LA FORMULA DELLA VITA : LA RELAZIONE E LA PROPORZIONE
Redazione- L’aritmetica è un modello del tempo. Viene prima due ,poi tre e poi quattro. Quando conto scandisco il tempo , quello lineare,nella concezione moderna che ahimè non si arresta mai .Così con quei numeri dell’aritmetica stabilisco il prima e il dopo, il passato e il futuro.
Senza conteggi non potremmo costruire gli elenchi . Negli elenchi il tempo non passa. Così che la vita non può essere mai un elenco perché l’elenco con il quale il tempo non passa è il contrario di quello che per sua natura ,passa. Ma il prima e il dopo a volte non sono importanti. Come per esempio non sono importanti le cose ma la relazione tra le cose. La relazione tra le cose, tra le persone e tra le persone e le cose è dunque la formula della vita . Se la osserviamo con la scienza allora la vita diventa ( come è la scienza stessa) una esplorazione di nuovi modi di pensare il mondo. Ecco dunque la forza che sprigiona la vita : che è la forza di rimettere sempre in discussione tutte le cose : i nostri concetti e i nostri pensieri perché riescono a portare alla luce l’energia visionaria , ribelle e critica che è quella forza capace di ridisegnare continuamente il mondo ,una dieci, cento, mille volte.
Spesso è l’abisso di quello che non sappiamo che ci attrae. Quello che non conosciamo ci viene incontro in questa grande saga del mondo per mostrarci che bisogna osare, andare oltre, spostare continuamente l’asticella per fare un salto, il grande salto. Dove . A volte nell’ignoto di quello che non conosciamo. A volte dentro quella nebulosa che brucia di calore proprio , che illumina, che scalda, che rinnova. Che è dunque il nostro continuo cercare .
La ricerca nella vita è fonte di vita stessa o di morte : guardiamo per esempio al destino di tre donne Antonia Pozzi , Simone Weil ,Maria Zambrano legate dal senso della ricerca che partendo dal riconoscimento della unicità di se stessi osa andare oltre e arriva alla morte perché è l’abisso di quello che non sappiamo che ci attrae . Ma è comunque una mia idea e per tale va presa . Valga per tutto quello che scrive Antonia Pozzi .
Scrive Antonia Pozzi nei suoi “Diari” : “ Ho paura, e non so di che: non di quello che mi viene incontro, no, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma,come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granellini sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia. […] io ho vissuto questa vita intensamente,godendo quasi delle mie stesse sofferenze, esultante per la gioia di poter vivere dentro di me, di sentirmi dentro, chiusa come in uno scrigno, un’anima, un’anima palpitante,ridente, nostalgica, appassionata; è forse per questa piena di sentimenti, per cui in una giornata soffro e godo ciò che apparentemente si può soffrire e godere in tutta un’esistenza, che rimpiango il passato, che adoro il presente, che non desidero l’avvenire; perché sono contenta di esser io, con i miei difetti e con le mie poche virtù, perché non so se in avvenire potrò ancora essere così. Per gli altri no, non è la stessacosa […]. (Pozzi 2010: 411-412)”
La morte dunque e la vita . Anche se poi del resto va anche detto che la vita come la scienza avanzano per ragionamenti probabilistici . Per cui la prospettiva a volte sta tutta da un’altra parte, diversa da quella dove noi la cerchiamo. Che voglio dire. Siamo abituati a leggere, a fare connessioni , ascoltare dibattiti, scrivere relazioni e appoggiandoci a quella che noi definiamo cultura umanistica arrivare a concepire qualcosa sia essa un’idea, un progetto, un modo di pensare e di ragionare.
Con i reperti di quella cultura abbiamo nella mente e davanti agli occhi le scene dell’Iliade , dell’Odissea, le statue greche , le tele di Raffaello ,gli anfiteatri romani ,le grandi basiliche , i centri storici delle nostre città.
Ebbene mai abbiamo pensato che tutte quelle immagini, che sono immagini di vita,potremmo declinarle in proporzioni matematiche. Perché la vita oltre che relazione è anche proporzione. Che potremmo parlare in termini matematici parlando della storia dei centri storici, della rivoluzione industriale, dell’illuminismo se un bel giorno di tanto tempo fa Benedetto Croce ed Enriques non avessero litigato ( si fa per dire ) e Giovanni Gentile non avesse dato ragione a Benedetto Croce in modo concreto ( perché lui poteva farlo e ne aveva il potere ) firmando la riforma del sistema scolastico che limitava la portata culturale della matematica e metteva al centro la cultura umanistica. Erano gli anni Venti del Novecento quando si concludeva questo “affare” che è diventato per la storiografia un “ affaire” nella storia della nostra cultura in cui la matematica si insegna nel vuoto.
Tanto che Giulio Gioriello in un dibattito con Corrado Ocone su Reset ha sentito il dovere di sfatare questa opinione : “L’Italia sarebbe scientificamente arretrata per colpa di Benedetto Croce: questo è un mito storiografico che perfino un anticrociano come Geymonat ha più volte contestato e che è stato fatto oggetto nel numero 4/2012 de Il Mulino da un intervento di Alessandra Tarquini. L’arretratezza dell’Italia in campo scientifico è il risultato di cattive scelte dei politici da una parte e di resistenze culturali e di incapacità degli scienziati stessi a comunicare dall’altra e che quindi risultano indipendenti dall’idealismo crociano. A livello culturale, casomai, esistono altre forze che potrebbero essere imputate del ritardo scientifico, si veda per esempio la nefasta influenza della Chiesa in merito ad alcuni aspetti delle ricerche bioetiche.
La mia perplessità nei confronti di Croce non riguarda le pretese conseguenze della sua filosofia sullo sviluppo tecnico-scientifico del nostro Paese. Mi sembra che sia una polemica datata e ormai superata. Non credo che dalle posizioni antiscientifiche di Croce derivi un ritardo della società italiana nei confronti della scienza. Su questo, infatti, sono abbastanza d’accordo con Alessandra Tarquini, quando dice che non è colpa degli idealisti se l’Italia è arretrata. Un esempio è quello dell’Olivetti e della Montecatini, che si erano distinte per la ricerca industriale rispettivamente sui calcolatori elettronici e sulle materie plastiche, in cui si operarono profonde ristrutturazioni tagliando alcuni settori innovativi per rafforzare quelli più sicuri, portando lo Stato a investire sempre meno nei campi che avrebbero potuto promuovere nuova ricerca innovativa. Questo giudizio è ben argomentato anche da Marco Pivato nel suo “Il miracolo scippato” edito da Donzelli, nel quale è chiaro che il ritardo italiano non è certo imputabile a Benedetto Croce, ma è relativo alla maturità democratica e di sviluppo economico del Paese.
Io credo però che il pensiero di Benedetto Croce sia in se stesso viziato da una cattiva lettura dell’impresa scientifica, da una conoscenza in campo scientifico modesta e disinformata. Non basta, infatti, citare – talvolta fuori luogo – Mach o i pensatori convenzionalisti per dire che la scienza non arriva alla verità. Quella di Croce è una filosofia interessante sotto altri profili, ma poco interessante, quando si parla di scienza e quindi è deficitaria sotto il profilo di una seria trattazione del problema della conoscenza. (1)
Certo la scuola fascista usò la matematica anche a fini di propaganda . Lo ricorda una iniziativa del Centro Bibliografico “Tullia Zevi” che ha ospitato nel 2019 un convegno di matematici e studiosi accademici provenienti da diverse regioni d’Italia per discutere, analizzare e raccontare le storie di alcuni studiosi durante il ventennio fascista ed il comportamento dei vari istituti e delle università, e dei loro esponenti, in relazione al radicale cambiamento politico attuato, dal regime, nell’ambito dell’istruzione.
I partecipanti al convegno si sono posti la domanda “ del perché proprio la matematica sia stata utilizzata come mezzo propagandistico. Forse perché è una scienza esatta, e quindi si voleva indurre a pensare che i principi del fascismo fossero giustificabili e dimostrabili, proprio come i principi della matematica? (…)La scienza usata ai fini propagandistici verrà rinnovata, più avanti col tempo, con la pubblicazione della rivista pseudo-scientifica “La difesa della Razza” di Giorgio Almirante, che si proponeva di giustificare attraverso la –pseudo-scienza il concetto di razza. L’articolo 18 del Regio Decreto del 1931 impose ai professori di ruolo e a quelli incaricati negli istituti di istruzione superiore di giurare piena fedeltà al regime, cosa che pochi docenti non accettarono di fare, e, nel 1938, la pubblicazione delle leggi razziali impedì ai professori ebrei di insegnare nelle università ed ai studenti ebrei di frequentare le scuole. (…)Durante l’evento è stato analizzato, anche, come l’Università Matematica Italiana, l’UMI, non abbia reagito alle scelte del regime e come abbia radiato ventidue docenti di nota importanza come Vito Volterra, Guido Castelnuovo, Beniamino Segre, Fubini e Tullio Levi Civita, il quale venne cacciato da Francesco Severi dalla rivista “Annali di Matematica Pura e Applicata”. Scriveva la Commissione Scientifica dell’UMI:” La scuola matematica italiana, che ha acquistato vasta rinomanza in tutto il mondo scientifico, è quasi totalmente creazione di razza italica (ariana). Essa, anche dopo le eliminazioni di alcuni cultori di razza ebraica, ha conservato scienziati che, per numero e qualità, bastano a mantenere elevatissimo, di fronte all’estero, il tono della scienza matematica italiana”. (2 )
Tra i matematici più importanti è stato ricordato anche Renato Caccioppoli, soprannominato dai napoletani “o genio”, che oltre ad essere un grande studioso fu anche fortemente antifascista. Nel maggio del ’38 tenne un discorso contro Hitler e Mussolini, poi pagò un’orchestrina per cantare in un locale “la Marsigliese”, il canto della libertà, e venne arrestato per opposizione al Regime. Riuscì ad uscire dal carcere grazie alla zia, docente di chimica presso l’Università di Napoli, la quale riuscì a convincere le autorità della incapacità di intendere e di volere del nipote. Rimase famoso anche per aver passeggiato per le strade di Napoli con un gallo al guinzaglio, in segno di protesta verso un divieto che vietava alle persone di passeggiare con cani di piccola taglia in giro per le strade della città.(3 )
Ma non è questo il tema della nostra discussione. Vogliamo parlare di come la vita sia relazione e di come sia proporzione e di come la matematica aiuti la vita ad approfondire la relazione e la proporzione .
A cominciare proprio dai primi anni della vita .Infatti le relazioni sono tra gli enti matematici che intervengono maggiormente nelle attività della scuola d’infanzia, sia in attività finalizzate all’ educazione matematica in senso stretto (come le classificazioni e gli ordinamenti)sia inattività non espli-citamente dedicate alla matematica come l’appello, le attività di cucina ed altre:in ogni caso si tratta di abilità ch richiedono la capacità di correlare due o più elementi secondo un assegnato criterio. Anche la vita di tutti i giorni richiede capacità di questo tipo; il bambino deve saper classificar per capire il mondo e imparare a comunicare (deve distinguere le cose pericolose da quelle che non lo sono, gli esseri viventi dai materiali inerti, de ve classificare oggetti ed esseri viventi per poterli designare “a blocchi” con un suono o un gesto), deve saper dare un ordinamento ai propri gesti per giungere con successo al compimento di un’azione (vestirsi, giocare secondo certe regole e così via), infine è costantemente stimolato ad individuare corrispondenze (bambino-genitori,bambino-giocattoli, bambino casa, animale-verso…). (4 )
La vita è relazione perché la vita può essere molte cose, ma più di ogni altra cosa, la vita è relazione. Se non ci relazioniamo, non viviamo. Tendiamo ad associare la parola “relazione” solo alle interazioni con altri esseri umani. Ma la parola relazione si applica assolutamente a tutto, comprese le idee e gli oggetti inanimati. E si applica anche ai rapporti tra mondi diversi come quelli della politica, dell’economia e della finanzia. Ai rapporti all’interno della scienza e del mondo della tecnica . E si applica anche la relazione nel mondo della cultura e nelle problematiche relative all’ambiente . La riflessione che sto facendo però per forza di cose si olimita soltanto ad alcuni di questi aspetti pur tenendo presente la totalità del tema.
Scrive Massimiliano Anzivino : “La relazione è la costruzione di legami tra le persone. Si tratta di legami che hanno a che fare con le esperienze vissute insieme, con la storia comune, con le nostre parti emotive, con il sentirci accolti e rispecchiati, ascoltati e rispettati nella nostra unicità e nel nostro essere quello che siamo di rogersiana memoria. Come arrivare alla costruzione di tali legami è strettamente connesso, tra gli altri, a due elementi in particolare: il tempo e l’informalità. È evidente quanto una relazione abbia bisogno del tempo per costruirsi e consolidarsi. Ci vuole tempo per conoscersi, per capirsi, per fare esperienza insieme, per mettersi alla prova, per attraversare i momenti difficili, per celebrare e fissare quelli positivi. Serve tempo per comprendere i diversi punti di vista, le differenti visioni del mondo, per superare le mille automatiche paure dell’altro che ci difendono dall’essere feriti, umiliati, derisi, ingannati, sfruttati. Ci vuole tempo per tenere in ordine la relazione, per puntellarla quando scricchiola, per sostenerla quando evolve, per nutrirla quotidianamente, per tenerla viva anche nelle possibili lunghe pause e separazioni, per aggiustare le normali incrinature che le relazioni comportano, per attraversare la fatica e la profondità dei conflitti come esperienza vitale, per imparare a comunicare quello che siamo davvero. La relazione ha bisogno di ripetitività, di continuità e gradualità, non ama la fretta, la superficialità. Senza tali condizioni difficilmente nascono e si consolidano i legami necessari a dare corpo alla relazione, a costruire quella reciprocità che rende fertile l’incontro.” (5)
Di sfuggita per esempio e in riferimento al mondo giovanile possiamo solo accennare ad un aspetto del problema . In Italia, il fenomeno del progressivo mutamento nelle relazioni sociali tra i giovanissimi viene evidenziato dai dati Istat (indagine “Aspetti della vita quotidiana”). Se nel 2003 il 71% dei ragazzi/e, tra gli 11 e i 14 anni, nel tempo libero incontrava gli amici tutti i giorni, quindici anni dopo, nel 2018, la percentuale si riduce di ben 32 punti scendendo al 39%. Cosa è accaduto negli ultimi quindici anni? Moltissime cose, tra cui la rivoluzione digitale. Nel 2003 solo il 4% dei ragazzi/e, tra gli 11 e i 14 anni, utilizzava internet tutti i giorni. La percentuale sale al 62% nel 2018. Quindici anni dopo. (Fonte: Istat Indagine “Aspetti della vita quotidiana”).(6)
Alfonso Fuggetta nel suo ultimo libro “Cittadini ai tempi di Internet” sottolinea la necessità di “riflettere in modo critico sulla propria esperienza, di imparare a relazionarsi in modo aperto e costruttivo con il resto della società, di affrontare in modo proattivo e consapevole il processo continuo di apprendimento e arricchimento personale”. È un libro, quello di Fuggetta, che apre alla speranza. Con il suo titolo richiama alla mente il famoso romanzo di Marquez “L’amore ai tempi del colera”: una straordinaria storia d’amore di un uomo che aspetta tenacemente, per oltre cinquant’anni, una donna, fino a realizzare il suo sogno.
Quando la relazione poi non funziona nascono problemi interpersonali :perché parliamo della relazione tra una o più persone . Ma nascono anche problemi tra gruppi . Per non parlare dei rapporti addirittura tra paesi. Ne sono un esempio le politiche doganali , la creazione di contratti per il commercio internazionale ,la creazione di associazioni di paesi che difendono i loro interessi in alcune aree geopolitiche.
Scrive dunque Massimiliano Anzivino, psicologo in “ La relazione : l’ovvio di cui nessuno si occupa” sempre a proposito della relazione interpersonale ma con un occhio allargato a contesti più ampi che riverberano a volte i loro problemi di relazioni e di proporzione sulle persone :“… sappiamo come il modello socio-economico-culturale nel quale siamo immersi si concentra su aspetti (a volte considerati valori) quali successo, potere, prestazione: tutti elementi che, per essere cavalcati a dovere, mettono in ombra, o proprio da parte, la cura dei rapporti interpersonali, la costruzione di relazioni significative. Sottolineo l’aggettivo “significative” perché spesso ci dimentichiamo che non basta essere gentili e accoglienti per essere coautori di una relazione ma accorre ben altro, un’opera ben più articolata e complessa. Oggi si fa un gran parlare di comunità, di reti, di partecipazione: parole che richiamano il bisogno di riattivare o consolidare relazioni tra le persone, gridano un malessere che spesso non ha nome e chiarezza e ricerca consolazione in immagini di passato o futuro ideali, dove le persone si aiutano, condividono, si supportano e proprio per questo sono felici. C’è un bisogno fortissimo di ritrovare umanità nel mondo, nell’incontro quotidiano con gli altri per non sentirsi svuotati di una dimensione tanto essenziale dell’essere umano. Come sostiene Rogers: «La natura dell’uomo è rivelata nelle relazioni inter-personali». (7)
Ma dobbiamo anche pensare , anche se solo per un momento , al rapporto tra politica, economia, finanza e cultura .Un rapporto che vive anch’esso di proporzione e relazione anche se è difficile a volte rilevare la “ giusta proporzione e la corretta relazione” .Non solo in senso matematico ma anche sociale, ,ambientale . Ma questo è un tema che ha bisogno di una ampia articolazione di sviluppo da rinviare ad altre pagine e ad ulteriori riflessioni .
( 1) https://www.reset.it/articolo/e-vero-che-croce-odiava-la-scienza
( 3) Il convegno – che è stato organizzato dalla Società Italiana di Scienze Matematiche e Fisiche ‘Mathesis’ e dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha visto come relatori professori ed esperti di materie matematiche: Ferruccio Diozzi, Presidente Amici di Città della Scienza; Emilia Di Lorenzo, Professore Ordinario di Metodi Matematici applicati all’economia Università degli Studi di Napoli, Federico II; Atalia Del Bene, Docente di Matematica e Fisica Liceo Classico A. Pansini di Napoli; Domenica Di Sorbo, Dirigente MIUR; Elisabetta Lorenzetti, Presidente Mathesis Nazionale; Francesco de Giovanni, Professore Ordinario di Algebra, Università degli Studi di Napoli, Federico II; Antonio Salmeri, Direttore della Rivista “Euclide. Giornale di matematica per i giovani”; Ernesto Paolozzi, Docente di Storia della Filosofia contemporanea Università degli Studi di Napoli, Suor Orsola Benincasa; Mauro Palma, matematico, giurista, presidente di Antigone e referente per l’enciclopedia Treccani, e Carla Degli Esposti, biografa di Emma Castelnuovo, che hanno sostituito gli assenti Ernesto Paolozzi e Domenica Di Sorbo. ) https://www.shalom.it/blog/news-in-italia-bc171-eliminato/quando-la-matematica-si-piega-al-regime-fascista-con-qualche-eccezione-convegno-a-roma-b635761 Quando la matematica si piegò al regime fascista, con qualche eccezione. Convegno a Roma di David Di Segni 8/11/2019
(4 ) http://www.comune.torino.it/centromultimediale/bambini/pdf/8709_bandieri.pdf
