“COME TRASCORRERAI L’ETERNITA’?” DI VALTER MARCONE
Redazione- Qualcuno vi ha mai rivolto una simile domanda : “ come trascorrerai l’eternità?”.Una domanda importante a cui dà una risposta “Il Libro per trascorrere l’eternità” un insieme di antichi testi funerari egizi. Questo èoèolo aveva in grande considerazione la vita dell’oltretomba ; ne sono testimonianza i colossali,, maestosi edifici qualile piramidi. Per questo oltre ad una degna dimora per le spoglie mortali gli egizi, con i testi funerari, pensavano di aiutare il defunto a trascorrere la sua esistenza nel Duat. Lo sappiamo perchè possediamo una antica copia di questi scritti che risale circa al 332-30 a. C.in pieno periodo tolemaico, ma fu particolarmente utilizzato durante la dominazione romana dell’Egitto, dal 30 a. C. ed almeno fino al II secolo d.C. Cos’ possiamo leggere la descrizione della devozione del ka ai riti religiosi e alla frequentazione del tempio di Osiride nell’aldilà.
Ecco appunto, l’aldilà. Chi ha inventatoi l’aldilà. Probabilmente l’uomo stesso per la paura della morte. Per il desiderio di continuare la vita seppure in un’altra forma diversa da quella vissuta in terra .Occorre ancora ricordare che l’Antico Egitto ha poi con i suoi monumenti funerari concepito l’oltretomba come un viaggio per raggiungere altri luoghi. Come quelli che l’antica Gracia ha creato attraverso i poemi omerici : gli inferi governati da Ade o luoghi come i Campi Elisi o il Tartaro . Fino alle religioni abramitiche ,l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam che hanno descritto il concetto di Paradiso, Purgatorio e Inferno come luoghi di ricompensa o punizione divina .
Dunque come trascorrere l’eternità. La risposta alla domanda è facile se si ha una fede .In caso contrario è maledettamente difficile perchè le ipotesi sono molte anche se come trascorrere l’eternità non è una questione da poco , è una questione seria , molto seria.
Wilkipedia ci viene in aiuto perchè dice testualmente : “L’oltretomba o l’aldilà, nello studio comparato delle mitologie e delle religioni indica un luogo o una condizione di continuazione dell’esistenza spesso solo in forma immateriale, come anima o spirito disincarnato dopo la morte fisica “ esponendo poi il concetto religioso dell’oltretomba, descrivendo i luoghi dell’oltretomba finora immaginati , anche perchè malgrado grandi opere del mondo classico raccontano il ritorno dall’oltretomba di alcuni personaggi ed eroi famosi, mai nessuno nella realtà è tornato indietro dopo la morte per raccontarci dove è stato. A meno che non si prendano i resoconti delle esperienze premorte che sono comunque oggetto di ricerca e di studio.
Wilkipedia conclude : “A ogni modo, al di là delle differenze di culture, le varie localizzazioni dell’oltretomba possono avere più che altro un significato allegorico, con cui si riferisca in forma tangibile ad un diverso stato di coscienza : «La maggior parte delle descrizioni illustra l’aldilà come un mondo di vibrazioni luminose o sonore, di colori. I chiaroveggenti hanno sempre visto intorno a tutti gli esseri viventi, e quindi anche intorno all’uomo, un alone colorato. Queste irradiazioni sono dette aura […] Il nostro corpo psichico o astrale, è costituito da radiazioni luminose la cui composizione cromatica è in rapporto con i contenuti psichici . Poiché l’aldilà è il piano esistenziale congeniale a questo corpo astrale — tanto che viene definito anche piano astrale — la loro forma di energia dev’essere la stessa. In altri termini, l’aldilà, o piano astrale, è un mondo di vibrazioni. Questo mondo di vibrazioni dev’essere immaginato non diverso in senso spaziale o spazialmente separato dal nostro mondo, ma immanente ad esso e separato unicamente dalla soglia delle percittività”.
Anche se poi quell’intrigante di intelligenza artificiale di cui si trovano programmi ormai su tutti i motori di ricerca in modo allettante ti domanda : “ Se ti affascina come una specifica cultura abbia sviluppato la propria visione dell’aldilà, posso approfondire l’argomento.Preferisci che esploriamo le credenze degli Egizi, dei Greci o di qualche altra tradizione in particolare?” E a me che gli ho detto: vorrei trovare un modo di trascorrere l’eternità fuori da ogni concezione religiosa o tradizione ma in modo creatico e futuristico “ mi ha risposto : “ L’eternità futuristica e creativa al di fuori della religione si basa oggi sul concetto di immortalità tecnologica e transumanista. La scienza, la fantascienza e l’arte ipotizzano diversi scenari per estendere l’esistenza umana indefinitamente attraverso la tecnologia.”
In altre parole mi ha suggerito che probabilmente attraverso la sostituzione di parti del corpo o addirittura dell’intero corpo ,tranne il cervello, sarà possibile avere l’immortalità e quindi si potrà trascorrere l’eternità dove ciascuno si trova, in questo “aldiqua “ perchè non ci sarà necessario di fare quell’ultimo viaggio verso “ l’ aldilà” dove risiedere permanentemente per l’eternità:
Bell’affare dunque . Alla faccia della legge del contrapasso di memoria dantesca e alla faccia di una possibile rivalsa in questo senso : continuare a vivere la propria vita senza possibilità di cambiamento . Una prospettiva allettante per chi si sente realizzato, ha mezzi e possibilità per una vita soddisfacente , anzi ricca di attrattive. Ma per chi spera di poter invertire la chimera che gli ha dato in sorte di vivere in un certo modoi , proprio grazie ad un cambiamento radicale come la fine fisica di sofferenze, privazioni, dolori ? E per chi crede che la morte fisica annienti ogni cosa ? Ovvero dal nulla siamo venuti e al nulla ritorniamo. Tutto il resto è vanità come dice il Qoelet o come ci ricorda la liturgia del mercoledì delle ceneri: polvere sei e polvere tornerai.
Tante ipotesi dunque sull’eternità . Con una che certamente le sovrasta : l’eternità del mondo. Appunto il mondo “ finisce” con la nostra morte. Cosa non vera perchè il mondo non finisce con la nostra morte, ovvero finisce per noi. In realtà il mondo continua perchè è eterno. Certo l’eternità del mondo è un’altra faccenda molto seria da tenere in considerazione. Ovvero il mondo che ci circonda e di cui facciamo esperienza ogi giorno in un piccolo microcosmo , rispetto all’universo, qual’è appunto la nostra condizione è eterno .Perchè c’era prima che noi “venissimo al mondo “ e ci sarà anche dopo che noi “ avremo abbandonato questo mondo “. La storia geologica della Terra , appunto il mondo che ospita tutta un’altra serie di mondi quali quello culturale, religioso, economico, delle comunità, ci insegna come il pianeta sia riuscito a sopravvivere appunto attraverso le sue leggi e quindi a dimostrare di possedere una sua eternità. Con un punto interrogativo : il mondo ha avuto un principio , quindi come siamo abituati a considerare le cose avrà anche una fine .
Proprio su questo tema il dibattito si sviluppa per tutta l’antichità e il medioevo. Poi non se ne sente più parlarein questi termini ma in tuttìaltro modo.Penso a Nietzsche e o Heidegger solo per citarne i più vicini nel tempo a noi. Un tema nell’antichità a lungo dibattuto , da teorie fortemente in contrasto con la dottrina cristiana. Infatti partendo dal testo biblico che radica la dottrina cristiana della creazione (che appunto afferma che il mondo sia stato creato per un atto volontario di un Dio trascendente e onnipotente. ) si sviluppa per tutta l’antichità e il medioevo fino alla riaffermazione che l’eternità del mondo deve essere ritenuta logicamente impossibile ed è compito di ogni maestro cristiano dimostrarne l’insostenibilità.
Un dibattito che si ritrova in alcune opere e studi come per esempoi gli scritti di Tommaso d’Aquino, L’eternità del mondo in “L’uomo e l’universo. Opuscoli filosofici”, a cura di A. Tognolo, Rusconi, Milano 1982. E poi quelli di Boezio di Dacia, “Sull’eternità del mondo”, traduzione, introduzione e note a cura di Luca Bianchi, Milano, Unicopli, 2003. O studi come Gianfranco Fioravanti, Scientia, fides, theologia in Boezio di Dacia, Atti dell’Accademia delle scienze di Torino (classe di scienze morali, storiche e filosofiche) 104 (1970), pp. 525-632. Luca Bianchi, “L’errore di Aristotele”: la polemica contro l’eternità del mondo nel XIII secolo, Firenze, La Nuova Italia 1984. Richard. C. Dales, Mediaeval Discussion of the Eternity of the World, Brill, Leiden 1990. François-Xavier Putallaz, Ruedi Imbach, Professione filosofo: Sigieri di Brabante, Jaca Book, Milano 1998.
Da una parte dunque la dottrina cristiana della creazione del mondo ; dall’altra la concezione metafisico- naturalistica aristotelica ed araba, che ebbe ampia risonanza nella Latinità a partire dal secolo XIII. Aristotele con le sue argomentazioni sviluppa una teoria che rimanda ad una concezione fisica, metafisica e cosmologica in cui all’immutabilità del primo motore, o primo principio, inteso come atto puro, corrisponde un mondo eterno, non creato nel tempo. Per Aristotele non c’è mai stato un atto di creazione del mondo da parte di un principio divino
E’ poi Bonaventura da Bagnoregio nel 1267, durante un sermone dell’Avvento, ad esprimere categoricamente una opposizione alle idee aristoteliche affermandoche nessun maestro cristiano aveva accettato di sostenere la tesi dell’eternità del mondo contro gli insegnamenti della fede cristiana. A differenza di Tommaso d’Aquino, che, pur dichiarando di credere fermamente nel dogma della creazione, indispensabile al cristiano per l’economia della salvezza, ammette di non potere, con i soli mezzi della ragione, dimostrare l’erroneità della tesi aristotelica e che essa non può essere ritenuta contraddittoria:ma solo “ non potest demonstrari”.
Fin qui la questione della creazione ed eternità del mondo. Il mondo è stato creato per un atto volontario e rappresenta a tutt’oggi la posizione ufficiale della Chiesa estranea alle dottrine filosofiche greche dell’antichità classica.
Sulla eternità e sulla fine del mondo ,per la Chiesa Cattolica, l’Apocalisse non è la distruzione catastrofica del cosmo, ma lo “svelamento” e il trionfo finale di Cristo sul male. Il testo descrive il combattimento spirituale della storia umana, culminando nella sconfitta di Satana, nel giudizio universale e nella creazione della Gerusalemme Celeste, simbolo dell’eterna comunione tra Dio e l’umanità
Tanto per inciso il dibattito sulla possibilità di un mondo eterno. di cui abbiamo riportato per motivi di brevità solo le posizioni più celebri, sfociò nella condanna formulata nel 1277 da Etienne Tempier, vescovo di Parigi, che colpì in totale 210 tesi, di cui 10 concernevano il tema dell’eternità del mondo (le proposizioni 83-92, secondo la numerazione fissata da R. Hissette) .Anche se resta l’affermazione di Pietro di Alvernia che sulla scorta di Tommaso d’Aquino,ritiene pur con la dovuta prudenza, che Dio avrebbe potuto creare un mondo eterno, il che non è eretico né assurdo.
Ora , mentre rimane sempre la domanda come trascorrere l’eternità ,bisogna introdurre il concetto di eternità per comprendere bene questa “ realtà” nella quale non so ben dire se ci immergeremo per trascorrerla. Il che fa pensare , parlando di trascorrere all’idea che abbiamo del tempo. Il tempo trascorre . Ma forse siamo in errore .Perchè l’eternità è , secondo alcune definizioni la condizione di ciò che non ha né principio né fine. In senso filosofico e religioso, indica l’atemporalità assoluta: una dimensione immobile e immutabile fuori dal tempo, opposta alla transitorietà e al divenire.
Atemporalità assoluta Spesso l’eternità viene confusa con l’immortalità, ma i due concetti non sono sinonimi. Mentre l’immortalità riguarda chi sopravvive o dura per sempre pur avendo avuto un inizio nel tempo, l”eternità è l’assenza totale di un inizio e di una fine. .
Quindi usiamo un termine, l’eternità, in modo improprio? Probabilmente no. Perchè se consideriamo per ipotesi la negazione di ogni idea che nel corso della Storia l’uomo si è fatta sulla vita dell’oltretomba e ci limitiamo soltanto all’idea che veniamo dal nulla e torniamo al nulla ebbene siamo in piena eternità sia nell’aldiqua che nell’aldilà. E quindi l’eternità è già cominciata quando siamo nati e sappiamo bene come ne abbiamo trascorso un pochino , quello della vita terrena. Dobbiamo allora pensare a come passare la restante parte che è “senza fine.”E se fosse vera l’idea di Parmenide che l’eternità è un “ puro presente” e quindi come l’Uroboro un serpente o drago che si morde la coda. E che simboleggia il ciclo eterno, la rinascita e l’eterno ritorno.
Ma se l’eternità è appunto un eterno rinascere e secondo il filosofo Friedrich Nietzsche,, quando rinasco nella teoria “dell’eterno ritorno” non rinasco come una persona diversa, ma vivo esattamente la stessa vita , con gli stessi dolori, gioie e scelte, ripetuta per l’eternità. Non” posso scegliere” cosa essere o fare dopo.
Ecco fatto. Siamo “fregati” e allora perchè porsi la domanda come trascorrere l’eternità? Una domanda inutile. Eppure… se l’amor fati nitzschiano :”La mia formula per la grandezza dell’uomo è amor fati: non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l’eternità. “ condanna l’uomo ad essere un superuomo è Platone che ci viene in soccorso e ci restituisce la nostra fragile umana esistenza con i suoi miti . Possiamo scegliere chi essere. E siamo quelli che si pongono la domanda : come trascorrere l’eternità.
E qui si chiude il cerchio, simbolo dell’eternità .
