” UN FUTURO RUBATO ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Un futuro rubato e una violenza su cui riflettere. “Basta indifferenza sui giovani” ,lo dice Sergio Mattarella Presidente della Repubblica alla cerimonia di consegna del diploma ai Cavalieri del Lavoro 2026 .
Durante la cerimonia per la nomina dei nuovi Cavalieri del Lavoro, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha riportato l’attenzione sulle condizioni dei giovani, che non devono essere trattati dalla società con indifferenza ma come un tema sensibile a tutte le istituzioni Dopo “ Un saluto particolarmente intenso ai giovani Alfieri che, dopo un eccellente percorso nelle medie superiori, ora sono chiamati all’impegno degli studi universitari”, il Presidente continua : “ Questo appuntamento – nel 125esimo anniversario dalla istituzione dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro per iniziativa di Giuseppe Zanardelli, il grande statista di cui ricorre, in questi giorni l’anniversario di duecento anni dalla nascita – collega la qualità dell’impresa e del lavoro a quella dello studio. Rappresenta un opportuno e coinvolgente incontro tra generazioni, in una stagione in cui squilibrio demografico e accelerazioni tecnologiche rendono più problematica questa alleanza, o almeno la naturale trasmissione tra adulti e giovani che è vitale per costruire il futuro.”
L’incontro tra le generazioni che sembra completamente scomparso nei fatti di questi giorni che hanno visto , come raccontano le cronache episodi di gratuita violenza a Milano, Torino Bologna da parte di giovani e giovanissimi sia di seconda generazione che italiani .Nel pomeriggio di sabato 17 ottobre, a Milano si è svolta una manifestazione convocata sui social organizzata dal movimento “Italia in Piazza”, attivo nelle proteste contro il carovita. Una manifestazione sulle difficoltà che incontrano le famiglie italiane afflitte da una inflazione con percentuali di crescita a due cifre che in poco tempo ha fatto raddoppiare il costo del carrello della spesa. Una manifestazione che con un filo rosso lega i problemi delle famiglie a quelli dei giovani studenti fuori sede che non riescono a pagare i fitti , degli studenti che vivono le loro giornate di studio in edifici con gravi problemi e carenze, dei trasporttori che devono pagare il gasolio ad un prezzo mai visto con perdite contingenti .
Una manifestazione che ad un tratto ha cancellato tutti questi bisogni, tutte queste legittime proteste per affermare solo la violemza. Per richiamare l’attenzione non più sui problemi che quella ed altre manifestazioni volevano porre all’attenzione del Governo , della politica e comunque della società.
La protesta a Milano è stata però rapidamente messa da parte almeno nella cronaca per dare il sopravvento alle azioni di gruppi di giovani, tra i quali anche dodicenni che seppure in modo frammentato, si sono mossi all’interno di una specie di guerriglia urbana che aveva per obiettivo solola vioenza sulle cose.
“Siamo stati convocati su tik tok , ci hanno detto che c’erano scarpe e magliette da prendere. Non penso di aver fattoi qualcosa di riprovevole”. Questa la dichiarazione di un giovanissimo ma questa anche l’evidenza di un fatto straordinario. La sottovalutazione di un appello sui social seppure intercettato da intelligence e polizia,la presenza quindi di uno scarso numero di poliziotti a fronteggiare comportamenti che avevano bisogno di ben altri contenimenti. Scontri con la polizia, danni a strade e vetrine a Milano sono stati ragazzi e ragazze giovanissimi, spesso minorenni, che non appartenevano a movimenti o gruppi politici. Erano qualche centinaio e si sono staccati, come successo anche a Bologna e Torino, da manifestazioni pacifiche principali. Hanno giocato si fa per dire lanciando pietre, bombe carta e bottiglie contro la polizia, che li ha inseguiti e caricati a lungo avanti e indietro in piazza del Duomo.
Il bilancio di sabato 17 ottobre è di 197 persone identificate e accompagnate negli uffici di polizia per le violenze: 28 persone sono state arrestate, di cui 12 minorenni e 6 stranieri. Sono 43 i denunciati e 141 i feriti tra le forze dell’ordine. A Milano ci son stati – secondo i numeri rilevati – circa 5mila manifestanti, a Torino 3mila, a Bologna 2mila, a Brescia 600 e a Bergamo 800. .
E non è bastato . Il tutto si è ripetuto almeno a Milano il giorno successivo , domenica.il centro di Milano è stato teatro di nuovi episodi di violenza, saccheggi e danneggiamenti ad arredi urbani e attività commerciali, come durante le manifestazioni del giorno precedente. A differenza del sabato, domenica non erano previste manifestazioni autorizzate; gruppi di giovani con il volto coperto (molti dei quali minorenni) si sono radunati autonomamente nel centro città . Scontri e atti vandalismo si sono concentrati in via Torino e nelle vie limitrofe. Sono state lanciate pietre e cestini contro le vetrine di negozi (tra cui il punto vendita Champion e un Carrefour), oltre a danneggiamenti a pensiline ATM, veicoli e arredi urbani. Il sindaco Giuseppe Sala ha lanciato un allarme parlando di un’escalation pericolosa e di una sottovalutazione della situazione, mentre la Presidenza del Consiglio (con Giorgia Meloni) ha convocato un vertice sulla sicurezza. Che ha preso decisioni tampone e comunque r univoci che si ripetono ogni volta che ci sono manifestazioni di violenza ma che valgono poco perchè non affrontano il vero problema. È stato disposto l’invio immediato di 500 soldati dell’Esercito nella città di Milano fino al 31 dicembre. Opereranno all’interno del programma “Strade Sicure” affiancando Polizia e Carabinieri per incrementare la vigilanza e il controllo del territorio. Il Governo ha escluso l’ipotesi iniziale di conferire loro poteri speciali di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria .Viene introdotta una nuova fattispecie di reato per chiunque prenda parte a un gruppo di cinque o più persone compiendo atti di violenza, lancio di oggetti atti a offendere o danneggiamenti in contesti di piazza. La reclusione prevista va da 2 a 5 anni (e sale da 4 a 12 anni per promotori e organizzatori).
Scrive Massimo Recalcati :”Questi i fatti e le polemiche Sarebbe molto di più di un errore grossolano confondere le manifestazioni di piazza degli studenti per difendere i loro diritti con gli atti vandalici che hanno devastato Milano e altre città; sarebbe del tutto ingiusto verso i nostri figli che coraggiosamente protestano per un mondo che non lascia loro alcun avvenire; sarebbe semplicemente un gesto di malafede intellettuale. Restano tuttavia nei nostri occhi insieme alla grande partecipazione popolare alle manifestazioni pacifiche degli studenti e dei sindacati, la barbara devastazione delle nostre città. Non bisogna, infatti, sottovalutare il fenomeno di questa violenza erratica che in Italia come in Francia genera caos e confonde del tutto illegittimamente il conflitto politico con l’aggressione violenta alla dimensione democratica del nostro ordinamento civile.
Ma sono i giovani ad essere i veri colpevoli di questa confusione? Da dove viene la violenza fuori legge che esplode ogni volta che si tengono legittimi raduni di piazza? Io credo che vi sia una profonda responsabilità delle vecchie generazioni e dei loro maestri.
Si tratta ormai di un’onda lunga, lunghissima. Per un verso la vandalizzazione di Milano e di una libreria come la Feltrinelli che ha contribuito in modo decisivo a fare la cultura della sinistra italiana nel nostro Paese, rivela la sua natura pre-politica o semplicemente teppistica. Ma il ragionamento deve costringersi a farsi più ampio e provare a cogliere, per esempio, il nesso tra questa violenza e il fanatismo che sta imperversando nel nostro Paese come se fossero due facce della stessa medaglia anti-democratica. (1)
Dunque fermarsi a condannare la violenza non basta. Sulle violenza bisogna riflettere e questi comportamenti vanno interpretati dagli adulti. Innanzitutto da un Governo che ha il compito , quindi il dovere di salvaguardare l’ordine pubblico e la sicurezza avendo preposto il ministro dell’interno e gliapparati tecnici giudiziari, la preparazione degli agenti di polizia messi sulle piazze appunto a garantire l’ordinato svolgimento delle manifestazioni.
Ma quando parliamo di violenza pur condannando fermamente ogni manifestazione in questo senso occorre tenere conto fondamentalmente che dietro quelle piazze ci sono esigenze e bisogni reali che la politica non vuole ascoltare, di cui non vuole gtenere conto dentro una narrazione delle cose che dice continuamente che tutto va bene .
E invece no. Va quasi tutto male .Per esempio proprio in riferimento alle parole del Presidente della Repubblica sulla formazione non possiamo dimenticare la morte di studenti nei progetti di formazione-lavoro Lorenzo Parelli 18 anni, Giuliano De Seta, 16 anni e non possiamo non tener conto del fatto che le condizioni di studio , negli edifici fatiscienti e negli alloggi a prezzo insostenibile sono una “ violenza” Ecco allora come in u no specchio i giovani sono costretti ad assorbire dal mondo adulto questo virus che lavora in profondità e a cui Paolo Crepet da una cura : (gli adulti “” devono andare in piazza e prendersi le responsabilità. Se la cosa degenera, te ne vai”
” Io sto dalla parte dei ragazzi, vanno ascoltati”.Un virus infiltrato in Parlamento con gli scontri “ verbali e fisici “ quotidiani e soprattutto nella campagna di odio che sempre da più parti viene evidenziata. Occorre trovare un nemico e scaricare su di lui batterie di munizioni che sembrano a salve ,in termini di comunicazione , ma fanno male , molto male come “ siete sempre i soliti comunisti” del ministro dell’università, oppure “ sono le sinistre che non condannano la violenza”, o peggio “ ma vatti a lavare “.
Un panorama pericoloso e desolante : violenza genera violenza.
Una protesta quella delle manifestazioni in Italia in queste settimane che non è isolata nel contesto internazionale .In cinquasette paesi dalle Americhe all’Indonesia. secondo il Global Protest Tracker del Carnage Endowmen for International Peace . E quindi in Europa occidentale dalla Spagna alla Francia passando per l’Italia ci sono proteste anti governative per aspettative economiche deluse, sfiducia nelle istituzioni, ingiustizie sociali, corruzione, clientelismo, rivendicazioni su diritti di donne, condizioni dei giovani, vita nelle periferie , minoranze
Dice ancora Mattarella nel suo intervento : “I valori del lavoro sono, del resto, alla base della Repubblica così come i valori dell’educazione e dell’istruzione. Diritto al lavoro e diritto alla scuola si realizzano necessariamente insieme.È nella coesione che una società cresce meglio e di più.”
Tutta la società dunque impegnata per quei valori del lavoro e dell’istruzione, della formazione. Ma come viene trattato il lavoro. Da tempo si discute sul salario minimo , una regolamentazione che non si riesce a mettere nero su bianco per un lenzuolo troppo corto che viene tirato da ogni parte. Di fatto il salario minimo legale nazionale in Italia non esiste per legge a differenza della maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea .La protezione della retribuzione si affida ai (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, siglati dai sindacati e dalle associazioni datoriali. I principali CCNL prevedono una paga oraria lorda indicativa tra i 9 e gli 11 euro, ma il sistema risulta molto frammentato .L’Italia fa parte di un piccolo gruppo di Stati membri dell’UE (insieme ad Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia) che non hanno una legge nazionale sul salario minimo. (2) Gli stipendi medi italiani rimangono tra i più bassi delle grandi economie dell’Unione Europea, spesso al di sotto della media UE e lontani da Germania e Francia . E anche quando ci sono stati aumenti sono stati sempre inferiori alla percentuale dell’infrazione senza contare i meccanismi del fiscal drag che penalizzano ancora di più le retribuzioni . Con il risultato dell’impoverimento della classe media che scende in piazza con pacifiche manifestazioni e si ritrova con le prorprie ragioni oscurate dalla violenza .
E poi le morti sul lavoro. Una tragedia dolorosissima alla quale non si riesce a mettere uno stop In Italia, i dati ufficiali dell’INAIL indicano un totale di 1.198 decessi sul lavoro nel 2025, con un lieve calo del 3% rispetto al 2024 (1.090–1.189 casi totali di lavoratori). Secondo le rilevazioni dell Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Anbiente Vega nei primi mesi del 2026 l’emergenza resta grave, con centinaia di vittime registrate soprattutto nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura .
Dunque la legittimazione della protesta , non passa solo per la condanna della violenza ma passa anche e soprattutto per l’ascolto delle esigenze e dei bisogni. Dell’intera società lavoratori, famiglie, agricoltori, trasporatori,classe media e soprattutto giovani.
Non c’è stata volontà ,in questi anni di interpetare la violenza e le misure adottate hanno deligittimato la protesta giusta e utile. La risposta è stata solo e unicamente repressiva con l’inasprimento delle pene, la creazione di nuove fattispecie di reati, la gestione della sicurezza zoppicante.
Dice ancora Sergio Mattarella : “ Le preoccupazioni del presente devono specchiarsi nell’impegno a progettare il futuro.In questo percorso rappresenta, per il nostro Paese, un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili.Lo ha sottolineato il Presidente della Federazione, Salerno, che ringrazio molto per le considerazioni che ha proposto e per questa sottolineatura: dobbiamo dar vita a condizioni per rendere attraente ai giovani il ritorno.Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi adeguatamente realizzare.La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione.Si tratta di una questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società.” (3)
Un futuro rubato nel nostro paese per quei giovani costretti ad emigrare. L’ultimo rapporto del CNL dice che 4 giovani emigrati su 5 tornerebbero in Italia se gli stipendi fossero più alti.Adeguati al costo della vita.Tra il 2011 e il 2024 sono emigrati dall’Italia circa 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni, una cifra che corrisponde al 7% del totale dei giovani residenti in Italia nel 2024. Oltre il 42% dei giovani emigrati tra il 2022 e il 2024 è in possesso di una laurea (percentuale in costante crescita rispetto agli anni passati). : Secondo i dati riportati da studi di settore (come quelli diffusi tramite il Sole 24 Ore ), circa il 28% parte per necessità lavorativa o per migliorare la qualità della vita, il 23% per motivi di formazione o carriera, mentre l’87% giudica positivamente la scelta fatta all’estero .
Ma anche un futuro rubato a quei giovani che vicono nelle periferie urbane e che sono figli di immigrati . Di seconda generazione e italiani guardano al destino dei loro genitori e immaginano che per loro ci saràpoco o nulla di quelle speranze che hanno determinato in un modo o nell’altro la vita dei loro genitori. Quasi la metà dei ragazzi che crescono in contesti periferici ritiene di non avere prospettive chiare, sentendosi traditi dalle promesse del contesto sociale e istituzionale. Circa 7 adolescenti su 10 restano chiusi in casa nel tempo libero e il 72% non pratica attività sportiva o ricreativa strutturata, a causa della carenza di centri di aggregazione, biblioteche di quartiere accessibili o aree verdi sicure. I ragazzi nati o cresciuti in Italia da famiglie straniere vivono una doppia tensione: il conflitto generazionale con i genitori e l’esclusione simbolica o materiale da un riconoscimento pieno nella società italiana, faticando a trovare spazi di rappresentanza e dignità La combinazione di fatica quotidiana, mancanza di ascolto e assenza di orizzonti genera frustrazione, che a volte sfocia in forme di chiusura o episodi di aggressività nelle piazze, a cui spesso si risponde solo con logiche di decoro o sicurezza anziché con investimenti educativi. (4)
Un futuro rubato. Che genera violenza su cui torneremo a riflettere .
(1)”La lezione di Milano”, Repubblica: https://drive.google.com/…/1JsOajh…/view…
(2)Il Lussemburgo guida la classifica europea con oltre 2.700 euro lordi mensili, seguito da Irlanda, Germania, Paesi Bassi e Belgio I salari minimi legali più bassi dell’UE si registrano in Bulgaria e in altri Paesi dell’Europa orientale (dove partono da circa 551 euro o meno) .
/www.vita.it/giovani-violenti-periferie-dimenticate-senza-futuro-cresce-la-rabbia/
