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DA MORANDI A SAN GIORGIO, PER RISOLLEVARE GENOVA

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Redazione- Due anni fa, il 14 agosto 2018 sotto un diluvio che sembrava non finire mai, un rumore assordante ha squarciato a metà Genova modificando totalmente le strade conosciute, un pezzo di storia, il cuore dei genovesi e lasciato tutti gli italiani pieni di dubbi.

Con la lunghezza poco maggiore di 1.180 metri il ponte Morandi fino al 2018 attraversava il torrente Polcevera, passando tra i quartieri genovesi di Cornigliano, Certosa e Sampierdarena. Il viadotto, progettato da Riccardo Morandi, aveva lo scopo di connettere la A10 con la A7, così da transitare sopra una buona quantità di case e industrie importanti.
Così si costruiva un collegamento strategico viabilistico, soprattutto per il nord Italia e il sud della Francia oltre ad essere il principale asse stradale fra il centro-levante di Genova, il porto container di Genova Voltri-Pra’, l’aeroporto Cristoforo Colombo e le principali aree industriali genovesi.

Dopo quattro anni di lavori ininterrotti, venne inaugurato nel settembre 1967.
Si trattava, inizialmente di un lavoro molto complicato, data la quasi totale occupazione del suolo esattamente sotto il viadotto, il problema però venne risolto utilizzando una struttura a due campate principali, sorrette da tre alti piloni e tiranti in calcestruzzo armato, con poi altre campate minori.
Due le particolarità strutturali di questo ponte sono gli stralli, realizzati in calcestruzzo armato precompresso e le modalità di realizzazione dell’impalcato, la parte che sostiene direttamente il piano viabile, in calcestruzzo armato precompresso, secondo un brevetto ideato dallo stesso Morandi. (cit. Occhiuzzi)

Neanche due anni dopo, il 4 agosto scorso, viene completato il pezzo crollato, progettato da Renzo Piano e intitolato a San Giorgio. Questo nome è stato scelto poiché la città è profondamente legata alla sua figura che, secondo le leggende liberò la città uccidendo il drago. Questa personalità divenne così tanto importante che si decise di adottare la croce di San Giorgio,  di colore rosso su fondo bianco come simbolo della Repubblica di Genova.

La fama di san Giorgio e il suo vessillo circolarono in tutta Europa durante le crociate così facendo nel 1190, l’Inghilterra chiese a Genova il permesso per utilizzare la bandiera rosso-bianca per identificare le proprie navi. La flotta genovese era così conosciuta che si racconta bastasse mostrare le bandiere da lontano per evitare gli scontri in mare e gli eventuali assalti dei pirati. Poi dal 1277, a causa del suo uso sempre più diffuso, la croce di San Giorgio divenne la bandiera ufficiale dell’Inghilterra, della città di Londra.

Tale bandiera infatti è apparsa anche sul nuovo ponte mentre procedevano i lavori di costruzione.

Così ha detto in una nota il presidente dell’Ordine degli Architetti, Paolo Raffetto:

Con l’inaugurazione del ponte “Genova San Giorgio” si celebra un traguardo importantissimo per la nostra città e la Liguria, tanto sul piano simbolico che infrastrutturale. La soddisfazione per il risultato raggiunto non deve però farci dimenticare quanto accaduto il 14 agosto 2018, in segno di rispetto per le 43 vittime del Morandi, i loro parenti ed amiciFatta questa doverosa precisazione, vale la pena riflettere sul reale significato di “Modello Genova”, da riferirsi all’unità di intenti che ha visto tutti i soggetti coinvolti nel progetto lavorare nella stessa direzione, prima ancora che alle deroghe concesse, in via straordinaria, per la realizzazione nel minor tempo possibile di un’opera di così fondamentale importanza per il territorio.

Il ponte misura 1.067 metri esatti, dal 21 agosto 2018 si è cominciato a lavorare per la ricostruzione. I primi pezzi sono stati fissati già poche settimane dopo. Le pile del nuovo ponte sono diciannove: “Non c’è nessuna numerologia, nessun simbolo, erano quelle necessarie per fare le cose nel modo migliore e più rapido possibile”, così ha dichiarato Renzo Piano illustrando il progetto definitivo, quello che oggi ammiriamo.

Genova così, nonostante tutto, nonostante le vittime e il dolore, oggi prova davvero a rialzarsi.

 

FONTI

ingenio-web.it

ilfattoquotidiano.it

CREDITS

Copertina

Immagine  Carlotta Zamboni 

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