“LAUDATE DEUM “UNA RIFLESSIONE SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO – DI VALTER MARCONE
Redazione- La Comunità Laudato Si di L’Aquila-Trasacco, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Fides et Ratio di L’Aquila, a circa 50 giorni dalla pubblicazione, avvenuta nel giorno di Francesco di Assisi il 4 ottobre 2023 , dell’Esortazione Apostolica LAUDATE DEUM, donata da Papa Francesco per riflettere, anche alla luce della Fede, sulla Crisi Climatica, ha proposto due incontri di approfondimento del messaggio esortativo del Santo Padre. Sono stati tenuti dal Teologo Fra Piero Sirianni e hanno avuto luogo a L’Aquila, nella Sala del Convento dei Padri Cappuccini di Santa Chiara, mercoledì 22 novembre e del successivo mercoledì 29 novembre,
Prendo lo spunto da quell’evento importante per riflettere berevemente su ll’esortazione apostolica Laudate deum che aggiorna, ormai a distanza di tredici anni (24 maggio 2015) dalla sua pubblicazione l’enciclica Laudato sì. Quell’enciclica con un inizio a dir poco fulmineo “«Laudato si’, mi’ Signore»
Era il canto dello stesso Francesco d’Assisi di cui il prossimo anni ricorre l’ottavo centenario della morte. In quel cantico il “poverello “ di Assisis si rivolgeva alla natura con accenti a dir poco commoventi , ovvero pieni di una emozione per la condivisione della vita sulla Terra. E’ quello che Papa Francesco nella sua “Laudato si” esprime ricordando la tenerezza di Gesù Cristo per tutte le creature «Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro» (Mt 6,28-29). «Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio» (Lc 12,6). Come non ammirare questa tenerezza di Gesù per tutti coloro che ci accompagnano nel nostro cammino?
San Francesco allo stesso modo lodava quelle stesse creature fino allo stremo, fino alla fine, ovvero alla morte con la quale condividiamo il nostro destino umano :” «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».
Ora l’esortazione riprende quei temi , riprende appunto quell’esortazione alla difesa della casa comune che è minacciata dal cambiamento climatico che potrebbe portare conseguenze determinanti per la modificazione degli habitat e quindi per il destino delle popolazioni costrette a grandi migrazioni.
Anche se è vero la storia dei popoli sulla terra è una storia di migrazioni fin dall’uscita dell’Homo Sapiens dall’Africa fino ai movimenti migratori contemporanei. Motivate da vari fattori, come la ricerca di cibo, l’esplorazione di nuove terre, la necessità di difendersi da guerre o persecuzioni, o la ricerca di migliori condizioni di vita .
Papa Francesco dunque esprime le sue preoccupazioni proprio in merito a questo cambiamento in atto messo all’attenzione dei governanti con le conferenze sul clima che fino ad oggi non sono riuscite a produrre provvedimenti efficaci in quanto le varie risoluzioni risentono della mancata unanimità sui provvedimenti da prendere
La esprime così : “. Sono passati ormai otto anni dalla pubblicazione della Lettera enciclica Laudato sì , quando ho voluto condividere con tutti voi, sorelle e fratelli del nostro pianeta sofferente, le mie accorate preoccupazioni per la cura della nostra casa comune. Ma, con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura. “
A cominciare dal controllo fino alla eliminazione delle fonti fossili di energia tra cui carbone e petrolio , agenti dai quali dipende l’aggravarsi della situazione in tema di cambiamento del clima. La storia delle conferenze sul clima viene fatta nel quarto capitolo della Laudate deum .(1)
Infatti il quarto capitolo dell’esortazione ricorda il ruolo importante giocato dalla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992 e dalla Cop21 di Parigi nel 2015 .Da questi due consessi sono scaturite affermazioni e accordi che ponevano un obiettivo importante : «mantenere l’aumento delle temperature medie globali al di sotto di due gradi rispetto ai livelli preindustriali puntando comunque a scendere sotto gli 1,5gradi». Un obiettivo che sembra inattuabile per il momento stando alle affermazioni scaturite negli incontri di Sharm el-Sheikh nel 2022. Il testo dell’esortazione a questo punto guardava con speranza con speranza alla Cop 28 di Dubai.
Ma anche quella conferenza tenutasi a Dubai dal 5 al 13 dicembre 2023 a cui il Papa dedica il quinto capitolo della lettera einciclica, che aveva il compito di valutare gli accordi di Parigi e di cui il Papa non poteva saperne le conclusioni si è conclusa con il solito accordo approvato nella seduta plenaria, con l’obiettivo di mantenere l’impegno di limitare l’incremento della temperatura globale entro 1,5 °C. Ben poca cosa anche se si è parlato di uno sforzo per aiutare i Paesi meno ricchi per rendere sostenibile le loro economie .Ma soprattutto una conferenza con un niente di fatto perchè
nell sue conclusioni ha affermato che tutti gli sforzi da oggi in poi saranno finalizzati alla costituzione delle fonti fossili di energia entro il 2050. Un tempo forse vicino a noi ma una eternità nei confronti del problema climatico .
Ma andando a ritroso nella lettura della Laudate Deum leggiamo come Papa Francesco evidenzi un fatto importantissimo di conoscenza e di informazione : “Negli ultimi anni non sono mancate le persone che hanno cercato di minimizzare questa osservazione. Citano dati presumibilmente scientifici, come il fatto che il pianeta ha sempre avuto e avrà sempre periodi di raffreddamento e riscaldamento. Trascurano di menzionare un altro dato rilevante: quello a cui stiamo assistendo ora è un’insolita accelerazione del riscaldamento, con una velocità tale che basta una sola generazione – non secoli o millenni – per accorgersene. L’innalzamento del livello del mare e lo scioglimento dei ghiacciai possono essere facilmente percepiti da una persona nell’arco della sua vita, e probabilmente tra pochi anni molte popolazioni dovranno spostare le loro case a causa di questi eventi. “ Una osservazione che continua così : “ Nel tentativo di semplificare la realtà, non mancano coloro che incolpano i poveri di avere troppi figli e cercano di risolvere il problema mutilando le donne dei Paesi meno sviluppati. Come al solito, sembrerebbe che la colpa sia dei poveri. Ma la realtà è che una bassa percentuale più ricca della popolazione mondiale inquina di più rispetto al 50% di quella più povera e che le emissioni pro capite dei Paesi più ricchi sono di molto superiori a quelle dei più poveri. Come dimenticare che l’Africa, che ospita più della metà delle persone più povere del mondo, è responsabile solo di una minima parte delle emissioni storiche? “
E che si conclude con una domanda fondamentale sugli squilibri esistenti che non riguardano solo il tema africano ma mettono sul tappeto anche altri numerosi problemi che concorrono allo squilibrio e quindi incidono sul qadro generale appunto del cambiamento climatico :
Squilibri che in breve possiamo ricordare secondo le cause principali che si rifanno alla storia coloniale,alla globalizzazione,alle guerre,al cambiamento climatico e alla cattiva gestione delle risorse naturali. Con le conseguenze che si traducono in povertà, carenza di accesso all’istruzione e alla sanità, conflitti sociali e ambientali, e un generale peggioramento della qualità della vita per milioni di persone.
Cambiamenti climatici significano fenomeni estremi in cui si alternano periodi di caldo e siccità con periodi di piogge che mettono a dura prova , per esempio nel nostro paese , la condizione idrogeologica dei terreni , con esondazione e frane che arrecano danni economici consistenti , Si vedano gli eventi dell’Emilia e Romagna.
Quindi Papa Francesco ricorda le cause umane : “L’origine umana – “antropica” – del cambiamento climatico non può più essere messa in dubbio. Vediamo perché. La concentrazione dei gas serra nell’atmosfera, che causano il riscaldamento globale, è rimasta stabile fino al XIX secolo, al di sotto delle 300 parti per milione in volume. Ma a metà di quel secolo, in coincidenza con lo sviluppo industriale, le emissioni hanno iniziato ad aumentare. Negli ultimi cinquant’anni l’aumento ha subito una forte accelerazione, come certificato dall’osservatorio di Mauna Loa, che dal 1958 effettua misurazioni giornaliere dell’anidride carbonica. Mentre scrivevo la Laudato si ’ ha raggiunto il massimo storico – 400 parti per milione – arrivando nel giugno 2023 a 423 parti per milione. Oltre il 42% delle emissioni nette totali dal 1850 è avvenuto dopo il 1990.
Una situazione preoccupante tenuto conto che alcune manifestazioni di questa crisi climatica, come l’aumento della temperatura globale degli oceani, l’acidificazione e la riduzione dell’ossigeno, la riduzione dei giacchi sono irreversibili per centinaia di anni.
Da questo scaturisce una riflessione sull’ uso del potere che è importante all’interno di una visione globale di questo fenomeno che non è solo questione del nostro presente ma si estende ad un passato più o meno vicino a noi e si proietta in un futuro. Propio in questa dimensione storica , la riflessione sul potere assume un valore importante perchè riallaciandosi alla questione antropologica, ossia del peso degli atti umani sulla vita degli amabienti coinvolge il “potere” quello che siamo abituati a leggere sui libri di storia espressione di monarchie, imperi, diddatori, autocrati ,insomma di quelli che possiamo definire “ potenti” dela Terra. Infatti scrive Papa Francesco : “ Ripensare il nostro uso del potere.. Non ogni aumento di potere è un progresso per l’umanità. Basti pensare alle tecnologie “mirabili” che furono utilizzate per decimare popolazioni, lanciare bombe atomiche, annientare gruppi etnici. Vi sono stati momenti della storia in cui l’ammirazione per il progresso non ci ha permesso di vedere l’orrore dei suoi effetti. Ma questo rischio è sempre presente, perché «l’immensa crescita tecnologica non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza […]. È nudo ed esposto di fronte al suo stesso potere che continua a crescere, senza avere gli strumenti per controllarlo. Può disporre di meccanismi superficiali, ma possiamo affermare che gli mancano un’etica adeguatamente solida, una cultura e una spiritualità che realmente gli diano un limite e lo contengano entro un lucido dominio di sé». Non è strano che un potere così grande in simili mani sia capace di distruggere la vita, mentre la matrice di pensiero del paradigma tecnocratico ci acceca e non ci permette di vedere questo gravissimo problema dell’umanità di oggi.
25. Contrariamente a questo paradigma tecnocratico diciamo che il mondo che ci circonda non è un oggetto di sfruttamento, di uso sfrenato, di ambizione illimitata. Non possiamo nemmeno dire che la natura sia una mera “cornice” in cui sviluppare la nostra vita e i nostri progetti, perché «siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati», così che «il mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro».
Tutto il terzo capitolo di conseguenza è perentorio proprio in riferimento a quelle conferenze sul clima di cui accennavo. Occorre, in particolare «una sorta di maggiore democratizzazione nella sfera globale per esprimere e includere le diverse situazioni». Così «non sarà più utile sostenere istituzioni che preservino i diritti dei più forti senza occuparsi dei diritti di tutti». Infatti afferma ancora : “ Non giova confondere il multilateralismo con un’autorità mondiale concentrata in una sola persona o in un’ élite con eccessivo potere: «Quando si parla della possibilità di qualche forma di autorità mondiale regolata dal diritto, non necessariamente si deve pensare a un’autorità personale». Parliamo soprattutto di «organizzazioni mondiali più efficaci, dotate di autorità per assicurare il bene comune mondiale, lo sradicamento della fame e della miseria e la difesa certa dei diritti umani fondamentali».Il punto è che devono essere dotate di una reale autorità per “assicurare” la realizzazione di alcuni obiettivi irrinunciabili. Così si darebbe vita a un multilateralismo che non dipende dalle mutevoli circostanze politiche o dagli interessi di pochi e che abbia un’efficacia stabile.”
“La fede autentica non solo dà forza al cuore umano ma trasforma la vita intera, trasfigura gli obiettivi personali, illumina il rapporto con gli altri». E’ questo il tema dell’ultimo capitolo dell’esortazione , e non poteva mancare proprio una esortazione sll’impegno per il cristiano a cui viene affidato il compito di contribuire a realizzare una cultura nuova basata per esempio sul ridurre gli sprechi e consumare in modo oculato, così da inquinare meno. Un cambiamento «diffuso dello stile di vita irresponsabile legato al modello occidentale avrebbe infatti un impatto significativo a lungo termine». Si tratta di non cedere alle lusinghe di una tecnocrazia che domina tutto e di non considerare l’uomo come un dominus assoluto. Lodate Dio è il nome di queste lettera, conclude il Pontefice, «perché un essere umano che pretende di sostituirsi a Dio diventa il peggior pericolo per sé stesso».
(1)Per la storia delle Conferenze Onu tutto ha inizio nel 1968, quando è la Svezia a richiedere una conferenza internazionale sui problemi dell’ambiente umano sollecitando l’interesse per questo aspetto della vita sulla Terra che già l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, U Thant, riteneva importante al fine di scongiurare i pericoli per il pianeta. Nell’ambito della prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano, la Conferenza di Stoccolma, viene istituito il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP, United Nation Environmental Programme).La conferenza di Rio del 1992 , comunemente nota come ‘Summit della Terra’, porta alla sottoscrizione della Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo. Questa Dichiarazione si fonda, rivedendola, sulla Dichiarazione di Stoccolma di vent’anni prima, rielaborando il concetto di sviluppo sostenibile ed elaborando 27 principi per rispettarlo. Ma soprattutto in quella conferenza nasce la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change), che pone le fondamenta per organizzare ancora tutt’oggi gli sforzi politici internazionali per arginare il cambiamento climatico.
