IL DOVERE DI RICORDARE
Redazione- Il dovere di ricordare. E’ un dovere ricordare. Ma è anche un dovere guardarsi attorno oggi . Per capire che cosa è rimasto e che cosa non c’è più. Ma soprattutto che cosa sta lentamente rinascendo e che cosa non è mai scomparso, perché il processo della Storia è un processo che sembra andare avanti in modo lineare ma non sempre. E ogni volta che torna indietro ripercorre strade che ha già percorso specialmente quelle dell’assoluto male che nel corso del tempo e nello spazio più grande ,diventa sempre più assoluto.
Un male che nasce anche dall’ignoranza proprio di quella Storia che quando diventa senza memoria è una Storia che non fa capire , che non insegna nulla . Una ignoranza che fa accomunare fenomeni diversi e riproduce semi velenosi.
Qualche giorno fa abbiamo “celebrato” il Giorno della Memoria. Il 21° anniversario della introduzione di questo momento di riflessione sulla Shoah. Un giorno , il 27 gennaio di ogni anno, dedicato al ricordo di quello che è stato lo sterminio di un popolo .
Ma il problema del Giorno della Memoria è quello di ricordare nel modo giusto la Shoah , celebrata ricorrendo a molti contributi ,tra i quali fondamentali quelli dei sopravvissuti ( ne sono rimasti in Italia appena dieci e tutti dicono che sono sopravvissuti proprio per testimoniare ) e a una esposizione mediatica che qualche volta diventa retorica , ridondante e debordante. In un solo giorno mette assieme numerose manifestazioni con il rischio di disperdere quella che è l’essenza di una vicenda che fu l’oltraggio nazifascista proprio alla natura dell’uomo .
Una giornata che viene anche criticata perché guarda troppo alle vittime e troppo poco ai carnefici. Molte volte non vengono spiegate le colpe del nazismo in Germania e del fascismo in Italia. E soprattutto perché il Giorno della Memoria guarda insistentemente alla tragedia finale ( quella dello sterminio degli ebrei ) senza guardare in modo sufficiente a quel processo che ha determinato la creazione dei lager e che in quei lager ha avuto un epilogo . Che è come dire che occorre riproporre questa condizione di ricerca e di studio non solo per la shoah ma per tutti quegli eccidi che da quel tempo si sono ripetuti fino ad oggi e che continueranno a ripetersi nel futuro. Guardare alle condizioni e ai processi attraverso i quali sono maturati quegli avvenimenti e quelle azioni efferate significa ,appunto, ridare alla memoria e al ricordo una funzione più stringente e forse più consona.
Parlando quindi di processi bisognerebbe guardare per esempio nel caso dell’Italia alle leggi razziali e capire quanta fu l’influenza del regime nazista per la loro promulgazione, alla cui responsabilità si annettono molte colpe e quanto fu l’assenso o l’indifferenza degli italiani che probabilmente si erano “assuefatti” al regime , per dire che erano stati ridotti al silenzio ,tenuto conto che sotto quel regime era sicuramente difficile reclamare o fare opposizione . Quella opposizione che divenne resistenza durante l’occupazione nazi fascista e che portò coraggiosamente aiuto e protezione in favore degli ebrei invertendo l’iniziale atteggiamento di indifferenza.
Emanuele Filiberto di Savoia ,in prossimità del Giorno della Memoria,ha scritto una lettera alla Comunità ebraica italiana per chiedere perdono per la firma del suo bisnonno ,Vittorio Emanuele III , alle leggi razziali del 1938. Un gesto quasi simbolico per risanare una ferita gravissima. La monarchia di quel tempo non oppose alcuna resistenza alle decisioni fasciste e tradendo gli ebrei, che pure avevano partecipato ai moti risorgimentali che avevano visto la casa regnante su uno staterello, quella dei Savoia , annettersi l’Italia intera . Una firma quella della monarchia sabauda che inesorabilmente sgombra il campo da quella narrazione che scarica la colpa sulla presunta “ imposizione” tedesca delle leggi razziali e della estraneità italiana richiamando la necessità di procedere ad un attento esame e discussione di quel periodo . Esame che coinvolge anche il comportamento degli italiani tutti che le accettarono (!?) rimanendo in silenzio .(1).
Giovanni Sabbatucci il 4 gennaio 2018 su La Stampa scriveva : “I fatti sono stati largamente studiati, a partire dall’opera fondamentale di Renzo De Felice (Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo) pubblicata nel lontano 1960. E le responsabilità sono ben delineate, soprattutto, e ovviamente, per quel che riguarda il ruolo di Mussolini: nessuno studioso serio oggi crede più alla leggenda – che pure ancora circola nell’opinione popolare – di un duce costretto alla scelta antisemita dalle pressioni (che non vi furono) del suo alleato Hitler. E nessuno può pensare che a spingerlo sulla via del razzismo siano state le sollecitazioni di pochi pseudo-scienziati o di giornalisti in cerca di notorietà. Il tema che ancora intriga, e che sollecita ulteriori riflessioni, riguarda piuttosto le reazioni, o meglio le mancate reazioni, a misure così radicali e divisive da parte di una società civile già assuefatta all’autoritarismo fascista. Perché non vi furono, salvo rare eccezioni, pubbliche prese di distanza negli ambienti dell’alta cultura? Perché tanti professori non si fecero scrupolo di occupare le cattedre lasciate vacanti dai loro colleghi «dispensati dal servizio»? Perché i senatori di nomina regia, e in quanto tali inamovibili, rimasero in silenzio nella quasi totalità? Perché il tema trovò così poco spazio nella letteratura dell’epoca, compresi gli scritti (epistolari e diari) non destinati alla pubblicazione? Perché molti uomini di Chiesa accettarono la discriminazione, limitandosi tutt’al più a criticarne le motivazioni razziali e areligiose? Perché non pochi imprenditori e commercianti approfittarono della condizione di minorità degli israeliti per liberarsi di qualche concorrente? Perché nemmeno nei ceti popolari si registrarono proteste, magari silenziose, rispetto a quanto stava accadendo? In realtà, sull’argomento ha a lungo prevalso, e prevale ancora, una versione consolatoria e in fondo autoassolutoria. Le leggi razziali, si dice, non furono accompagnate da manifestazioni di fanatismo o di consenso popolare. Gli italiani, al contrario, le accolsero con distacco e con qualche perplessità. Ma non è detto che questa sia una scusante valida. Proprio perché difficilmente comprensibile ed estranea alla cultura politica e giuridica italiana (il razzismo coloniale era cosa recente e non certo una peculiarità nazionale), la legislazione razziale avrebbe dovuto suscitare un rifiuto più netto e, nei limiti del possibile, più esplicito. Se questo non avvenne, lo si dovette soprattutto a una diffusa insensibilità ai temi delle libertà individuali e dello Stato di diritto, anche di fronte a norme in evidente contrasto con lo Statuto, che voleva i cittadini uguali davanti alla legge.(2)
Un gesto dunque , detto per inciso, quello di Emanuele Filiberto, che non sortisce alcun effetto perché i discendenti delle vittime delle leggi razziali non hanno alcuna “ delega a perdonare”. Tanto che la comunità ebraica di Roma ha reso noto un comunicato che si esprime così : “ Prendiamo atto delle dichiarazioni di Emanuele Filiberto di Savoia . Il rapporto con Casa Savoia, nella storia e nella memoria è noto e drammatico . Ciò che è successo con le leggi razziali, al culmine di una lunga collaborazione con una dittatura, è un’offesa agli italiani, ebrei e non ebrei, che non può essere cancellata e dimenticata. Il silenzio su questi fatti dei discendenti di quella Casa, durato più di ottanta anni è un’ulteriore aggravante. I discendenti delle vittime non hanno alcuna delega a perdonare e né spetta alle istituzioni ebraiche riabilitare persone e fatti il cui giudizio storico è impresso nella storia del nostro Paese».
Riprendendo però la nostra riflessione va detto che al di là delle vicende italiane ( con più o meno responsabilità sulla shoah) bisognerebbe ,proprio nel senso più vero della memoria , guardare non soltanto agli efferati comportamenti dei tedeschi e alle sofferenze degli ebrei ma anche a quegli avvenimenti che fondarono la radicalità dell’antisemitismo ( messo in atto nei modi e nei tempi di una storia che conosciamo ) ma anche ad una pluralità di altre responsabilità prima e dopo di loro. Lo sterminio attuato scientificamente e come soluzione finale è la punta emersa di un iceberg che rimane intatto sia nel “ prima” che nel “ dopo” la Shoah .Il nazismo ha costruito un modello e una visione dell’antisemitismo in cui l’ebreo è vittima. Una narrazione ,una monovisione che ha bisogno ancora di una lunga e approfondita indagine , perché nasconde ,ed è questo quello che il nazismo voleva ,l’ideologia che ha sostenuto quel genocidio . Una ideologia che appunto voleva l’ebreo come vittima di un genocidio con l’obiettivo di far scomparire tutto il processo che determinerà poi la soluzione finale dei campi. E questo del genocidio è un discorso lungo e complesso perché quel genocidio di allora replicava altri genocidi nella storia , seppure più limitati di numero , e continua a replicarsi ancora e ancora. Oggi, ancora oggi, in questo momento davanti ai nostri occhi . Perché non siamo stati capaci di smascherare quella ideologia.
Proviamo a ricordare a proposito di antisemitismo il percorso prima e dopo la Shoah. Accusato di deicidio ,il popolo eletto, fu continuamente accusato in occasione della peste nera nell’Europa medievale del Trecento ;dell’uccisione rituale dei bambini [esemplificativo è la storia di Simone da Trento e del Bambino crocifisso]; dall’avvelenamento delle acque dei fiumi alla profanazione delle ostie consacrate. Anche la Chiesa contribuì alle persecuzioni con il IV Concilio Lateranense nel 1215 che decretò la separazione di cristiani e ebrei i quali furono anche obbligati a vestire in un certo modo distintivo . Gli ebrei furono ufficialmente espulsi dall’Inghilterra nel 1290, dalla Francia nel 1394, dalla Spagna nel 1492. A Venezia nel 1516 fu istituito il primo Ghetto e bolle papali decretaroo che nello stato pontificio gli ebrei dovessero vivere in abitazioni recintate da muri . A partire dalla fine dell’Ottocento, nell’Europa orientale, in particolare in Russia, l’antisemitismo si esercitò sistematicamente con la pratica del pogrom, veri e propri massacri collettivi. Torneremo su questi avvenimenti storici in una prossima riflessione.
Ci sono voluti però secoli perché la Chiesa Cattolica con il Concilio Vaticano II (1962-65) e il gesto di alcuni Papi condannasse l’antisemitismo e negasse la responsabilità degli ebrei nella morte di Cristo .
Persecuzioni materiali, reclusione nei ghetti, apposizione sulla persona e sul vestiario di particolari simboli hanno fatto la storia dell’antisemitismo che in tempi moderni e dopo la Shoah si sono trasformati in stereotipi e pregiudizi . Anche se stereotipi e pregiudizi non sono la stessa cosa va detto che assieme compongono quella galassia di atteggiamenti e coinvolgimenti che mettono assieme fenomeni di odio che si identificano con l’antisemitismo, il razzismo, l’omofobia , la discriminazione etnica .
Scrive il sociologo Alberto Pellegrino in un articolo dal titolo : “Natura e caratteristiche di pregiudizi e stereotipi” sul bollettino della Facoltà Politecnica delle Marche : “I pregiudizi e gli stereotipi sono presenti nella personalità e nel patrimonio culturale di un individuo e dei gruppi sociali di piccole o grandi dimensioni; essi si traducono in modi di pensare e in comportamenti concreti che incidono sulla vita quotidiana sotto forma di atteggiamenti, affermazioni, competizioni o addirittura conflitti. I pregiudizi sono giudizi errati o imprecisi formulati in modo superficiale, perché non sono basati su una conoscenza approfondita di un determinato problema e portano ad assumere atteggiamenti scorretti nel momento in cui si devono stabilire dei rapporti sociali. Si tratta di opinioni preconcette orientate in senso favorevole o sfavorevole nei confronti di eventi, individui o gruppi, Gli stereotipi sono delle grossolane semplificazioni e delle rigide rappresentazioni della realtà con le quale ogni individuo quotidianamente interagisce, perché spesso la mente umana non è in grado di acquisire, analizzare e comprendere la complessità e l’infinita varietà di sfumature del mondo. Essi svolgono una funzione difensiva, perché garantiscono la conservazione delle posizioni sociali acquisite da un individuo all’interno o all’esterno di un gruppo; nello stesso tempo servono a proteggere un’organizzazione sociale da mutamenti indesiderati. Non si formano in modo casuale o per una scelta arbitraria, perché sono una parte integrante della cultura di un gruppo, in quanto si costituiscono e sono utilizzati dai singoli individui attraverso un lungo processo di socializzazione. ( 3 )
Stereotipi e pregiudizi che alimentano la nostra vita quotidiana e che sono appunto il frutto avvelenato di quei semi che un giorno dettero vita a quei processi storici che portarono ad eventi terribili e tragici. Tanto che per esempio in questo senso possiamo dire che c’è una continuità. La persecuzione si è trasformata in tempi moderni in pregiudizio che persiste fortemente nel nostro paese appunto in tema di antisemitismo con risvolti anche significativi in Europa.
Infatti c’è un’indagine di Euromedia Research di Alessandra Ghisleri pubblicata su La Stampa il 14 gennaio 2020 che è un’estesa e approfondita ricerca sull’antisemitismo in Italia che, su iniziativa dell’Osservatorio Solomon sulle discriminazioni, che è nata sull’onda dei dati preoccupanti che arrivano da altri Paesi europei, fra tutti Francia e Spagna. Anche nel Bel Paese, secondo quanto sondato dall’Istituto, sembra crescere il clima di ostilità antisemita. Le parti più interessanti del rilevamento sono però le motivazioni dell’inimicizia nei confronti dei cittadini di religione ebraica: nel questionario a risposta multipla si imputano come “colpe” per il 14% la responsabilità di un “genocidio” palestinese da parte di Israele, per l’11,6 che gli ebrei dispongano di un preponderante potere economico-finanziario internazionale, per il 10,7% che si prendano cura solo della propria comunità religiosa e non della società in cui vivono, per 8,4% che si sentano superiori agli altri, per il 5,8% che abbiano responsabilità dirette nei conflitti nel mondo. Si dichiara apertamente antisemita il 6,1% degli interpellati: ma i dati sopraccitati mostrano come sia molto più diffuso un antisemitismo “inconsapevole”. La percentuale dei negazionisti della Shoah non è altissima (1,3%), ma Ghisleri sottolinea che si aspettava un numero più basso: «lo 0,2 o lo 0,3, qualcosa del genere». Fra i dichiaratamente antisemiti il 49% motiva i propri sentimenti per lo strapotere economico degli ebrei, mentre quasi il 47 perché imputa agli ebrei di sentirsi una razza superiore: in sostanza la sintesi della propaganda nazista. ( 4 )
Ma ancora più recentemente e proprio in occasione del Giorno della memoria di questo anno 2021 in un articolo su Domani del 24 gennaio 2021 dal titolo “ Un italiano su tre è favorevole a discriminare gli stranieri il ricercatore Enzo Risso scrive: “ Il rapporto presentato da Lunaria nel 2020 sugli episodi di razzismo e di discriminazione razziali avvenuti tra il 2008 e il 2020 evidenzia dati inquietanti : 5.340 casi di violenze verbali, 901 aggressioni fisiche contro la persona, 177 danneggiamenti alla proprietà, 1.008 casi di discriminazione. (…)I fenomeni xenofobi, tuttavia, non riguardano esclusivamente gli atti violenti e aggressivi, ma coinvolgono, innanzitutto, una dimensione «sottotraccia»: la presenza di una fiorente sub-cultura razzista, densa di stereotipi e pregiudizi. Il 56 per cento degli italiani, ad esempio, denuncia la persistente presenza di sentimenti, pulsioni, atteggiamenti, stereotipi o narrazioni antisemite. Ne avvertono l’esistenza, in primis, i giovani under 30 anni (56 per cento) e le persone che si auto-collocano nel ceto medio basso (62 per cento).(…) Oltre ai tratti antisemiti, nella subcultura xenofoba italica stazionano sentimenti omofobi, maschilisti, mixofobici e giustificazionisti verso forme e comportamenti razzisti. Una tendenza, quest’ultima, che ha diverse gradazioni. Vi troviamo quanti ritengono i comportamenti razzisti giustificati nella maggior parte dei casi (3%); quanti tollerano atti razzisti in base a peculiari situazioni (16%) e quanti giudicano accettabili atteggiamenti discriminatori solo in pochi e specifici casi (19%).
Inoltre il 14 luglio 2020 Lunaria ha presentato in un evento online Cronache di ordinario razzismo. Quinto libro bianco sul razzismo in Italia.
Il Quinto libro bianco sul razzismo in Italia allunga lo sguardo su dodici anni di Cronache di Ordinario Razzismo. Si chiude nel pieno delle proteste scoppiate in tutto il mondo al grido Black Lives Matter.Lungi dall’essere un fenomeno residuale e sporadico, il razzismo è radicato nella storia del Belpaese ed è innanzitutto razzismo istituzionale che attraversa in mille forme i dodici anni intercorsi tra il Governo Berlusconi IV (2008-2011) e il secondo Governo Conte (2019-2020).Con un esercizio di memoria, il libro indaga l’intreccio stringente, sistemico e perverso tra le parole cattive di chi conta, le rappresentazioni distorte di chi racconta, le offese violente di chi commenta online e le violenze razziste fisiche compiute individualmente, in gruppo o, magari, avvalendosi del potere che deriva da un incarico istituzionale.
Tra il 1° gennaio 2008 e il 31 marzo 2020 Lunaria ha documentato 7.426 Cronache di ordinario razzismo. Il libro ne propone una lettura con cinque contributi di analisi introduttivi e ventidue storie esemplari, scelte perché hanno avuto un iter giudiziario significativo o perché mostrano le diverse forme che può assumere l’interazione tra i discorsi, le politiche e i comportamenti sociali discriminatori. L’analisi è resa possibile grazie al lavoro quotidiano di monitoraggio, denuncia, informazione e sensibilizzazione realizzato con il sito www.cronachediordinariorazzismo.org. (5)
Il Giorno della Memoria serve appunto a recuperare una visione diversa ed allontanare l’ignoranza che è un altro grande handicap nello studio e nella ricerca sulla Shoah. Solo entrando a fondo nel fenomeno del genocidio possiamo guardarlo non con il senso del poi ma per esempio raccontando le reazioni del popolo ebreo alla politica nazista. Una reazione che fu di resistenza passiva, senza armi ,né azioni cruente . Una resistenza che è propria dell’essere umano e che per questo, scomponendo la macrostoria, ci dà la possibilità di entrare nelle vite per intravedere quel seme di rifiuto che è lotta concreta capace di dare poi frutti concreti. Inoltre la memoria individuale diventa in questo senso la strada maestra per educare al rifiuto di certe ideologie e ad evitare tragiche ripetizioni di avvenimenti. . Va quindi ancora indagata la resistenza spirituale degli ebrei ,una resistenza , come si diceva, senza armi, che permise loro di rimanere in piedi in una condizione disastrosa. Un modo e una ricerca anche questa di dare linfa al Giorno della memoria.
Un altro modo di dare sostegno al Giorno della memoria per capire il fenomeno dell’antesismistimo nella sua storia e nelle implicazioni moderne e attuali come abbiamo tentato di fare qualche riga indiero. Un fenomeno da collegare con altri fenomeni come l’omofobia, il razzismo,l’intolleranza religiosa, la radicalizzazione delle opinioni perché tutte insieme danno forza ad una ideologia che si fonda sull’odio e nega la natura umana e offende appunto l’essere umano e lo schiaccia al suolo . Con la conseguenza che anche oggi si ripropongono ideologie che tentano di isolare persone e gruppi rinchiudendoli nel ghetto degli stereotipi e del pregiudizio . Per non parlare di percorsi di vero e proprio annientamento fisico ai quali guardiamo con insofferenza o al massimo , sempre più spesso con indifferenza. Mi riferisco al fenomeno delle migrazioni ,e oggi più che mai specialmente a quelle per via terra . Quei flussi di persone che percorrono le strade della Bosnia, della Croazia e che arrivati a Trieste vengono respinti in campi inesistenti , sotto il cielo in piena stagione invernale. O ai campi profughi dei siriani a confine con la Turchia e l’elenca sarebbe lungo ,per ricomprendere anche le baraccopoli in cui vivono in condizioni disumane i braccianti agricoli .
Fenomeni negati dall’ignoranza . E a proposito di ignoranza determinata da altre ideologie politiche si legge su un’indagine report della Regione Toscana sui nuovi razzismi : “ La recente ascesa nel panorama internazionale di movimenti e gruppi estremisti e radicali , così come del populismo identitario, spesso predicanti e praticanti forme di intolleranze di ogni tipo, a partire da quelle razziali ed altre appunto di tipo ‘identitario’ e ‘nativista’, pone all’attenzione alcuni fenomeni di più generale rilevanza: la crisi dei partiti tradizionali, la perdita di attrattività dei cittadini nei confronti di forme di strutturazione dell’agire collettivo legate a quegli stessi partiti, una generale sfiducia verso la politica come attività che dà forma al benessere individuale e alla comunità di appartenenza. A corollario di questi importanti fenomeni troviamo anche la diffusione di atteggiamenti ostili nei confronti del mondo della cultura e degli studi, e persino dei mezzi di comunicazione di massa, ritenuti colpevoli di diffondere messaggi che riproducono gli interessi delle élites a danna di un presunto ‘popolo’attraverso l’emanazione di messaggi la cui principale cifra comunicativa si suggerisce consista appunto nella disinformazione, se non nella vera e propria manipolazione,delle opinioni del popolo e dei cittadini. (6)
L’antisemitismo è una “ nuvola nera” sull’Europa moderna, di oggi. Tanto che lo stesso Davide Sassoli ,Presidente del Parlamento europeo, ne ha richiamato le profonde implicazioni nella vita quotidiana dell’Unione.
Edith Buck, sopravvissuta ai campi di Auschwitz, Bergen-Belsen e Dachau , oggi scrittrice e poetessa racconta il suo inferno e ritorno dicendo in estrema sintesi : “ L’ignoranza del passato alimenta un nuovo odio verso gli ebrei “. Tonia Mastrobuoni l’ha intervistata per la Repubblica e ne ha pubblicato il resoconto il 24 gennaio 2021 .Partendo proprio dall’ultimo libro della Buck “ Il pane perduto “ edito da La nave di Teseo.
Nell’intervista la Buck racconta che ritornata al suo villaggio in Ungheria negli anni ’80 ebbe l’amara consapevolezza ,parlando con una scolara, che a quelle generazioni successive alla sua, non era stato insegnato niente sulla loro persecuzione e deportazione. Una profonda delusione e un rammarico simile a quello provato dopo la liberazione dai campi di sterminio quando si aspettava l’interesse del mondo alle sofferenze e alle morti avvenute e invece si trovò di fronte a un mondo che continuava “ a non volerci vedere”. Fino ad arrivare a dire che non ha mai nutrito odio per i tedeschi perché in quelle condizioni dei campi “non appartenevano al genere umano”
Se questo è un uomo parafrasando il titolo di un libro di Primo Levi il monito della consapevolezza della Buck è doppio . Un monito che la Buck ha discusso molte volte con lo stesso Primo Levi sostenendo da parte sua che “ Non è vero che sono le circostanze che ti rendono una carogna”.
E’ l’educazione che hai ricevuto che fa di te un uomo o un non uomo . E neghi la tua umanità quando l’educazione è fatta di ignoranza, stereotipi , pregiudizi.
Ecco perché occorre lavorare ancora per una conoscenza sempre più approfondita delle vicende della Storia , soprattutto in favore delle giovani generazioni e in favore della verità. Un impegno che anche in queste pagine vogliamo perseguire .
(1)” La legislazione antiebraica dell’Italia fascista venne emanata a partire dal settembre 1938. Iniziò allora il periodo della “persecuzione dei diritti degli ebrei”, cui l’8 settembre 1943 subentrò il periodo della “persecuzione delle vite degli ebrei”.
La persecuzione ebbe per oggetto cittadini dello Stato. Questo aspetto la distinse dalla pur grave svolta razzistica del 1936-1937 contro i sudditi delle colonie africane. L’eguaglianza giuridica degli ebrei era stata sancita dal Regno di Sardegna nel corso della primavera 1848 ed era stata progressivamente estesa sino a Roma, liberata dal dominio del Papa nel 1870. Vi era stata insomma piena coincidenza tra il processo di emancipazione degli ebrei e il processo risorgimentale e di unità. L’introduzione dell’antisemitismo di Stato nel 1938 segnò la rottura e la cessazione di quel patto di eguale cittadinanza. Va precisato che il governo fascista non dispose la revoca generalizzata della cittadinanza italiana ai perseguitati. Tuttavia quello fu appunto il significato (e la percezione) della loro esclusione completa dalle forze armate e dalla vita della nazione. Per questo le leggi antiebraiche del 1938 costituirono una profonda cesura nella storia d’Italia. Dal punto di vista fascista, la nuova normativa costituiva una riforma di ambito generale e di durata permanente, una riforma di struttura: l’Italia doveva essere per sempre ariana e antisemita.”
Michele Sarfatti Studioso della persecuzione antiebraica e della storia degli ebrei in Italia nel XX secolo. Su : https://www.scuolaememoria.it/site/it/2018/10/10/le-leggi-razziali/
(2)https://www.lastampa.it/cultura/2018/01/04/news/leggi-razziali-il-silenzio-dei-conniventi-1.33963144
(3 ) https://letteredallafacolta.univpm.it/natura-e-caratteristiche-di-pregiudizi-e-stereotipi/
(5)Hanno collaborato all’edizione 2020 del libro bianco: Paola Andrisani, Paola Barretta, Sergio Bontempelli, Giuseppe Faso, Francesca Giuliani, Veronica Iesuè, Martino Mazzonis, Grazia Naletto, Leone Palmeri, Elisa Pini, Annamaria Rivera, Roberta Salzano. http://www.cronachediordinariorazzismo.org/cronache-di-ordinario-razzismo-quinto-libro-bianco-sul-razzismo-in-italia-presentazione-online/
( 6 )Indagine sul fenomeno dei nuovi razzismi e delle radicalizzazione dell’intolleranza in Toscana
https://www.toscana- notizie.it/documents/735693/1398887/RAPPORTO%20Nuovi%20razzismi.pdf/4609a5de-dac4-bae6-7302-dbd1f14629d8
