#LIBRINUOVI DAL GIALLO AL ROMANZO D’AMORE (SPEZZATO) PASSANDO PER I CLASSICI E UN CURIOSO ESPEDIENTE LETTERARIO. È “IL DIO SPEZZATO” DI ROBERTO PIUMINI E MILVA MARIA CAPPELLINI
Nelle librerie dal 12 luglio per Edizioni di Storia e Letteratura
Redazione- Metti una seria casa editrice nota e apprezzata per la sua saggistica come Edizioni di Storia e Letteratura. Metti il suo desiderio di confrontarsi anche con altri generi, tra cui il romanzo. Metti due autori di indubbia, grande, cultura cui non fa difetto una apprezzabile dose di ironia e umorismo. Ne nasce, per la collana ‘Il tempo ritrovato’, il libro presentato a Roma il 10 luglio scorso, “Il dio spezzato”, di Roberto Piumini e Milva Maria Cappellini. Di cui all’uno il tracciare la rotta di un romanzo giallo che è anche una storia d’amore, e all’altra l’odiosa (pare all’inizio, ma sarà poi così?) parte della intellettuale, frustrata, correttrice di bozze pronta a vagliare ogni parola e ogni verbo di ognuno dei paragrafi dei capitoli del libro.
Che sono tre, i capitoli, completati da un Epilogo straniante epperò rivelatore. A ciascuno di quei paragrafi la correttrice di bozze fa le pulci, all’inizio con una scrittura da cui traspare amarezza, per la fine anche del suo idillio d’amore così come è stato per il protagonista, ma certo sempre arguta e se da principio potremmo dirci che non abbiamo bisogno della sua esegesi, andando avanti nella lettura apprezziamo le sue spiegazioni, facciamo nostri i suoi dubbi, ci troviamo a cercare insieme a lei le risposte.
Libro composito così come è stata ed è la vita artistica di uno dei co-autori, Piumini – insegnante, attore, burattinaio, autore televisivo, traduttore, scrittore di libri per ragazzi e bambini, poeta, da qualcuno descritto come “l’affabulatore in versi”… –, non basta il dialogo tra scrittore e sedicente correttrice, alter ego della Cappellini, cultrice di autori di 800 e 900, esperta conoscitrice di D’Annunzio. Intervallano la storia infatti inserti di prosa poetica in metrica greca che parlano di NAXOS, teatro delle vicende, di dei e di uomini, di mare, di vele bianche e di vele nere, di inganni e fraintendimenti, di amore, sensualità, abbandoni e morte. Anche questo cambio di registro sorprende il lettore, lo riporta al mondo antico, ai suoi miti e alle sue storie, rallenta come fa la poesia il ritmo del pensiero e lo costringe a riflettere o viceversa ad abbandonarsi alla Bellezza. Entrambe cose plus della lettura su carta, i caratteri a risaltare e saltabeccare sul bianco delle pagine ai nostri occhi, ami, a catturare le nostre menti.
La trama
In una primavera del 1923 il giovane ispettore della polizia greca Nikos Karateodori assiste dal porto del Pireo alla partenza della nave che gli sta potando via una storia d’amore. Come se non bastasse, viene sollevato dalle indagini che sta compiendo su una Atene corrotta e inviato sull’isola di Naxos per indagare sulla mutilazione di una scultura. Un caso poliziesco di second’ordine, ma del tutto particolare, essendo stato asportato nottetempo il fallo di un’antica statua, privandola dell’espressione più evidente della sua prorompente sessualità e lasciando nello sconforto gli abitanti dell’isola. Soprattutto le donne, istruite a tributarle un culto antichissimo. Fingendosi, per l’occasione, un innocuo professore di archeologia, Nikos Karateodori conduce indagini discrete, ma professionali, che lo porteranno a compiere scelte eticamente difficili. Un vertiginoso racconto d’amore interrotto e intervallato dalle riflessioni della correttrice di bozze del romanzo.
Come comincia
Il marinaio sfilò l’anello della gomena dalla grossa bitta, lustrata da un secolo di sfregamenti, e il fianco chiaro del bastimento si staccò dal molo.
In alto, i gabbiani si fecero più inquieti e allargarono i loro voli, allontanandosi da quel traffico di metalli pungenti, fumo arrembante e rumore.
Sotto la tettoria del posto di guardia, a una trentina di passi dal gruppo che assisteva alla partenza della Patris, Nikos tolse le mani dalle tasche e le tenne aperte e basse, a palme in su, come il breviario di un monaco presbite. Osservò accigliato il tremito delle dita e ne seguì la sensazione lungo le braccia, nel petto, fino alla gola.
Era come se anche il suo sangue stesse tremando.
Rimise le mani in tasca. Il bastimento mandò due volte il suo roco, iroso, saluto, mentre le piccole onde forsennate dell’elica aggredivano i pali inverditi dal muschio algoso.
Nikos alzò gli occhi verso i viaggiatori affacciati al parapetto superiore della nave. Gli uomini erano scuri, le donne un poco più chiare: nonostante il gesticolare dei saluti, tutti davano l’impressione di immobilità, d’imprigionamento. Tutti erano ormai prigionieri del viaggio, pensò Nikos, abbassando per un attimo la fronte. Poi la risollevò.
……..
Perché leggerlo
Perché è scritto bene. Perché la sua formula è insolita. Perché pur non essendo forse un libro da leggersi “sotto l’ombrellone” il mare – le sue isole, i suoi abitanti, la sua fauna, i suoi venti – lo attraversa, ora benefico ora malevolo, a seconda degli effetti che produce sugli uomini. Perché comunque vogliamo sapere se alla fine il kouros di Naxos ha ritrovato la sua ardente virilità e i protagonisti l’Amore.
Per conoscere meglio gli Autori:
https://www.storiaeletteratura.it/autori/cappellini-milva-maria/45365
