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EDUCARE ALLA SESSUALITÀ SIGNIFICA EDUCARE ALLA CONSAPEVOLEZZA, AL RISPETTO E ALLA RESPONSABILITÀ

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Redazione-  Ritengo che limitare l’educazione alla sessualità, soprattutto nelle sue dimensioni preventive, affettive e relazionali, rappresenti una scelta pedagogicamente discutibile, che merita una riflessione scientifica approfondita.

Così come insegniamo ai bambini l’igiene orale, la cura del corpo e la tutela della propria salute, abbiamo il dovere educativo di accompagnarli, attraverso linguaggi e contenuti adeguati all’età, nella conoscenza di sé, delle proprie emozioni, dei confini corporei e delle relazioni interpersonali.

La sessualità è una dimensione costitutiva dello sviluppo umano, che coinvolge aspetti biologici, psicologici, emotivi, affettivi, relazionali e sociali.

Dal punto di vista psicologico, educare alla sessualità significa anche sviluppare una competenza fondamentale: l’autoregolazione degli impulsi.

Un impulso è un’esperienza interna, non un comando che debba necessariamente tradursi in un comportamento.

Provare desiderio, attrazione o eccitazione non conferisce mai il diritto di oltrepassare i confini dell’altra persona.

È proprio attraverso l’educazione che bambini e adolescenti possono imparare progressivamente a riconoscere ciò che sentono, comprendere la differenza tra desiderio e azione, tollerare la frustrazione, rispettare un rifiuto e sviluppare comportamenti responsabili.

Il consenso, il rispetto dell’altro e la capacità di gestire i propri impulsi sono competenze che devono essere educate.

Questi apprendimenti costituiscono una componente importante della prevenzione della coercizione, delle molestie e della violenza nelle relazioni.

Lo psicologo Albert Bandura, attraverso la teoria dell’apprendimento sociale, ha evidenziato quanto i comportamenti umani siano influenzati dall’osservazione, dai modelli educativi e dai processi di autoregolazione.

Anche Lev Vygotskij ha sottolineato il ruolo fondamentale delle interazioni sociali e della mediazione educativa nello sviluppo delle funzioni psicologiche superiori.

Questi contributi ci ricordano che la capacità di regolare il proprio comportamento si costruisce progressivamente attraverso esperienze, relazioni, conoscenze e accompagnamento educativo.

Un altro aspetto fondamentale riguarda il riconoscimento della propria identità e della propria sessualità, affinché ogni giovane possa comprendere i cambiamenti che attraversa, dare un significato alle proprie emozioni e vivere la propria crescita con dignità, consapevolezza e rispetto.

Naturalmente, l’educazione deve essere scientificamente fondata, rispettosa delle fasi evolutive e realizzata da professionisti competenti, attraverso una collaborazione trasparente tra scuola e famiglia.

Ma proprio per questo considero pedagogicamente problematico escludere percorsi educativi che possono contribuire alla prevenzione e alla tutela dei minori.

La prevenzione della violenza richiede anche educazione emotiva, capacità empatiche, rispetto dei limiti e comprensione dell’autonomia altrui. L’educazione sessuale, quando ben progettata, può contribuire a questi obiettivi.

Non possiamo pretendere comportamenti responsabili senza offrire strumenti per comprendere la responsabilità.

Come pedagogista, ritengo che la scuola debba poter accompagnare lo sviluppo integrale della persona, nel rispetto delle famiglie, dei diritti dei minori e delle evidenze scientifiche.

La pedagogia deve poter intervenire prima dell’emergenza, perché la prevenzione educativa è una responsabilità collettiva.

Educare alla sessualità significa anche educare alla libertà responsabile, alla dignità umana e al diritto di vivere relazioni rispettose.

Dott.ssa Assunta Di Basilico
Presidente Associazione Essere Oltre ETS

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