“IL BOSCO : L’INCOSCIO ,LE PAURE , I SEGRETI E L’IGNOTO ” (TERZA PARTE ) – DI VALTER MARCONE
Redazione- La vicenda della famiglia che vive nel bosco nel comune di Palmoli , al di là delle specifiche considerazioni giuridiche sul provvedimento di allontanamento dei figli da parte del Tribunale per i minori di L’Aquila , che sono state accennate nella seconda parte di questa riflessione è interessante anche sotto altri profili .
L’idea di questo esame che non è assolutamente esaustivo né tale da dover essere condiviso per forza dal lettore che come si può vedere dal dibattito e confronto sui social e sui mezzi di comunicazione di massa risulta fortemente divisivo a dir poco, sconfinando in eccessi pro e contro la decisione del magistrato, il comportamento della famiglia e in generale sugli aspetti delle vicenda , mi è venuta proprio dal luogo in cui si svolge.
Il bosco .Perchè questo luogo è il protagonista di molte altre vicende fantastiche e reali a cominciare , a pensarci bene, per esempio dalle fiabe, molte delle quali iniziano con l’evento “traumatico” dell’entrata in un bosco o in una foresta. O alle storie vere come quelle della guerra partigiana,una guerra di liberazione dalla occupazione nazifascista del nostro paese. Il bosco
è stato un luogo favorevole per la guerra partigiana in Italia, offrendo rifugio, nascondiglio e spazi strategici per combattere contro le forze nazifasciste. Un ambiente particolarmente favorevole per nascondersi, fare piani e condurre azioni di guerriglia, come la storica battaglia di Bosco Martese nel 1943. La configurazione del luogo ricco di vegetazione come il sottobosco permetteva attacchi a sorpresa e rapide ritirate . Insomma una tattica di guerriglia favorita appunto dalla orografia in particolare degli Appennini ricchi di boschi .Si ricordano per esempio a questo proposito, come accenntao ,la Battaglia di Bosco Martese, il primo scontro, una vera e propria azione militare con l’avversario, il nemico , da parte delle forze della resistenza italiana; che si svolse nel settembre 1943 tra i partigiani del Monte della Laga (Abruzzo) e i soldati tedeschi. Ma anche gli scontri nel Bosco nero di Granezza (Vicenza ) divenuto luogo di memoria per i partigiani caduti durante la più importante azione di rastrellamento di tutta l’Operazione “Hannover”..Il 6 settembre 1944, circa 5.000 nazi-fascisti accerchiarono nella zona sud dell’Altopiano 635 partigiani che si trovavano in quei giorni in quel campo .Poco armati, in parte addirittura disarmati in quanto in attesa degli aviolanci di armi e munizioni da parte degli Alleati vennero accerchiati e massacrati . E infine , solo per limitarci ad alcuni esempi le azioni di guerriglia nella Foresta del Cansiglio a cavallo delle province di Belluno, Treviso e Pordenone dopo i rastrellamenti nazifascisti .
Il bosco è poi un luogo dell’altrove che attraversa la letteratura ma soprattutto il mondo del folklore. Sul folklore dei boschi si può leggere Jacopo Sivestre “I misteri del folklore: boschi e foreste “ Rebelle edizioni in cui l’autore parla come gli alberi abbiano catturato l’immaginazione dell’umanità fin dai primordi. Si legge nella pagina web dell’editore :”Dai boschi scuri e nodosi del nord fino alle giungle umide delle terre del sud, gli alberi hanno catturato l’immaginazione dell’umanità per millenni. Questo libro è un vero e proprio viaggio tra miti, racconti, leggende e tradizioni con protagonisti i boschi e le creature che popolano le foreste di tutto il mondo: dal Giappone all’America, passando per la nostra Italia, l’Irlanda, la Norvegia, la Russia. Una raccolta ricchissima e appassionante, impreziosita dalle spettacolari illustrazioni di Blackbanshee. Prendete una lanterna e addentriamoci insieme tra i rami oscuri, per scavare in profondità nel terreno e portare alla luce tutti i misteri che i boschi nascondono. Ascoltate con attenzione e sentirete le storie che le foglie sussurrano al vento: alberi sacri, driadi, fiabe antiche, volpi, lupi mannari, folletti, creature antropomorfe, streghe e demoni vi aspettano. “
Per quello che riguarda laletteratura ricordiamo la selva di Dante, simbolo dello smarrimento interiore; la foresta in cui Orlando impazzisce d’amore e perde il senno; la landa boschiva in cui Viviana intrappola Merlino .Oppure le vicende raccontate da London, Thoreau, Rigoni Stern, fino ad arrivare a Paolo Cognetti .Nella letteratura medievale, la foresta è il labirinto dove si incontrano bestie feroci, briganti, stregoni.
E con un salto di millenni arriviamo per esempio alle poesie di Caproni dove leggendo Il franco cacciatore e Il conte di Kevenhüller il bosco diviene un luogo misterioso ma ricco e vitale.
C’è poi il bosco risorsa naturale. Per secoli l’uomo ha lottato per sottrarre terra per i pascoli , per le coltivazioni e per costruire anche se il bosco ha fatto la sua parte nel dare sostentamento alle comunità : legname, ghiande con cui ingrassare i maiali specialmente nel medioevo , miele, castagne e nocciole, resine, selvaggina . E ce lo ricorda Carlo Cassola con il suo “Il taglio del bosco,” un racconto lungo , scritto negli anni 1948-49 e pubblicato nel dicembre 1950 su “Paragone -Letteratura”. Sulla pendice boscosa del monte Berignone che scende fino al torrente Sellate, cinque boscaioli ,per cinque mesi , vivono lavorando al taglio di un bosco. Le storie di questi cinque uomini si intrecciano e si fondono a volte .Per Gugliemo, uno dei protagonisti , i cinque mesi di lavoro sono una catarsi. Un cammino che lo riporta , concluso il lavoro, quando il taglio è terminato e l’ultimo carico di carbone è stato consegnato al mulattiere , a casa. Passando di fronte al cimitero, si rende conto di non aver superato il dolore per la morte della moglie. “Aveva messo il sacco a terra e si era appoggiato al cancello del camposanto. Non gli era mai accaduto di sentirsi così disperato, nemmeno nei giorni della disgrazia. Per qualche momento farneticò addirittura; pensava di stendersi lì in terra e lasciarsi morire”.
Nelle favole, il bosco è un simbolo potente e ambivalente, rappresentando il confine tra il mondo conosciuto e l’ignoto. E’ il luogo dell’abbandono dove vivono lupi, streghe , orchi . Un luogo della negazione .Ma al tempo stesso, in modo contraddittorio, il luogo della salvezza come nelle fiabe di Ucceltrovato, La vecchia nel bosco, Fratellino e Sorellina, ma anche Biancaneve che viene abbandonata dal cacciatore pietoso incaricato di ucciderla nel bosco dove trova salvezza anche grazie ai sette nani che impotenti al rinnovato maleffcio della regina non possono far altro che vegliare una Biancaneva addormentata per sortilegio in attesa del risveglio . Che avverrà ad opera di un bacio del principe azzurro. Un lieto fine i cui meccanismi narrativi di questa favola e di altre ci sono spiegati da Vladimir Propp nel suo saggio “ Morfologia della fiaba “ pubblicato a Leningrado nel 1928 e uscito in Italia nel 1966 per Einaudi .
E’ poi un luogo magico. Dove vivono esseri magici come fate, folletti, gnomi, elfi . Vivono nascosti nel verde, tra gli alberi o nelle cavità della terra, dentro le grotte. Sono ambientate nel bosco le favole di Hansel e Gretel, Pollicino (F.lli Grimm), Cappuccetto Rosso (Perrault), Biancaneve (F.lli Grimm). Ma in questo caso è un bosco da attraversare . Un luogo pieno di pericoli ma anche magico come abbiamo detto in quanto i personaggi che riescono ad attraversarlo compiono un viaggio che li cambierà per sempre.
In positivo può simboleggiare la trasformazione e la crescita personale, la metafora di un luogo di pericoli e prove da superare per raggiungere l’età adulta. Allo stesso tempo, rappresenta l’inconscio, le paure recondite, i segreti e l’ignoto che la mente deve esplorare per conoscersi meglio .Scriveva Omero nell’Odissea «così hanno decretato gli dei. Che, nel perdersi, ciascuno possa ritrovare se stesso». E il mare di Ulisse sta in parallelo con il bosco di Dante. Quindi il bosco diventa luogo di saggezza come ci dimostra l’esperienza vissuta dal protagonista di Walden, ovvero vita nei boschi di Henry David Thoreau che sceglie di andare nei boschi per ritrovarsi, tornare all’essenziale, « Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto. Il fatto è che non volevo vivere quella che non era una vita a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo di essa, volevo vivere da gagliardo spartano, per sbaragliare ciò che vita non era, falciare ampio e raso terra e riporre la vita lì, in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici. » (Henry David Thoreau, Walden, ovvero vita nei boschi)
Molti poeti hanno scritto versi dedicati al bosco, fra i più noti quelli di Gabriele D’Annunzio con la sua Pioggia nel pineto. « E il pino /ha un suono, e il mirto /altro suono, e il ginepro /altro ancóra, stromenti /diversi /sotto innumerevoli dita. /E immersi /noi siam nello spirto /silvestre,/d’arborea vita viventi…»
Ricordo anche da Myricae di Giovanni Pascoli una composizione dal titolo “ Il bosco”
O vecchio bosco pieno d’albatrelli,
che sai di funghi e spiri la malìa,
cui tutto io già scampanellare udia
di cicale invisibili e d’uccelli:
in te vivono i fauni ridarelli
ch’hanno le sussurranti aure in balìa;
vive la ninfa, e i passi lenti spia,
bionda tra le interrotte ombre i capelli.
Di ninfe albeggia in mezzo la ramaglia
or si or no, che se il sedìo le vinca,
l’occhio alcuna ne attinge, e il sol le bacia.
Dileguano; e pur viva è la boscaglia,
viva sempre nel fior della pervinca
e nelle grandi
Senza contare che a proposito di poesia, sulla scia dei romantici, il poeta William Butler Yeats teorizzava la necessità dei luoghi isolati per scrivere versi. Soltanto così, la poesia sorgerà dalla terra e non dalla fredda speculazione: alfabeto del dio-bestia, non più dell’uomo. Lettere pari a foglie. In un testo in prosa – Scoperte; pubblicto in : “Magia” Adelphi, 2019 .
Nel 1957 Calvino scrisse un libro che venne pubblicato nello stesso anno, “Il barone rampante”, ambientato nel 1700. Il protagonista è un bambino Disobbedendo agli adulti sale su un albero da cui non scenderà più .Viaggia da un ramo all’altro e Calvino è molto bravo a costruire un testo affascinante in cui il ragazzo viaggia, si innamora e ama, partecipa alla vendemmia, legge Tacito e Ovidio ma anche Rousseau, Voltaire e Montesquieu, gli scrittori rivoluzionari del ‘700, fa amicizia con i briganti, viene informato circa la Rivoluzione francese e conosce Napoleone.
Così probabilmente fanno molti bambini , come quelli di Rodari ,le cui filastrocche parlano del presente e del futuro . Penso alla “Luna di Kiev “ da Filastrocche in cielo e in terra (Torino, Einaudi 1960) che è un inno alla pace per le note vicende della guerra tra Russia e Ucraina.
Chissà se la luna
di Kiev
è bella
come la luna di Roma,
chissà se è la stessa
o soltanto sua sorella…«Ma son sempre quella!
– la luna protesta –
non sono mica
un berretto da notte
sulla tua testa!Viaggiando quassù
faccio lume a tutti quanti,
dall’India al Perù,
dal Tevere al Mar Morto,
e i miei raggi viaggiano
senza passaporto».
Pensando a tutti questi bambini non possiamo far a meno di credere che il loro migliore alleato è dunque il bosco in positivo e in negativo per le cose che abbiamo detto proprio a proposito del bosco che diventa una “ entità”.
Ora la domanda è quanti bambini vivono nel bosco ? In un bosco vero e in un bosco metaforico .
Consideriamo gli aspetti positivi e quelli negativi .Positivi. Un esempio per tutti : in pratica secondo uno studio del British Journal of Educaional Psychology i bimbi che vivono in quartieri con spazi verdi potrebbero avere una migliore memoria di lavoro spaziale. La memoria di lavoro spaziale svolge un ruolo fondamentale nell’orientamento, nella registrazione delle informazioni del contesto in cui si è, ed è anche legata all’attenzione.In particolare,tra 4758 undicenni inglesi: è emerso che chi vive in una casa con verde intorno, possiede una memoria di lavoro spaziale più sviluppata rispetto agli altri coetanei.(1)
Negativi .Consideriamo il boasco come un luogo pericoloso in cui il nostro bambino interiore potrebbe perdersi da una parte mentre dall’altra potrebbe inparare molte cose , fino alla trasgressione del limite e comunque avviare un processo di evoluzione che porta alla crescita. Il problema è uscirne sani e salvi.
Che è poi la domanda che si poneva : quanti bambini riescono ad uscire dai pericoli del bosco, reali e metaforici ,sani e salvi ? Perchè la descrizione del bosco che si è fatta sembra la descrizione della nostra società attuale . Mi riferisco al rischio di povertà o esclusione sociale che è un indicatore composito e indica la quota di individui che si trovano in almeno una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale e sociale o bassa intensità lavorativa (Indicatore Europa 2030). Secondo l’Istat nel 2024, il 26,7% dei minori è a rischio di povertà o di esclusione sociale, quota che sale marcatamente per i minori che risiedono nel Sud e nelle Isole (43,6%).Il rischio aumenta anche al crescere del numero di minori di 16 anni presenti in famiglia: per i minori che vivono con i genitori, l’indicatore è pari al 18,1% se non ci sono fratelli e sale al 26,2% se ne è presente almeno uno. Se invece il minore vive con un solo genitore, il rischio di povertà o esclusione sociale si attesta al 38,3% in assenza di fratelli e aumenta al 53,3% nel caso ve ne sia almeno uno.Il livello di istruzione dei genitori si associa strettamente alla condizione socio-economica della famiglia: è a rischio di povertà o esclusione sociale oltre la metà (51,8%) dei minori con genitori che hanno al massimo la licenza di scuola secondaria inferiore, quota di oltre cinque volte superiore a quella di coloro che hanno almeno un genitore laureato (10,3%).(…)L’11,7% dei bambini e ragazzi con meno di 16 anni risulta in condizione di deprivazione materiale e sociale specifica, presentando almeno tre segnali di deprivazione tra i 17 previsti per i minori. Un valore comunque inferiore a quello medio europeo, pari al 13,6%. (2)
Oltre alla povertà materiale c’è anche quella educativa ,quella condizione che priva bambini e ragazzi dell’accesso a opportunità fondamentali per il loro sviluppo personale e culturale, ostacolando la possibilità di costruire un futuro migliore. I dati statistici dicono che Circa il 9-10% dei giovani tra 18 e 24 anni non prosegue gli studi dopo la licenza media, con picchi vicini al 20% in alcune aree del Sud. Il 13% degli studenti abbandona la scuola, ma il fenomeno è più grave al Sud (14,6%) e tra i ragazzi (13,1% vs 7,6% ragazze). (3)
Ma non c’è solo la povertà materiale e quella educativa a condizionare la vita di bamibini ed adolescenti. Ci sono anche pericoli derivanti dai comportamenti a rischio il cui studio solo dagli anni Ottanta del secolo scorso ha acquisito maturità scientifica deponendo spesso sulla conclusione che alcuni comportamenti a rischio sono prove per un adolescente catapultato in una condizione dii vita nuova . L”uso di sostanze, il comportamento sessuale precoce o rischioso, la guida pericolosa, il comportamento suicida e omicida, i disordini alimentari e la delinquenza sono alcuni di questi comportaneti su cui riflettere .
I tre ragazzi di Palmoli chissà, forse, probabilmente, sono stati salvati dai pericoli di quel bosco che malgrado le romanticherie, in sostanza presenta i pericoloi legati alla mancanza di strumenti e di opportunità per una matiurazione e crescita se non quelli legati all’età anagrafica e a quelli che i genitori , nella strenua difesa di una prerogativa ,avrebbero potuto e saputo dare loro . Salvati da una condizione che mette assieme disagio abitativo, povertà materiale ed educativa .Dunque condizioni di privazione dell’accesso a opportunità fondamentali per il loro sviluppo personale e culturale, ostacolando la possibilità di costruire un futuro migliore.
Probabilmente sono stati tratti via da un “ bosco” per essere introdotti in un “ altro bosco”con pericoli che si è cercato di evidenziare seppure in breve e a cui vanno incontro tanti , troppi altri bambini come loro in condizioni di povertà materiale ed educativa o meno . Chi li salverà ?
Chi salverà tutti quei ragazzini che la nostra società , a varie responsabilità, ha intrappolato in un bosco pieno di pericoli anche se pieno di meraviglie come per esempio oggetti e strumenti della tecnica ( telefonini, tablet, navigazione internet, frequentazione social ) metaforicamente assimilabile al mondo di Notre Dame de Paris di Victori Hugo. Grandioso affresco a tinte forti, ricco di colpi di scena, i– popolato da ombre sinistre – pone il raffronto tra l’orrido e il bello e, soprattutto, il bene sconfitto dal male che è la fotografia di molte societànel tempo compresa quella più attuale, la nostra . Un bosco di meraviglie ma anche di pericoli come le streghe , quella familiare ad Hansel e Gretel ( cannibale e onnivore che si esprimono con fascinazioni tecnologiche ) o come i lupi ( astuti , violenti come gli adescamenti sessuali pedo pornografici ) che fanno di tutto per farsi amici Cappuccetto rosso e le nonne per gustarle meglio .
Sicuramente non basta nascondere i bimbi nel bosco perchè per evitare dei pericoli si rischia di provocare danni irreparabili .Sicuramente occorrono interventi necessari per contrastare le povertà materiali ma soprattutto le povertà educative perchè attraverso una formazione che la scuola con il supporto della famiglia può dare ,anzi deve dare , alle difese individuali, all’educazione sentimentale , alla libertà,i “pericoli del bosco “ possono essere trasformati anche loro , in positivo in opportunità di crescita e di realizzazione del proprio sé.
(1)https://www.nostrofiglio.it/famiglia/bambini-nel-verde
(2)https://www.istat.it/comunicato-stampa/le-condizioni-di-vita-dei-minori-anno-2024/
(3)https://www.sositalia.it/news/poverta-educativa-in-italia
