EREMITI MODERNI :LA VITA RITROVATA DI VALTER MARCONE
Redazione- La notizia non è proprio una notizia da scoop. E’ una di quelle che guadagnano le pagine delle cronache locali perché hanno il sapore di una estrema particolarità. In questo caso hanno il “valore” di una particolarità, un incontro dal 16 al 19 settembre prossimi quando una ventina di eremiti di tutta Italia si raduneranno in Molise. Un raduno che si aggiunge ad alcuni altri che in questi ultimi anni sono stati tenuti ma che questa volta è stato voluto da monsignor Giancarlo Bregantini della diocesi di Campobasso-Bojano che mette in evidenza la solitudine di questi uomini e donne protagonisti di un microcosmo all’interno della Chiesa. Perché spesso senza alcuna regola, completamente dediti alla preghiera ma anche all’ascolto , all’accoglienza e all’assistenza. In località sperdute tra i monti o dentro i centri urbani in masi, piccoli rifugi di montagna o moderni appartamenti. Sono uomini e donne che vivono la loro fede con le opere nella convinzione che la fede senza le opere è nulla e la vivono forse al limite, ai confini di Santa madre Chiesa ,in quella terra di mezzo che questi protagonisti occupano i come occuparono storicamente ieri. Tanto da definire l’eretismo un nobile movimento di uomini ma anche di donne che “ rinunciando al mondo” vogliono occuparsi proprio del mondo. Dentro un paradosso che è appunto il senso di questo modo di vivere . Oggi se ne occupano attraverso le forme moderne dell’assistenza sanitaria, sociale, alimentare, dell’accoglienza , ieri attraverso il valore taumaturgico del gesto che implorava da Dio la guarigione di una infermità che veniva mostrata o attraverso la parola che leniva e lenisce i mali dell’anima e della mente.
Siamo abituati storicamente a guardare , nella nostra realtà territoriale ad esempi fulgidi di eremiti a cominciare da Pietro del Morrone , fra Pietro Angelerio chiamato al soglio pontificio con il nome di Celestino V ,seguito da San Franco di Assergi, San Placido di Roio che ci hanno lasciato un patrimonio che è ancora vivo oggi e che offre punti di riferimento e ancore di salvezza.
C’è una leggenda che si riferisce alla Valle Peligna : la leggenda dei cinque fratelli e sorelle, anime penitenti, fondatori di santuari ed eremi omonimi, che ancora oggi circondano la Conca Peligna: San Terenziano a Corfinio (Aq), Santa Brigida sul pianoro di Sulmona (Aq), San Pietro Celestino alle pendici del Morrone, San Venanzio, presso le gole scavate dal fiume Aterno, a Raiano (Aq) e San Cosimo nel territorio di Pratola Peligna (Aq).
Ma torniamo ai moderni eremiti .In Italia non ci sono censimenti. Una stima del 2006 ipotizza che gli eremiti nel Paese siano circa duecento. Alcuni vivono in luoghi ameni: masi di montagna ristrutturati, ruderi isolati, vecchi casolari. Altri, invece, scelgono il ritiro in appartamenti di città. Spesso, scegliendo di mantenersi con un lavoro part time.
C’è un blog ricchissimo di documenti, articoli, testimonianze sugli eremiti moderni . Si chiama “eremiti moderni” e spiega così il suo compito: “Blog dedicato ai nuovi eremiti, ai monaci metropolitani e ai contemplativi. Articoli, recensioni, esperienze, nuove comunità e altro ancora. Il blog vuole essere un punto di incontro virtuale per quei laici che vivono esperienze di vita contemplativa, eremitica, semieremitica e per chi vive seguendo i principi del monachesimo interiorizzato.”
Ci sono per questa esperienza di vita dei punti di riferimento.
Codice di Diritto Canonico, can. 603 § 1. Oltre agli istituti di vita consacrata, la Chiesa riconosce la vita eremitica o anacoretica con la quale i fedeli, in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, nella continua preghiera e penitenza, dedicano la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo.
- 2. L’eremita è riconosciuto dal diritto come dedicato a Dio nella vita consacrata se con voto, o con altro vincolo sacro, professa pubblicamente i tre consigli evangelici nelle mani del Vescovo diocesano e sotto la sua guida osserva il programma di vita che gli è proprio.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 921 e 2687.921. Gli eremiti indicano ad ogni uomo quell’aspetto interiore del mistero della Chiesa che è l’intimità personale con Cristo. Nascosta agli occhi degli uomini, la vita dell’eremita è predicazione silenziosa di Colui al quale ha consegnato la sua vita, poiché egli è tutto per lui. È una chiamata particolare a trovare nel deserto, proprio nel combattimento spirituale, la gloria del Crocifisso.
- Numerosi religiosi hanno dedicato l’intera loro vita alla preghiera. Dopo gli anacoreti del deserto d’Egitto, eremiti, monaci e monache hanno consacrato il loro tempo alla lode di Dio e all’intercessione per il suo popolo. La vita consacrata non si sostiene e non si diffonde senza la preghiera: questa è una delle vive sorgenti della contemplazione e della vita spirituale della Chiesa.
San Giovanni Paolo II, in Vita Consacrata, nn. 7 e 42 dice :7. Gli eremiti e le eremite, appartenenti ad Ordini antichi o ad Istituti nuovi, o anche dipendenti direttamente dal Vescovo, con l’interiore ed esteriore separazione dal mondo testimoniano la provvisorietà del tempo presente, col digiuno e la penitenza attestano che non di solo pane vive l’uomo, ma della Parola di Dio (cfr. Mt 4, 4).
Una tale vita «nel deserto» è un invito per i propri simili e per la stessa comunità ecclesiale a non perdere mai di vista la suprema vocazione, che è di stare sempre con il Signore.
- […] Gli eremiti, nella profondità della loro solitudine, non solo non si sottraggono alla comunione ecclesiale, ma la servono con il loro specifico carisma contemplativo.
Liliana Lattanzi per esempio in un suo articolo ci fa una specie di fotografia dell’eremita : “Le modalità in cui i nuovi eremiti realizzano la loro vocazione sono in parte antiche in parte nuove. C’è chi vive la sua chiamata all’interno di alcuni ordini monastici di antica tradizione, come il camaldolese (di Arezzo e di Monte Corona) e il certosino. Ma anche in altri ordini, come quello cistercense, benedettino, o francescano, sono possibili ancora oggi esperienze di vita eremitica, temporanee o definitive, che affiancano la vita cenobitica prevalente. Addirittura presso alcuni ordini, come quello dei Camaldolesi, ancora oggi sono consentite forme di “reclusione” volontaria, peraltro praticate da sempre. Ma accanto a queste forme tradizionali, mai venute meno nella Chiesa anche se con declini e ritorni, cresce e si diffonde l’eremitismo diocesano, per molti aspetti nuovo, reso possibile, appunto, dal canone 603 del CIC. È caratterizzato da flessibilità e varietà negli stili di vita, garantite da una regola ad personam, che il Vescovo approva quasi riconoscendo all’anacoreta una sorta di “contrattualità”. Infatti le modalità concrete in cui la chiamata eremitica si concretizza vengono in qualche modo “contrattate” con il vescovo, che riceve la professione dei voti . (1 )
Una delle figure storiche più eminenti nel mondo dell’eretismo fu Charles de Foucauld morì nel 1916 col desiderio insoddisfatto di condividere la sua vita al servizio dei tuareg con qualche altro fratello. In Francia c’erano solo 49 iscritti all'”Unione dei Fratelli e Sorelle del Sacro Cuore di Gesù” che egli era riuscito a fare approvare dalle autorità religiose e per i quali aveva scritto il “Direttorio”.
Fu grazie a Louis Massignon (1883-1962) orientalista e islamologo di fama mondiale, però, che l’Unione riuscì ad andare avanti e a svilupparsi. Secondo quanto si legge nello statuto :” L’UNIONE ha per origine Charles de Foucauid che, malgrado il suo desiderio di fondare delle fraternità, ha vissuto solo fino alla sua morte nel deserto, conducendo, nel cuore di una popolazione estranea alla fede cristiana, un’ esistenza evangelica “umile, discreta, velata” (L Massignon), praticando “la dolce ed umile carità e fraternità di Gesù di Nazareth” (Ch. de Foucauid}.
L’Unione si riferisce ad una raccolta incompiuta di “Consigli Evangelici” scritti da Ch. de Foucauid per coloro che avrebbero voluto vivere “questa grazia modesta alla portata di tutti” (Ch. de Foucauid)(Raccolta pubblicata sotto il titolo CONSIGLI, Parigi, Seuil.”Ì986).
Cosi l’Unione “offre ad ogni anima di buona volontà un semplice consiglio, discreto: si tratta solo di un consiglio ma è quello delle Beatitudini”; essa “è un luogo di vita contemplativa libera” (L. Massignon). La Sodalità vuole manifestare una reale partecipazione ai misteri di Gesù, sia a Nazareth che al Sabato Santo, quando s’inserisce nella vita nascosta o nelle tenebre della morte, per creare il passaggio, la “pasqua”, verso la luce di Dio.
L’unione si situa nella linea dei santi che, come Maria nella Visitazione, Francesco d’Assisi, Antonio Chevrier o Teresa di Lisieux, hanno vissuto, in forme diverse, la solitudine e la semplicità, la povertà e le notti spirituali.”
E poi ci sono un elenco infinito di uomini e donne che nei secoli hanno dato vita ad esperienze di anacoretismo ,la cui opera e i cui scritti restano un esempio fulgido di vita consacrata e non e un patrimonio di idee formidabile a cui attingere sempre.
Esistono dicevamo due forme di eretismo disciplinate dal codice canonico. Ma esiste anche una terza forma non istituzionale, non riconosciuto, ma ugualmente legittimo e meritorio se attuato nella condizione di una comunione reale con la Chiesa. Si tratta dell’eremitismo libero, senza regole né riconoscimenti ecclesiali, senza vincoli e impegni come i tradizionali voti religiosi. Questi eremiti non sono ovviamente citati nel secondo paragrafo del canone 603, però ne parla il Catechismo della Chiesa cattolica (920-921).
Dice ancora Liliana Lattanzi : “La novità di una rilettura dell’eremitismo antico appare più evidente soprattutto in quelli che molti definiscono gli eremiti metropolitani, i solitari nelle città. Della «separazione dal mondo» accentuano gli aspetti più simbolici e interiori ridimensionando quella separazione fisica che però conservano in alcuni momenti e aspetti della loro vita e ritengono comunque necessaria. La città, per loro, è il simbolo del cammino terreno degli uomini, con il suo carico di solitudini, di incomunicabilità, con i suoi rumori, i suoi mali. La città è il moderno deserto in cui l’uomo costruisce i suoi idoli, il successo, i piaceri, il consumo sfrenato, il mito dell’efficienza, dell’effimero, l’idolatria dei poteri.Ma la città è anche il luogo in cui gli uomini sono chiamati a incontrarsi, a vivere la storia e il tempo che è stato loro donato, a incontrare Dio, a camminare verso la celeste Gerusalemme sapendo che però nel mistero essa è già presente nel mondo.”
Il convegno che si terrà nel Molise ha dei precedenti illustri .Per esempio quando alcuni eremiti decisero di riunirsi a Firenze a per il convegno: «Vivere in disparte per essere al cuore del mondo». Una massima, quella dello scrittore e religioso americano Thomas Merton, a descrivere questo incontro speciale: «Nella mia solitudine sono diventato un esploratore per te, un viandante di regni, che tu non sei in grado di visitare. Sono stato chiamato a esplorare un’area deserta del cuore umano». (2) A Firenze gli eremiti Italiani hanno raccontato le loro esperienze e fra loro c’era anche Raffaele Busnelli, che fino a pochi anni fa era un semplice prete e che ha deciso di ritirarsi in montagna. Ma tra i nuovi eremiti esistono anche quelli laici, che scelgono di dedicarsi alla vita spirituale pur non appartenendo ad alcuna congregazione religiosa.
Dunque gli eremiti vivono «come gufi nella notte», così li definì Cristina Saviozzi in un fortunato libro edito da San Paolo, nascosti in appartamenti anonimi all’interno delle nostre città o in masi abbarbicati su montagne difficili da raggiungere. Qualche volta decdono , in via del tutto eccezionale, di scendere “a valle” come fecero quelli che si radunarono a Firenze e quelli che si incontreranno in Molise.
Storicamente il monachesimo nasce nel IV secolo quando il cristianesimo, divenuto religione di stato, tende a perdere il carattere profetico e radicale delle origini.
Alcuni cristiani cominciano a ritirarsi nella solitudine del deserto. Sono semplici laici che desiderano vivere la fede in modo più radicale. E semplici laici saranno i primi monaci solitari come Antonio, Paolo Eremita e gli iniziatori del monachesimo cenobita come Pacomio, Benedetto e Basilio.
Di fronte a questa realtà delleremita moderno, dell’eremita metropolitano prendiamo per tutti per esempio gli scritti di Divo Barsotti nei quali si trovano frequenti riferimenti alla vita eremitica e monacale con accenti veramente mistici a volte. “Il monaco”, scrive Barsotti,”è l’uomo che vive radicalmente questa ricerca del fine ultimo. Vi è dunque una certa equivalenza fra ogni uomo che veramente viva la sua vocazione e il monaco. Il vero monaco non è che il prefetto cristiano” (3)
Per più di quarant’anni D. Barsotti nei suoi scritti, molti dei quali dedicati ai membri della Comunità, ha sottolineato l’importanza della vita contemplativa e della preghiera quale vocazione più alta e profonda di ogni cristiano. Accanto alla preghiera liturgica egli ha sempre fortemente raccomandato la Preghiera di Gesù come forma di orazione personale più alta.
Essere monaco per Barsotti è in primo luogo uno stato personale, carismatico, in cui realizzare la piena unità infranta dal peccato superando così la divisione tra noi e Dio e la divisione tra gli uomini.
Rachel Denton è un’eremita cattolica. Vive in una cittadina della contea inglese di Lincolnshire. E dal 2002 ha scelto di stare lontano dalla società. “In solitudine e in silenzio”, per il resto della sua vita. Ma non lontano da Internet e i social network. Ha un profilo Twitter, @hermitrachel, aperto nel 2010. «I tweet sono rari ma preziosi!», scrive. Due profili Facebook. E anche una pagina Linkedin, dove si può trovare il suo curriculum, da quando era insegnante a Cambridge fino alla scelta dell’eremitaggio.
Per entrare in contatto con Rachel, non serve raggiungerla nella sua casa in mezzo al verde e alle galline. Come “eremita moderna”, Rachel ha un indirizzo email, dal quale risponde di tanto in tanto. «Era il 2002, dovevo guadagnarmi da vivere», racconta. «Mi ero già interessata alla calligrafia. Sembra perverso per un’eremita, ma amo le parole! In un mondo che vende parole prive di senso, la calligrafia è un modo per rallentare tutto e dare identità a ogni singola frase. Così ho cominciato a tenere lezioni di calligrafia. Da qui poi è nata l’idea di vendere le mie opere, e Internet si è rivelata uno strumento utile». ( 4 )
L’eremita ci insegna a pregare incessantemente. In definitiva la preghiera sgorga ininterrottamente. Gesù, Paolo, Luca, tutti ce lo imprimono nel cuore: “Pregate senza stancarvi, costantemente, senza interruzione” (cf. Lc 18,1; 21,36; At 10,2; 1 Ts 5,17). Non si può sapere cosa sia la preghiera se essa si arresta in noi. La preghiera continua va di pari passo con l’azione dello Spirito santo in noi, come dice in maniera incomparabile Paolo in Rm 8,26, e come dice anche Isacco il Siro: “Chi porta in sé lo Spirito di Dio e gli offre ospitalità nel proprio cuore e nel proprio spirito diviene tempio dello Spirito santo. Mangi, dorma o vegli, la preghiera gli aderisce all’anima. I semplici movimenti del suo spirito purificato sono altrettante voci silenziose che nel segreto fanno salire verso l’Invisibile la loro salmodia.” .
Ma torniamo al convegno Molisano .Chi sono gli eremiti moderni. Ci sono molti libri anche fotografici che illustrano e raccontano storie di solitari in eremi altrettanto solitari o di solitari in mezzo alla folla. Così scelgo di segnalare il libro edito da Piemme. Viaggio tra gli ultimi custodi del silenzio (Piemme, pagg. 224, € 15,00) scritto dal giornalista del Sole 24 Ore Francesco Antonioli. Sono racconti di viaggio sulle tracce di eremiti e solitari appartenenti non solo alla tradizione cristiana. E il libro di Cristina Saviozzi Come gufi nella notte Edizioni San Paolo . Un libro che si domanda se gli eremiti esistono ancora? Chi sono? Come vivono? Storie e testimonianze d’oggi. In apparente contrasto con la vita frenetica moderna, ancora oggi giovani uomini e donne abbracciano la scelta eremitica e vegliano, come gufi nella notte, meditando e scoprendo la presenza di Dio nel silenzio. Ma questi eremiti, che per la prima volta prendono qui la parola, non sono persone tagliate fuori dal mondo o lontane dai problemi della gente. Ben al contrario dimostrano una sorprendente vivacità e curiosità”
Chi sono i venti eremiti che hanno raccolto l’invito di mons Bregantini ? Ce lo racconta Repubblica del 10 settembre 2021 Una stima del 2006 ipotizza che gli eremiti nel Paese siano circa duecento. Alcuni vivono in luoghi ameni: masi di montagna ristrutturati, ruderi isolati, vecchi casolari. Altri, invece, scelgono il ritiro in appartamenti di città. Spesso, scegliendo di mantenersi con un lavoro part time. Fra questi ultimi Antonella Lumini, eremita nel cuore di Firenze. Dopo anni di lavoro preso la Biblioteca Nazionale Centrale, nel reparto “libri antichi”, vive oggi a tempo piena la sua “pustinia”, la vocazione eremitica della tradizione ortodossa ma senza riconoscimenti ecclesiastici.
Sempre a Firenze vive suor Julia. Londinese, madre di tre figli e insegnante universitaria negli Stati uniti, poco prima di andare in pensione entra in un convento anglicano. Vi rimane per quattro anni. Ne trascorre altri quattro in una camera senza riscaldamento a Firenze, vicino all’eremo di don Divo Barsotti. Qui conosce Fioretta Mazzei, collaboratrice di Giorgio La Pira. Il sindaco le affidò le iniziative “samaritane”: il latte ai bambini nelle scuole; i cantieri di lavoro; la battaglia quotidiana per risolvere le necessità più stringenti della povera gente. È quasi emulando Mazzei che suor Julia oggi accoglie, e soprattutto istruisce, nella sua biblioteca coloro che lei chiama “gli ultimi fra gli ultimi”, i rom della città. Un eremitaggio atipico il suo. In silenzio e in preghiera dalle quattro del mattino fino alle sette, l’ora della Messa,
Nelle montagne sopra Lecco vive don Raffaele Busnelli. Brianzolo, ha scelto l’eremitaggio dopo un confronto con il cardinale Martini. Vive in un maso ristrutturato. Racconta: “Allevo qualche asino, ho una piccola bottega di falegnameria, una cella dove scrivo icone, un mulino, coltivo la terra a volte visitata dai cinghiali, accolgo gente. Quando ho deciso di vivere qui, molti hanno iniziato a inseguirmi. Cercano risposte alla propria esistenza, cercano pace.
Le poche storie che ho riferito, le altre le potete trovare appunto sull’ articolo di Repubblica (5) ma anche sul blog eremiti moderni che ho citato ,sono rappresentative di un microcosmo dentro, fuori e ai confini con la Chiesa, un piccolo mondo che viene in contatto qualche volta con la vita delle altre persone, che rimane altre volte sospeso dentro una bolla ma che sempre un incontro con Dio e con l’uomo e soprattutto con quest’ultimo fatta a sua immagine e somiglianza.
( 1) Fonte: http://www.dehoniane.it:9080/komodo/trunk/webapp/web/files/riviste/archivio/05/20050922a.htm
(2) http://www.huffingtonpost.it/2016/10/12/convegno-eremiti-firenze_n_12450552.html
(3) Monaci, in “Notiziario” 6 (feb. 1998), p.36.
(4) http://www.linkiesta.it/it)
