Ultime Notizie

IL DOVERE DI RICORDARE

0

Redazione- Il dovere di ricordare. E’ un dovere ricordare. Ma è anche un dovere  guardarsi attorno oggi . Per capire che cosa è rimasto  e che cosa non c’è più. Ma soprattutto  che cosa sta lentamente rinascendo  e che cosa non è mai scomparso,  perché il processo della Storia  è un processo che sembra andare  avanti in modo lineare ma non sempre. E ogni volta che torna indietro ripercorre strade  che ha già percorso specialmente quelle dell’assoluto male  che nel corso del tempo  e nello spazio più grande ,diventa sempre più assoluto.

Un male che nasce anche dall’ignoranza proprio di quella Storia  che quando diventa senza memoria  è una Storia che  non fa  capire , che non insegna nulla . Una ignoranza che  fa accomunare fenomeni diversi  e riproduce  semi velenosi.

Qualche giorno fa  abbiamo “celebrato” il Giorno della Memoria. Il 21°  anniversario  della introduzione  di questo momento di riflessione sulla Shoah.   Un giorno , il 27 gennaio di ogni anno, dedicato al ricordo di quello che è stato  lo sterminio di un popolo .

Ma il problema  del Giorno della Memoria  è quello di ricordare  nel modo giusto la Shoah , celebrata  ricorrendo a molti contributi ,tra i quali fondamentali quelli dei sopravvissuti  ( ne sono rimasti in Italia appena dieci  e tutti dicono che sono sopravvissuti proprio per testimoniare )  e a una esposizione mediatica  che qualche volta diventa retorica , ridondante  e debordante. In un solo giorno mette assieme numerose manifestazioni  con il rischio di disperdere quella che è l’essenza di una vicenda che fu  l’oltraggio nazifascista  proprio alla natura dell’uomo .

Una giornata che viene anche criticata perché  guarda troppo alle vittime e troppo poco  ai carnefici. Molte volte non vengono spiegate  le colpe del nazismo  in Germania e del fascismo in Italia. E soprattutto perché il Giorno della Memoria guarda insistentemente  alla tragedia finale  ( quella dello sterminio degli ebrei ) senza guardare  in modo sufficiente  a quel processo che ha determinato la creazione dei lager  e che in quei lager ha avuto un epilogo . Che è come dire che occorre  riproporre questa  condizione di ricerca e di studio non solo per la shoah ma per tutti  quegli eccidi che da quel tempo si sono ripetuti fino ad oggi e che continueranno a ripetersi nel futuro.  Guardare alle condizioni e ai processi attraverso i quali  sono maturati quegli avvenimenti  e quelle azioni efferate  significa ,appunto, ridare alla memoria e al ricordo una funzione più stringente  e  forse più consona.

Parlando quindi di processi  bisognerebbe guardare  per esempio nel caso dell’Italia alle leggi razziali e capire quanta fu l’influenza  del regime nazista per la loro  promulgazione,  alla cui responsabilità si annettono molte colpe  e quanto fu l’assenso o l’indifferenza degli italiani che probabilmente si erano “assuefatti” al regime ,  per dire che  erano stati ridotti al silenzio ,tenuto conto  che sotto quel regime   era sicuramente difficile  reclamare o fare opposizione . Quella opposizione  che divenne resistenza durante l’occupazione  nazi fascista  e che  portò  coraggiosamente  aiuto e protezione in favore degli ebrei  invertendo l’iniziale atteggiamento di indifferenza.

Emanuele Filiberto di Savoia ,in prossimità del Giorno della Memoria,ha scritto una lettera  alla Comunità ebraica italiana per chiedere  perdono per la firma del suo bisnonno ,Vittorio Emanuele III , alle leggi razziali del 1938. Un gesto quasi simbolico  per risanare una ferita  gravissima. La monarchia di quel tempo non oppose  alcuna resistenza alle decisioni  fasciste  e tradendo gli ebrei, che pure avevano partecipato ai moti risorgimentali che avevano visto  la casa regnante  su uno staterello, quella dei Savoia ,  annettersi l’Italia intera . Una firma quella della monarchia  sabauda  che inesorabilmente sgombra il campo  da quella narrazione  che scarica la colpa  sulla  presunta “ imposizione” tedesca delle leggi razziali  e della estraneità italiana  richiamando la necessità  di procedere ad un attento esame e  discussione di quel periodo . Esame che coinvolge anche il comportamento degli italiani  tutti  che le  accettarono (!?)   rimanendo in silenzio .(1).

Giovanni Sabbatucci il 4 gennaio 2018 su La Stampa scriveva : “I fatti sono stati largamente studiati, a partire dall’opera fondamentale di Renzo De Felice (Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo) pubblicata nel lontano 1960. E le responsabilità sono ben delineate, soprattutto, e ovviamente, per quel che riguarda il ruolo di Mussolini: nessuno studioso serio oggi crede più alla leggenda – che pure ancora circola nell’opinione popolare – di un duce costretto alla scelta antisemita dalle pressioni (che non vi furono) del suo alleato Hitler. E nessuno può pensare che a spingerlo sulla via del razzismo siano state le sollecitazioni di pochi pseudo-scienziati o di giornalisti in cerca di notorietà. Il tema che ancora intriga, e che sollecita ulteriori riflessioni, riguarda piuttosto le reazioni, o meglio le mancate reazioni, a misure così radicali e divisive da parte di una società civile già assuefatta all’autoritarismo fascista. Perché non vi furono, salvo rare eccezioni, pubbliche prese di distanza negli ambienti dell’alta cultura? Perché tanti professori non si fecero scrupolo di occupare le cattedre lasciate vacanti dai loro colleghi «dispensati dal servizio»? Perché i senatori di nomina regia, e in quanto tali inamovibili, rimasero in silenzio nella quasi totalità? Perché il tema trovò così poco spazio nella letteratura dell’epoca, compresi gli scritti (epistolari e diari) non destinati alla pubblicazione? Perché molti uomini di Chiesa accettarono la discriminazione, limitandosi tutt’al più a criticarne le motivazioni razziali e areligiose? Perché non pochi imprenditori e commercianti approfittarono della condizione di minorità degli israeliti per liberarsi di qualche concorrente? Perché nemmeno nei ceti popolari si registrarono proteste, magari silenziose, rispetto a quanto stava accadendo? In realtà, sull’argomento ha a lungo prevalso, e prevale ancora, una versione consolatoria e in fondo autoassolutoria. Le leggi razziali, si dice, non furono accompagnate da manifestazioni di fanatismo o di consenso popolare. Gli italiani, al contrario, le accolsero con distacco e con qualche perplessità. Ma non è detto che questa sia una scusante valida. Proprio perché difficilmente comprensibile ed estranea alla cultura politica e giuridica italiana (il razzismo coloniale era cosa recente e non certo una peculiarità nazionale), la legislazione razziale avrebbe dovuto suscitare un rifiuto più netto e, nei limiti del possibile, più esplicito. Se questo non avvenne, lo si dovette soprattutto a una diffusa insensibilità ai temi delle libertà individuali e dello Stato di diritto, anche di fronte a norme in evidente contrasto con lo Statuto, che voleva i cittadini uguali davanti alla legge.(2)

Un gesto dunque  , detto per inciso, quello di  Emanuele Filiberto,  che non sortisce  alcun effetto perché  i discendenti  delle vittime  delle leggi razziali  non hanno alcuna “ delega a perdonare”. Tanto che la comunità ebraica di Roma  ha reso noto un comunicato  che si esprime così : “ Prendiamo  atto delle dichiarazioni di Emanuele Filiberto di Savoia . Il rapporto  con Casa Savoia,  nella storia e nella memoria  è noto  e drammatico . Ciò che è successo con le leggi razziali, al culmine di una lunga collaborazione con una dittatura, è un’offesa agli italiani, ebrei e non ebrei, che non può essere cancellata e dimenticata. Il silenzio su questi fatti dei discendenti di quella Casa, durato più di ottanta anni è un’ulteriore aggravante. I discendenti delle vittime non hanno alcuna delega a perdonare e né spetta alle istituzioni ebraiche riabilitare persone e fatti il cui giudizio storico è impresso nella storia del nostro Paese».

Riprendendo   però   la nostra riflessione  va detto che al di là delle vicende italiane (  con più o meno responsabilità  sulla shoah) bisognerebbe ,proprio nel senso più vero della memoria , guardare non soltanto  agli efferati comportamenti dei tedeschi  e alle sofferenze degli ebrei ma anche  a quegli avvenimenti  che fondarono la radicalità dell’antisemitismo  ( messo in atto nei modi e nei tempi di una storia che conosciamo )  ma anche ad una pluralità  di altre responsabilità prima e dopo di loro. Lo sterminio attuato scientificamente  e come soluzione finale  è la punta emersa di un iceberg  che rimane intatto sia  nel “ prima” che nel “ dopo” la Shoah .Il nazismo ha costruito un modello e una visione  dell’antisemitismo  in cui l’ebreo  è vittima. Una narrazione ,una monovisione che ha bisogno ancora di  una lunga  e approfondita indagine , perché nasconde ,ed è questo quello che il nazismo voleva ,l’ideologia che ha sostenuto  quel genocidio . Una ideologia  che appunto  voleva l’ebreo come vittima di un genocidio  con l’obiettivo di  far  scomparire tutto il processo che  determinerà poi  la soluzione finale dei campi. E questo del genocidio è un discorso  lungo e complesso  perché quel genocidio di allora replicava  altri genocidi nella storia , seppure più limitati di numero ,  e continua  a replicarsi ancora e ancora. Oggi, ancora oggi, in questo momento davanti ai nostri occhi . Perché non siamo stati capaci di  smascherare quella ideologia.

Proviamo a ricordare  a proposito di antisemitismo il percorso prima e dopo la Shoah. Accusato di deicidio ,il popolo eletto, fu continuamente accusato  in occasione della peste nera  nell’Europa medievale del Trecento  ;dell’uccisione rituale dei bambini [esemplificativo è la storia di Simone da Trento e del Bambino crocifisso]; dall’avvelenamento delle acque dei fiumi alla profanazione delle ostie consacrate. Anche la Chiesa  contribuì  alle persecuzioni  con il  IV Concilio Lateranense nel 1215  che decretò la separazione di cristiani e ebrei  i quali furono anche obbligati a vestire in un certo modo  distintivo . Gli ebrei furono ufficialmente espulsi dall’Inghilterra nel 1290, dalla Francia nel 1394, dalla Spagna  nel 1492. A Venezia nel 1516 fu  istituito il primo Ghetto e bolle papali decretaroo che nello stato pontificio  gli ebrei dovessero vivere in abitazioni  recintate  da muri . A partire dalla fine dell’Ottocento, nell’Europa orientale, in particolare in Russia, l’antisemitismo si esercitò sistematicamente con la pratica del pogrom, veri e propri massacri collettivi. Torneremo su questi avvenimenti storici  in una prossima riflessione.

Ci sono voluti però  secoli perché la Chiesa Cattolica  con  il Concilio Vaticano II (1962-65)  e il gesto di alcuni Papi condannasse l’antisemitismo e negasse  la responsabilità degli ebrei nella morte di Cristo .

Persecuzioni materiali, reclusione nei ghetti, apposizione sulla persona e sul vestiario di particolari simboli hanno fatto la storia  dell’antisemitismo che  in tempi moderni e dopo la Shoah  si sono trasformati in stereotipi e pregiudizi  . Anche se stereotipi e pregiudizi non sono la stessa cosa  va detto che assieme compongono  quella galassia di atteggiamenti e coinvolgimenti che mettono assieme  fenomeni  di odio che si identificano con  l’antisemitismo, il razzismo, l’omofobia , la discriminazione etnica .

Scrive il sociologo Alberto Pellegrino in un articolo  dal titolo : “Natura e caratteristiche di pregiudizi e stereotipi” sul bollettino  della Facoltà Politecnica delle Marche : “I pregiudizi e gli stereotipi sono presenti nella personalità e nel patrimonio culturale di un individuo e dei gruppi sociali di piccole o grandi dimensioni; essi si traducono in modi di pensare e in comportamenti concreti che incidono sulla vita quotidiana sotto forma di atteggiamenti, affermazioni, competizioni o addirittura conflitti. I pregiudizi sono giudizi errati o imprecisi formulati in modo superficiale, perché non sono basati su una conoscenza approfondita di un determinato problema e portano ad assumere atteggiamenti scorretti nel momento in cui si devono stabilire dei rapporti sociali. Si tratta di opinioni preconcette orientate in senso favorevole o sfavorevole nei confronti di eventi, individui o gruppi, Gli stereotipi sono delle grossolane semplificazioni e delle rigide rappresentazioni della realtà con le quale ogni individuo quotidianamente interagisce, perché spesso la mente umana non è in grado di acquisire, analizzare e comprendere la complessità e l’infinita varietà di sfumature del mondo. Essi svolgono una funzione difensiva, perché garantiscono la conservazione delle posizioni sociali acquisite da un individuo all’interno o all’esterno di un gruppo; nello stesso tempo servono a proteggere un’organizzazione sociale da mutamenti indesiderati. Non si formano in modo casuale o per una scelta arbitraria, perché sono una parte integrante della cultura di un gruppo, in quanto si costituiscono e sono utilizzati dai singoli individui attraverso un lungo processo di socializzazione.  ( 3 )

Stereotipi e pregiudizi che alimentano la nostra vita quotidiana e che sono appunto il frutto avvelenato di quei semi che  un giorno dettero vita a quei processi storici che portarono ad eventi terribili e tragici. Tanto che per esempio in questo senso possiamo   dire che c’è una continuità. La persecuzione  si è trasformata in tempi moderni in pregiudizio che persiste fortemente nel nostro paese appunto in tema di antisemitismo  con risvolti anche significativi  in Europa.

Infatti  c’è un’indagine di Euromedia Research di Alessandra Ghisleri  pubblicata su La Stampa il  14 gennaio 2020  che è un’estesa e approfondita ricerca  sull’antisemitismo in Italia che, su iniziativa dell’Osservatorio Solomon sulle discriminazioni, che è nata sull’onda dei dati preoccupanti che arrivano da altri Paesi europei, fra tutti Francia e Spagna. Anche nel Bel Paese, secondo quanto sondato dall’Istituto, sembra crescere il clima di ostilità antisemita. Le parti più interessanti del rilevamento sono però le motivazioni dell’inimicizia nei confronti dei cittadini di religione ebraica: nel questionario a risposta multipla si imputano come “colpe” per il 14% la responsabilità di un “genocidio” palestinese da parte di Israele, per l’11,6 che gli ebrei dispongano di un preponderante potere economico-finanziario internazionale, per il 10,7% che si prendano cura solo della propria comunità religiosa e non della società in cui vivono, per 8,4% che si sentano superiori agli altri, per il 5,8% che abbiano responsabilità dirette nei conflitti nel mondo.  Si dichiara apertamente antisemita il 6,1% degli interpellati: ma i dati sopraccitati mostrano come sia molto più diffuso un antisemitismo “inconsapevole”. La percentuale dei negazionisti della Shoah non è altissima (1,3%), ma Ghisleri sottolinea che si aspettava un numero più basso: «lo 0,2 o lo 0,3, qualcosa del genere». Fra i dichiaratamente antisemiti il 49% motiva i propri sentimenti per lo strapotere economico degli ebrei, mentre quasi il 47 perché imputa agli ebrei di sentirsi una razza superiore: in sostanza la sintesi della propaganda nazista. ( 4 )

Ma ancora più recentemente e proprio in occasione del Giorno della memoria di questo anno 2021 in un articolo su Domani  del 24 gennaio 2021  dal titolo  “ Un italiano su tre è favorevole  a discriminare gli stranieri  il ricercatore Enzo Risso scrive: “ Il rapporto presentato  da Lunaria nel 2020 sugli episodi di razzismo  e di discriminazione razziali avvenuti tra il 2008 e il 2020 evidenzia  dati inquietanti : 5.340 casi di violenze verbali, 901 aggressioni fisiche contro la persona, 177 danneggiamenti alla proprietà, 1.008 casi di discriminazione. (…)I fenomeni xenofobi, tuttavia, non riguardano esclusivamente gli atti violenti e aggressivi, ma coinvolgono, innanzitutto, una dimensione «sottotraccia»: la presenza di una fiorente sub-cultura razzista, densa di stereotipi e pregiudizi. Il 56 per cento degli italiani, ad esempio, denuncia la persistente presenza di sentimenti, pulsioni, atteggiamenti, stereotipi o narrazioni antisemite. Ne avvertono l’esistenza, in primis, i giovani under 30 anni (56 per cento) e le persone che si auto-collocano nel ceto medio basso (62 per cento).(…) Oltre ai tratti antisemiti, nella subcultura xenofoba italica stazionano sentimenti omofobi, maschilisti, mixofobici e giustificazionisti verso forme e comportamenti razzisti. Una tendenza, quest’ultima, che ha diverse gradazioni. Vi troviamo quanti ritengono i comportamenti razzisti giustificati nella maggior parte dei casi (3%); quanti tollerano atti razzisti in base a peculiari situazioni (16%) e quanti giudicano accettabili atteggiamenti discriminatori solo in pochi e specifici casi (19%).

Inoltre   il 14 luglio 2020 Lunaria  ha presentato  in un evento online Cronache di ordinario razzismo. Quinto libro bianco sul razzismo in Italia.

Il Quinto libro bianco sul razzismo in Italia allunga lo sguardo su dodici anni di Cronache di Ordinario Razzismo. Si chiude nel pieno delle proteste scoppiate in tutto il mondo al grido Black Lives Matter.Lungi dall’essere un fenomeno residuale e sporadico, il razzismo è radicato nella storia del Belpaese ed è innanzitutto razzismo istituzionale che attraversa in mille forme i dodici anni intercorsi tra il Governo Berlusconi IV (2008-2011) e il secondo Governo Conte (2019-2020).Con un esercizio di memoria, il libro indaga l’intreccio stringente, sistemico e perverso tra le parole cattive di chi conta, le rappresentazioni distorte di chi racconta, le offese violente di chi commenta online e le violenze razziste fisiche compiute individualmente, in gruppo o, magari, avvalendosi del potere che deriva da un incarico istituzionale.

Tra il 1° gennaio 2008 e il 31 marzo 2020 Lunaria ha documentato 7.426 Cronache di ordinario razzismo. Il libro ne propone una lettura con cinque contributi di analisi introduttivi e ventidue storie esemplari, scelte perché hanno avuto un iter giudiziario significativo o perché mostrano le diverse forme che può assumere l’interazione tra i discorsi, le politiche e i comportamenti sociali discriminatori. L’analisi è resa possibile grazie al lavoro quotidiano di monitoraggio, denuncia, informazione e sensibilizzazione realizzato con il sito www.cronachediordinariorazzismo.org.  (5)

Il Giorno della Memoria serve  appunto a recuperare  una visione diversa  ed allontanare l’ignoranza che è un altro grande handicap nello studio e nella ricerca  sulla Shoah.  Solo entrando a fondo  nel fenomeno del genocidio  possiamo guardarlo  non con il senso del poi  ma per esempio raccontando  le reazioni  del popolo ebreo alla politica nazista. Una reazione che fu di resistenza passiva, senza armi  ,né azioni cruente . Una resistenza che è propria dell’essere umano  e che per questo, scomponendo la macrostoria, ci dà la possibilità di entrare nelle vite  per intravedere quel seme di rifiuto  che è lotta  concreta  capace di dare poi frutti concreti. Inoltre la memoria individuale  diventa in questo senso  la strada maestra per educare al rifiuto di certe ideologie  e ad evitare  tragiche ripetizioni di avvenimenti.  . Va quindi ancora indagata la resistenza spirituale degli ebrei ,una resistenza , come si diceva, senza armi, che permise loro di rimanere in piedi  in una condizione disastrosa. Un modo e una ricerca anche questa di dare  linfa al Giorno della memoria.

Un altro modo di dare  sostegno al Giorno della memoria per  capire il fenomeno dell’antesismistimo  nella sua storia  e nelle implicazioni  moderne e attuali  come abbiamo tentato di fare qualche  riga indiero. Un fenomeno da collegare con altri fenomeni  come l’omofobia, il razzismo,l’intolleranza religiosa,  la radicalizzazione  delle opinioni  perché tutte insieme danno forza  ad una ideologia  che si fonda sull’odio e nega la natura umana  e offende appunto l’essere umano e lo schiaccia  al suolo . Con la conseguenza che anche oggi si ripropongono  ideologie che tentano di isolare  persone e gruppi rinchiudendoli nel ghetto degli stereotipi e del pregiudizio . Per non parlare  di percorsi di vero e proprio annientamento  fisico ai quali guardiamo  con insofferenza o al massimo  , sempre più spesso con indifferenza. Mi riferisco  al fenomeno delle migrazioni ,e oggi più che mai specialmente a quelle  per via terra . Quei flussi di persone che percorrono le strade della Bosnia, della Croazia  e che arrivati a Trieste vengono respinti  in campi inesistenti , sotto il cielo in piena stagione invernale. O ai campi profughi   dei siriani a confine con la Turchia  e l’elenca sarebbe lungo  ,per ricomprendere anche le baraccopoli   in cui vivono in condizioni disumane i braccianti agricoli .

Fenomeni negati  dall’ignoranza . E a proposito di ignoranza determinata da altre ideologie politiche  si legge su un’indagine  report della Regione Toscana sui nuovi razzismi  : “ La recente ascesa nel panorama internazionale di movimenti e gruppi estremisti e radicali , così come del populismo identitario, spesso predicanti e praticanti forme di intolleranze di ogni tipo, a partire da quelle razziali ed altre appunto di tipo ‘identitario’ e ‘nativista’, pone  all’attenzione alcuni fenomeni di più generale rilevanza: la crisi dei partiti tradizionali, la perdita di attrattività dei cittadini nei confronti di forme di strutturazione dell’agire collettivo legate a quegli stessi partiti, una generale sfiducia verso la politica come attività che dà forma al benessere individuale e alla comunità di appartenenza. A corollario di questi importanti fenomeni troviamo anche la diffusione di atteggiamenti ostili nei confronti del mondo della cultura e degli studi, e persino dei mezzi di comunicazione di massa, ritenuti colpevoli di diffondere messaggi che riproducono gli interessi delle élites a danna di un presunto ‘popolo’attraverso l’emanazione di messaggi la cui principale  cifra comunicativa si suggerisce consista appunto nella disinformazione, se non nella vera e propria manipolazione,delle opinioni del popolo e  dei cittadini.  (6)

L’antisemitismo  è una “ nuvola nera” sull’Europa moderna, di oggi. Tanto che lo stesso Davide Sassoli ,Presidente del Parlamento europeo,  ne ha richiamato  le profonde implicazioni  nella vita quotidiana dell’Unione.

Edith Buck, sopravvissuta ai campi  di Auschwitz, Bergen-Belsen e Dachau , oggi scrittrice e poetessa racconta  il suo inferno e ritorno  dicendo in estrema sintesi : “ L’ignoranza del passato  alimenta un nuovo odio verso gli ebrei “. Tonia Mastrobuoni  l’ha intervistata  per la Repubblica  e ne ha pubblicato il resoconto  il 24 gennaio 2021 .Partendo proprio dall’ultimo libro della Buck “ Il pane perduto “ edito da La nave di Teseo.

Nell’intervista la Buck racconta  che ritornata al suo villaggio  in Ungheria negli anni ’80 ebbe l’amara consapevolezza ,parlando con una scolara, che a quelle generazioni successive alla sua,  non era stato insegnato  niente sulla loro persecuzione e deportazione. Una profonda delusione e un rammarico simile a quello provato  dopo la liberazione dai campi di sterminio  quando si aspettava l’interesse  del mondo alle sofferenze  e alle morti avvenute  e invece si trovò di fronte  a un mondo che continuava  “ a non volerci  vedere”. Fino ad arrivare a dire che non ha mai  nutrito odio  per i tedeschi perché  in quelle condizioni dei  campi  “non appartenevano  al genere umano”

Se questo è un uomo parafrasando  il titolo di un libro di  Primo Levi  il monito della consapevolezza della Buck è doppio . Un monito che la Buck ha discusso molte volte con lo stesso Primo Levi sostenendo da parte sua  che “ Non è vero  che sono le circostanze che ti rendono una carogna”.

E’ l’educazione  che hai ricevuto che fa di te un uomo o un non uomo . E neghi la tua umanità quando l’educazione è fatta di ignoranza, stereotipi , pregiudizi.

Ecco perché occorre  lavorare ancora  per una conoscenza sempre più approfondita delle vicende della Storia  , soprattutto in favore delle giovani generazioni  e in favore della verità. Un impegno che anche in queste pagine vogliamo perseguire .

 (1)” La legislazione antiebraica dell’Italia fascista venne emanata a partire dal settembre 1938. Iniziò allora il periodo della “persecuzione dei diritti degli ebrei”, cui l’8 settembre 1943 subentrò il periodo della “persecuzione delle vite degli ebrei”.
La persecuzione ebbe per oggetto cittadini dello Stato. Questo aspetto la distinse dalla pur grave svolta razzistica del 1936-1937 contro i sudditi delle colonie africane. L’eguaglianza giuridica degli ebrei era stata sancita dal Regno di Sardegna nel corso della primavera 1848 ed era stata progressivamente estesa sino a Roma, liberata dal dominio del Papa nel 1870. Vi era stata insomma piena coincidenza tra il processo di emancipazione degli ebrei e il processo risorgimentale e di unità. L’introduzione dell’antisemitismo di Stato nel 1938 segnò la rottura e la cessazione di quel patto di eguale cittadinanza. Va precisato che il governo fascista non dispose la revoca generalizzata della cittadinanza italiana ai perseguitati. Tuttavia quello fu appunto il significato (e la percezione) della loro esclusione completa dalle forze armate e dalla vita della nazione.  Per questo le leggi antiebraiche del 1938 costituirono una profonda cesura nella storia  d’Italia. Dal punto di vista fascista, la nuova normativa costituiva una riforma di ambito generale e di durata permanente, una riforma di struttura: l’Italia doveva essere per sempre ariana e antisemita.”

Michele Sarfatti  Studioso della persecuzione antiebraica e della storia degli ebrei in Italia nel XX secolo. Su : https://www.scuolaememoria.it/site/it/2018/10/10/le-leggi-razziali/

(2)https://www.lastampa.it/cultura/2018/01/04/news/leggi-razziali-il-silenzio-dei-conniventi-1.33963144

(3  ) https://letteredallafacolta.univpm.it/natura-e-caratteristiche-di-pregiudizi-e-stereotipi/

( 4 ) https://www.open.online/2020/01/14/sondaggio-le-cifre-dellantisemitismo-in-italia-tra-falsi-miti-e-presunte-colpe-gli-ebrei-hanno-troppo-potere/

(5)Hanno collaborato all’edizione 2020 del libro bianco: Paola Andrisani, Paola Barretta, Sergio Bontempelli, Giuseppe Faso, Francesca Giuliani, Veronica Iesuè, Martino Mazzonis, Grazia Naletto, Leone Palmeri, Elisa Pini, Annamaria Rivera, Roberta Salzano. http://www.cronachediordinariorazzismo.org/cronache-di-ordinario-razzismo-quinto-libro-bianco-sul-razzismo-in-italia-presentazione-online/

( 6 )Indagine sul fenomeno dei nuovi razzismi e delle radicalizzazione  dell’intolleranza in Toscana

https://www.toscana- notizie.it/documents/735693/1398887/RAPPORTO%20Nuovi%20razzismi.pdf/4609a5de-dac4-bae6-7302-dbd1f14629d8

Commenti

commenti