

Grazie all’intervento effettuato e descritto all’interno della tesi si è ottenuta una mappatura del rischio coerente con le reali condizioni lavorative da cui è conseguita l’attivazione delle opportune misure di miglioramento.

CAPITOLO 1

    1. Il D. Lgs. 81/08

Nell’attuale legislazione italiana non vi sono norme specifiche e particolari che regolino la prevenzione delle patologie da movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori, anche se tale ultima condizione è riconosciuta indirettamente come presuntiva (a determinate condizioni) di una esposizione significativa laddove si manifestino specifiche patologie muscolo scheletriche degli arti superiori incluse nella “nuova” tabella delle malattie professionali di cui al D.M. 9/4/2008.

Il decreto legislativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro, pur non affrontando lo specifico rischio, prevede, all’ art. 15, che il datore di lavoro adotti una serie di misure generali di tutela dei lavoratori che comprendono anche “il rispetto dei principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, anche per attenuare il lavoro monotono e ripetitivo”.

Tuttavia il D.Lgs 81/2008 OBBLIGA il Datore di Lavoro a “valutare tutti i rischi”1, “la valutazione …..deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a

rischi particolari”2; quindi di conseguenza anche quelli correlati al sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore.

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  1. stralcio art. 17 c.1 l.a del D.lgs 81/08
  2. stralcio art. 28 c. 1 del D.lgs 81/08

Essendosi ormai affermato in letteratura, con recepimento anche nella normativa relativa alle malattie professionali, che le attività con movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori possono costituire un rischio per la salute (patologie muscolo scheletriche da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori), ne deriva che, nei contesti aziendali appropriati, il datore di lavoro debba procedere a valutare anche questo specifico rischio e, laddove lo stesso

si evidenzi come presente e potenzialmente dannoso, debba attuare un programma teso a contenerlo al più basso livello tecnicamente possibile, compatibilmente con il tipo di attività esercitata.

E’ evidente altresì che, una volta operata tale valutazione, sia pure con metodi non esplicitamente indicati dalla norma, essa vada trasferita nel documento di valutazione dei rischi (previsto all’ art. 28, comma 2) completato da: relazione di valutazione, indicazione misure, programma, indicazione procedure e responsabili, indicazione di RSPP, MC e RLS partecipanti.

Inoltre è evidente che, trattandosi di un rischio per la salute, va attivata, nei casi appropriati, una specifica sorveglianza sanitaria secondo i principi generali e specifici del D.lgs 81/08.

Va sottolineato ancora che se da un lato, in assenza di uno specifico articolato normativo, la valutazione in questione possa essere operata con metodi “liberamente” scelti dal datore di lavoro (purchè accreditati in letteratura e comunque esplicitati nel proprio documento di valutazione), dall’altro è parimenti vero che sulla materia è stata adottata da ISO una norma tecnica (standard) di carattere volontario che può rappresentare un elemento di riferimento per operare tali valutazioni.

Nel Titolo VI – Movimentazione Manuale dei Carichi – capo I art. 168 comma 3 del D.lgs 81/08 si precisa che le norme tecniche sono criteri di riferimento per le finalità del dell’articolo 168 (obblighi del datore di lavoro) e l’allegato XXXIII. In tale allegato si precisa la norma ISO 11228 (parte 1-2-3).

Questa norma (ISO 11228-3; Ergonomics — Manual handling — Handling of low loads at high frequency) risponde perfettamente alle definizioni di norma tecnica di cui all’art. 2 del D.Lgs 81/08; è sufficientemente elastica nel proporre diversi metodi accreditati dalla letteratura prevedendo fasi di identificazione, di stima semplificata e di valutazione del rischio dettagliata attraverso metodi selezionati di approfondimento, tra cui viene preferenzialmente raccomandato il metodo OCRA (Occupational Repetitive Action), che pure è alla base del presente lavoro.

Nell’aprile del 2014, ISO ha pubblicato un Technical Report (TR), “ISO TR 12295 -Ergonomics — Application document for International Standards on manual handling (ISO 11228-1, ISO 11228-2 and ISO 11228-3) and evaluation of static working postures (ISO 11226), che meglio specifica campo e modalità di applicazione anche della norma ISO 11228 parte 3.

Tale TR, di cui si è spiegata l’utilità nel capitolo di presentazione, è stato lo strumento sul quale si è basato tutto il lavoro svolto, in quanto ha dato il via ai lavori di mappatura del rischio nelle ditte analizzate.

    1. Definizioni

Si è scelto di inserire un capitolo dedicato alle definizioni perché ritenute utili alla fine di una corretta lettura del documento proposto.

Patologie muscolo-scheletriche degli arti superiori1:

possono essere definite come alterazioni delle unità muscolo-tendinee dei nervi periferici e del sistema vascolare degli arti superiori che, se causate o aggravate da movimenti e/o sforzi fisici ripetuti dell’arto superiore in ambiente lavorativo, vengono inquadrate come “lavoro-correlate” o “professionali”.

Malattia Professionale:

  • Malattia che si sviluppa a causa della presenza di stimoli nocivi nell’ambiente di lavoro.
  • Definizione assicurativa: malattia contratta nell’esercizio e a causa di lavoro (art. 3 DPR 1124/65);
  • Definizione giuridica: qualunque alterazione dello stato di salute del lavoratore provocata con causa lenta da un fattore di rischio professionale (Sentenza Co. Co. 179/88).

Movimento elementare:

la parte più piccola e non ulteriormente scomponibile di un’operazione manuale, ad ogni movimento elementare corrisponde un tempo predeterminato che è stabilito in base alla natura del movimento ed alle condizioni in cui è eseguito.

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1 – definizione tratta da “IL METODO OCRA PER L’ANALISI E LA PREVENZIONE DEL RISCHIO DA MOVIMENTI RIPETUTI” manuale per la valutazione e la gestione del rischio a cura di Daniela Colombini, Enrico Occipinti e Michele Fanti. Editore Franco Angeli srl Milano Italy – 4a edizione Copiraight 2000, 2005.

Operazione o Fase di lavoro:

insieme di movimenti elementari necessari per compiere una trasformazione di un prodotto.

Ciclo di montaggio:

insieme di operazioni o fasi di lavoro necessarie per compiere una trasformazione sul prodotto e permette allo stesso di essere lavorato nella postazione successiva.

Postazione di linea di lavoro:

è così definito un posto di lavoro su linea di montaggio dove si esegue una trasformazione sul prodotto con vincolo di cadenza con le operazioni precedenti e successive.

Cadenza:

tempo massimo per eseguire un ciclo di lavorazione o di montaggio.

Cadenza di linea:

è il tempo che trascorre, rispetto ad una postazione di lavoro, tra un pezzo e quello successivo.

Linea di montaggio:

linee di produzione costituite da postazioni in serie dove, per ogni postazione, viene ripetuta su ogni pezzo la stessa operazione.

Compito lavorativo:

specifica attività lavorativa finalizzata all’ottenimento di uno specifico risultato.

Ciclo:sequenza di azioni tecniche degli arti superiori che viene ripetuta più volte sempre uguale a se stessa.

Tempo di ciclo :

tempo totale assegnato per lo svolgimento della sequenza delle azioni tecniche che caratterizzano il ciclo: comprende i tempi attivi e passivi e tutti gli altri parametri eventualmente utilizzati per determinare la cadenza.

Azione tecnica:

azione comportante attività degli arti superiori; non va identificata con il singolo movimento articolare, ma con il complesso di movimenti di uno o più segmenti corporei che consentono il compimento di una singola operazione lavorativa.

Frequenza:

numero di azioni tecniche per unità di tempo (n. azioni per minuto).

Stereotipia:

è determinata dal ripetersi dello stesso gesto o gruppi di gesti lavorativi per buona parte del tempo.

Fattori complementari:

sono fattori non sempre presenti nei compiti ripetitivi. La loro tipologia, durata ed intensità determina un incremento del livello di esposizione complessiva.

Periodo di recupero:

è un periodo di tempo, all’interno di un turno lavorativo, con sostanziale inattività degli arti superiori.

    1. Il rischio da sovraccarico biomeccanico agli arti superiori.

Prima di iniziare con la descrizione del lavoro effettuato nella realtà metalmeccanica dell’Asur AV1, ho ritenuto necessario effettuare una breve, ma esaustiva spiegazione di cosa sia il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori ed elencare quali siano i metodi utilizzati in letteratura per lo studio di suddetta tipologia di rischio, con un dovuto riguardo per il metodo da me utilizzato.

Nel settore manifatturiero, il lavoro organizzato si è evoluto, come anche l’età media della popolazione lavorativa europea si è innalzata, questo ha determinato una modificazione dei rischi lavorativi per la salute.

Al lavoro è stata attribuita una porzione significativa delle più comuni malattie cronico degenerative, tra cui i disordini muscolo-scheletrici che affliggono la popolazione.

Il rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, cioè esporre il lavoratore a movimenti e sforzi ripetuti dell’arto superiore durante l’attività lavorativa, porta a diverse, e sempre più presenti, patologie lavorative.

Per indicare l’origine lavorativa delle patologie muscolo-scheletriche degli arti superiori, utilizziamo l’acronimo coniato da Hagberg nel 1995, UL WMSDs cioè “ Upper Limb Work related Muscolo Skeletal Disorders” in quanto il più completo ed appropriato in letteratura perché comprovante la causa lavorativa.

Le patologie muscolo scheletriche degli arti superiori “possono essere definite come alterazioni delle unità muscolo-tendinee dei nervi periferici e del sistema vascolare degli arti superiori”1. La patogenesi degli UL WMSDs richiama prevalentemente processi meccanici e fisiologici derivanti dall’uso ripetuto e prolungato dei tessuti conseguente alle richieste di forza e stress meccanici in assenza di adeguati tempi di recupero dell’apparato locomotore. Questo porta ad una alterazione dei tessuti che interferisce a sua volta con i processi fisiologici provocando impedimenti nell’attività motoria.

Gli UL WMSDs non dipendono da un solo fattore, ma sono a genesi multifattoriale, molti di origine lavorativa, ma anche di carattere individuale.

    1. Le patologie di interesse

Tabella 1 – Patologie di interesse: lista delle patologie muscolo scheletriche degli arti superiori potenzialmente correlate al lavoro.

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1 – stralcio di definizione tratta da “IL METODO OCRA PER L’ANALISI E LA PREVENZIONE DEL RISCHIO DA MOVIMENTI RIPETUTI” Daniela Colombini, Enrico Occipinti e Michele Fanti ( 2000, 2005).

    1. Metodi di valutazione

Molti sono i metodi messi a punto per la determinazione e la quantificazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.

Li potremmo raggruppare in:

  • Quelli che rilevano in modo qualitativo la presenza di caratteristiche lavorative che possono indirizzare il “valutatore” verso la possibile presenza di un rischio;
  • Quelli che invece sulla base di una checklist permettono un veloce inquadramento del problema;
  • Quelli più complessi che sono in grado di caratterizzare la multifattorialità dell’esposizione.

Poiché non esiste ad oggi una totale comprensione delle modalità fisiopatologiche attraverso cui si determinano i diversi quadri morbosi da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori non esistono metodi di valutazione del rischio che possano soddisfare pienamente tutti i criteri.

Nonostante ciò alcuni di questi criteri si presentano più completi nella loro formulazione, sia per il numero e tipo di determinanti, il rischio che prendono in considerazione sia per l’approccio metodologico.

Dopo una mappatura del rischio effettuata con il TR – 12295, il modello che è stato utilizzato per una analisi più approfondita dei casi che si proporranno e la conseguente redazione della tesi, è il metodo OCRA (OCupational Repetitive Action). Tale metodo è stato scelto in quanto in grado di fornire una completezza dei dati utili al fine della valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.

Rispetto gli altri metodi consente di ottenere:

  • Dati quantitativi sul livello di esposizione degli operatori;
  • Precise informazioni su quali siano i fattori che incidono maggiormente sul risultato dell’indice;
  • Precise indicazioni utili ad orientare i criteri di corretta progettazione;
  • Indicazioni utili al reinserimento operativo dei soggetti già portatori di patologie degli arti superiori da sovraccarico biomeccanico;
  • Predizioni circa l’occorrenza di casi di UL WMSDs in funzione dei valori rilevati dall’indice di rischio.
    1. Malattie Professionali

Come da definizione, la malattia professionale è “qualunque alterazione dello stato di salute del lavoratore provocata con causa lenta da un fattore di rischio professionale (Sentenza Co. Co. 179/88)”.

Dal rapporto statistico Nazionale INAIL del 2014 si può confermare quanto sopra asserito sull’importanza e la sempre più viva presenza di malattie professionali dell’apparato muscolo-scheletrico.

Fig. 1: Malattie professionali manifestatesi nel periodo 2009-2013 definite a tutto il 04/2013 – valori assoluti.

Fig. 2: Malattie professionali manifestatesi nel periodo 2009-2013 definite a tutto il 04/2013 espresse in percentuale.

Fig. 3: Settori dove si sono sviluppate le malattie professionali manifestatesi nel periodo 2009-2013 definite a tutto il 04/2014 – valori assoluti e valori percentuali.

Fig. 4: istogramma dei valori assoluti nei settori dove si sono sviluppate le malattie professionali manifestatesi nel periodo 2009-2013 definite a tutto il 04/2014

Nelle Marche la situazione non si discosta molto da quanto succede nel resto d’Italia, in cui si è assistito ad una vera e propria esplosione di denunce di tali patologie. Due aspetti sono caratteristici nelle Marche: il trend in fortissimo aumento, più che nel resto d’Italia, delle denunce di patologie muscolo scheletriche e l’incremento modesto del numero di denunce relative a tumori, che in altre regioni hanno iniziato ad emergere per via di specifici programmi di ricerca attiva.

Accorpando le MP per classi maggiori, il 40% circa è rappresentato da malattie muscolo-scheletriche.

Come menzionato in introduzione, si è scelto di intervenire nel settore metalmeccanico per la realizzazione delle padelle in quanto nell’ultimo decennio sono pervenute le seguenti malattie professionali UL WMSD:

1a ditta 13 malattie professionali su 185 addetti impiegati;

2a ditta 15 malattie professionali su 258 addetti impiegati;

3a ditta 3 malattie professionali su 86 addetti impiegati;

4a ditta 1 malattie professionali su 59 addetti impiegati.

Rappresentazione grafica dell’andamento delle malattie professionali nel settore analizzato.

CAPITOLO 2

    1. La valutazione del rischio

Il settore metalmeccanico oggetto di studio è composto da quattro (4) ditte che producono pentole da cucina di varia natura e formato a partire dal metallo grezzo fino ad arrivare alla finitura con manico, etichette ed imballaggio.

Allo scopo di ottenere una produttività efficace e di qualità uniforme, le ditte hanno installato linee produttive automatiche a catena che prevedono l’ intervento manuale e fisico degli operatori in diversi punti. In tali postazioni, gli operatori eseguono lavorazioni che richiedono movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori in quanto il ritmo di lavoro è dettato dalle macchine e dai nastri trasportatori.

Il processo di prevenzione/intervento qui definito, prevede un approccio di preliminare valutazione dell’eventuale rischio articolato in tre successivi passaggi:

– identificazione dei compiti ripetitivi secondo criteri univoci

– valutazione rapida del rischio

– stima analitica del rischio.

Il primo passaggio rappresenta lo snodo (la chiave di decisione) per definire la necessità o meno di procedere ai passaggi successivi, di fatto di valutazione vera e propria.

Il complesso dei tre passaggi si configura come procedura di valutazione del rischio connesso a movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori nel contesto della più generale valutazione dei rischi lavorativi prevista con il D.lgs. 81/08.

Esso pertanto dovrà avvenire secondo le modalità, le procedure e le conseguenze (es.: documento di programmazione degli interventi conseguenti) definite dalla norma citata.

I primi due passaggi vengono definiti in coerenza con il Technical Report, “ISO TR 12295”.

L’uso dei TR è finalizzato a verificare l’esistenza di un pericolo (problema)

lavorativo (nella fattispecie da sovraccarico biomeccanico per gli WMSDs) e l’eventuale necessità di una ulteriore analisi e valutazione.

Durante il primo accesso presso le ditte, si è richiesto il Documento di Valutazione dei Rischi sia generico che riguardante nello specifico la Valutazione dei Movimenti Ripetitivi.

Dopo una prima analisi documentale, si sono individuate le postazioni che potevano essere interessate dai movimenti ripetitivi. Per l’individuazione si sono predilette le postazioni il cui ritmo lavorativo è gestito da una macchina.

Si ritiene necessario specificare, che dall’analisi del documento di valutazione dei rischi, le ditte hanno scelto, come strumento di valutazione, la checklist OCRA. I risultati delle valutazioni delle postazioni erano tutti in fascia di rischio accettabile, molto lieve o al massimo rischio lieve.

Subito, si è proceduto ad un sopralluogo in produzione.

In tutte le postazioni individuate, si è effettuata un’analisi con il TR-12295

Viene riportato di seguito il TR ISO 12295 utilizzato per la mappatura del rischio nelle ditte oggetto di verifica.

FIG. 5 TR-12295 – movimenti ripetuti

Dall’elaborazione del TR si è presa consapevolezza che non tutte le postazioni selezionate al controllo erano esposte ad un rischio elevato da movimenti ripetitivi.

Cosa che si può dedurre dai dati di seguito rappresentati graficamente e successivamente interpretati.

Nella ditta 1, si sono selezionate n. 10 postazioni da analizzare, dalle quali è emerso che solamente 7 necessitano di una valutazione approfondita, nello specifico 6 sono risultate in condizioni di rischio critiche, mentre 1 in condizioni di rischio accettabile.

Nella ditta 2, si sono selezionate n. 9 postazioni da analizzare, dalle quali è emerso che solamente 7 necessitano di una valutazione approfondita, nello specifico 4 sono risultate in condizioni di rischio critiche, mentre 3 in condizioni di rischio accettabile.

Nella ditta 3, si sono selezionate n. 11 postazioni da analizzare, dalle quali è emerso che solamente 8 necessitano di una valutazione approfondita, nello specifico 5 sono risultate in condizioni di rischio critiche, mentre 3 in condizioni di rischio accettabile.

Nella ditta 4, si sono selezionate n. 8 postazioni da analizzare, dalle quali è emerso che solamente 5 necessitano di una valutazione approfondita, nello specifico 4 sono risultate in condizioni di rischio critiche, mentre 1 in condizioni di rischio accettabile.

Il reparto, in cui sono presenti tutte le postazioni risultate in condizioni di rischio critico, è la finitura.

La finitura consta, nella pulizia della padella, applicazione del manico, controllo qualità, applicazione delle etichette, imbustamento ed imballaggio finale. Tutte queste operazioni hanno un ritmo dettato dalle macchine.

La cadenza è risultata molto variabile tra le ditte, infatti nel turno di lavoro di 8 ore lavorative giornaliere, comune a tutte, la produzione per ogni singola linea risulta così sviluppata:

DITTA PEZZI PRODOTTI IN 8h PEZZI PRODOTTI in 1h
1 4000 500
2 2400 300
3 4500 562
4 4500 562

Viste le conclusioni della prima valutazione, si è proceduto all’applicazione della checklist OCRA sulle postazioni risultate in condizioni di rischio critico e di rischio accettabile per riuscire a quantificare il rischio e gli interventi necessari.

    1. Checklist OCRA

La checklist OCRA rappresenta lo strumento d’elezione per ottenere il “peso” del rischio derivante dalla presenza di lavori ripetitivi.

La mappatura iniziale con TR consente infatti di definire le postazioni alle quali poi applicare questo metodo valutativo quantizzando il rischio in un indice che si tramuta fasce colorimetriche:

  • gialla (rischio molto lieve o dubbio);
  • rossa (rischio presente rispettivamente lieve, medio);
  • viola (rischio elevato).

Richiede tempi di compilazione brevi, ma perde in precisione in quanto l’analisi offre punteggi che procedono secondo scenari a “scalini” e non in modo puntiforme come l’indice OCRA.

In fase di indagine, si è richiesto alle ditte di approfondire con una valutazione in OCRA INDEX le postazioni a noi risultanti con rischio elevato.

Tornando alla checklist OCRA, procedo alla presentazione di tale metodo e la consecutiva applicazione ai casi pratici.

La checklist OCRA si compone di cinque parti dedicate allo studio dei

quattro principali fattori di rischio (carenza dei periodi di recupero, frequenza, forza, posture incongrue) e dei fattori complementari (vibrazioni, temperature fredde, lavori di precisione, contraccolpi ecc..), considerando inoltre, per la stima finale del rischio, la durata netta del lavoro ripetitivo.

Lo schema di calcolo del risultato finale, che viene proposto in Fig. 6, mostra la presenza e l’addizione di tutti i classici fattori di rischio,il cui risultato verrà poi moltiplicato con il fattore carenza tempi di recupero ed il fattore correttore della durata.

Fig. 6 il sistema di calcolo della checklist OCRA

La compilazione della checklist OCRA può essere effettuata anche osservando il lavoratore direttamente nella postazione analizzata ma, come per l’indice OCRA, risulta comunque più facile eseguire l’analisi su filmati.

Infatti in fase di sopralluogo si sono acquisiti i filmati di tutte le postazioni lavorative oggetto di studio, che poi si sono analizzate in ufficio con l’ausilio della funzione rallenty per un corretto conteggio delle azioni tecniche.

Si deve infine ricordare che questo metodo permette non solo di identificare con sufficiente precisione il livello di rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, ma anche di raccogliere importanti informazioni per la gestione del rischio (interventi di bonifica, rotazioni) e del danno (ad es. al fine del reinserimento lavorativo).

Si procede alla descrizione analitica di tutte le singole sezioni che compongono la checklist OCRA. In Fig. 7 è riportata la checklist utilizzata durante l’osservazione dei filmati, mentre in figura 8 quella la checklist finale informatizzata.

Fig. 7 Checklist OCRA utilizzata in fase valutativa composta da 4 pagine.

Fig.8 modello di calcolo automatico checklist OCRA compilato alla fine della valutazione della postazione composta da 2 pagine.

      1. Compito e organizzazione del lavoro

La checklist OCRA va utilizzata per descrivere una postazione di lavoro e per stimare il livello di esposizione intrinseco del compito svolto, come se la postazione fosse l’unica utilizzata per l’intero turno da un solo lavoratore: la procedura consentirà di conoscere quali posti di lavoro, all’interno dell’azienda, risultano, per le proprie caratteristiche strutturali e organizzative, a esposizione assente, lieve, media, elevata, al di là delle rotazioni dei lavoratori su più postazioni/compiti.

La checklist OCRA fornisce perciò una stima del livello di rischio di ciascuna postazione, in funzione dell’organizzazione del compito nel turno, nei termini di durata reale del lavoro ripetitivo e della durata e distribuzione delle pause.

Non fornisce invece direttamente gli indici di esposizione di ciascun lavoratore qualora addetto a più compiti: questo valore è ottenibile in una seconda fase di analisi quando già ultimata la mappatura delle postazioni ripetitive.

La prima parte della checklist OCRA prevede una breve descrizione del posto di lavoro e dell’attività svolta sulla postazione.

Prima di affrontare l’analisi dei diversi fattori di rischio è di fondamentale importanza, per una più puntuale valutazione del rischio, stimare il tempo netto di lavoro ripetitivo.

La prima parte della checklist OCRA (fig.7) aiuta il compilatore nel calcolo di questo dato che si ottiene sottraendo al tempo lordo di turno i seguenti tempi:

– la durata effettive delle pause, che siano esse ufficiali o meno;

– la durata effettiva della pausa mensa (se inclusa nel tempo di turno e quindi retribuita);

– i tempi dedicati a lavori non ripetitivi.

Una volta ottenuto il tempo netto di lavoro ripetitivo si potrà procedere alla stima del tempo totale di ciclo netto o cadenza in sec., esso si calcola considerando il numero di pezzi effettivo che il lavoratore deve completare nel turno.

Si deve quindi procedere al confronto fra il tempo totale di ciclo netto così calcolato e il tempo totale di ciclo osservato (misurandolo dal filmato con cronometro): se simili, si potrà procedere con le successive valutazioni richieste dalla checklist.

La significativa differenza (oltre il 5%) fra questi due tempi di ciclo deve portare il rilevatore a riconsiderare i reali contenuti del turno in termini di: durata delle pause, tempi spesi in lavori non ripetitivi, numero di pezzi o cicli effettivamente lavorati, ecc., fino a ricostruire correttamente il comportamento del lavoratore nel turno.

      1. Fattore di durata del lavoro ripetitivo

Qualora il tempo netto di lavoro ripetitivo nel turno durasse meno di 420 minuti o più di 481 minuti, si dovrà procedere a correggere il valore del punteggio finale della checklist OCRA, rispetto alla effettiva durata del compito: lo scopo è di ponderare l’indice finale di rischio per il tempo effettivo di lavoro ripetitivo svolto.

Osservando i moltiplicatori della durata proposti in Fig.8, si nota che variano per ogni diversa ora di esposizione.

Fig. 9 moltiplicatore correttore durata

      1. Fattore carenza periodi di recupero

E’ definibile come periodo di recupero quello in cui è presente una sostanziale inattività fisica degli arti superiori altrimenti coinvolti nello svolgimento di precedenti azioni lavorative.

Per considerare l’ora recuperata, le pause devono essere di almeno 8/10 minuti.

Periodi di recupero possono essere considerati:

a) le pause di lavoro, ufficiali e non, compresa la pausa per il pasto (sia essa compresa o non nell’orario di lavoro pagato);

b) i periodi sufficientemente lunghi di svolgimento di compiti di lavoro che comportano il sostanziale riposo dei gruppi muscolari (ad es. i compiti di controllo visivo).

c) presenza di periodi, all’interno del ciclo, che comportano il completo riposo dei gruppi muscolari altrimenti impegnati. Periodi di recupero interni al ciclo (controllo visivo, tempi passivi o di attesa), per essere considerati significativi, devono protrarsi consecutivamente per almeno 10 secondi in un ciclo di durata minima di 60 secondi ed essere costantemente ripetuti, in ogni ciclo e per tutto il tempo di lavoro ripetitivo con rapporto 5:1 fra lavoro e recupero.

Ne discende che l’analisi dei periodi di recupero deve in primo luogo verificare se essi siano presenti già all’interno del ciclo (evento assai raro): in questo caso il numero di ore senza adeguato recupero risulterà uguale a 0.

Sono previste due fasi valutative:

– la prima comprende la determinazione del numero di ore senza adeguato recupero che può essere ricavato dai sei scenari classici o, per aumentare la precisione del risultato, dalla determinazione del numero esatto delle ore senza adeguato recupero, così come proposto per l’indice OCRA;

– la seconda comprende l’applicazione di uno specifico fattore moltiplicativo, detto moltiplicatore del recupero.

Fig. 10 fattore di recupero

      1. Fattore frequenza d’azione

Considerato che lo sviluppo delle patologie tendinee è collegato alla frequenza dei movimenti, ne deriva che un importante stimatore del rischio da sovraccarico biomeccanico è dato anche dalla frequenza di azione.

Infatti molto importante è contare, in modo analitico, le azioni tecniche in un ciclo e di riferirle all’unità di tempo.

(n. azioni tecniche/minuto = frequenza delle azioni tecniche).

L’azione tecnica non va identificata col singolo movimento articolare di mano, polso, gomito, spalla, ma con il complesso di movimenti, di uno o più segmenti articolari, che consentono il compimento tecnico di un’operazione lavorativa semplice quali il prendere, posizionare,ruotare, spingere, ecc..

Ad esempio le più comuni azioni tecniche quali il prendere o il posizionare necessitano spesso della partecipazione sia di più movimenti (flessioni, estensioni, deviazioni), che di più distretti articolari dell’arto superiore (dita, polso, gomito, spalla).

Solo successivamente l’analisi, in separata sede, prima delle posture incongrue (e quindi delle posture e dei movimenti di ciascun gruppo articolare dell’arto superiore) assunte nel compiere le azioni tecniche e poi della forza necessaria per ultimarle, consentirà, unitamente alla stima dei fattori complementari e degli eventi organizzativi, di ottenere la valutazione complessiva del rischio espositivo. Le azioni tecniche possono essere suddivise in dinamiche (quando caratterizzate dal movimento) e statiche (quando caratterizzate dal mantenimento: ad es. azione tecnica TENERE un oggetto in mano) Il calcolo del punteggio delle azioni tecniche dinamiche segue un processo diverso dal calcolo delle azioni tecniche statiche.

La risultante finale identificherà, per ogni arto, la situazione più critica ed il punteggio sarà il più alto tra i due calcolati: il punteggio delle azioni tecniche dinamiche e il punteggio delle azioni tecniche statiche.

Fig. 11 tabella fattore frequenza

      1. L’uso di forza

Non si procede alla spiegazione in quanto nelle postazioni osservate non è richiesto uso di forza pertanto il fattore è assente pertanto pari a 0.

      1. Posture incongrue

La descrizione della postura e dei movimenti incongrui può essere considerata un elemento di predizione della localizzazione articolare delle patologie muscolo-tendinee lavoro-correlate. Nella valutazione del rischio posturale si ricorda che vanno descritte e quantizzate temporalmente solo le posture e i movimenti incongrui laddove l’incongruità è presente quando l’articolazione opera in area superiore al 50% della sua massima escursione angolare. I segmenti articolari analizzati, nonché le corrispondenti posture incongrue sono riportate nella specifica scheda compilativa della checklist.

Fig. 12.

Nella Fig. 12, sono rappresentati i blocchi di domande con le lettere da A a D dove vengono descritti i segmenti articolari ; l’ultimo blocco descrive la presenza di stereotipia.

Per ciascun scenario di postura incongrua (postura/movimento per la durata di volta in volta indicata) è indicato il corrispondente punteggio di rischio.

Per quanto riguarda la stereotipia, si ricorda che può essere di:

– grado elevato quando il tempo di ciclo è inferiore agli 8 secondi (ovviamente gli arti superiori devono essere attivi!) o quando azioni tecniche identiche occupano pressoché tutto il tempo, il punteggio pari a 3.

– grado intermedio quando il tempo di ciclo è compreso fra gli 8 e i 15 secondi o quando azioni tecniche identiche occupano 2/3 del tempo, il punteggio pari a 1,5.

Fra i punteggi ricavati da ognuno dei segmenti articolari (A – B – C – D) va scelto solo il più alto, da sommare a quello della stereotipia (E) quando presente: il risultato della somma costituirà il punteggio per la postura.

Le domande descrittive della postura, in ogni articolazione sono molto semplici.

Si descriverà:

– per le braccia per quanto tempo sono mantenute circa ad altezza spalle

(praticamente controllare l’altezza del gomito rispetto all’altezza della spalla) o in altre posture estreme (estensione del braccio);

– per il polso se si devono assumere posizioni incongrue

(flessioni-estensioni superiori a 45° e/o deviazioni radio-ulnari ben evidenti);

– per il gomito se si devono fare movimenti molto ampi in flesso-estensione (60° o un percorso, fra il prendere e il posizionare un oggetto, di almeno 40 cm) o in prono-supinazione con angolo maggiore di 60° (rotazione quasi completa di oggetti);

– per la mano se il tipo di presa è in pinch, in presa palmare, in presa a uncino .

Per quanto riguarda l’articolazione scapolo-omerale, recenti studi indicano che va rimarcata la presenza di rischio già quando il braccio (o il gomito) è mantenuto quasi ad altezza spalle o oltre per più del 10% del tempo .

In fase di valutazione, lo studio delle posture e dei movimenti incongrui, è importantissimo per gli interventi tecnico-organizzativi ai fini della prevenzione.

      1. Fattori complementari

Ultimi in ordine di arrivo , ma non ultimi per importanza e peso in caso di valutazione, sono i fattori complementari.

Fig. 13 tabella fattori complementari

Come si evince dalla figura 13 in due tipi di fattori complementari:

  • fattori Fisici;
  • fattori Organizzativi;

Il primo riguarda unicamente fattori di natura fisico/meccanica è prevista

l’attribuzione di un punteggio pari a “2” quando ricorrono le circostanze di durata (> 50% del tempo) o di frequenza (n. eventi al minuto) specificamente descritte e di “3” quando sono presenti più fattori che occupano pressoché tutto il tempo. Va attribuito un valore più elevato (punt.= 4) in caso di uso di strumenti con elevato contenuto di vibrazioni (es.: martello pneumatico; mole flessibili ecc.) quando utilizzati per almeno 1/3 del tempo. Si attribuisce inoltre il punteggio di “2” quando siano presenti colpi o contraccolpi con frequenze di 2 o più al minuto o quando siano presenti impatti ripetuti (uso delle mani come attrezzi) con frequenze di almeno 10 volte/ora.

Nella seconda parte, tra gli scenari organizzativi, sono indicate due situazioni che generano punteggi di rischio:

– i ritmi di lavoro sono determinati dalla macchina ma esistono “zone polmone” per cui si può accelerare o decelerare, almeno in parte, il ritmo di lavoro (es. linea di montaggio in cui l’operatrice “chiama” il pezzo sul suo posto di lavoro, quando ha terminato il precedente: può pertanto accumulare una riserva di pochi pezzi (polmone);

– i ritmi di lavoro sono completamente determinati dalla macchina: si applica quando il lavoratore deve operare in linea con ritmi assolutamente prefissati (es. linea in movimento).

Nel caso da noi esaminato i fattori organizzativi sono importantissimi in quanto i ritmi di lavoro sono gestiti da una macchina in quanto l’operatore è operante in linea e in una postazione, la più a rischio, è presenta anche uno strumento vibrante, nel caso specifico un trapano.

      1. Calcolo del punteggio finale

Per ottenere il valore di punteggio finale della checklist OCRA è sufficiente sommare i punteggi ottenuti in ognuno dei fattori di rischio: frequenza, forza, postura e complementari separatamente per l’arto destro e sinistro e moltiplicare tale somma per il fattore di recupero e il fattore durata .

Ogni arto, avrà un suo punteggio da mettere in relazione con la tabella colorimetrica di rischio.

Fig. 14 punteggio finale con relativo indice di rischio

CHECK

LIST

INDICE

OCRA

FASCE RISCHIO Previsione dei patologici UL MSDs%
Fino a 7,5 Fino a 2,2 VERDE RISCHIO ACCETTABILE Inf. 5,3
7,6 – 11,0 2,3 – 3,5 GIALLA RISCHIO MOLTO LIEVE 5,3 – 8,4
11,1- 14.0 3,6 – 4,5 ROSSO LEGGERO RISCHIO LIEVE 8,5 – 10,7
14, – 22,5 4,6 – 9, 0 ROSSO MEDIO RISCHIO MEDIO 10,8 – 21,5
≥ 22,6 ≥ 9,1 VIOLA RISCHIO ELEVATO Oltre il 21,5
      1. I risultati della Valutazione

Come precedentemente accennato, il reparto più a rischio dopo la mappatura effettuata con il TR- 12295, risulta essere il Reparto Finitura.

Questo reparto ha diverse postazioni alle quali sono addetti operatori, per lo più donne, che svolgono un lavoro in linea di montaggio. Ricordiamo infatti che il ritmo lavorativo è imposto dalla macchine, nello specifico dal nastro trasportatore.

I datori di lavoro delle ditte ispezionate, prima del nostro accesso avevano effettuato una valutazione del rischio da movimenti ripetitivi, dalla quale era emerso in tutti e 4 i casi, che il rischio era molto lieve ed in una sola realtà lieve. Pertanto visivamente si erano collocati in una fascia di rischio GIALLA e ROSSA LIEVE.

Questo ha comportato una sottostima del rischio, con conseguente mancanza di attenzione nel miglioramento delle condizioni lavorative.

Come già in precedenza quantificati i pezzi lavorati in un turno lavorativo, abbiamo potuto notare che 3 ditte su 4 producono in media 500 padelle/ora ed una solamente 300 pz/h.

Di regola, si dovrebbe imputare una maggiore situazione di rischio a chi produce più padelle in quanto i ritmi di lavoro sono più frenetici, ma così non è. Infatti la realtà che produce 2400 padelle in un turno lavorativo di 8 ore è risultata la più a rischio, e quella con un incidenza maggiore di malattie UL WMSDs.

Questo perché, nonostante avesse una produzione più lenta, ma non ancora sufficiente per garantire adeguati tempi di recupero, aveva le postazioni lavorative mal disposte sia dal punto di vista organizzativo che ergonomico.

Grande peso sulla determinazione dell’indice di rischio, ha influito la gestione ed organizzazione delle pause effettive per il recupero che in ogni realtà risultavano essere organizzate in maniera diversa.

I casi di mal gestione delle pause sono visibili nei risultati della ditta 2 e 3 in quanto risultavano in entrambi i casi non recuperate 4 ore su 8, pertanto non avendo un recupero fisiologico dell’arto, l’indice di rischio si presenta in condizioni elevate .

Mettiamo a confronto i risultati delle postazioni più a rischio delle quattro ditte esaminate.

DITTA IMMANICATURA CONTROLLO ETICHETTATURA IMBUSTAMENTO
DX SX DX SX DX SX
1 18,25 16,74 20,8 11,54 19,7 21,01
2 24,01 27,8 27,8 18,95 24,01 24,1
3 25,3 22,71 26,63 23,2 20,3 17,05
4 16,43 19,35 20,3 20,7 23,2 21,7

CONCLUSIONI

Visti i risultati ottenuti, si è richiesto un incontro con i Datori di Lavoro, il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, il Medico Competente ed l’RLS delle attività oggetto di studio, durante il quale si sono presentati i nostri dati. Da questo confronto è emerso che il personale Tecnico che aveva effettuato la valutazione ha avuto serie difficoltà nel conteggio delle azioni tecniche sottostimando così il reale numero. Questo ha portato ad un indice di rischio più o meno accettabile e la conseguente trascuratezza delle postazioni.

In tale incontro si è richiesto di effettuare nuovamente la valutazione su tutte le postazioni, partendo da una mappatura del rischio con l’ausilio del TR-12295. Solo dove necessario effettuare una checklist OCRA e nelle postazioni più a rischio un OCRA INDEX. Per ottemperare a questa richiesta si è dato un tempo congruo e la massima disponibilità di assistenza vista la complessità della valutazione.

Le ditte, in fase di valutazione hanno richiesto diverse volte il nostro intervento per concordare le corrette misure di prevenzione sia tecniche che organizzative da attuare. Ed al termine di questo processo abbiamo raggiunto i risultati riassunti nella tabella sottostante.

DITTA IMMANICATURA CONTROLLO ETICHETTATURA IMBUSTAMENTO
DX SX DX SX DX SX DX SX
1 17,3 15,15 7,2 6,8 10,95 8.3 18,63 13,35
2 19,3 22,45 7,25 7,3 11,9 7,96 20,9 18,7
3 21,8 22,01 6,3 6,9 9,8 8.85 17,65 14.06
4 15,25 18,85 7,45 6,7 11,2 7,73 19,45 13.97

Dopo un’attenta analisi delle postazioni, i datori di lavoro hanno, come prima cosa, riorganizzato le lavorazioni e le conseguenti postazioni. Come si evince in tabella, la mansione di controllo ed etichettatura veniva svolta solamente da un operatore, mentre ora dividendo il compito in due diverse postazioni, si è raggiunto un livello di rischio accettabile.

Visivamente si può apprendere che la zona “controllo” risulta in fascia verde, questa postazione viene infatti utilizzata come zona “polmone” nella turnazione delle lavorazioni. I Datori di lavoro hanno organizzato una turnazione delle varie mansioni lavorative nel turno delle 8 ore, che prevede una porzione del turno nella postazione “controllo” per il conseguente recupero fisiologico dell’arto.

Importantissima è stata la riorganizzazione delle postazioni lavorative, che nel caso dell’immanicatura era organizzata in maniera poco funzionale.

Due ditte su quattro utilizzavano ancora il trapano manuale, mentre le altre avevano il trapano a colonna attivato a pedale, riducendo drasticamente le azioni tecniche del braccio che era deputato all’avvitatura. Inoltre si è studiato il giusto collocamento dei vari componenti di assemblaggio per evitare che le braccia stiano ad una altezza pari alle spalle inutilmente. Con questo studio si sono evitate anche inutili ed aggravanti estensioni e prono-supinazioni dell’arto.

Altro punto importantissimo che è stato modificato, sono le pause effettive organizzate dal datore di lavoro. Si è agito per non avere ore non recuperate all’interno del turno lavorativo. Dove erano previste due o tre pause da 10 minuti l’una, si sono pianificate quattro pause da 8 minuti. Così facendo si è provveduto al recupero di 4 ore all’interno del turno senza conteggiare la pausa pranzo di 30 minuti presente in tutte le attività lavorative.

E’ stato svolto un intervento formativo per tutti gli operatori impiegati nelle postazioni oggetto di studio. Tale azione è stata conseguente alle nuove procedure di lavoro adottate nel reparto. La formazione, prima in aula, poi sul campo è stata necessaria al fine di eliminare tantissime azioni “spurie” (azioni non necessarie al fine lavorativo), compiute dai lavoratori che innalzavano il fattore di rischio “frequenza”. Tali azioni erano conseguenti al fatto che l’operatore poteva organizzare la propria postazione a piacimento, assumendo così posture inadeguate e relative azioni inutili.

I Datori di Lavoro delle ditte oggetto di studio, si sono mostrati molto sensibili al problema, ad oggi hanno pianificato diversi interventi di prevenzione che attueranno nel tempo, di tipo formativo e strutturale volti al miglioramento continuo delle condizioni di lavoro all’interno del proprio stabilimento in modo da tener conto del progresso tecnico.

In aggiunta la TR-12295 si è dimostrata un efficace strumento per l’individuazione rapida delle postazioni a rischio sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore, semplificando così l’attività del personale di vigilanza durante le attività ispettiva nel focalizzare le situazioni più critiche e meritevoli di approfondimento ai fini della prevenzione.

BIBLIOGRAFIA

  • “IL METODO OCRA PER L’ANALISI E LA PREVENZIONE DEL RISCHIO DA MOVIMENTI RIPETUTI” manuale per la valutazione e la gestione del rischio a cura di Daniela Colombini, Enrico Occipinti e Michele Fanti. Editore Franco Angeli srl Milano Italy – 4a edizione Copiraight 2000, 2005.
  • “LA RILEVANZA DELLE PATOLOGIE DELL’ARTO SUPERIORE IN AMBITO PROFESSIONALE” a cura di Matteo marco Riva, Marisa Santini, Giovanni Mosconi. Rivista MEDICINA DEL LAVORO PI-ME 2013.
  • TECNICAL REPORT ISO/ TR 12295- Prima edizione 01/04/2014 Reference number ISO/TR 12295:2004 (E) © ISO 2014.
  • “MANUALE DI MEDICINA DEL LAVORO E IGIENE INDUSTRIALE” autori Lorenzo Alessio e Pietro Apostoli. Editore PICCIN – edizione del 30 Settembre 2009.
  • DECRETO N. 7661 del 23/09/2015 – identificativo atto n. 292 – Regione Lombardia.
  • Banca dati “FLUSSI INFORMATIVI INAIL” REGIONE MARCHE

SITOGRAFIA

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