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SQUARCI DI VITA INTELLETTUALE ITALIANA A FINE XIX SECOLO CON I ”CLERICI VAGANTES PER UN SELVATICO MAGGIO IN SARDEGNA”

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“Cronaca bizantina

Redazione-  Lasciata la Sardegna, Sommaruga si trasferisce definitivamente a Roma, dove fonda una nuova rivista quindicinale: “Cronaca bizantina”.

 

Il titolo, suggerito dal condirettore della rivista, Cesario Testa, il cui pseudonimo è Papiliunculus, si ispira agli ultimi due versi dell’epodo carducciano Per Vincenzo Caldesi (1871), posti come epigrafe della rivista stessa: “Impronta Italia domandava Roma, / Bisanzio essi le han dato”.

 

I versi suggeriscono un programma battagliero sia sotto il profilo letterario sia sotto quello politico. Il disegno della testata è di Vespasiano Bignami nelle prime pubblicazioni. Successivamente, dal numero del 16 giugno 1883, saranno di Giovanni Aristide Sartorio. Il primo numero esce il 15 giugno 1881.

Rispetto alle riviste letterarie del tempo “Cronaca bizantina” presenta alcune novità grafiche accattivanti: dal colore della copertina ai disegni che sovrastano gli articoli, alle sciarade, e soprattutto alla réclame di prodotti di ogni genere, che fanno coincidere la rivista letteraria e la stessa casa editrice di riferimento con una grande agenzia pubblicitaria.

La rivista italiana è quindicinale. Si occupa di letteratura, arte e cronaca mondana. Viene pubblicata a Roma dal 15 giugno 1881 al 16 marzo 1885. Fondata dall’editore Angelo Sommaruga, diviene il simbolo della cultura esteta e decadente dell’epoca. Ha fra i suoi collaboratori più illustri Carducci, Verga, Capuana e d’Annunzio.

È la rivista più moderna tra tutti i giornali letterari dell’epoca: un cocktail di articoli frivoli ma anche eruditi, di illustrazioni accattivanti, di poesie di Carducci e di d’Annunzio, di polemiche letterarie spesso feroci, di cronache mondane svagate e maliziose, di novelle: molto diverse per argomento, stile, qualità letteraria.

Esce nell’Italia del trasformismo storico, in un’Italia, priva di ideali e speranze, dove Depretis è definito da Carducci “traditore di principi e di uomini“, mentre le masse contadine del Meridione versano in situazioni miserrime e si assiste all’inizio del fenomeno dell’emigrazione. In politica estera il Paese è isolato rispetto al resto d’Europa.

In tale contesto la rivista “Cronaca bizantina” intraprende la sua protesta che è scapigliata, più che ideologica. Infatti il giornale intrattiene rapporti ambigui con la società borghese che vuole abbattere ma che incrementa attraverso le rubriche mondane e i notiziari scandalistici che distinguono i suoi eleganti numeri.

La redazione si stabilisce inizialmente a palazzo Ruspoli in via dei Due Macelli, poi, a partire dall’estate del 1883, si trasferisce a palazzo Sciarra, sede più appropriata che dispone anche di una biblioteca. Tra i collaboratori della rivista, annunciati nel primo numero, spiccano i nomi di musicisti come Francesco Paolo Tosti, Rotoli, artisti come Michetti e Ximenes, critici come Francesco Flores d’Arcais e Leone Fortis, Giosuè Carducci, Gabriele d’Annunzio, Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio, Giulio Salvadori, Luigi Lodi, Giovanni Alfredo Cesareo, Giuseppe Giacosa, Enrico Panzacchi, Ugo Fleres, Luigi Capuana, Gaetano Carlo Chelli, Giovanni Verga, Ferdinando Petruccelli della Gattina, assieme alla maggior parte dei compagni delle prime avventure editoriali di Sommaruga e ad altri ancora al loro debutto. Tra questi ultimi, Contessa Lara, al secolo Eva Giovanna Antonietta (Evelina) Cattermole Mancini, un vero e proprio scoop dell’editore milanese per la singolare vicenda che contraddistingue la vita della donna.

L’ospite più illustre della rivista è certamente Giosuè Carducci, il quale vi pubblica sia le poesie sia le prose, fra cui “Eterno femminino regale”, in onore della visita dei sovrani d’Italia a Bologna nel 1878, apparso nel numero del 1° gennaio 1882. Il lancio decreta il primo successo di pubblico ma la rivista, pur accolta dal favore dei lettori e pur fregiandosi della collaborazione di nomi di spicco della Letteratura Italiana, ha vita breve.

Più tardi – come ricorda lo stesso Angelo Sommaruga in “Cronaca Bizantina” (1881-1885) Note e ricordi. Op. cit., pp 170-176, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1941 – a causa di diversi articoli offensivi scritti dal suo collaboratore repubblicano Pietro Sbarbaro sulla rivista satirica “Le Forche Caudine” nei confronti della Chiesa e di esponenti politici, scoppia uno scandalo che coinvolge Sommaruga, editore del giornale, il quale, accusato ingiustamente di truffa, è costretto a fuggire dall’Italia.

 

L’abilità imprenditoriale di Sommaruga, la sua capacità di attrarre il lettore con scritti anche di carattere morboso e a sfondo erotico, come la rubrica Le etere di Petruccelli della Gattina, che si alternano a componimenti letterari d’indubbio pregio, si manifesta anche nella gestione dell’omonima casa editrice.

Sommaruga sa solleticare l’interesse del pubblico con edizioni contraddistinte dalla vis polemica o dall’acceso erotismo, come le raccolte di scritti di Carducci, Confessioni e battaglie, e le poesie di D’Annunzio, Intermezzo di rime; ma anche con opere originali di scrittori dalla diversa sensibilità culturale e ideologica, come la biografia di Charles Darwin del positivista Michele Lessona, o gli scritti del moderato Ruggiero Bonghi o quelli del gesuita Carlo Curci.

(continua)

F,to Gabriella Toritto

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