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REFERTO MEDICO D’EPOCA E LETTURA CLINICA IN CHIAVE CONTEMPORANEA SU ANTON LUDOVICO ANTINORI-DOTT.SSA PATRICIA GIOSUE’

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Redazione-Ecclesiastico, letterato, archeologo, storico e scrittore: così può essere definito Anton Ludovico Antinori.Egli nacque a L’Aquila il 26.8.1704, da Giacinto e Flavia Villacci. Fu battezzato con il nome di Antonio Nicola Ludovico Maria Giuseppe. Morì a L’Aquila il 1.3.1778, improvvisamente e ormai quasi totalmente cieco. Primogenito di 5 germani, ha vissuto a L’Aquila, affiancato nello studio da Niccolò Guacci fino a quando fu mandato, appena decenne, a Napoli, città natale della madre, presso l’abitazione di Giulio Nicola Torno, ecclesiastico-letterato e studioso partenopeo. Dopo qualche anno l’intera famiglia, ormai decimata per la perdita di quattro figli, raggiunse il primogenito a Napoli, ma dopo la morte del padre, avvenuta quando Anton Ludovico aveva 13 anni (1717), la vedova decise di rientrare a L’Aquila permettendo al figlio di proseguire gli studi in Campania. Anton Ludovico, senza terminare gli studi a Napoli, rientrò a L’Aquila dove scoprì un fervido clima letterario; fu ammirato e stimato dai colleghi per la sua “cultura ampia e affinata”.

Nel 1739, all’età di 35, anni entrò a far parte della Congregazione dell’Oratoio di San Filippo Neri de L’Aquila e ordinato sacerdote si occupò della biblioteca e dell’archivio della confraternita, per poi essere nominato canonico della Collegiata di San Silvestro a causa di gravi problemi di salute.

All’età di 41 anni viene consacrato Arcivescovo (1745) della Diocesi di Lanciano, dove rimase per 9 anni. All’età di 50 anni venne inviato nella Diocesi di Acerenza e Matera, una “sede pervasa da disturbi spesso degeneranti in aperto odio tra fazioni” come scrive Raffaele Aurini in Dizionario Bibliografico della Gente d’Abruzzo (Andromeda ed., 2002, Colledara).

All’età di 53 presentò la supplica a Papa Benedetto XIV, chiedendo le dimissioni da Arcivescovo di Acerenza e Matera (1758), affermando: “… per quelle due Chiese è in me un vero difetto di scienza competente … è indispensabile la pratica legale e la pronta cognizione de’ canoni in quelle Diocesi, e nel sistema che in Lanciano non era. Questo difetto è stato notato e mi ha renduto, presso de i più, non rispettabile…

Dal Consulto Medico, ms. del 1744, documento a noi pervenuto e scritto da Venanzio Lupacchini, di Lucoli, medico personale di Anton Ludovico Antinori, oltre che professore di Greco e Rettore del Real Collegio Aquilano, otteniamo informazioni utili per stilare a posteriori alcune riflessioni su un referto medico d’epoca (Sul rapporto Anton Ludovico Antinori – Venanzio Lupacchini, a cura di Francesco Di Gregorio; pag. 312, in Atti del Convegno di Studi Antinoriani per il secondo centenario della morte di Anton Ludovico Antinori: Auditorium del Castello dell’Aquila, 20-22 ottobre 1978).

Il medico Lupacchini stilò, infatti, un’accurata descrizione di Anton Ludovico all’età di 40 anni, che può ragionevolmente essere tradotta, anche in una lettura contemporanea, in un elaborato convincente, obiettivo, documentato e trasferibile come richiede la scienza forense. S’intende proporre un’ipotesi di lavoro per una lettura clinica in chiave contemporanea sulle patologie accertate all’epoca per rileggere con rigorismo scientifico il referto del medico Lupacchini e altri documenti sullo stato di salute e le condizioni generali dell’arcivescovo riportare in corsivo virgolettato nel testo.

Sull’ecclesiastico, che ha fama di erudito e con il quale Lupacchini condivide un’amicizia “radicatasi su comuni impegni di lavoro, attività letteraria, ricerca archeologica” viene scritto quanto segue in merito all’ Esame Fisico: Anton Ludovico è “mediocre di statura, mingherlino, gracile di salute”, tali affermazioni appaiono suggestive per definire una caratteristica antropometrica di tipo stenico[1]; tale definizione, proposta dallo psichiatra tedesco, Kretschmer (Wüstenrot, Heilbronn, 1888-Tubinga 1964), che si fregiava di riconoscere nell’aspetto fisico anche aspetti della personalità ha attualmente un interesse prevalentemente storico, non essendo state confermate le corrispondenze tra caratteristiche somatiche e della personalità. Occorre, tuttavia, riflettere su tale morfotipo riportato in un referto d’epoca alla luce dell’inquadramento nosografico attuale e ricordare che secondo il clinico italiano Nicola Pende[2] (Noicattaro, Bari, 1880-Roma 1970), in base all’attività endocrina, potevano essere distinti due biotipi fondamentali: il brevilineo ipotiroideo e il longilineo ipertiroideo, fra i quali si colloca un’ampia varietà di tipi intermedi o la classificazione degli individui in tipi costituzionali fondamentali (normotipo, longotipo, brachitipo). Date le caratteristiche descritte e volendo collocare un individuo in un tipo costituzionale appare verosimile, in una lettura contemporanea, che Anton Ludovico potesse aver sofferto sin dalla prima età adulta di un’affezione endocrinologia ovvero di una forma di distiroidismo.

Per la descrizione fisica di Anton Ludovico si legge: “La testa è ovale; la faccia alquanto scarna, gli occhi vivaci e lampeggianti”- e prosegue il Lupacchini – “indicativi di un intuito vivido” apparendo certamente indicativi di spiccata intelligenza ma non escludendo la possibilità di un diretto effetto clinico di un esoftalmo da iper funzionalità tiroidea.

Durante il soggiorno napoletano tra sole e gli effetti benefici del mare, è possibile che i sintomi siano stati meno incisivi sulla vita dell’ecclesiastico; ma appare plausibile che in un contesto territoriale montano dove peraltro le affezioni tiroidee sono a tutt’oggi considerate endemiche Anton Ludovico cominciasse a presentare sintomi tali da richiedere, dopo più di 10 anni di patologia non trattata, supplica al Papa per “le infermità corporali” e chiedendo “al tempo stesso non attribuire a malinconia e scrupolosità” la richiesta formulata per le dimissioni da arcivescovo inoltrata in data 4 gennaio 1758.

Alla lettera di supplica Anton Ludovico fece seguire una dichiarazione di due medici Domenico Lorenzo Cappa e Filippo Canestrelli. I dottori affermarono con real fede e sotto giuramento che Anton Ludovico “cominciò a soffrire di affezione ipocondriaca con debolezza di testa e affanni di respiro fin da quando fu fatto arcivescovo di Lanciano” – proseguono – “con applicazioni maggiori et in clima più caloroso, invece di risanare, i suddetti travagli sono cresciuti con maggiore gravezza di testa e colla sopraggiunta di uno sgorgo imoderato di sangue dalle vene emorroidali” – aggiungendo che potrebbero “portare a conseguenze peggiori e passare a idropsia o etisia”.

Giova ricordare che l’ipocondria non è il timore, vago e indefinito di soffrire di una patologia altrettanto ambigua, ma la convinzione, la certezza di avere una malattia precisa. A sfiancare il paziente non è solo la continua ricerca di conferme, ma anche la sensazione di essere l’unica persona ad avere compreso la situazione di malattia nella sua chiarezza e globalità. L’ipocondria spinge ad estendere la fragilità alla sfera emotiva, all’apprensione continua ed esasperata anche verso la propria salute mentale, ritenuta bisognosa di interventi terapeutici continui.

Alla luce di ciò è possibile fare un’inferenza sul piano degli aspetti e delle caratteristiche temperamentali dell’arcivescovo. Il medico Lupacchini affermò che “Dal volto appare un’aria dolce e piacevole dal contegno non ostentato, che ispira amore e venerazione. L’eloquio è soave, facile, rapido sempre con arguzie sottili e garbate proprie degli antichi scrittori attici” (n.d.a., vedi Lisia, oratore, n. dopo il 440 a.C. – m. poco dopo il 380 a.C.), ovvero elegante e sobrio. Tali affermazioni del Lupacchini appaiono suggestive per un temperamento mite caratterizzato presumibilmente da una tendenza alla “velocità di pensiero” tipica dell’iperfunzionalità della tiroide ed oggi meglio descritta come tachipsicismo. Continuando nella lettura il Lupacchini riporta che Anton Ludovico presentava “Memoria prodigiosa” e “Sonno regolare di 6-7 ore, con risveglio per tempissimo”. Quest’ultima indicazione sul ritmo sonno-veglia potrebbe essere legata agli impegni ecclesiastici ma non appare disgiunta da una possibile “insonnia terminale” ovvero quando il risveglio mattutino è precoce. I meccanismi del sonno sono sensibili all’influenza di fattori psicologici (tensioni emotive, preoccupazioni familiari, problemi economici, che causano ansia e stress); talvolta invece la causa dell’insonnia è da imputare alla presenza di fattori ambientali. Disturbi epatici, respiratori, gastroenterici, cardiaci ma anche depressione, disturbi neurologici e psichiatrici di vario tipo possono essere le cause primarie dei disturbi del sonno. Chi soffre d’insonnia finale, spesso è una persona ansiosa o ha una vita quotidiana molto stressante o la cui giornata viene percepita come carica di impegni o di compiti poco graditi. L’insonnia che si sviluppa in questo caso è l’espressione del desiderio di riprendere a controllare la realtà e le situazioni. A subire questo tipo d’insonnia sono anche coloro che riducono al minimo lo spazio di piacere nella propria vita (volontariamente o involontariamente). L’insonnia terminale è quella che, più di altre, viene collegata a sindromi depressive, si tratta spesso di un disturbo che viene accusato da chi vede venir meno quello che è chiamato zeitgeber (dal tedesco zeit “tempo” e geber “che dà”) ovvero lo stimolo esterno a rispettare orari precisi.

Una caratteristica dei disturbi della tiroide che li rende difficili da individuare è che gli ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea aiutano a regolare molte funzioni diverse nel corpo. I sintomi possono quindi essere diversi e non sono specifici o unici. Cambiamento di peso, irritabilità, ansia, tachicardia, insonnia e eccessiva stanchezza sono tutti sintomi patiti da Anton Ludovico e che possono aver indotto a pensare che fossero disturbi aggravati da stili di vita frenetici, o ancor meglio da “poca salubrità dell’aria di Acerenza e Matera e dalla cattiva qualità e pervicacia del popolo che nulla profitta del di lui pastoral ministero” non potendo all’epoca spiegare il nesso diretto con un disturbo della tiroide.

Nella supplica l’arcivescovo descrive tra le infermità corporali di cui è afflitto anche “attacchi di petto”. Da molti anni, ormai, è stata riconosciuta una relazione tra ormoni tiroidei, cuore e sistema vascolare periferico. Nel 1786, Parry, fu il primo a descrivere le caratteristiche cliniche del paziente con tireotossicosi che comprendeva palpitazioni, irregolarità del polso e dispnea. Come può accadere in caso di ipertiroidismo è noto oggi che un’eccessiva assunzione di tirosina è stata messa in relazione con lesioni oculari, ritardi della crescita e cali di appetito. L’ecclesiastico già conduceva, secondo il Lupacchini, uno “Stile di vita austero, da uomo di studi, appunto, che gli avrebbe indebolito la salute” già compromessa da “Patologie oftalmia. Paralisi alle braccia, cefalalgia”.

Nei pazienti ipertiroidei[3], la frequenza cardiaca è sempre superiore ad ottanta battiti al minuto. Nei più giovani troviamo tachicardia, cardiopalmo e dispnea da sforzo, nei più anziani scompenso cardiaco congestizio ad alta portata, aritmie sopraventricolari e angina pectoris. Il circolo coronarico a riposo è molto dilatato per aumentare il flusso di sangue nel muscolo cardiaco; quando sopraggiunge lo sforzo, il circolo coronarico stesso non è più in grado di adattarsi, avendo già riprodotto il meccanismo di compenso (vasodilatazione) a riposo. Gli ipertiroidei, possono sviluppare insufficienza cardiaca per la prolungata tachicardia e per l’elevata gittata sistolica (aumento del volume circolante). Molte manifestazioni cliniche dell’ipertiroidismo come i tremori, la tachicardia, la retrazione della palpebra e l’ansia mimano uno stato iperadrenergico.

Si può legittimamente presupporre che Anton Ludovico Antinori, all’età 53 anni (come peraltro gli accadeva in misura attenuata già intorno ai 40 anni!), quando chiese supplica al papa e come comprovato dai referti medici d’epoca, avesse conservato le abitudini alimentari e la regolarità degli impegni di studio ai quali si dedicava sin dalla prima età adulta.

Nel campo della prevenzione è ormai dimostrato che gli stili di vita salutari restano il miglior determinante di salute. Lo stile di vita di Anton Ludovico partiva dalla tavola: “il domestico triclino che consisteva nel consumare a pranzo una zuppa, poca carne arrosto, un frutto e 1 bicchiere di vino e nei giorni di magro un piatto di legumi con olio, 1 o 2 tinche del Fucino”; inoltre, per cena assumeva “insalata, panbollito, 2 uova o 1 tinca in alternativa, un frutto e mezzo bicchiere di vino”; vero esempio di dieta mediterranea equilibrata, con un adeguato apporto proteico, ridotto contenuto di grassi e senza eccessi[4].

Rilevati i punti salienti finalisticamente più importanti e sopra sottolineati, tenendo conto delle notizie da fonti storiche consultate, dei referti e della lettera di supplica inviata al Papa da parte dell’arcivescovo, è possibile ragionevolmente concludere che Antinori soffrisse di ipertiroidismo aggravatosi in una forma di tireotossicosi che lo rese cieco poco prima di morire (per via delle lesioni oculari legate all’esoftalmo). Secondo i criteri diagnostici attuali, ed a rinforzo di quanto espresso, ritengo che la condizione psichiatrica presentata di “disturbi d’ansia, con palpitazioni e attacchi di cuore” appaia meglio ascrivibile alla comorbidità con malfunzionamento tiroideo che avrebbe indebolito nel tempo l’ecclesiastico,

il quale saggiamente chiese supplica al Papa.

  1. dal greco sthénós [stretto, scarso]. In antropologia, secondo taluni esponenti costituzionalisti, di individui a struttura scheletrica delicata nella quale prevalgono i diametri verticali rispetto ai trasversali. A questa costituzione scheletrica sono associati altri caratteri: scarso sviluppo del sistema muscolare, torace stretto e piatto, cranio piccolo con faccia allungata a contorno ovale, scarso sviluppo del mascellare inferiore. Al tipo stenico corrispondono il tipo astenico di E. Kretschmer, il tipo ptisicus di Ippocrate, il respiratorio-cerebrale di Rostan-Sigaud, il longilineo-tonico-stenico di N. Pende e il longitipo microsplancnico di G. Viola.
  2. Nicola Pende (Noicattaro, Bari, 1880-Roma 1970; egli sostenne l’esistenza di relazioni intercorrenti tra i caratteri morfologici, funzionali e psichici soprattutto sulla base dell’attività endocrina, che considerò un importante fattore per la determinazione dei tipi costituzionali) fu uno degli estensori del cosiddetto Manifesto degli scienziati razzisti (luglio 1938), che costituì la base dottrinale per la successiva formulazione della legislazione antiebraica in Italia.
  3. Principali cause di ipertiroidismo: morbo di Basedow–Graves, gozzo iperfunzionante, adenoma tossico, inappropriata secrezione di TSH , tiroiditi, secrezione tumorale di fattori TSH simili.
  4. La tirosina è un aminoacido essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei e pur trovandosi in genere nel pesce va segnalato che le tinche ne sono prive.

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