QUANDO DIRE SOLO “RIPARTENZA “ NON BASTA
Redazione- Probabilmente mettersi d’accordo subito su che cosa significa “ ripartire “ dopo la pandemia da coronavirus Sars Cov 2 potrebbe essere un modo utile per fare chiarezza e impostare un lavoro che ha bisogno della massima trasparenza, della massima condivisione ma soprattutto della massima oculatezza nella visione della realtà e delle prospettive che si vogliono offrire a questo paese proprio partendo da una “ripartenza “che deve trasformare i problemi causati dalla pandemia in opportunità di cambiamento.
E bisogna capire fin da subito , oggi che molte delle restrizioni del lungo post lockdown di marzo- giugno 2020 si sono attenuate e finalmente si vanno ricomponendo in possibilità e occasioni di recupero, qual’ è lo scenario di questa ripartenza che probabilmente non è e non sarà ancora per qualche tempo “free covid”. Bisogna capire per quanto tempo ancora dovremo convivere con questo virus malgrado la campagna di vaccinazione, la sua probabile attenuazione anche se con varianti; ovvero una convivenza che non produca però contagi tali da saturare le terapie intensive e da replicare il numero di decessi a cui abbiamo assistito in questi mesi. In altre parole bisogna capire se e quando questo virus diventerà uno dei tanti virus che ci permettono di vivere e che nel corso dell’evoluzione ci hanno fatto fare un salto per così dire evolutivo nella direzione delle possibilità e opportunità che l’homo sapiens ha avuto nei confronti dell’ambiente in cui si è affermato. Mi riferisco per esempio al virus che ha permesso lo sviluppo della placenta in modo da trasformare l’uomo eretto in un mammifero e quello che ha contribuito alla nascita della memoria . Ma non è questo il tema della nostra riflessione.
Quello su cui riflettiamo è , detto in estrema sintesi ,una ripartenza economica che si dibatte in un problematico contesto e tra scelte cruciali per attuare soluzioni di rilancio non solo in campo economico . Problemi e scelte che devono tener conto di interventi importanti e forse determinanti per segnare l’indirizzo di marcia, come per esempio lo sblocco dei licenziamenti,la liberalizzazione dei subappalti ,in una situazione in cui due milioni di lavoratori rischiano il posto di lavoro e si risparmia sulla sicurezza sebbene le industrie abbiano ricevuto il 74% dei fondi stanziati per l’emergenza. Due dei tanti problemi ma fortemente indicativi di un modo di procedere o di intendere appunto la ripartenza.
E allora che cos’è la ripartenza? Una ripartenza che come al solito anche in molte altre occasioni della nostra storia comune e anche individuale porta a farci una domanda che è poi sempre la stessa:o la borsa o la vita. Che detta in questo modo sembra veramente l’intimazione di una rapina. E chissà che in termini di rapina non si debba parlare in alcuni momenti della nostra storia a venire come in quella passata a voler considerare le storture e i danni che questo paese ha dovuto sopportare a causa della cattiva politica, della cattiva economia, delle trattative tra Stato e criminalità organizzata, della compromissione di alcuni valori fondamentali . Il sospetto è che il mondo che ci circonda guardi più all’accumulazione del profitto che alla salvaguardia della vita. Intesa quest’ultima come impegno teso ad individuare le contraddizioni sociali più acute perseguendo il rispetto e l’attuazione dei diritti e non solo .
A cominciare da quelli dell’ambiente ,della vita nelle città, del diritto al lavoro e alla sicurezza sul lavoro ,alla casa, all’assistenza sanitaria fino ad un piano di messa in sicurezza del territorio che privilegi la lotta all’abuso edilizio e al dissesto idrogeologico. E non solo diritti,dicevamo ma anche presidi di legalità contro tutti i tentativi di spogliare la società di quei sostegni legali alla vita quotidiana e alle attività economiche. A cominciare per esempio dall’accantonamento, come si vorrebbe fare fino in fondo del codice degli appalti in nome della semplificazione e della urgenza di certi lavori ; l’impoverimento umano delle soprintendenze ai beni culturali ; fino alla prassi del massimo ribasso per liberalizzare gli appalti con il ripristino della logica della straordinarietà insita nella legge obiettivo ( 443/ 2001) di iniziativa berlusconiana. Un presidio di legalità contro gli appalti e gli affidamenti diretti che sono la più grande opportunità data alla criminalità organizzata e in particolare ai clan mafiosi e faccendieri di infiltrarsi nell’economia del paese.
E’ da tempo che intere generazioni scendono in piazza,lavorano nei circoli, nelle associazioni, nei gruppi per la democrazia partecipativa ,il diritto di emigrare,la legittimità del conflitto sociale ,l’informazione di base ,la distribuzione globale di cure e vaccini. Per un modello di società e di vita che metta da parte lo sfruttamento e attui una convivenza diversa. Questo mi sembra un buon preludio per la ripartenza. Questo mi sembra un progetto per riempire di significato e di senso questa parola che diversamente rischia di annacquare non solo tutte le proposizioni che in questi giorni di pandemia si sono andate formulando ma anche di ipotecare un futuro che, proprio alla ripartenza di oggi ,chiede una linfa vitale essenziale. Perché è facile dire speriamo che il futuro sia diverso; che il futuro sarà per forza diverso perché sono cambiate le condizioni . Ma non è sempre così e non è detto. Perché spesso il nuovo non riesce a prendere compiutamente il posto di quello che c’era prima. Creando una specie di commistione che a lungo andare vedrà prevalere ancora il vecchio . Nei fatti il nuovo che avanza trova nel vecchio ,che stenta a morire ,una zavorra al proprio slancio.
Il vecchio che stenta a morire dovrebbe promuovere un dibattito ,che non può limitarsi alla emergenza e al modo di venirne fuori ,ma dovrebbe essere proprio il punto focale di una ripresa che metta al centro non solo del dibattito ma soprattutto dei suoi interessi temi e problemi come mafia, migranti, corruzione nella pubblica amministrazione, lentezza della giustizia, debito pubblico, equità fiscale , codice degli appalti solo per citarne alcuni . Tutti problemi che vanno affrontati nella giusta dimensione, fuori dagli schemi e dai metodi che ne hanno caratterizzato l’esame e la discussione nei precedenti decenni. Così che velocizzare i lavori pubblici non significa smantellare il codice degli appalti, lottare contro la criminalità mafiosa non significa solo reprimere certi fenomeni ma a soprattutto presidiare il territorio e combattere l’intimidazione che è l’arma delle mafie; attuare una politica per l’immigrazione non è costruire il nemico migrante ma è l’accoglienza , l’integrazione e la possibilità di avvalersi di capacità e competenze che gli immigrati hanno.
La sinistra su questi temi ma anche sul problemi ambientali, le riforme del mondo del lavoro e della sanità ha lasciato vuoti immensi . Ha lasciato vuoti nella lotta per affermare diritti, diritti in tutti questi momenti della vita del nostro paese rinunciando a quella che era ed è la sua principale coerenza : perché la sinistra ha sempre affermato che più diritti equivale a più possibilità reali di concretizzare orizzonti diversi . Solo che farlo capire da parte della sinistra è stato ed è difficile . E’ stato ed è difficile affermare e far capire che al paese serve una identità e che un paese con scelte sbagliate si consegna ad un futuro che sarà un futuro improponibile.
Lo specchio di questo paese è la situazione politica che sta caratterizzando l’attuale legislatura che è appunto una falsa stabilità politica. Cercata e voluta dalle forze politiche . Prima fase : due partiti che avevano affermato che non avrebbero mai governato insieme ( Conte uno ) ; seconda fase : due partiti che si erano insultati fino a tre minuti prima della costituzione del governo da sorreggere ( Conte due) ; terza fase : governo Draghi con la partecipazione di tutti quelli che avevano contribuito a creare un clima a volte irrespirabile. Ma l’analisi così in breve delineata andrebbe sviluppata e articolata con più spazio , mentre mi sono proposto qui solo di esaminare il concetto di “ripartenza” seppure in un contesto che è necessario almeno delineare. Ripartire, allora che vuole dire ricominciare da capo, ci pone comunque una domanda: ripartire da dove e soprattutto come.
Sembra che uno degli aspetti più importanti della ripartenza sia quello del ritorno alla normalità. Un modo certamente auspicabile e determinante per declinare tutta una serie di possibilità e opportunità che si vanno concretizzando . Una normalità che inizia proprio dalla quotidianità .
Il “Rapporto Coop 2020 – Economia, Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Nomisma, il supporto di analisi di Nielsen e i contributi originali di GfK, GS1 Italy con l’Osservatorio Immagino, Iri Information Resources, Mediobanca Ufficio Studi, Npd, Crif e Tetra Pak Italia esamina alcuni punti importanti per la ripartenza proprio guardando alla normalità. In questo momento iniziale, in questo momento di ripresa la ripartenza potrebbe anche essere “solo” normalità per evolvere in un percorso più ricco che della normalità faccia il punto di appoggio essenziale .
“Secondo il Rapporto, la nostra prossima normalità sarà ambientata all’interno dei confini domestici. La nostra casa sarà la nostra confort zone all’interno della quale lavoreremo (siamo passati dalle 600mila persone del 2019 ai 3,3 milioni che si stimano per il 2021 lavorino da casa), studieremo e ci formeremo (il 15% dei nostri connazionali frequenterà webinar e formazione online), ci informeremo (il 29% degli italiani l’anno prossimo aumenterà il proprio tempo trascorso su Internet, il 19% incrementerà videochiamate e chat con la propria famiglia e gli amici, il 29% passerà più tempo sui media online), socializzeremo (il 25% frequenterà di più gli amici nella propria abitazione), coltiveremo le nostre passioni (il 36% praticherà l’hobby della cucina, il 17% lo farà in un’ottica di salutismo poiché mangiare bene è il primo passo per la personale ricerca della felicità), ci intratterremo (il 23% dedicherà più tempo a guardare film e serie tv in streaming). E quando sarà tempo di vacanze le scelte cadranno entro i confini nazionali (saranno il 49% degli italiani coloro che l’anno prossimo faranno un viaggio in Italia) e saremo sostenibili (il 41% rispetto all’anno scorso ridurrà dell’oltre il 5% la spesa per viaggi. Il 27% degli executive ritiene che la mobilità dolce, cioè quella a piedi in bicicletta o su monopattino, sarà la tendenza che caratterizzerà in positivo la nostra società nei prossimi 3/5 anni). “ (1)
Ripartenza significa anche riappropriazione di qualcosa che è stato nostro per molto tempo come per esempio il nostro ambiente e le nostre abitudini di vita . Stendo per esempio a ai risultati di una ricerca presentati a Roma promossa da Talents in Motion, PWC e Fondazione Con il Sud su 1.100 giovani under 35 residenti all’estero che credono alla ripartenza. Per loro la ripartenza del sistema Italia non può prescindere dal contributo che i giovani trasferiti all’estero per cercare lavoro o per specializzarsi nello studio sono disposti a dare, rientrando a lavorare in Italia. Pur nella consapevolezza che la soluzione alla crisi creatasi con la pandemia avrà tempi lunghi e il lavoro costituirà la primaria preoccupazione. (2 )
Il 50% degli intervistati non ritiene che il Covid impatti sulla propensione al rientro mentre il 31% lo esclude. La possibilità di ricongiungimento con i propri familiari è un elemento importante nel valutare un rientro in Italia (82%), ben maggiore delle tradizionali considerazioni di carattere economico. Il 17% ritiene più importante, proprio in questa fase, assicurarsi una maggiore stabilità del percorso professionale e il 16% che ci siano più opportunità di carriera e crescita professionale rientrando in Italia. Anche tra i talenti residenti all’estero, un intervistato su 5 ha dichiarato di aver perso o sospeso il lavoro. Chi ha continuato l’attività, lo ha fatto prevalentemente in smart working. Nonostante lo scenario internazionale non sia dei più promettenti (prevedendosi una significativa contrazione dei livelli occupazionali), una quota importante degli intervistati intravede nuove opportunità sia a livello di Sistema Paese (50%) sia per la propria carriera (24%).” (3)
Ripartenza vuol dire aumento del Pil e controllo del debito pubblico . Questi due momenti sono legati indissolubilmente tra loro .”Scenari economici” in un suo studio riferisce che”negli ultimi tre decenni, dal 1989 al 2018 l’Italia ha pagato 3154 miliardi di interessi, con i valori attualizzati all’indice dei prezzi al consumo all’anno appena concluso, realizzando saldi primari attivi per 994 miliardi. Ciononostante il debito è cresciuto da 1200 a 2310 miliardi di euro ed è aumentato dal 90% al 132% del Pil. “In conclusione – scrive Scenari economici – L’Italia ha comunque fatto per 30 anni enormi sacrifici, con risultati sul fronte del risanamento nulli, e straordinariamente negativi sul fronte della crescita. I salari reali sono scesi al livello del 1997, il Pil pro-capite è precipitato e la disoccupazione è scesa leggermente soltanto al costo di decine di miliardi di incentivi e della precarizzazione di milioni di persone.” ( 4 ) Per cui si esce fuori da una situazione di mancato controllo del debito solo attraverso la crescita. Tutti gli altri provvedimenti potrebbero essere utili ma solo in una prospettiva di crescita.
Una crescita che deve essere prodotta dal sistema industriale . Quindi occorre considerare la ripartenza delle imprese. L’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio Pulse realizzato da CRIF ha sottolineato come il crollo del fatturato delle imprese italiane registrato nel 2020 non verrà recuperato interamente nel 2021 quando le stime di crescita sono del +7,5% a fronte di una perdita attesa del 11.1% nel 2020. Sarà invece necessario attendere il 2022 (+2.7% vs 2019) per tornare ai livelli pre-crisi. Anche in termini di marginalità attesa, nel 2022 proseguirà il trend di ripresa iniziato nel 2021, riallineandosi con il livello pre-crisi anche se non totalmente. “Dall’analisi delle previsioni settoriali e micro-settoriali emerge come i comparti più colpiti sotto l’aspetto di ricavi e margini operativi siano quelli correlati alla sfera del turismo, tra cui il trasporto aereo, i servizi di alloggio e le agenzie di viaggio. Date le tempistiche necessarie per un pieno ritorno alla normalità post pandemia questi tre micro-settori continueranno a presentare anche nel 2022 un fatturato inferiore di circa il 20% alla situazione pre-crisi. Fortemente colpiti saranno anche il settore del commercio di autoveicoli (-4% di fatturato e -6.6% di marginalità – 2022 vs 2019) e quello delle costruzioni, per quanto queste ultime, potendo beneficiare di misure di supporto specifiche introdotte dal Governo Italiano (es. “Ecobonus”) ci si attende possano riuscire, quantomeno in termini di fatturato, a riassorbire già nel 2022 gli impatti della pandemia (+2.3% rispetto al 2019).Viceversa tra i micro-settori che più di ogni altro coglieranno le opportunità di ripresa e di crescita vi sono quelli che hanno intercettato prontamente le esigenze emerse nella nuova normalità generata dalla pandemia, tra cui servizi postali e le attività di corriere, hosting e siti web, produzione ed edizione di software e i servizi connessi alle telecomunicazioni, tutti con tassi di crescita del fatturato in doppia cifra rispetto al 2019. Dal punto di vista della marginalità operativa emerge inoltre come buona parte del comparto manifatturiero (es. Prodotti metallici, Tessile e abbigliamento, …) continuerà a beneficiare nel medio termine delle misure volte all’ottimizzazione dei processi e della base costi, messe in atto per fronteggiare la fase acuta della pandemia.” (5)
La pagella europea assegna ,per bocca della presidente della commissione Ursula Geltrud von der Leyen,alla formulazione dei progetti del Recovery Fund del governo Draghi, un dieci e lode .Un dieci che rappresenta una responsabilità pesante perché In termini di ripresa e resilienza ,ripartenza significa riuscire a mettere in moto e far funzionare un meccanismo di spesa che traduca i progetti del Piano nazionale in concrete realizzazioni. Capaci di tener conto delle esigenze dei territori , di ridistribuire lavoro, infrastrutture, innovazioni, come concreti strumenti di innovazione e di cambiamento. In realtà c’è una questione di fondo che non può essere sottovalutata : che cosa contiene il Pnrr che l’Europa elogia è un mistero per la gran parte degli italiani. Probabilmente sollevare un dibattito su temi del Recovery Fund significava prima dell’approvazione da parte del Parlamento, ma siamo ancora in tempo, aprire un dibattito sul futuro del nostro paese. Non è stato ancora fatto. E soprattutto non lo hanno fatto i partiti che avevano ed hanno questo compito. Un compito che hanno assolto egregiamente nella prima metà del secolo scorso e che poi hanno progressivamente abbandonato quando sono diventati partiti purtroppo “partiti personali “ . E nemmeno la sinistra è riuscita ad aprire un varco in questa fitta cortina di silenzio.
Tradurre le parole, i propositi, i concetti e le prospettive progettuali del Piano significa entrare nel contesto della vita delle regioni , dei settori produttivi, delle organizzazioni , a dir poco anche nella cultura dei luoghi .Significa individuare e mettere all’angolo le lobby, frenare gli interessi di parte, combattere le diseguaglianze, riaffermare la parità di genere . Ripartire vuol dire lavorare per rendere il paese più aperto non solo alle innovazioni ma anche a un metodo di riflessione e ragionamento sulle cose che sappia trarre vantaggio dalle opportunità dell’esistente inteso come qualcosa in movimento che non va solo assecondato ma anche governato. Ripartenza è anche porre mano a riforme epocali come quelle della transizione ecologica, digitale, alla giustizia, al sistema fiscale e ad alcuni strumenti del mondo del lavoro. Riforme che questo paese aspetta da decenni e che né il Parlamento né la politica sono state in grado di fare .E soprattutto ripartire vuol dire promuovere una rivoluzione culturale che aggiorni, adegui, modifichi la mentalità partendo proprio dalla considerazioni che le radici della formazione di quella o quelle mentalità sono importanti ma hanno il ruolo di sentinelle non di guastatori di ogni innovazione e cambiamento.
Ma ripartenza significa ancora lavorare perché l’incidente della funivia Stresa-Alpino-Mottarone accaduto la mattina del 23 maggio 2021 sulla funivia Stresa-Alpino –Mottarone, quando la fune traente dell’impianto ha ceduto, causando la caduta di una delle cabine in transito,non abbia più a ripetersi per nessun impianto e in nessun luogo. Incidente accaduto in una giornata in cui sembrava che la riapertura di quell’impianto fosse appunto l’emblema della ripartenza dopo aver superato le difficoltà di restrizioni susseguitesi nel tempo a causa della pandemia. Lavorare per mettere gli impianti di quel genere, ma anche tutte le infrastrutture ( strade, autostrade, ponti ecc.) ,costruite almeno a metà dello scorso secolo, in sicurezza.
Ripartire significa, e quelli che ho elencato sono solo esempi del lavoro da fare , a partire , in questo particolare momento dall’ascolto dei lavoratori della logistica perché di fronte a mega profitti di aziende globali , che tra l’altro sono anche aumentati durante la pandemia, si possa avere una trasparenza nei subappalti e di conseguenza un contratto di lavoro che dia veramente un salario equo e diritti garantiti. Una specie di segnale generale appunto nel contesto della ripartenza che non uò ignorare , sempre in questo momento la necessità di garantire condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro ma anche offrire tutela e protezione in caso di perdita del lavoro e soprattutto offrire opportunità di formazione per i giovani e pari dignità di occupazione di salario tra uomini e donne.
Ripartire allora in poche parole significa immaginare un futuro .Facciamolo in concreto evitando però che sia un futuro che purtroppo rimane lo stesso da dieci anni .
(1) https://www.linkiesta.it/2020/09/covid-19-rapporto-coop-sostenibilita-green/
( 2 ) La ricerca, condotta nel pieno della fase acuta della pandemia attraverso la piattaforma Linkedin, aveva l’obiettivo di comprendere come la pandemia abbia influenzato stili di vita,percorsi professionali e aspettative dei talenti italiani con un profilo internazionale. L’elevato numero di risposte ricevute (1.104) conferma quanto il tema del brain drain sia sentito proprio dai giovani talenti italiani. Il campione della ricerca comprendeva il 95% di residenti all’estero (30% in UK), il 74% di età compresa tra i 18 e i 35 anni, il 57% uomini e il 43% donne,l’83% con laurea e master e il 7% dottorato provenienti da:Lombardia (17,2%), Veneto (9,3%), Lazio (7,4%), Piemonte eSicilia (7,1), Emilia Romagna (6,9%), Toscana (5,4%), Campania(5%), Puglia (4%), Marche (2,8%) Calabria e Trentino Alto Adige(2,6%) Friuli Venezia Giulia (2,4%) Liguria (2,2%), Abruzzo(2,1%), Sardegna (2%), Umbria (1,4%), Basilicata e Molise (0,5%) e Valle d’Aosta (0,3%). L’11,3% del campione è di provenienza estera. https://www.talentsinmotion.org/static/upload/6-a/6-agosto—-il-sole-24-ore—i-giovani-talenti-italiani-all-estero-credono-alla-ripartenza—-1-.pdf
( 5) https://www.crif.it/area-stampa/comunicati-stampa/2021/marzo/le-previsioni-sull-impatto-del-covid19-sulle-aziende/
