STREGA E STREGONERIA DI VALTER MARCONE (PRIMA PARTE)
Redazione- Quando si parla di streghe e stregoneria il pensiero va immediatamente a due immagini che la storia,la letteratura , il teatro ,ma anche il cinema , ci hanno raccontato con dovizia di particolari (1) . La prima immagine è quella del “Processo alle streghe di Salem “ ossia quella serie di atti giuridici rivolti a persone accusate di stregoneria che si svolse a partire dal 1692 nel villaggio di Salem ( contea di Essex ,Massachussetts) , il cui territorio in gran parte è ora ricompreso nella città di Danvers. Fu l’ultimo del suo genere nelle colonie britanniche del Nordamerica. Come si legge su Wilkipedia “Nell’inverno fra il 1691 e il 1692 Elizabeth “Betty” Parris e Abigail Williams, rispettivamente figlia e nipote del pastore Samuel Parris, iniziarono a comportarsi in modo inusuale: in particolare a rimanere taciturne, a nascondersi dietro vari oggetti e a strisciare sul pavimento. Nessuno dei medici interpellati riuscì a dare una spiegazione dei disturbi delle ragazze: uno dei dottori, William Griggs, concluse che poteva essere un caso di possessione diabolica. Egli non avrebbe quindi potuto curare le due ragazze, perché il “malocchio” non era una malattia, bensì un crimine perpetrato da una strega o da un mago a danno di un’altra persona, di competenza delle autorità giudiziarie.”
Il pastore chiese consiglio ai suoi colleghi , lasciò che passasse del tempo . Si rivolse poi all’autorità giudiziaria. Vennero sentite molte ragazze che avevano avuto comportamenti come le nipoti del pastore e infine vennero accusate di stregoneria alcune donne. “Il primo processo si tenne il 2 giugno e si concluse con la condanna a morte per impiccagione di Bridget Bishop, che fu giustiziata il 10 dello stesso mese: il luogo dove si svolse l’esecuzione è noto come witches’ hill, la collina delle streghe. La seconda seduta ebbe luogo il 29 giugno e furono processate cinque donne, tutte condannate a morte. Il 5 agosto si tennero altri sei processi, che ebbero come verdetto altrettante condanne a morte, di cui però solo 5 vennero eseguite: Elizabeth Proctor era incinta e l’esecuzione fu rinviata. Si tenne anche il processo di George Borroughs, che si difese strenuamente in aula e terminò recitando il Padre nostro anch’egli fu condannato a morte. All’inizio di settembre altre sei persone furono condannate alla pena capitale: una condanna fu però sospesa, mentre un’altra persona riuscì a evadere dal carcere e fuggire. In totale furono quindi eseguite quattro condanne. Il 17 settembre si tenne l’ultima udienza della corte, in cui furono condannate all’impiccagione nove persone, anche se in cinque casi venne commutata la pena”
Tutte le persone ritenute streghe furono condannate a morte con esclusione di una sola .
La seconda immagine è quella del noce di Benevento che era un antico albero di noce consacrato al dio Odino in territorio di Benevento e venerato dai Longobardi che avevano occupato nel Vi secolo il territorio dei Sanniti . E’ sempre Wilkipedia che racconta questa vicenda : “ La celebrazione di riti pagani e religiosi, che prevedevano si appendesse al noce una pelle di capro, ha dato vita a varie leggende che si sono perpetuate nei secoli, riguardante cerimonie e rituali magici officiati da streghe in occasione di sabba. La leggenda delle streghe prese corpo. A partire dal 1273 tornarono a circolare testimonianze di riunioni stregonesche a Benevento. In base alle dichiarazioni di tale Matteuccia da Todi, processata per stregoneria nel 1428, esse si svolgevano sotto un albero di noce, e si credette che fosse l’albero che doveva essere stato abbattuto da San Barbato, forse risorto per opera del demonio. “(…) Continuando ci dice poi che : “ Secondo le testimonianze delle presunte streghe, il noce doveva essere un albero alto, sempreverde e dalle qualità nocive. Sono svariate le ipotesi sull’ubicazione della Ripa delle Janare, il luogo sulla riva del Sabato dove si sarebbe trovato il noce. La leggenda non esclude che potessero essere più di uno. Pietro Piperno, pur proponendosi di smentire la diceria, inserì nel suo saggio una piantina che indicava una possibile collocazione del rinato noce di San Barbato, nonché della vipera d’oro longobarda, nelle terre del nobile Francesco di Gennaro, dove era stata apposta un’iscrizione per ricordare l’opera del santo. Altre versioni vogliono il noce posto in una gola detta Stretto di Barba, sulla strada per Avellino, dove si trova un boschetto fiancheggiato da una chiesa abbandonata, o in un’altra località di nome Piano delle Cappelle. Ancora, si parla della scomparsa Torre Pagana, sulla quale fu costruita una cappella dedicata a San Nicola dove il santo avrebbe fatto numerosi miracoli.”
Il noce veniva raggiunto dalle streghe , donne che durante il giorno erano indistinguibili dalle altre donne e che si ungevano le ascelle (2) e spiccavano così il volo verso quella località per incontrare il demonio . Ai sabba sotto il noce prendevano però parte streghe di varia provenienza. I sabba in poche parole erano banchetti, danze, orge con spiriti e demoni in forma di gatti o caproni, e venivano anche detti giochi di Diana.
Col trascorrere dei secoli, la leggenda del noce si è sempre più arricchita e rafforzata, tanto che ancora nell’Ottocento possiamo leggere:
Vicino alla città di Benevento
Vi sono due fiumi molto rinomati
Uno Sabato , l’altro Calor del vento;
Si dicono locali indemoniati,
Un gran noce di grandezza immensa
Germogliava d’estate e pur d’inverno;
Sotto di questa si tenea gran mensa
Da Streghe, Stregoni e diavoli d’inferno.
Così suona l’inizio di un poemetto popolare ottocentesco edito a Napoli e intitolato “Storia della famosa noce di Benevento”, raccolto da Giuseppe Cocchiara , che al noce e alle streghe dedica un intero capitolo del suo” Il paese di cuccagna.”
Quella di Cocchiara è una visione demo antropologica della credenza nelle streghe che ha alimentato per secoli la cultura del mondo contadino .
Il caso della credenza nelle streghe e nei sabba è anche una dimostrazione ,come ha messo in luce lo storico italiano Carlo Zinzburg nel suo libro “Il formaggio e i vermi “ del rapporto “cultura alta” e “cultura bassa” nei termini di imposizione e ricezione passiva,per una complessa trama di influssi reciproci e circolari.
Ma non c’è regione o città del nostro paese in cui non si racconti la storia di qualche strega o non si riferisca su rimedi contro le streghe . Rivelare una strega ,per esempio la notte di Natale, identificare una strega con un gatto nero, immaginare una strega fin dalle favole come la strega di Biancaneve, assistere a sortilegi ,temere l’operato di una strega che sotto forma di serpe succhiava il latte alle puerpere oppure nelle stalle intrecciava le code dei cavalli ,sono quella miriade di elementi che appunto fanno vivere la credenza nella stregoneria.
Gaetano Barreca sul sito Agora vox. It parla espressamente di questa figura per esempio riferendo una manifestazione dal suggestivo titolo “la notte delle streghe “ che “ ebbe una felice reinterpretazione in chiave cattolica. Era credenza popolare che, la vigilia di san Giovanni, i fantasmi di Erodiade e di sua figlia Salomè – che avevano fatto decapitare il Battista, e per questo erano state condannate a vagare per il mondo su una scopa – chiamassero a raccolta tutte le streghe sui prati del Laterano. Per proteggere la Basilica di San Giovanni e dunque scacciare le streghe, a lume di torce e lanterne, i fedeli partivano da tutti i rioni di Roma e dai paesi vicini per concentrarsi a San Giovanni in Laterano, che era ritenuta la più importante chiesa della capitale. I partecipanti, prima di lasciare la propria abitazione, provvedevano a rovesciare sull’uscio di casa una manciata di sale grosso e a porre alla porta d’ingresso una scopa di saggina. Si diceva infatti che le streghe, oltre a essere dispettose, fossero anche estremamente curiose e si sarebbero fermate sull’uscio a contare i grani di sale e i fili di saggina. Così facendo, invece di raggiungere il Laterano e poi il Noce di Benevento, avrebbero perso le ore preziose della notte e, sorprese dall’alba, sarebbero state dissolte dai raggi del sole.”
La “fantasia sulle streghe” ,espressione coniata da Norman Cohn , e sui sabba fu dunque un prodotto confezionato dalle classi colte, anche a partire da elementi folkloristici, travisati e compresi entro l’universo culturale delle élites; ma è bene notare che lo stesso processo di acquisizione e riadattamento di elementi culturali estranei fu operato dalle classi popolari, che utilizzarono parte di questo stereotipo nella risoluzione di conflitti sociali interni ai villaggi.
Di questo rapporto parla lo storico e saggista britannico Norman Cohn (1915-2007) che nel 1975 pubblicava un saggio dal titolo Europe’s Inner Demons: An Enquiry Inspired by the Great Witch-Hunt (pubblicato in Italia col titolo I demoni dentro), in cui si riprometteva di indagare la nascita e lo sviluppo di “una fantasia e le sue conseguenze”: con questa espressione egli faceva riferimento a uno stereotipo dell’élite europea destinato a varcare i confini della letteratura entro cui era sorto e a influire drammaticamente sulla vita reale delle persone.
Mara Caron recensendo il libro infatti scrive : “ Tale stereotipo – che includeva infanticidio e cannibalismo rituali, orge promiscue e incestuose, adorazioni sacrileghe di divinità zoomorfe – fu dapprima utilizzato dalle autorità romane nei confronti delle prime comunità cristiane per evidenziarne la natura disumana e bestiale e per giustificarne così l’annientamento; nei secoli successivi furono le stesse istituzioni ecclesiastiche a farne uso per perseguitare piccole comunità cristiane marginali ed eretiche, come quelle dei valdesi e dei fraticelli. Ma furono in particolare alcune personalità tanto carismatiche quanto ossessionate – come quelle degli inquisitori Corrado di Marburgo e Giovanni da Capestrano – a integrare in un quadro coerente questo paradigma stereotipato con la letteratura demonologica e satanica e a dare corpo a una fantasia allucinata e inquietante ma capace di imporsi come reale nell’immaginario delle élites europee. (3)
Ma è il Malleus Maleficarum (letteralmente “Il martello delle malefiche”, cioè “delle streghe”), una specie di manuale sotto forma di trattato in lingua latina pubblicato nel 1487 , che organizza e giustifica la repressione nei confronti di comportamenti , ritenuti fuori dal normale ( o semplicemente fuori dalle righe ) messi in atto delle donne e ritenuti pericolosi per la comunità . Il trattato fu redatto e pubblicato dal frate domenicano Heinrich Krame con la collaborazione del confratello Jacob Sprenger allo scopo di reprimere in Germania l’eresia, il paganesimo e la stregoneria.
È il più noto dei tre principali trattati pubblicati sulla questione alla fine del XV secolo: gli altri due furono il Formicarius di Johannes Nider ( 1475, composto tra il 1436 e il 1437) e il De lamiis et phitonicis mulieribus (Delle streghe e delle indovine) di Ulrich Molitor ( 1489). Vide la luce nel momento in cui la stregoneria cominciava a essere vista come una forma di satanismo .
Il martello delle streghe è anche il testo ecclesiastico ufficiale della persecuzione contro le streghe. È scritto da due inquisitori domenicani, autorizzati dalla bolla Summis desiderantes affectibus promulgata da papa Innocenzo VIII. Costoro spiegano le ragioni dell’inquisizione, la procedura in ciascun “caso”, in ciascun negotium fidei, nella ricerca del “mostro eversivo”, del “complotto diabolico”, nella negazione della dissidenza delle donne e per spazzare via il sesso che è per loro sempre contronatura. Offrono esempi di massacri di donne mandate al rogo, sotto il principio dell’Esodo che “non bisogna lasciare in vita neanche una strega”, ritenuta rappresentante del sapere sessuale, della droga, divoratrice di bambini, operatrice di aborti.
Nella recensione che abbiamo già citata Mara Caron continua a spiegare così il fenomeno storico della persecuzione delle cosiddette streghe : “La credenza nella stregoneria e nei sabba è frutto del tentativo da parte delle élites di comprendere realtà marginali ed eversive senza entrarvi direttamente in contatto e costituisce perciò un esempio della tendenza umana a dare significato alle realtà ignote partendo da elementi culturali noti. Le confessioni estorte agli accusati con metodi inquisitori nei tribunali e riportate nelle trascrizioni dei processi rispecchiano una commistione di elementi della tradizione letteraria colta (quali il volo notturno, il sabba, l’elemento demoniaco/satanico e l’infanticidio cannibalistico) e concezioni distorte della magia rituale e cerimoniale (che comprendeva invece il potere di far ammalare o far morire uomini e bestie, di rendere impotenti o sterili e di distruggere raccolti). I giudici, posti di fronte a dichiarazioni che non erano sempre in grado di comprendere, cercarono così di ricondurre quelle nozioni oscure al proprio universo culturale contribuendo in questo modo a plasmare lo stereotipo che alimentò la caccia alle streghe. “ (4)
Ho ricordato solo questi due momenti di una lunga vicenda che ancora oggi desta interesse, non fosse altro per i suoi aspetti di fenomeno antropologico e storico, per introdurre un tema molto interessante. C’è un rapporto tra la donna strega di ieri e la donna che oggi viene equiparata alla strega di ieri.
Che è tutto quel sapere che le donne nei secoli hanno permesso di accumulare attraverso le loro indagini nel mondo della natura . Ritenute fattucchiere ancora oggi, in realtà sono state e sono , con i loro comportamenti “ da streghe” ( “incontro” con la natura per ricavare dalla natura tutte le possibilità di cura non solo del corpo ma anche dell’ambiente in cui vive l’uomo,processi e procedimenti fino a qualche tempo fa negato dalla scienza accademica e ufficiale ) attiviste per i diritti delle minoranze, ecologiste che promuovono il rispetto sacro dei corpi, della natura, dell’armonia fra gli esseri. Pur portandosi addosso in questo loro compito e ruolo l’antica inquietudine di streghe e stregoneria . Creature mutevoli, imparentate con i rapaci notturni (strix, in latino, era un gufo vampiresco, portatore di cattivi presagi), abitatrici della soglia fra i vivi e i morti.
Ma sul ruolo della donna o meglio su come la donna e la stregoneria siano state messe in relazione nel tempo ne parliamo nella seconda parte di questa riflessione .
(1) A partire dal XIX secolo , molte opere letterarie si sono ispirate ai processi del 1692. La lettera scarlatta (1850), romanzo di Nathaniel Hawthorne (nativo di Salem e discendente di John Harthorne, uno dei giudici) narra il processo a una donna nel Massachusetts della fine del Aicento, anche se l’accusa è adulterio e non stregoneria. Nel 1859 Elizabeth Gaskell pubblicò un racconto intitolato La strega Lois, ispirato alla vicenda di una delle donne processate, Rebecca Nurse. Giles Corey (1893) di Mary Eleanor Wilkins Freeman è un racconto ispirato a un’imputata dei processi di Salem. La letteratura di genere horro ha a lungo sfruttato la vicenda della caccia alle streghe di Salem. Lo statunitense Howard Philips Lovecraft, per esempio, ambientò alcuni dei suoi racconti in una città immaginaria del Massachusetts, chiamata Arkam, fondata da rifugiati dei processi: chiari sono i riferimenti nel racconto I sogni nella casa stregata (1933). Nel gennaio del 1953 a Broadway andò per la prima volta in scena Il crogiuolo del commediografo statunitense Arthur Miller, drammatizzazione dei processi del 1692. Molti dei personaggi sono storici, ma la trama non è totalmente fedele alla vicenda: ad esempio, per giustificare una relazione tra John Proctor e Abigail Williams l’età della ragazza è stata aumentata da 12 a 17 anni e il numero dei giudici coinvolti è significativamente minore. L’opera era un’allusione al maccartismo, non a caso soprannominato “caccia alle streghe rosse”. Nel 1937 uscì Maid of Salem di Frank Lloyd; nel 1942 Ho sposato una strega, diretto da Renè Clair; nel 1993 fu realizzato Hocus Pocus, diretto da Kenny Ortega. Due gli adattamenti cinematografici dell’opera teatrale Il Crogiuolo: Le vergini di Salem, uscito nel 1957 con regia di Raymond Rouleau e La seduzione del male, diretto da Nicolas Hytner nel 1996 e interpretato, tra gli altri, da Daniel Dav–Lewis e Winona Rvder. Del 2013 il film horror Le streghe di Salem, scritto e diretto da Rob Zombie.
(2) “Unguento unguento, mandame alla noce di Benvento
supra acqua et supra vento et supre ad omne maltempo…”.
(Formula magica che molte donne accusate di stregoneria avrebbero riferito durante i processi.)
(3) https://parentesistoriche.altervista.org/caccia-streghe-eta-moderna/
(4) https://parentesistoriche.altervista.org/caccia-streghe-eta-moderna/
