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GLI SCRIPTORIA DI GISLA E ROTRUDA, DONNE DEL MEDIOEVO

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Redazione- Nel Medioevo il ruolo e la condizione della donna sono stati essenzialmente quelli di madre, di figlia, di sorella. Vi furono tuttavia imperatrici, regine, religiose e sante che si distinsero per la loro personalità illuminata. Il sopravvento della società maschile, a loro contemporanea, purtroppo le relegò in una posizione subalterna, come “ombre incerte”, il cui passaggio storico non è stato ben definito e ci è pervenuto attraverso un “vuoto apparente” e un “ingannevole silenzio”.

La tesi della donna “madre, figlia, sorella” ci è stata tramandata non solo da storici, quanto anche da filosofi e teologi dell’età di Mezzo i quali molto spesso nei loro scritti disprezzarono e ignorarono la figura femminile.

Nonostante ciò, durante il periodo della Rinascita Carolingia, ma anche durante il 7° e l’8° secolo d.C., accanto a personaggi e protagonisti maschili del tempo, incontriamo donne che concorsero all’emancipazione intellettuale e culturale dell’Occidente europeo. Quello fu il tempo in cui le culture anglosassone ed irlandese, che concepivano la donna con maggiore dignità e protagonismo, si diffusero verso la Gallia, verso il territorio franco e verso l’Italia, favorite dai pellegrinaggi che i fedeli del Nord Europa compivano verso celebri monasteri occidentali ma anche grazie alle azioni intraprese da Bonifacio, apostolo della Germania, da altri monaci irlandesi e da letterati carolingi che accolsero le opere di Aldelmo, abbate di vasta cultura intellettuale nonché santo.

Proprio Bonifacio, nella sua instancabile vita missionaria, si rivolse molto spesso alle monache confermando come nel suo periodo il genere femminile non era assolutamente escluso dalle culture irlandese e anglosassone. Le donne si avvicinavano all’istruzione con lo stesso rigore e con la stessa disciplina degli uomini. La loro preparazione e formazione tuttavia verteva essenzialmente sulla grammatica e sui testi biblici. Nel medioevo la grammatica era la più praticata fra le arti liberali. Il latino, già partire dal 500 dopo Cristo, e ancora di più nei secoli seguenti, divenne in pratica una lingua straniera anche presso quei territori appartenuti precedentemente alla Roma dei Cesari.

Le donne non possedevano conoscenze di nozioni scientifiche e filosofiche ma concorsero nei monasteri a copiare i testi sacri e i classici antichi che, grazie alla loro opera amanuense, sono pervenuti fino ai nostri giorni.

Approfondirono lo studio dei Testi Sacri e attraverso quello esercitarono la memoria. In quel tempo l’esercizio della memoria era ritenuto molto importante. Veniva allenato quotidianamente e a vari livelli,  anche da giovani e giovanissimi, oltre che da persone mature. Ci tenevano a mantenere la memoria sempre addestrata e in funzione perché non si inaridisse.

Quando oggi si consultano gli scritti composti in quell’epoca,  ai nostri occhi non possono passare inosservate citazioni scritturali che scaturivano con molta naturalezza dalla penna degli autori. Infatti questi ultimi, avendo ben memorizzato i testi studiati, “possedevano” e usavano le citazioni memorizzate al momento più opportuno.

La cultura medievale conobbe un grande impulso grazie alla creazione e al potenziamento degli scriptoria, collocati accanto ai monasteri, di cui Carlo Magno appoggiò la fondazione e lo sviluppo dato che, oltre a consentire la raccolta di testi dell’antichità, che altrimenti sarebbero andati perduti, addestravano i lettori nell’arte della copiatura di autori classici greci e latini.

Gli scriptoria nacquero in ambito monastico per continuare la trasmissione del sapere. Erano sale illuminate da numerose finestre dove i monaci potevano copiare anche una trentina di fogli al giorno.

Uno dei primi centri scrittori di cui si abbia memoria fu quello fondato da Cassiodoro in Calabria nel VI secolo d.C.

Nel VII secolo gli scriptoria non sopravvissero a causa del definitivo declino di ciò che restava dell’antico ed importante impero romano e della crisi economico-istituzionale che attraversò l’Europa nel VII-VIII secolo. Si diffusero invece nel Nord Europa, in particolare in Irlanda e nelle regioni celtiche della Gran Bretagna dove sorsero molti monasteri e dove il monachesimo fece proprie la lingua e la cultura latina.

Gli scriptoria fornivano libri per i monasteri, sia per uso interno sia come manufatti di scambio. Producevano inoltre i libri destinati alla ristretta fascia di laici alfabetizzati.

Alcuni secoli dopo ri-sorsero importanti scriptoria a Corbie, a Tours, a Lione, a San Denis, a Verona e concorsero alla Rinascita Carolingia. Gli scriptoria assunsero un ruolo altamente determinante nella rinascita e nella diffusione della cultura dopo la decadenza dell’impero romano. Anche il duomo di Colonia ebbe il suo scriptorium, voluto dal Vescovo Hildebald, grazie al quale ci sono pervenuti alcuni manoscritti dei Salmi di Sant’Agostino, esattamente i codici 63-65-67, che recano alla fine di ogni codice la firma di alcune donne. Non è stato possibile conoscere se quelle firme fossero appartenute a suore amanuensi oppure a canoniche.

Nel periodo che va dall’ VIII al IX secolo d.C., come è stato rilevato dallo storico Wolff, si osserva il passaggio da un tipo di scrittura precarolingia alla vera e propria minuscola corsiva, la quale era più facile e meno faticosa delle più elaborate scritture precedenti e si diffuse in tutto il territorio dell’impero carolingio grazie all’influsso esercitato dalla scuola del monastero di Tours, guidata dal monaco anglosassone Alcuino, il quale si formò presso il Centro episcopale di York, sotto la guida di Ahelberto.

Fra i tanti monasteri di suore sorti nel territorio di Francia ricordiamo l’abbazia di Chelles, che assieme a quella di Corbie fu di fondazione anglosassone e che, grazie alla presenza di donne di alto lignaggio, fu denominata “la royale”.

L’abbazia di Chelles ben presto acquisì grande fama in tutto il regno franco sia per i legami e gli scambi culturali con l’Inghilterra sia per i rapporti che riuscì a tessere con la dinastia dei Merovingi e poi dei Carolingi.

In particolare lo scriptorium situato all’interno dell’abbazia di Chelles fu culturalmente molto attivo e vivace e potè vantare la presenza di donne come Gisla, sorella dell’imperatore Carlo Magno, nonché Rotruda, figlia dello stesso imperatore. Esse, molto sensibili agli ambienti monastici, intrecciarono un’avvincente corrispondenza con Alcuino, da cui emerge non solo l’acume intellettuale maturato dalle due nobili donne quanto anche l’intensa attività culturale da loro svolta. Gisla e Rotruda esortarono e a convinsero Alcuino a rendere più facile e accessibile l’esegesi biblica da lui condotta in modo che il cuore potesse rimanere sempre vicino al “conforto celeste” durante l’attenta lettura dei testi sacri.

Alcuino influì anche su altre donne regali a lui contemporanee, esortando tutte alla virtù della “discretio” di San Benedetto (secondo cui le “correzioni” dovevano essere impartire dolcemente), alle exempla nell’educazione (rispetto agli inutili discorsi), alla purezza e alla castità non solo corporali quanto anche spirituali, alla pazienza, alla bontà e alla pietà.

Concludendo: sebbene nell’Età di Mezzo le donne siano state osteggiate e svilite, si registrarono pur sempre delle eccezioni, soprattutto fra le nobili donne e fra le religiose, le quali, consapevoli dei limiti del tempo in cui vivevano, contribuirono a vario titolo a diffondere e a potenziare la cultura. Né si può negare che la Chiesa, nei suoi rappresentanti più santi ed illuminati, diede impulso al riscatto del genere femminile.

F.to Gabriella Toritto

FONTI:

“Le grandi donne del Medioevo” di L. Gatto Newton Compton Editori

“L’impero carolingio” di H. Fichtenau, Bari, Laterza

“Storia e cultura nel Medioevo” di P. Wolff, Bari, Laterza

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