“OLTRE LO SCHERMO: EDUCARE LA GENERAZIONE Z ” – DOTT.SSA ROBERTA FAMELI
Redazione- Zaino in spalla, cuffie nelle orecchie, occhi sugli schermi che scandiscono la loro routine. Sono la Generazione Z, i nati tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila. Cresciuti in piena rivoluzione digitale, vivono immersi in un flusso continuo di stimoli che modella linguaggi, relazioni e tempi di attenzione. Non sono fragili, ma esposti. Esposti alla velocità, all’iperconnessione, al confronto costante con gli altri. Ogni giorno cercano equilibrio tra realtà e mondo digitale, tra ciò che provano e ciò che devono mostrare. Per noi insegnanti, questa è una delle sfide educative più attuali: accompagnarli nella costruzione di sé, aiutarli a orientarsi, a coltivare un pensiero critico capace di dare senso alle esperienze. La scuola non può più limitarsi a trasmettere conoscenze. Deve diventare un ambiente che forma persone consapevoli, capaci di gestire emozioni, conflitti e relazioni. Educare oggi significa costruire contesti di fiducia, dove si impara anche attraverso l’errore e la riflessione. Serve un approccio che unisca sapere e saper essere, che affianchi all’apprendimento cognitivo la crescita emotiva e relazionale. Capita spesso che uno studente arrivi distratto da una chat o turbato da un commento online. Non è solo “mancanza di concentrazione”: è il segnale di un mondo che non conosce pause. Il compito dell’educatore è leggere questi comportamenti e trasformarli in occasioni formative, aiutando gli alunni a riconoscere emozioni e bisogni, a gestire l’impulsività, a comunicare con rispetto. È un lavoro quotidiano, che richiede pazienza, ascolto e la capacità di vedere oltre l’immediatezza del comportamento. Questo percorso passa per la vita di classe, dove l’esperienza concreta rafforza ciò che si insegna. Ogni giorno, tra i banchi, si costruiscono competenze relazionali fondamentali. Uno studente che aiuta un compagno, una classe che supera un conflitto, un insegnante che intercetta un disagio prima che diventi problema: sono esempi di una scuola che educa non solo al sapere, ma anche al vivere insieme. La scuola, in questo senso, diventa palestra di cittadinanza, luogo in cui si apprendono rispetto, collaborazione e responsabilità.
In questo contesto, la pedagogia della relazione resta il punto di riferimento.
Promuovere educazione alla cittadinanza emotiva e digitale significa insegnare a comunicare con rispetto, a usare la tecnologia come strumento e non come rifugio, a sviluppare la capacità di discernere e di cooperare.
Sono competenze che non si apprendono dai manuali, ma attraverso la quotidianità condivisa, la fiducia e il dialogo educativo. Dietro la ricerca costante di connessione si nasconde un bisogno di riconoscimento. Gli studenti desiderano essere ascoltati e compresi, non giudicati.
Hanno bisogno di adulti credibili, coerenti, capaci di esserci davvero.
Non servono grandi discorsi, ma presenza autentica: un insegnante che osserva, accoglie e incoraggia può cambiare la percezione che un giovane ha di sé.È in questi gesti minimi che la scuola ritrova la sua forza trasformativa. Educare oltre lo schermo significa fornire strumenti per una presenza attiva e consapevole nella realtà. Vuol dire aiutare i giovani a comprendere il valore del limite, della responsabilità e della relazione. Significa formare cittadini capaci di abitare la complessità, di esercitare la libertà in modo consapevole, di costruire comunità anche in un tempo frammentato. La scuola deve valorizzare queste competenze, integrandole con i saperi disciplinari e riconoscendole come parte integrante del curricolo di vita. È da questi incontri quotidiani, semplici ma essenziali, che nasce il senso profondo dell’agire pedagogico. La Generazione Z non è un enigma, ma un’occasione per ripensare la funzione educativa della scuola e degli adulti. Le loro insicurezze riflettono un’epoca rapida, incerta, esigente. Restituire fiducia e significato alla scuola significa farne una comunità che sostiene, accompagna e orienta, dove l’educazione non è un compito isolato ma una responsabilità condivisa. Ogni apprendimento autentico nasce da una relazione educativa efficace. È questa la vera priorità: una scuola capace di connettere competenze e umanità, conoscenza e ascolto. La sfida, oggi, è tradurre queste riflessioni in pratiche quotidiane, in progetti che mettano al centro le persone. Perché solo una scuola che educa con intenzionalità pedagogica può formare cittadini consapevoli, capaci di vivere e comprendere il proprio tempo.
