” STARE AL MONDO ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Minorità, al cospetto di Dio liberi dall’apparire ,coltivando la virtù del pudore. Un progetto su se stessi .Un programma di vita ma anche una scelta di fondo per un ascolto della vita. Quella “ nuda” che si trasforma e trasforma ogni giorno non solo il creato che ci circonda ma anche noi stessi senza tradire la nostra natura umana che non è mai rassegnazione ma voglia di andare oltre perchè “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” secondo la celebre terzina dell’ Inferno di Dante Alighieri ( Canto XXVI vv.119-120) frase pronunciata da Ulisse ai suoi compagni di viaggio .
Per attingere acqua chiara da quella nuda vita non basta l’Ulisse dantesco ma dobbiamo rivolgerci ad una fonte più antica , almeno di un secolo ; dobbiamo rileggere il Cantico della Creature di San Francesco che è stato scritto attorno al 1225 mentre la Commedia durante l’esilio di Dante attorno al 1335.
“Il Cantico delle Creature”, conosciuto anche come “Il cantico di Frate sole e Sorella Luna” è la prima poesia scritta in italiano.
«Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimu, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui; et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle: in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali.
Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore et ringratiate et serviateli cum grande humilitate.»
Parole che si leggono così nella versione dell’italiano moderno :”Altissimo, onnipotente, buon Signore/tue sono le lodi, la gloria e l’onore/ed ogni benedizione./A te solo, Altissimo, si confanno,
e nessun uomo è degno di te./Laudato sii, o mio Signore,/per tutte le creature,/specialmente per messer Frate Sole,/il quale porta il giorno che ci illumina/ed esso è bello e raggiante con grande splendore:/di te, Altissimo, porta significazione./Laudato sii, o mio Signore,/per sora Luna e le Stelle:/in cielo le hai formate/limpide, belle e preziose./Laudato sii, o mio Signore, per frate Vento e
per l’Aria, le Nuvole, il Cielo sereno ed ogni tempo/per il quale alle tue creature dai sostentamento./
Laudato sii, o mio Signore, per sora Acqua,/la quale è molto utile, umile, preziosa e casta./Laudato sii, o mio Signore, per frate Fuoco,/con il quale ci illumini la notte:/ed esso è robusto, bello, forte e giocondo./Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra,/la quale ci sostenta e governa e
produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba./Laudato sii, o mio Signore,/per quelli che perdonano per amor tuo/e sopportano malattia e sofferenza./Beati quelli che le sopporteranno in pace
perchè da te saranno incoronati./Laudato sii, o mio Signore,/per nostra sora Morte corporale,
dalla quale nessun uomo vivente può scampare./Guai a quelli che morranno nel peccato mortale.
Beati quelli che si troveranno nella tua volontà/poichè loro la morte non farà alcun male.
Laudate e benedite il Signore e ringraziatelo/e servitelo con grande umiltate”
E che ci indicano come sostenere appunto quel progetto di vita .Lo sostiene proprio quell’impeto di acqua zampillante che sgorga per dare vita al placido andare del fiume che a volte si increspa per brevi tratti ma va fino alla foce che si allunga e si dirama nell’abbraccio con il mare dove ritrova il tumulto della sorgente . Un progetto di vita che la metafora del fiume ci consegna nella sua integrita perchè come l’avventura dell’acqua è la nostra avventura di libertà.
Ho ricordato le parole di San Francesco e di Dante Alighieri ma non posso non ricordare parole più antiche, quelle di Gesù di Nazareth , il Cristo della storia e della fede che ci conforta in questa avventura di libertà che è la vita “nuda” dentro la minorità, al cospetto di Dio, liberi dall’apparire ,coltivando la virtù del pudore. Quando dice secondo il testo di Matteo (Mt. 5,1-12)
1 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
2 Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
3 «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
5 Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
9 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,
diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.(1)
Bisogna dunque fare l’esperienza della povertà di spirito , che è semplicità , stupore, sguardo alla natura “nuda “ e quindi mettersi in gioco, nudi avendo fame e sete di giustizia. . Ma anche di accettare di piangere nella mitezza e nella misericordia per operare la pace a costo di essere perseguitati e insultati
Dunque chi è disposto ad accettare tutto questo e a farlo suo come San Francesco declamava ? : “ Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione./ Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati./
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali./Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.”
Chi è disposto in generale ad accettare come abitante di questo pianeta Terra l’invito che viene da Papa Francesco contenuto nella sua enciclica “Laudato sii “ a ribaltare nella propria vita le narrative correnti, della catastrrofe secondo alcuni movimenti ecologisti, sconfiggendo la paura di recessione come indicano le lobby dei combustibili fossili per i quali si va ad una sostituzione con le energie rinnovabili , e a stemperare la cieca fede nello sviluppo tecnologico.
Chi lo è ,chiaramente è’ anche disposto a mettersi al cospetto di Dio secondo la “pratica della presenza di Dio “ (2) per pregare incessantemente . Una preghiera fatta in questo modo che appunto ci libera dall’apparire. Una preghiera che irrora tutte le attività della vita in quanto ha come oggetto la presenza di Dio,
Tutto questo in definitiva è il senso, il valore della pratica dell’umiltà che alimenta il pudore. L’umiltà che uccide la superbia, “Humilitas occidit superbiam” un motto, spesso attribuito a sant’Agostino, tra l’altro celebre per essere inciso sulla spada del David nel dipinto “Davide con la testa di Golia” del Caravaggio (conservato alla Galleria Borghese), simboleggiando il trionfo della virtù sul peccato .
Il pudore che è un varco verso se stessi tra paura, vergogna e colpa per conoscersi meglio ma è soprattutto .un valore , una virtù da elogiare perchè è un sentimento che appartiene solo all’uomo perchè solo all’uomo riesce ad imporporare le guance . Il pudore rivela, ricorda, e forse riconcilia con l’imperfezione dell’esistenza perchè rafforza il desiderio di non liberarsene. In una continua lotta dell’esistenza con tutto quello che si ha dentro, appunto il pudore, quello che afferma l’autenticità del sé..
Sentirsi autentici , essere autentici è dunque il punto di arrivo di una minorità che definisce la nostra natura come imperfezione , che ci induce alla scelta di non apparire , di vivere la vita alla presenza di Dio.
Tutto questo nella Quaresima di questo anno 2026 il cui tema suggerito da Papa Leone XIV è “Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione”. Un invito a mettere il mistero di Dio al centro, riscoprendo la Parola e il “digiuno da parole che feriscono” Immersi nella vita nuova fondata sul rinnovamento battesimale e sulla testimonianza del Risorto. Se in Avvento attendiamo “il Signore che viene”, in Quaresima siamo noi stessi a muoverci verso il Signore e verso i fratelli. Questo movimento, questo cammino che dalla profondità del nostro essere visita tutti i campi della nostra vita, è un vero e proprio momento di attesa: camminiamo insieme, guardando alla Pasqua di Cristo, verso la nostra Pasqua. (3)
Il digiuno da parole che feriscono è l’invito che ci viene dallo stesso Papa Leone XIV “Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.” (4)
Un digiuno diverso da quello che indicava per esempio Sant’Agostino : “«Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Gli angeli si saziano di questo pane, di questo cibo. Gli uomini invece ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso. Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità». Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.
E dunque laicamente anche un invito alla gentilezza ,quella che come dice Gianrico Carofiglio (5):”Non c’entra nulla con le buone maniere, né con l’essere miti, ma disegna un nuovo modello di uomo civile, che accetta il conflitto e lo pratica secondo regole, in una dimensione audace e non distruttiva. Per questo la gentilezza, insieme al coraggio, diventa una dote dell’intelligenza, una virtù necessaria a trasformare il mondo. E contrastare tutte le forme di esercizio opaco del potere diventa un’attività sovversiva, che dovrà definire l’oggetto della nostra azione, della nostra ribellione.” Così che :” “Gentilezza insieme a coraggio significa prendersi la responsabilità delle proprie azioni e del proprio essere nel mondo, accettare la responsabilità di essere umani.”
Essere umani dunque ,diventare umani, restare umani coltivando virtù e ospitando dentro di sé minorità e ricerca di Dio ,per disarnare il linguaggio per saper stare al mondo .
(1)Questo il testo di Luca Lc 6,20-23 :”Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. 21 Beati voi che ora avete fame,perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. 22 Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. 23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti”
(2”La pratica della presenza di Dio di Fra Lorenzo della Resurrezione Meditazione di un religioso, diventato un classico della spiritualità cristiana, nel quale la vita umana viene vissuta davanti alla presenza di Dio, nell’affidamento completo lungo le pratiche quotidiane. Un libro che Papa Leone XIV ha indicato come un libro che ha segnato la sua vita spirituale per molti anni. Editore Libreria Vaticana
(4)https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/lent/documents/20260205-messaggio-quaresima.html
(5)Un inedito, avvincente manuale di istruzioni per l’uso delle parole, del dubbio, del potere.
Un grande romanziere racconta la passione civile, l’amore per le idee, le imprevedibili possibilità della politica. Un breviario denso, lieve e necessario.” Della gentilezza e del coraggio Breviario di politica e altre cose “di Gianrico Carofiglio ed Feltrinelli
